PyeongChang 2018 | lunedì 12 febbraio 2018

Maren Lundby si dipinge d’oro a PyeongChang 2018!

In una giornata tormentata dal forte vento, la norvegese vince nettamente la seconda competizione olimpica della storia del salto femminile, medaglia d’argento alla rivale della stagione in corso Katharina Althaus e bronzo a Sara Takanashi.

Quest’oggi era il giorno clou per il salto femminile, quello che ha portato in dote la seconda competizione a cinque cerchi nell’ancor breve storia del settore rosa del salto speciale. Nella Contea di PyeongChang , dopo i salti di prova degli scorsi giorni, la lotta alle medaglie era aperta a sette atlete, ma la favorita numero uno era ed è rimasta Maren Lundby.

La norvegese non ha deluso le aspettative ed ha vinto con autorevolezza il primo titolo della carriera che le ha permesso di diventare la più forte scandinava di tutti i tempi, con buona pace della leggendaria Anette Sagen.

Dopo l’imprevisto capitatole nella giornata di ieri, ovvero una caduta nell’ultimo salto di allenamento, Lundby quest’oggi non ha lasciato speranza alle rivali per il titolo: la conquista dell’oro è stata ben avviata fin dalla prima serie, quando la ventitreenne norge ha primeggiato su tutte grazie ad un salto da 105.5 metri con mezzo metro al secondo di vento frontale a sostenerla.

Nel momento decisivo, con la pressione a mille e gli occhi del mondo intero fissati su di lei, l’atleta classe ’94 di stanza a Lillehammer ha ribadito ancora una volta di essere la ragazza da battere in questa stagione agonistica, poiché è atterrata a 110 metri, uno oltre il punto HS del normal hill coreano, realizzando il miglior punteggio anche della seconda manche, nonostante sia partita dalla stanga di partenza più bassa di giornata, anche se a dirla tutta ha trovato una tra le migliori condizioni meteo della seconda parte di gara.

Proprio Eolo ha giocato brutti scherzi alla direzione gara, obbligata ad una lenta, e di difficile gestione, prosecuzione delle ostilità, ma bene o male i valori in campo per le posizioni di vertice non ne hanno risentito granché, anche se c’era il forte rischio di una competizione a lotteria.

Medaglia d’argento per l’altra grande protagonista di questa stagione, al secolo Katharina Althaus: la ventunenne teutonica si è dovuta inchinare di 12 lunghezze alla straripante Lundby, distacco accumulato maggiormente  nel secondo ed ultimo round, quando ha perso una decina di punti dalla testa.

Prosegue così l’intrigante duello Germania – Norvegia per la conquista del medagliere di questi XXIII Giochi Olimpici, dove al momento comandano i  tedeschi (4 – 1 – 2), ma ovviamente sono ancora tutti aperti gli orizzonti ad eventuali ribaltamenti di scena da parte degli scandinavi (2 – 4 – 3): verosimilmente saranno proprio le ultime gare del salto speciale e della combinata nordica ad essere decisive in tal senso.

Terzo gradino del podio per l’attesissima Sara Takanashi: la fuoriclasse nipponica ha pagato anch’essa dazio maggiormente nella seconda parte della competizione ed infine ha accusato 20.8 punti di ritardo dalla vincitrice. Per la più forte di tutti i tempi è stata comunque una giornata da ricordare, poiché è riuscita a mettersi al collo il primo metallo olimpico della carriera, dopo la deludente medaglia di legno di Sochi 2014, resta però una delle atlete maggiormente piazzate della storia dello sport a tutto tondo.

La sorpresa di giornata è stata Irina Avvakumova: la russa non partiva alla vigilia nel novero delle candidate ad un piazzamento sul podio, ma fino all’ultimo salto si è giocata l’opportunità di salirci clamorosamente, grazie a due prestazioni di buona sostanza che le sono valse infine il quarto posto in un contesto di gara estremo, a lei molto gradito.

È terminata l’incredibile imbattibilità della campionessa olimpica uscente Carina Vogt: dopo un oro a cinque cerchi e due iridati nel corso delle ultime quattro stagioni, la tedesca ha dovuto alzare bandiera bianca quest’oggi nella lotta alla vittoria su un trampolino decisamente poco favorevole alle sue caratteristiche fisiche e tecniche. La ventiseienne di Degenfeld ha chiuso con la 5^ moneta, ancora una volta appena davanti a Daniela Iraschko-Stolz - a sua volta non a suo agio in Corea - così come accadde sul normal hill di Esto-Sadok quattro anni or sono.

Ha confermato uno stato di forma ottimo la settima classificata: Nika Kriznar. La fresca campionessa Mondiale Juniores ha mostrato una tecnica in fase di volo senza eguali nel circuito in gonnella del salto, tipica degli atleti di scuola slovena, ma proprio la quota non eccezionale in uscita dal dente è stato ciò che le è mancato per competere per le medaglie.

La top 10 è stata completata da altre due tedesche, che hanno così completato una prova di squadra eccezionale, e da una giapponese: l’ottava piazza è stata appannaggio di una sempre più convincente Ramona Straub, che ha preceduto quella che è stata la più  grande delusione di giornata, ovvero Yuki Ito, e la sempreverde ed altalenante Juliane Seyfarth.

Dunque il sogno  azzurro di conquistare un piazzamento nelle migliori 10 è svanito: a dirla tutta una sorpresa non è stata, poiché tutte le italiane mai si erano dimostrate da corsa per le primissime posizioni ed anche in gara hanno confermato questo status: le migliori sono state senza dubbio le giovani sorelle Malsiner, con Lara che ha chiuso 15^ e Manuela 18^.

 

Giornata molto buia per le due veterane gardenesi, alla seconda apparizione ad un’edizione dei Giochi Olimpici: entrambe non hanno superato il taglio della prima serie e si sono classificate in terzultima e penultima posizione. Elena Runggaldier si è presa la soddisfazione quantomeno di battere Evelyn Insam e soprattutto ha mostrato un atteggiamento meno arrogante e strafottente della più giovane conterranea. Insam, infatti, è uscita dalla zona di atterraggio con un  sorriso smagliante assolutamente inadatto alla situazione, che non può che aver dato fastidio ai pochi appassionati di salto italiani e a quegli altrettanti pochi che hanno ancora creduto in lei convocandola per la manifestazione coreana.

OWG PYEONGCHANG 2018 – HS 109

1. LUNDBY Maren (NOR) 264.6
2. ALTHAUS Katharina (GER) 252.6
3. TAKANASHI Sara (JPN) 243.8
4. AVVAKUMOVA Irina (RUS) 230.7
5. VOGT Carina (GER) 227.9
6. IRASCHKO-STOLZ Daniela (AUT) 225.9
7. KRIZNAR Nika (SLO) 223.2
8. STRAUB Ramona (GER) 210.5
9.  ITO Yuki (JPN) 203.9
10. SEYFARTH Juliane (GER) 194.3

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Michele Dardanelli

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