Sci alpinismo | martedì 18 aprile 2017

Davide Magnini è pronto al salto: "Voglio crescere gradualmente, per poi arrivare al top"

Il trentino ha dominato nel corso della sua ultima stagione da junior e l'anno prossimo entrerà tra gli espoir gareggiando contro i senior: "Non mi aspetto di fare subito bene; le Olimpiadi? Sono un sogno, ma spero non venga snaturato il nostro sport"

È stata una stagione trionfale per Davide Magnini, che nel suo ultimo anno nella categoria junior ha vinto ben dieci gare su dodici a cui ha preso parte, compresa la vittoria nell’individuale del Mondiale di Alpago/Piancavallo, ma ha anche ottenuto un netto successo nella classifica generale della Coppa del Mondo. Risultati che fanno del trentino, classe ’97, una delle più grandi promesse dello sci alpinismo italiano, tra coloro che potrebbero regalare grandi soddisfazioni all’Italia quando, in futuro, questa disciplina diventerà anche olimpica. Della sua ultima trionfale stagione, del passaggio a senior e delle prospettive olimpiche, abbiamo parlato con lui nell’intervista che vi proponiamo.

Ciao Davide e complimenti per questa straordinaria stagione. Alla vigilia ti saresti mai aspettato di vincere tanto?
«Sapevo di essermi allenato molto bene, soprattutto nel corso dei raduni estivi fatti con l’Esercito. Però, fino a quando non partecipi alla prima gara, non puoi avere conferma delle buone sensazioni, anche perché non sai quanto siano preparati gli altri atleti, visto che il livello cresce ogni anno. Tu puoi soltanto prepararti al meglio e aspettare le prime gare per capire se hai intrapreso la strada giusta.  Probabilmente all’inizio dell’anno mi ero quasi allenato troppo, poi ho trovato il giusto compromesso, la marcia giusta. Sapevo di poter fare bene, l’avevo già fatto l’anno precedente e in questa stagione avevo un anno in più, quindi ero consapevole di avere una grande occasione».

Dei tanti successi che hai ottenuto quest’anno, qual è stato quello che ti ha dato maggior soddisfazione?

«Sicuramente quello al Mondiale, perché anche se il livello è più o meno quello della Coppa del Mondo, essendo un appuntamento biennale diventa un po’ l’evento clou della stagione. Tutti cercano di arrivare lì al top della forma, quindi quella mondiale diventa la gara più competitiva della stagione. Ci tenevo a fare bene lì e vincere al Mondiale, perché quel titolo sarà mio per due anni».

Anche perché al Mondiale c’è una partecipazione maggiore, si presentano anche atleti che non prendono parte alla Coppa del Mondo.
«Si, forse al Mondiale il livello si alza leggermente, perché alcune nazioni che, per diversi motivi, non partecipano alla Coppa del Mondo, presentano i loro atleti. Per questo motivo sono ancora più felice di aver vinto questa competizione. Inoltre, a darmi una gioia in più è stata anche la presenza dei miei familiari e di una ventina di persone arrivate dal mio paese. Sapevo che erano lì per me, tutti erano convinti che avrei fatto bene, visto che avevo ottenuto degli ottimi risultati in Coppa del Mondo, ma io ero tesissimo, perché ogni gara ha la sua storia. Sono riuscito a vincere e averlo fatto davanti ad amici e parenti ha reso tutto più bello».

Tornando alla Coppa del Mondo: come sei riuscito a mantenere alti gli stimoli e la concentrazione per tutta la stagione?
«I risultati aiutano molto a tenere alte le motivazioni e fare sempre dei buoni allenamenti. Se la stagione comincia bene e vedi che puoi ottenere dei buoni risultati, questo ti spinge ad affrontare ogni gara al massimo della concentrazione e provare a mantenere la forma, anche mentale, per continuare a vincere per tutta la stagione. Vincere aiuta a vincere».

In tutta la stagione non hai vinto soltanto in due occasioni, in entrambi i casi si trattava di una gara sprint.
«Non sono le mie gare, perché fatico di più in quanto ho un fisico piccolo e poco potente. A Mondolè, per esempio, dove ho vinto, era una sprint atipica, più adatta a me, perché era una gara più lunga e con una pendenza tale che consentiva di correre e non spingere di potenza. Quando ho visto che avevo ottenuto un bel risultato nella qualifica, mi sono imposto di restare concentrato fino alla fine, perché potevo portare a casa la vittoria e così è stato».

