Biathlon | giovedì 20 aprile 2017

Generazione 2000 - Didier Bionaz: "Ho capito di avere buone basi su cui lavorare"

Conosciamo il giovane talento valdostano, vincitore dell'ultima Coppa Italia: "Sono abbastanza veloce sugli sci, ma voglio crescere molto al poligono; il sogno? Entrare in un corpo militare e partecipare alla Coppa del Mondo"

Il biathlon italiano guarda al futuro e osserva con attenzione le prestazioni dei giovani nati nel nuovo millennio, dal 2000 in poi. La vittoria della Coppa Italia Fiocchi Under 17 ha dimostrato che uno degli elementi più interessanti per il biathlon italiano è senza alcun dubbio Didier Bionaz, giovane valdostano dello Sci Club Bionaz Oyace, che si è imposto grazie al successo ottenuto nell’ultima sprint della stagione, ad Anterselva, nella quale ha dimostrato grande solidità mentale, sorprendente a questa età. L’abbiamo intervistato per conoscere meglio questo atleta ancora minorenne e chiedergli quali sono i suoi sogni e gli obiettivi.

Ciao Didier. La tua stagione si è conclusa con la vittoria della Coppa italia; sei soddisfatto per come sono andate le cose?
«La stagione è andata molto bene, meglio di quanto mi aspettassi. Sono molto contento soprattutto per la vittoria della Coppa Italia e la continuità di prestazioni che sono riuscito a ottenere nel corso delle gare».

C’è stato un risultato o una prestazione che ricordi con particolare piacere?
«La gara di Alpen Cup che abbiamo disputato in Valdidentro, dove sono riuscito a mettere insieme una prestazione perfetta, sparando molto bene e andando anche veloce sugli sci. Ho ottenuto una bellissima vittoria».

Questi risultati ti hanno dato maggior consapevolezza dei tuoi mezzi?
«Diciamo che adesso ho capito di avere una base molto buona su cui lavorare e ho più speranze in ottica futura, so di poter fare bene anche i prossimi anni, se continuerò a lavorare così».

Puoi descriverti come atleta?
«Sono abbastanza veloce sugli sci, così ottengo degli ottimi risultati quando riesco a fare delle belle prestazioni al poligono, dove, invece, devo ancora lavorare molto, perché faccio un po’ di fatica, soprattutto nelle gare su quattro poligoni. Al momento, quindi, ottengo dei risultati migliori nelle sprint, ma sicuramente voglio crescere anche sotto questo punto di vista e sono pronto a lavorare molto sul tiro pur di riuscirci, soprattutto sulla mia concentrazione».

Come hai iniziato a praticare biathlon?
«Dico la verità. A Bionaz, dove vivo, non ci sono grandi alternative, sono ovviamente grandi protagonisti gli sport invernali e di montagna. Ho iniziato a fare fondo, poi ho cominciato a seguire mia sorella, che come me fa questo sport, così ho provato a sparare e mi è subito piaciuto. Il resto viene da sé, ho preso parte alle prime gare con lo sci club, ho ottenuto i primi risultati positivi e mi sono appassionato».

C’è una cosa di questo sport che ti piace particolarmente?
«La cosa più bella è la sua variabilità, perché non vince sempre colui che in quel momento è il più forte, ma chi riesce quel giorno a fare al meglio le due cose che stanno alla base del biathlon: lo sci e lo sparo».

Vista la giovane età, vai ancora a scuola: riesci a conciliare lo sport con lo studio?

«Sono al terzo anno del Liceo Scientifico di Scienze Applicate. Quest’anno ho fatto più fatica, perché ho avuto diversi raduni sportivi e sono stato spesso assente da scuola. Nonostante questo sono riuscito a organizzarmi abbastanza bene e non andare in difficoltà».

C’è un atleta del biathlon che stimi in modo particolare?
«Si, mi piace molto Lukas Hofer, perché è un atleta che non molla mai, nel corso della sua carriera è riuscito a riprendersi più volte da momenti difficili, riuscendo a ottenere dei bellissimi risultati».

Hai vinto la Coppa Italia con il successo ottenuto sulla pista di Anterselva: cosa significa per un giovane atleta come te, gareggiare in una località tanto importante per il biathlon?
«È qualcosa di speciale, perché mentre stai sciando riesci anche a riconoscere i posti che vedi in tv, pensi al fatto che i grandi del biathlon ogni anno passano lì dove sei tu in quel momento, poi c’è un ambiente speciale, è tutto bellissimo, unico».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Prima di tutto entrare in un corpo militare, perché ciò mi permetterebbe di trasformare il biathlon, che è la mia passione, in un lavoro. Una volta raggiunto questo traguardo, poi, avrei tanti altri sogni da realizzare: dal partecipare alla Coppa del Mondo, a ottenere ottimi risultati, fino ai Giochi Olimpici e cose simili».

Intanto ci sono delle persone che vorresti ringraziare per dove sei arrivato fino a oggi?
«Sicuramente tutti gli allenatori che ho avuto in questi anni, lo sci club e il comitato ASIVA che mi aiutano sempre negli allenamenti e mi incoraggiano nei momenti di difficoltà, oltre alla mia famiglia».

Giorgio Capodaglio

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