Editoriale | lunedì 01 maggio 2017

"Il mio saluto all'amico Giovanni Morzenti"

Giorgio Brusadelli ha ricordato Giovanni Morzenti, ex presidente della FISI, scomparso nella tarda serata di sabato: "È stato il miglior presidente della FISI"

"Con Morzenti se ne va un dirigente di primo livello della Federazione Italiana Sport Invernali, da sempre appassionato di montagna e di sport invernali. La sua carriera, cominciata nello sci club Limone, passata per il Comitato Alpi Occidentali e approdata fino alla presidenza federale, rimarrà nella memoria di tutti quale esempio di grande attivismo e abnegazione".

E’ questo il giudizio, non certo di circostanza né tantomeno di piaggeria, che Flavio Roda, presidente della Fisi, ha espresso sul sito della Federazione Italiana Sport Invernali. Espressioni di stima da parte di uno che è stato un uomo di sport (tecnico della nazionale di sci alpino) e che di Morzenti, uscito forzatamente di scena a causa di guai giudiziari, non era certo amico ma semplicemente il successore, arrivato a quell’incarico a seguito dell’assemblea elettiva di Modena, convocata dal “poltronissimo” Franco Carraro dopo 8 mesi abbondanti di gestione commissariale.

Per Roda, che la spuntò fra i quattro concorrenti alla carica, fu un colpo di fortuna, per il semplice fatto che i bergamaschi Ghilardi e Noris si eliminarono con le proprie mani mettendosi in concorrenza diretta. Fu così che si trovò a contendere con il trentino Conci, consigliere federale uscente, beneficiando dei voti delle Alpi Centrali e del Veneto oltre che di quelli dei suoi estimatori: 55.538 contro 40.278 il risultato. Altrettanto scontato il successo nella successiva assemblea elettiva di Bologna dove praticamente non ci fu partita neppure contro l’altro finalista, il piemontese Marocco.

Chi scrive ha avuto modo di conoscere Morzenti da vicino, quando divenne presidente della Fisi nel suo primo mandato. La prima impressione non fu molto positiva. Gestiva la Federazione in modo che giudicai indisponente e spesso arrogante, dandomi argomenti sufficienti a “fargli il mazzo” su Fondoitalia.it, guadagnandomi un paio di querele che non arrivarono mai a processo perché, tramite il comune amico Bortoluzzi, presidente del Comitato Veneto, mi chiese un incontro. Fu così che, col passare del tempo, nacquero una reciproca stima e l’amicizia che alla fine mi ha indotto a cedere ad una sua società questo sito perché, considerando la mia età e gli acciacchi relativi, avesse una continuità manageriale anche senza più il mio diretto coinvolgimento. Una fiducia fin qui ben appagata. Più di quanto potessi sperare: ne sono felice.

Proprio per questo, non posso immaginarlo nel ritratto che ne è uscito dai suoi processi che l’hanno portato in carcere. Quello di uno che avrebbe trafficato in mazzette di poche migliaia di euro, proprio quando, negli anni di presidenza della Fisi, si è dimostrato abilissimo nell’azzerare la decina di milioni di debiti che i suoi predecessori (Valentino e Coppi) avevano accumulato nel loro mandato riducendo la federazione alla canna del gas. Avrebbe potuto affondarci le mani, ma non l’ha fatto. Inconcepibile per ogni persona di buon senso credere in quello che si è detto di lui. Come ebbi modo di scrivere, e continuerò a proclamarlo anche se mi si dovesse tacciare di ingenuità, non me lo sono mai visto nel quadro presentato dall’accusa e ulteriormente penalizzato dai giudici. Un quadro che stona anche con la sua figura di manager apprezzato pure in Vaticano, che alla fine me lo aveva reso amico proprio per i risultati ottenuti dove altri avrebbero fallito.

Checché se ne pensi e se ne possa dire, è stato il miglior presidente della Fisi. Meglio ancora di Gattai, che però poteva contare su entrate (fra tesseramenti e sponsor) e risultati che Morzenti neppure ha mai potuto sognare. Portarono l’avvocato milanese anche alla presidenza del CONI dove, in modo ingenuo, si fece però fregare dal suo segretario generale Pescante quando ci fu da rinnovare il mandato.

Non posso negare che Morzenti indubbiamente ha fatto anche degli errori, almeno per quanto riguarda il fondo. Lo scrissi e lo ripeto. Prima di tutto quello di fidarsi di quegli amici veneti che, vedendo a rischio le proprie poltrone e ambizioni, hanno impedito che il Consiglio federale approvasse il progetto di un gruppo di lavoro che collaborasse con la direzione agonistica. Era stato predisposto da Benito Moriconi, un “guru” della specialità. Pochi elementi di provata esperienza, dei quali mi sarei sentito onorato di far parte, che avrebbero potuto poi evitare le storture che si sono verificate. Ben 3 Mondiali e 2 Olimpiadi fallite sotto la gestione Fauner, che hanno mandato in coma irreversibile il fondo già di per se stesso in agonia. Per rilanciarlo ci sarebbe voluto il ritorno di Chenetti, che del resto anche Roda ha rinviato di 3 anni dopo che glielo avevo proposto. E, non certo a caso, sono tornati anche i risultati. Per ragioni anagrafiche sono rimasto l’ultima memoria storica, ricca se non altro di esperienza: non sono abituato a farlo, ma ci avrei potuto tranquillamente scommettere.

Anche per Gianni Morzenti, sono convinto, il tempo sarà più galantuomo dei suoi accusatori. Il che potrà consolare i suoi familiari e chi gli è sempre rimasto amico mentre lui riposerà in pace nel paese natale in Valle di Scalve, dove sarà portato dopo il funerale, che si svolgerà mercoledì alle 10 presso la Chiesa San Filippo di Fossano. Che è stata terra di tanti campioni del fondo e di provata fede. Si troverà sicuramente in buona compagnia. Il meglio che potesse sperare.

Giorgio Brusadelli

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