Sci di fondo | lunedì 12 marzo 2018

Mirco Bertolina dopo la 50km di Oslo-Holmenkollen: "È stato bellissimo"

Il carabiniere lombardo felice dopo il 19° nella leggendaria gara norvegese: "Atmosfera incredibile e risultato che mi dà maggiore convinzione e consapevolezza dei miei mezzi per il futuro"

Foto dal profilo facebook di Mirco Bertolina

Foto dal profilo facebook di Mirco Bertolina

Ha concluso in diciannovesima posizione la fantastica 50km di Oslo-Holmenkollen dopo essere stato per tutta la gara con i migliori. Un risultato bellissimo quello ottenuto da Mirco Bertolina, unico italiano al via sabato nella leggendaria gara norvegese, una delle grandi classiche del fondo. Il carabiniere di Santa Caterina ha così coronato una bellissima stagione, nella quale è partito dal gruppo sportivo diventando poi presenza fissa in Coppa del Mondo fino alla convocazione alle Olimpiadi.

«Due anni fa arrivavo quindicesimo nella 50km in Italia – ha affermato Bertolina a Fondoitaliagià lo scorso anno mi sono comportato meglio nella 50km in tecnica classica di Santa Caterina, nella quale ho pure provato la fuga dimostrando a me stesso di reggere meglio questo tipo di gara. Quando mi è stato chiesto se avessi voglia di gareggiare qui ad Oslo, non ci ho pensato troppo e ho risposto in modo affermativo, consapevole di poter fare bene. Il mio risultato è stato una sorpresa un po’ per tutti, soprattutto in una gara così lunga sulla carta non molto adatta al mio fisico. È stato tutto perfetto, gli sci erano fantastici e abbiamo anche fatto il cambio al momento giusto. Nel finale ho tenuto duro».

Il carabiniere lombardo ha poi descritto la sua gara: «Sono partito con il numero 51 dall’undicesima fila, così i primi chilometri di gara sono stati una bella battaglia ma ci sono abituato. Ho tenuto sulla prima salita fino al giro di boa, quindi in discesa ho sfruttato i fantastici sci veloci che avevo insieme alle mie abilità da discesista, ritrovandomi così nelle prime posizioni. La cosa bella nell’essere tra la quinta e la decima piazza in una gara del genere è il poter stare sempre coperto e perdere così pochissime energie. In principio volevo fare due cambi sci, al secondo e quarto giro, solo che gli sci a inizio gara erano molto buoni e come i francesi ho preferito non cambiare optando per un solo cambio al terzo giro. È stata la cosa migliore, perché poi ho fatto una fatica incredibile a tornar sotto quando ho cambiato. A quel punto dovevo recuperare gli altri senza andare in crisi, perché se fosse arrivata prima della conclusione del penultimo giro sarebbe andata a finire proprio male. Una volta entrato nel gruppo dei migliori gli sci sono migliorati e sono riuscito tornare nelle posizioni più alte. A quel punto ho cercato di gestire anche i crampi che stavano arrivando, in particolare ai tricipiti, così ho iniziato a usare più le gambe delle braccia e le cose sono andate bene tanto che ho concluso addirittura davanti a un campione come Manificat».

Bertolina è rimasto impressionato dall’ambiente: «È stata una gara incredibile per l’atmosfera e tutto il resto. Quando mi hanno convocato per Oslo, ho capito che avrei potuto compensare qui quello che mi era mancato alle Olimpiadi. A PyeongChang, infatti, ho avuto forti emozioni durante la sfilata e mi sono sentito ancora più fiero di essere italiano ma non c’era un grande tifo. A Holmenkollen, invece, ho vissuto questo indescrivibile calore che la gente ti trasmette in pista. È stata la gara dei sogni e averla fatta da protagonista ha reso il tutto qualcosa di speciale. Spero di poter rivivere presto queste emozioni».

Ancora una volta Bertolina si è trovato a essere l’unico italiano al via, come già accaduto in Val di Fiemme, quando ha fatto registrare il diciottesimo tempo sul Cermis: «Da una parte è bello stare solo (ride, ndr), perché hai nove persone che lavorano soltanto per te e se ottieni un buon risultato li vedi contenti. Ciò mi ha reso ancora più fiero della mia prestazione perché sento di aver premiato il loro lavoro».

Dopo una stagione tanto positiva, Bertolina può guardare con maggior fiducia al futuro: «Già prima della gara di Oslo ho iniziato a pensare al futuro perché da due anni mi rendo conto che riesco a mantenere un livello costante per tutta la stagione, sempre più alto rispetto a quello dell’anno precedente. Adesso ho 27 anni e se dovessi continuare a crescere ancora, potrei fare qualcosa di importante. Comunque è sempre difficilissimo migliorare, ci proverò continuando a lavorare come ho sempre fatto, consapevole di doverlo fare ancora di più visto che davanti ho avversari più competitivi. Sicuramente quando in primavera inizierò a preparare la prossima stagione lo farò con maggior fiducia e consapevolezza nei miei mezzi».

Infine Bertolina ha voluto ringraziare il Centro Sportivo Carabinieri e dedicare un pensiero ai suoi compagni: «Per quanto ho fatto quest’anno voglio ringraziare i Carabinieri e in particolare il mio allenatore Tullio Grandelis, perché il lavoro partito dal gruppo sportivo è stato efficace. Mi dispiace soltanto che altri miei compagni non siano riusciti a raccogliere i miei risultati, perché per tutta l’estate hanno lavorato con me stando al mio livello. Quanto ho fatto è una speranza anche per loro, perché basta avere un po’ di fortuna nelle gare giuste. Io sono riuscito a fare due belle gare a Gressoney che mi hanno portato al Tour de Ski e da lì alle Olimpiadi, stravolgendomi la stagione. Sabato è stato bellissimo trovarmi lì davanti e ho pensato che deve esserci più Italia nelle prime posizioni. Lo speriamo e lavoriamo per questo»

Giorgio Capodaglio

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