Nella prossima stagione salirai di categoria, passando tra gli espoir/senior. Quali sono le tue aspettative? C’è qualcosa che ti preoccupa?
«Spero di cominciare subito bene, perché, come si dice, “chi ben comincia è a metà dell’opera”. Sarà difficile, come espoir, fare subito bene da senior nelle prime stagioni, perché il livello è veramente alto e nelle ultime due o tre stagioni è cresciuto sempre di più, ci sono atleti molto forti. Io arriverò da gare con distanze più corte e fare bene lì fin da subito non sarà facile. Sono curioso di vedere come andrà all’inizio e poi l’obiettivo è di crescere gradualmente anno dopo anno, fino ad arrivare, si spera, in cima alle classifiche. Non pretendo di vincere subito, già entrare nella top ten sarebbe oro. Cercherò di preparare la stagione come ho sempre fatto, aumentando gradualmente l’allenamento, senza fare dei salti troppo grandi, perché poi si rischia di andare over training e di non trovare la forma ideale».

Torniamo indietro nel tempo: com’è nata la tua passione per lo sci alpinismo?

«Ho avuto la fortuna che mio papà aveva un negozio di articoli sportivi a Vermiglio, così ho iniziato a sciare già da piccolino. Papà mi ha sempre spinto a mettermi in gioco e provare tutto, così ho fatto anche fondo, poi ho provato la discesa e ho disputato anche delle gare agonistiche. Quindi sono passato pure alla combinata nordica e al salto. Nel frattempo ho scoperto lo sci alpinismo, seguendo mio papà che faceva delle gare. Mi è piaciuto subito e ho iniziato».

Cosa ti è piaciuto dello sci alpinismo?
«Me ne sono innamorato immediatamente, mi piaceva già quando facevo discesa o fondo. La domenica andavo sempre con papà in montagna, perché mi ha sempre affascinato come sport, per il fatto che non sei in pista, non hai alcun vincolo dovuto all’impianto o non sei in pista a fare sempre lo stesso giro, cosa che dopo un po’ trovo monotona. Nello sci alpinismo sei libero e a contatto con la natura. Quando ho iniziato a fare le prime gare, ho subito ottenuto dei buoni risultati e questo ha influito molto a farmi capire che fosse lo sport giusto per me».

Sei riuscito anche a entrare giovanissimo nel Centro Sportivo Esercito, un traguardo importante.
«Lo è sicuramente, perché, come si vede, il CS Esercito è la squadra di sci alpinismo più forte al mondo. È molto importante per me avere la possibilità, durante l’estate, di allenarmi insieme a campioni che in inverno vincono tantissime gare. Per me è stata una vera fortuna, cerco di imparare dagli altri, da questo team forte, perché stare con certi atleti in estate è molto stimolante».

Qual è la parte che più ti piace dello sci alpinismo? Fatica o divertimento?

«Entrambe, visto che anche in quei giorni nei quali non ho molta voglia di allenarmi e faccio più fatica ad uscire, perché magari devo andare all’allenamento anche se il tempo è brutto e il fisico mi direbbe di no, alla fine non appena mi trovo in montagna e all’aria aperta sono felice, perché ormai è una costante per me, anche l’allenamento è parte della mia vita. La bellezza dello sci alpinismo sta proprio nel fatto che, oltre l’elemento fatica, c’è la parte divertente che si può apprezzare anche in gara se le condizioni lo permettono. È uno sport un po’ più vario, sei all’aria aperta, vai fuori pista e la parte tecnica ti distrae dalla fatica e ti fa apprezzare lo sport».

Lo sci alpinismo sta diventando disciplina olimpica e tu, essendo molto giovane, potresti avere la possibilità di rappresentare l’Italia alle Olimpiadi. Ci pensi?
«Partecipare alle Olimpiadi sarebbe un sogno e spero tanto che ciò possa accadere un giorno, perché andare a questo grande evento sportivo sarebbe una grande opportunità e la vittoria di una medaglia olimpica è il sogno di tutti gli sportivi. Spero che in tempi brevi anche lo sci alpinismo abbia questo riconoscimento che merita. L’altro augurio, però, è che nell’eventualità si disputino delle gare olimpiche, non venga snaturato il nostro sport, non si perda quello che è lo spirito dello sci alpinismo. Certo, bisognerà adattarlo, cambiarlo per i media e anche per motivi logistici e organizzativi, ma spero non perda la sua natura».

Al termine di una stagione trionfale, c’è qualcuno che vuoi ringraziare?
«Sicuramente la mia famiglia, senza la quale non sarei dove sono ora. Poi la mia allenatrice, Sara Berti, e la mia squadra, il Centro Sportivo Esercito»

Giorgio Capodaglio

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