Sci di fondo | giovedì 12 ottobre 2017

Giovani emergenti, Simone Mocellini: "Mi concentro solo sull'allenamento, senza sentire pressioni"

Il giovane trentino, fidanzato con Francesca Franchi e "pazzo" per Valentino Rossi, vive la sua ultima stagione da junior con tranquillità: "Quando mi alleno non penso mai all'arruolamento, voglio solo migliorare"

Sta vivendo un’estate molto positiva nel Gruppo Interesse Nazionale Under 20 e tra gli aggregati delle Fiamme Gialle. Un bene per un giovane come Simone Mocellini, classe ’98, che sa di giocarsi molto in questa stagione, l’ultima da Junior prima del passaggio a Senior. Il diciannovenne è molto concentrato sul lavoro da fare, ha voglia di proseguire questa sua avventura nel fondo, senza però farsi prendere troppo dalla tensione, deciso a dare il massimo per raccogliere ciò che verrà. Nato in una famiglia di ciclisti, Simone ha scelto lo sci di fondo, sport dal quale ha ricevuto tanto, anche l’amore, dal momento che è fidanzato con Francesca Franchi, medaglia d’argento nella staffetta femminile agli ultimi Mondiali Giovanili. Conosciamolo meglio attraverso questa intervista.

Ciao Simone. Partiamo dalla preparazione: come stanno andando le cose?
«Molto bene. A maggio avevo un po’ di rammarico per il mancato ingresso nella nazionale Under 20, ma l’ho presto superato, grazie all’ottimo ambiente che si respira con compagni e allenatori all’interno della squadra delle Fiamme Gialle. Stiamo lavorando bene e i risultati si sono presto visti in occasione del Summer Cross Country di Forni Avoltri. È stato piacevole vedere i miei sforzi subito ripagati. Quindi sono contento per come sono iniziate le cose».

Non è arrivata la Squadra Under 20, ma sei stato comunque inserito nel Gruppo di Interesse Nazionale.
«Per me è stato bellissimo, quasi quanto entrare nella Squadra Under 20, perché ho vissuto questa esperienza già lo scorso anno ed è stata molto importante. Nei raduni che abbiamo svolto ci siamo trovati bene, scherziamo tanto tra noi ma ci alleniamo anche molto seriamente, che è la cosa migliore. Ci sono tecnici di ottimo livello con a capo Renato Pasini, un motivo in più per essere contentissimo di far parte di questo gruppo. Inoltre ho la possibilità di confrontarmi con ragazzi di altre regioni. Trovo veramente ottima l’idea del Gruppo di Interesse Nazionale, una cosa ben strutturata».

Obiettivi e aspettative per la prossima stagione?
«Il mio obiettivo principale è lavorare bene come sto facendo, insieme al mio allenatore Andrea Zattoni, poi vedremo cosa arriverà. Uno dei miei primi obiettivi è gareggiare in Coppa Europa già dalle prime gare e i primi test effettuati con il Gruppo di Interesse Nazionale mi danno ottime speranze. Poi, ovviamente, una volta lì spero di fare bene, così come in Coppa Italia. Non ti nascondo, poi, che il pensiero al Mondiale c’è, ma voglio prima di tutto concentrarmi sul lavoro da fare».

A proposito di Mondiale Giovanile. Hai vicino a te l’esempio della tua ragazza, Francesca Franchi, che partendo dal Gruppo di Interesse Nazionale ha vinto addirittura una medaglia in staffetta.
«Con lei parliamo tanto e mi insegna molte cose, perché è una lottatrice. Non molti sarebbero riusciti, in pochi anni, a iniziare a fare sci di fondo e arrivare a vincere una medaglia mondiale. Cercherò di prendere esempio da lei, perché mi piacerebbe esserci al Mondiale. Lavorerò duramente come ho fatto per tutta l’estate e vediamo se riuscirò ad arrivarci, anche se non sarà facile».

Qual è la tua caratteristica migliore e dove credi di dover migliorare ancora?
«Voglio migliorare in tutto, perché sono ancora giovane e devo crescere tanto come atleta. Per il resto mi ritengo più uno sprinter, anche se nel corso dell’estate ho svolto un allenamento diretto soprattutto alla distance. Lo scorso anno, per esempio, ho fatto molto bene nella 30 km di Santa Caterina. Lo stile preferito? Ovviamente lo skating».

