Biathlon | sabato 12 maggio 2018

Karin Oberhofer: "Sono molto soddisfatta dei risultati ottenuti nella mia carriera"

La biatleta altoatesina ha annunciato ieri il suo addio: "È giunto il momento di lasciare e pensare a mio figlio; il futuro? Non so ancora cosa farò ma non chiudo le porta a nulla"

Foto di Christian Manzoni

Foto di Christian Manzoni

Dal Mondiale di Anterselva del 2007 alla sprint di Pokljuka della stagione 2016/17, dall’esordio in IBU Cup in Val Ridanna nella stagione 2003/04 alla tappa di IBU Cup in Val Martello dello scorso 3 febbraio. Nel mezzo il secondo posto in Coppa del Mondo nella sprint di Hochfilzen del 2014/15, il bronzo nella mass start dei Mondiali di Kontiolathi del 2015, il bronzo nella staffetta mista delle Olimpiadi di Sochi del 2014, un quarto posto nella sprint olimpica di Sochi che potrebbe diventare presto un bronzo e una bellissima vittoria con la staffetta femminile in Coppa del Mondo.

A 32 anni e dopo tante soddisfazioni Karin Oberhofer ha detto basta e ha deciso di mettere fine alla sua carriera agonistica nel biathlon, ponendo davanti a tutto la famiglia, suo figlio Paul che cresce a vista d’occhio. Un momento che Karin Oberhofer sta vivendo con la massima serenità e senza alcun rimpianto, consapevole di aver avuto tanto dalla sua carriera nel biathlon, come ha confermato nell’intervista rilasciata a Fondoitalia.

Ciao Karin. Hai comunicato ieri il tuo addio al biathlon; come hai maturato questa decisione?
«Già negli anni passati avevo pensato che sarei arrivata alle Olimpiadi di PyeongChang e dopo quelle preso la decisione di continuare o meno, visto che non sarei più stata giovanissima. Poi nell’ultimo anno sono accadute tante cose, sono diventata mamma del piccolo Paul e questo pensiero quindi è stato sempre più concreto. L’ultimo anno è stato bellissimo, una grande esperienza perché ho imparato tante cose. Su richiesta del Centro Sportivo Esercito ho anche pensato di continuare, da una parte mi sarebbe piaciuto, ma poi ho ritenuto che fosse giunto il momento giusto per ritirarmi e pensare a mio figlio. Alla fine smetto a 32 anni dopo aver ottenuto degli ottimi risultati che mi hanno resa felice».

Leggendo il tuo annuncio sembra che non hai alcun rimpianto per la tua carriera.
«Sono molto soddisfatta dei risultati che ho ottenuto nella mia carriera. Ho sempre praticato il biathlon con tanta passione e anni fa mai avrei immaginato che avrei ottenuto risultati del genere nella mia carriera. Mi sono sempre posta l’obiettivo di migliorare, ho dato tutto ed è stato bellissimo vincere tutte queste medaglie perché tanti atleti ci provano e chiudono la carriera senza riuscirci».

Hai già deciso cosa farai nel futuro? Pensi di rimanere nell’ambiente del biathlon?
«Non ci ho ancora pensato, per ora ho soltanto deciso di concludere la mia carriera agonistica, poi si vedrà. Lascio ogni porta aperta e non mi precludo alcuna possibilità già in partenza. Per l’Esercito sono sempre disponibile e prenderò in considerazione ogni proposta che mi verrà fatta, mettendo sempre al primo posto mio figlio. Sono molto tranquilla, cosa che in passato non avrei avuto, sono flessibile e pronta a ogni tipo di esperienza perché ci sono tante cose che mi piacciono, non per forza legate al biathlon. Mi piace molto cambiare, è bello poter fare cose diverse nella vita e iniziare percorsi nuovi».

Guardando indietro nel tempo: qual è il momento della tua carriera che ricordi con maggior piacere?
«Sicuramente la medaglia di bronzo nella mass start mondiale di Kontiolathi. È stato un momento speciale, anche perché è arrivato al termine di una settimana dura, nella quale mi sentivo in forma ma avevamo affrontato delle gare in condizioni molto brutte. Sono riuscita però a tenere duro, mantenere la concentrazione e restare positiva, conquistando così un risultato storico per me e il biathlon italiano. Ho vissuto momenti speciali anche nelle staffette miste, come in occasione della medaglia olimpica di Sochi, o con la staffetta femminile quando abbiamo vinto a Hochfilzen. Tra tutti questi risultati ricordo con piacere anche il quarto posto nella sprint di Sochi e quella bellissima medaglia di legno che mi diede mio papà. Tutti dicevano che avevo perso una medaglia, quando io in realtà ero fiera di quanto avevo fatto perché consapevole di aver dato tutto. Alle Olimpiadi, soprattutto nel biathlon, per vincere una medaglia c’è bisogno che tutto vada perfettamente, serve anche fortuna».  

È stato difficile arrivare a questa decisione, considerando anche il Mondiale che si disputerà ad Anterselva nel 2020.
«Credo che per altri sarebbe stato più difficile rispetto a me. Avendo la responsabilità di Paul, ho sempre qualcosa da fare e sarebbe stato complicato, soprattutto ora che sta crescendo, riuscire a fare tutto. Insomma non è stato difficile alla fine prendere questa decisione».

C’è qualcuno in particolare che vuoi ringraziare per quanto hai fatto nella tua carriera?
«Qualcuno in particolare no perché ho avuto tante persone che mi hanno aiutato, famiglia, amici, sponsor, allenatori. Se fossi stata da sola non sarei andata da nessuna parte. Da ogni allenatore che ho avuto sono riuscita a imparare tanto, ognuno ti insegna qualcosa e spesso impari moltissimo dalle esperienze negative. Paradossalmente ho imparato di più dai momenti brutti perché ho conosciuto i miei punti deboli e lavorato così per migliorarmi. Ecco, posso però dire che in tutti questi anni ho sempre avuto in mio papà un punto di riferimento prezioso, che mi ha aiutato moltissimo. Per anni ho visto quello che è riuscito a fare lui nonostante fosse in carrozzina e avesse alcune limitazioni, ho visto la sua fatica ma anche le cose che è riuscito a fare nonostante le difficoltà, insegnandomi così che se una persona ha voglia allora tutto è possibile. Anche oggi lui è sempre presente nella mia vita, penso spesso a lui».

Giorgio Capodaglio

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