| martedì 02 maggio 2017

La soddisfazione di Sara Pellegrini: "Il Mondiale di Lahti è stato il momento più bello della mia carriera"

Dalla vittoria della Coppa Italia fino alla partecipazione al Mondiale, l'atleta delle Fiamme Oro viene da un 2016/17 ottimo; con lei abbiamo parlato dell'ultima stagione, delle prospettive future, ma anche della sua carriera

Sara Pellegrini a Lahti (Foto di Pentaphoto)

Sara Pellegrini a Lahti (Foto di Pentaphoto)

A quasi 31 anni (li compirà il prossimo 5 maggio) Sara Pellegrini ha appena vissuto una stagione ricca di soddisfazioni, la migliore della sua carriera, illuminata dalla partecipazione al Mondiale di Lahti. Un risultato importante per lei, una soddisfazione enorme per un’atleta che si è sempre allenata con tanta serietà, ma ha avuto poche occasioni a livello internazionale. A nove mesi dai Giochi, però, la veneta delle Fiamme Oro, che oggi, legata sentimentalmente al fondista delle lunghe distanze Marco Cattaneo, vive in Val di Fiemme, ha tanti motivi per affrontare la prossima preparazione estiva con molti stimoli, considerati i bellissimi risultati ottenuti nel finale di stagione sia nelle gare italiane sia in Coppa Europa.

Ciao Sara, la stagione appena conclusa ti ha visto protagonista con la vittoria della Coppa Italia e la tua prima partecipazione a un Mondiale: sei soddisfatta?
«Sono contenta per la stagione che ho fatto, la migliore della mia carriera. Ho vinto la Coppa Italia, mi sono comportata molto bene in Coppa Europa e anche ai Campionati Italiani. Poi ho ricevuto la convocazione mondiale, che rappresenta la cosa più bella della stagione. Andare a Lahti è stato bellissimo, ho scoperto un mondo nuovo».

Alla vigilia della stagione avresti mai sperato di partecipare al Mondiale per la prima volta in carriera?
«Sicuramente un atleta lavora e ci prova sempre a raggiungere questi obiettivi, ma da lì ad arrivarci c’è una bella differenza. È stato ancora più bello, proprio perché inaspettato. Un pochino ci stavo sperando, perché in quel periodo stavo bene, avevo ottenuto ottimi risultati a Planica in Coppa Europa, fatto belle gare in Coppa Italia e anche agli italiani di Gares avevo fatto bene. Così alla fine è arrivata la convocazione mondiale».

Cosa ti è piaciuto della tua esperienza mondiale?
«La cosa più bella è stata il calore della gente, c’era un tifo in pista fantastico. Lungo tutto il percorso c’erano appassionati che ci sostenevano, questo mi ha fatto sentire anche meno la fatica. Poi ho apprezzato moltissimo l’ambiente all’interno di Casa Italia, c’era un clima sereno e tutto il meglio per riuscire a gestire le gare con tranquillità e vivere serenamente il Mondiale».

Anche agli Italiani ti sei tolta soddisfazioni.
«A parte nella sprint, sono sempre salita sul podio, vincendo nella staffetta e raccogliendo due terzi posti, entrambi in volata e sempre dietro a Caterina Ganz ed Elisa Brocard. Purtroppo non sono molto forte in volata, quindi in questo genere di gare dovrei cercare di risolvere la situazione a mio vantaggio prima, senza giocarmela nello sprint finale».

Questi risultati ti danno maggiore fiducia alla viglia dell’anno olimpico?

«Sicuramente mi danno nuove motivazioni per ripartire più convinta e decisa in vista della prossima stagione. Non voglio, però, crearmi delle aspettative eccessive, ma arrivare tranquilla e motivata a novembre, quando inizieranno le gare. Poi in quel momento mi giocherò le mie possibilità di qualificazione, ma adesso voglio pensare soltanto ad allenarmi tranquillamente, il resto si vedrà».

Sarebbe un bel traguardo tornare ancora a essere convocata in Coppa del Mondo.
«Me lo auguro, dipende dai risultati che otterrò nelle prima gare che farò nei circuiti minori. Dovrò comportarmi bene nelle gare italiane e in Coppa Europa, se vorrò prendermi la convocazione per la Coppa del Mondo. So che non è facile, siamo tante e molto vicine come livello, quindi la convocazione si giocherà a ogni gara».