Come giudichi la tua passata stagione?
«Mi ero preparato abbastanza bene e ho svolto buoni allenamenti per tutto l’anno, anche se quest’anno sento di aver fatto una preparazione migliore. Nelle sprint ho fatto sempre molto bene in qualifica, dimostrandomi competitivo. In batteria però ho commesso qualche errore di troppo, praticamente sono sempre caduto. Paradossalmente le mie migliori gare le ho fatte nella distance».

Per te è l’ultimo anno da junior; senti un po’ di pressione, pensando anche all’arruolamento?
«Per la maggior parte degli atleti è l’anno decisivo, perché poi si passa ai senior, dove si cambia marcia e si affrontano atleti di un altro livello. Io resto tranquillo, non sento la pressione, sinceramente quando mi alleno non penso mai all’arruolamento e mi concentro soltanto sul lavoro. Io voglio fare bene quest’anno, se ci riuscirò e avrò la possibilità di essere arruolato sarà il massimo, altrimenti mi cercherò altre strade».

Torniamo indietro nel tempo: raccontaci i tuoi inizi.
«Vengo da una famiglia di sportivi, anche se tutti ciclisti. Mio padre e mio zio hanno fatto benissimo tra i dilettanti, arrivando a un passo dal professionismo, mentre mio cugino (Andrea Pasqualon, ndr) e il fidanzato di mia sorella (Andrea Cecchin, ndr) sono professionisti. Anch’io potevo seguire la loro strada, ma mio papà mi ha visto appassionato di fondo e ha preferito farmi intraprendere quella via, perché riteneva il ciclismo troppo pericoloso. Ho iniziato a fare fondo già all’età di cinque anni, anche perché a venti minuti da casa ci sono piste belle e lunghe, trovandomi vicino all’altopiano di Asiago. Nei primi anni l’ho sempre fatto per divertimento, senza nessun programma o allenatore, perché nello Sci Club Tezze ero l’unico iscritto nel fondo, con mio papà che mi faceva da skiman e mamma da allenatrice. Poi quando sono passato nella categoria allievi, sono entrato nell'US Primiero e ho avuto la fortuna di allenarmi con Paolo Debertolis, che mi ha dato una mano con l’allenamento e i materiali, così ho iniziato a crescere sotto ogni punto di vista. Ho avuto poi la fortuna di essere chiamato dalle Fiamme Gialle al mio primo anno da Junior e sono entrato anche nella squadra del Comitato Trentino, dove ho trovato un bel gruppo e allenatori che sono ormai dei veterani inossidabili, come Marco Zoller, che ha sempre creduto in me. Successivamente ho anche avuto l’opportunità di allenarmi con Stefano Corradini, allenatore validissimo, che ci prepara bene».

Hai avuto problemi nel conciliare scuola e sport?
«No, anzi credo che lo sport mi abbia aiutato ad organizzarmi meglio la vita, a scandire il tempo in un modo migliore. Ovviamente i viaggi e le gare nei weekend hanno influito negativamente su alcune verifiche a scuola, ma tolto qualche caso isolato non ho avuto problemi».  

Chi è il tuo idolo o punto di riferimento nello sport e nel fondo?
«Northug è il mio fondista preferito, ma sarebbe una bugia se dicessi che è il mio idolo nello sport, perché sono un tifoso sfegatato di Valentino Rossi. Sono proprio pazzo di lui, tanto che insieme a mia sorella e i cugini ho riempito casa di immagini del “Dottore”. Ogni anno andiamo al Mugello, siamo anche riusciti ad entrare nel paddock e mia sorella ha avuto anche la fortuna di farsi una foto in braccio a Valentino in occasione del Rally di Monza. Ovviamente sono super invidioso per questo».

Tornando al fondo: qual è il tuo sogno nel cassetto?
«Te lo dico a fine stagione».

Vuoi ringraziare qualcuno per il punto a cui sei arrivato?
«In primis la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto, soprattutto perché abbiamo sempre dovuto muoverci tanto per allenamenti e gare. Poi Paolo Debertolis, che mi ha preso sotto la sua ala protettiva nello Sci Club Primiero, il Comitato Trentino e i suoi allenatori che mi hanno fatto crescere tanto, così come le Fiamme Gialle e i tecnici che mi stanno permettendo di migliorare ancora e proseguire in questo percorso»

Giorgio Capodaglio

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