Sci di fondo | 29 novembre 2017

Verso Lillehammer, Enrico Nizzi: "Ho scoperto la felicità di terminare un allenamento senza dolore"

L'atleta dell'Esercito ha convissuto con il dolore alla schiena per tre anni: "Finalmente mi sono allenato tanto anche in alternato, mi sembro un altro atleta"

Verso Lillehammer, Enrico Nizzi: "Ho scoperto la felicità di terminare un allenamento senza dolore"

È in partenza per la Norvegia, dove arriverà giovedì pomeriggio, per disputare la sprint in classico di sabato. Enrico Nizzi è tornato in Coppa del Mondo, grazie alla qualificazione della passata settimana a Livigno, che gli ha permesso così di staccare il pass per gareggiare, per la prima volta nella sua carriera, in Scandinavia nel massimo circuito mondiale di fondo. L’atleta del Centro Sportivo Esercito ha descritto le proprie emozioni e chiarito i suoi obiettivi a Fondoitalia.

Ciao Enrico. Partiamo dall’emozione per il ritorno in Coppa del Mondo.
«Arrivo da tre anni un po’ travagliati, nel quali ho avuto problemi alla schiena. Mi sono operato nel luglio 2016, perché per anni non sono riuscito a lavorare al cento per cento sul passo alternato. Finalmente i problemi alla schiena se ne sono andati e nell’ultima estate ho lavorato al massimo sia in alternato sia in pattinato. Ho lavorato tanto, al punto che mi sembra di essere un altro atleta nella tecnica classica. La mia qualificazione, forse, è un po’ una sorpresa, ma è dovuta al tanto lavoro che ho fatto in estate insieme all’allenatore Simone Paredi».

Sabato gareggerai nella sprint in classico, quello che sarà il format olimpico. Ci pensi alla possibilità di andare in Corea del Sud?

«Nel 2014, con le Olimpiadi di Sochi, ho realizzato che i sogni sono realizzabili. È però troppo presto per parlarne, siamo solo a novembre e ho passato un test per gareggiare in Coppa del Mondo. Quindi penso solo migliorarmi e capire quali sono i miei limiti in questa tecnica. Voglio vedere una crescita attraverso il lavoro, essere più solido nella gestione delle gare, stare su alti livelli per tutta la stagione. Non penso alle Olimpiadi, perché siamo solo a novembre e il livello della concorrenza è alto. Ovviamente, però, i sogni sono sogni e quattro anni fa ne ho già realizzato uno».

In Norvegia troverai avversari di altissimo livello.
«Si, perché la nazione ospitante avrà dei posti extra, quindi ci sarà un grande contingente di atleti norvegesi. Sono consapevole che non sarà facile, ma andrà su per dare il massimo e cercare di migliorarmi ancora. Voglio portare a casa delle buone sensazioni e trovare un feeling ancora migliore con questa tecnica».

Qual è l’obiettivo stagionale?
«Concludere la stagione stando ad alti livelli e migliorando in modo costante. I buoni risultati, ovviamente, sono parte di questo discorso. Se il miglioramento sarà tale per pensare a una convocazione olimpica, ancora meglio, perché è il mio sogno. In questo momento, però, meglio tenere ben saldi i piedi per terra, l’obiettivo è restare costante per tutta la stagione, cosa che non è accaduta negli ultimi tre anni».

Deve essere stato frustrante perdere, di fatto, delle stagioni a causa di problemi fisici.
«Sono stati tre anni complicati, ma non nascondo che oggi, queste difficoltà, quei momenti difficili, mi hanno spinto ad affrontare gli allenamenti con il sorriso. Nel momento in cui ho visto che facevo carichi e intensità importanti senza sentire dolore, ero felicissimo perché ero stanco ma non avevo dolore. Il test del 23 l’ho vissuto con molta felicità, perché ho raggiunto un doppio obiettivo, non solo la qualificazione, ma anche lo sciare senza dolore. Ho trasformato in energia positiva tutto ciò che mi è accaduto in questi anni».

Torniamo indietro nel tempo: parlaci dei tuoi inizi. Com’è nata la passione per il fondo?
«Sono di Moena, c’è da sempre tradizione di fondo, oltre che di discesa. Da giovane, però, seguivo con passione Cristian Zorzi, quando vinceva gare di Coppa del Mondo e medaglie. Lui è stato il mio idolo sportivo. È stato uno dei fattori che ha condizionato la mia scelta, oltre al fatto che ho sempre preferito lo sport di fatica. Non mi sono, però, specializzato nella sprint per Zorzi, perché in realtà mi piace in egual maniera anche la distance. Ho delle caratteristiche fisiche adatte alla sprint, in quanto mi vengono facili certe cose grazie a una mia componente genetica di esplosività muscolare, che ovviamente non è vicina a quella di Pellegrino (ride, ndr)».

Qual è stato, per ora, il momento più bello della tua carriera?
«La partecipazione all’Olimpiadi di Sochi, le emozioni della cerimonia di apertura è stata unica. La gara non andò bene, ma tutto il contorno fu strepitoso, ho assaporato la magia delle due cerimonie, il villaggio olimpico, il confronto con atleti di tutto il mondo e di altre discipline, tanta roba. Ovviamente, poi, porto nel cuore anche i primi punti in Coppa del Mondo a Davos».

Vuoi ringraziare qualcuno per questo tuo ritorno in Coppa del Mondo?
«È stata un’estate eccezionale, grazie a un team di lavoro incredibile, che mi ha aiutato moltissimo. Ringrazio, quindi, il Centro Sportivo Esercito, perché abbiamo costruito uno spirito di gruppo splendido insieme agli altri atleti di sede, siamo stati molto compatti. Un grazie in particolare va a Simone Paredi, Sergio Bonaldi e Richard Vuillermoz. È stata la migliore estate della mia carriera, al di là di come andrà la stagione».

Hai parlato spesso di sogni: qual è quello che tieni nel cassetto?
«Tornare a divertirmi in gara, perché non ricordo più come ci si sente».

Giorgio Capodaglio

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