La concorrenza sarà ancora più agguerrita, dal momento che tante giovani stanno emergendo.
«Si, hanno fatto molto bene e sono felice di questo, è una bella cosa per il nostro movimento, perché la loro energia e il loro entusiasmo possono essere uno stimolo per noi, ma soprattutto rappresentano una grande speranza per il fondo italiano».

Torniamo indietro nel tempo: com’è nata la tua passione per il fondo?

«A portarmi sulle piste di fondo quando avevo sette anni è stata una mia amica, che amava sciare e mi chiese se volevo accompagnarla. Io lo feci, anche se misi subito in chiaro che non volevo partecipare ad alcuna gara, perché non amavo molto la competizione. Invece, poi, partecipai a una gara e arrivai subito sul podio e da quel momento mi sono appassionata. Da lì ho iniziato, magari in un primo momento era più un gioco, perché andavamo in giro la domenica e quando tornavamo, restavamo a divertirci con gli altri ragazzi dello Sci Club Val Zoldana. In questa maniera mi sono appassionata e ho iniziato a sognare di far diventare lo sci di fondo la mia professione. Non è stato facile, sono entrata tardi in Polizia. Questo perché, fino a quando andavo a scuola, non mi allenavo tantissimo, davo priorità alla prima. Sono riuscita a entrare soltanto nell’ultimo anno da Under 23. La mia storia è simile a quella di Sergio Rigoni, anche lui nelle Fiamme Oro, tanto che siamo stati arruolati assieme».  

Hai quindi dato priorità alla scuola, come mai?
«Fino a quando andavo al liceo si, io vivevo a Zoldo, così per andare a scuola dovevo fare più di un’ora di viaggio con la corriera, partivo ogni mattina prima delle 7 e tornavo a casa alle 14.30, quindi andavo ad allenarmi perché mi piaceva questo sport. La principale preoccupazione, però, era lo studio, perché non sapevo se sarei riuscita a diventare un’atleta professionista, tanto che, finito il liceo, ho anche provato a frequentare per un anno l’università. A quel punto, però, sono stata costretta a una scelta, perché per molti corsi c’era l’obbligo di frequenza e non potevo seguirli e fare sport. Ho quindi provato a giocarmi le mie carte nello sci, lasciando l’università, con l’idea di riprenderla se le cose fossero andate male. Invece tutto è andato per il meglio, così oggi sono contenta della mia scelta».

Quali sono stati, fin qui, il momento più difficile e quello più bello della tua carriera?
«Il momento più difficile, senza dubbio, i primi anni da senior, quando volevo continuare con questo sport, ma, non essendo all’interno di alcun gruppo sportivo, era davvero complicato andare avanti. Per questo devo ringraziare moltissimo la mia famiglia, perché mi ha sostenuto anche economicamente, permettendomi di continuare a inseguire il mio sogno. Sono stati anni difficili, perché non ero certa di avere un futuro in questo sport, ma ho avuto la fortuna di avere qualcuno che mi ha aiutato. Il momento più bello, invece, è legato a questa stagione, perché la partecipazione al Mondiale rappresenta la soddisfazione più grande che ho mai avuto».

Chi era la tua atleta preferita quando muovevi i primi passi nel fondo? E oggi?

«Da giovanissima mi piaceva tantissimo la Belmondo, mentre non ho una mia atleta preferita o un modello tra quelle di oggi».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Quello di ogni atleta, le Olimpiadi, ma diciamolo a bassa voce perché sono un po’ scaramantica. Ora, però, penso solo ad allenarmi con fiducia e tante motivazioni, poi si vedrà».

Chi vuoi ringraziare per i traguardi che hai raggiunto nella tua carriera?
«La famiglia e le Fiamme Oro, dove ho trovato un bellissimo gruppo di lavoro, ci sono tecnici che lavorano molto bene e cercano sempre di metterci nelle migliori condizioni per esprimerci bene».

Giorgio Capodaglio

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