Sci di fondo | mercoledì 20 giugno 2018

Fabio Pasini: "È stato difficile smettere dopo una bella stagione ma era il momento giusto"

Il fondista bergamasco ha appeso gli sci al chiodo dopo vent'anni di carriera: "È sempre meglio smettere quando si è ancora in grado di ottenere risultati positivi"

Dopo venti stagioni da professionista Fabio Pasini ha deciso di smettere, lasciando la carriera agonistica a quasi 38 anni (li compirà il prossimo 23 agosto, ndr), con un podio individuale in Coppa del Mondo nella sprint di Düsseldorf del 2009 e tre podi nelle team sprint. L’atleta bergamasco ha deciso di appendere gli sci al chiodo al termine di una stagione nella quale è riuscito a togliersi diverse soddisfazioni, come la vittoria della Coppa Italia Sportful e due medaglie d’argento ai Campionati Italiani. Ripartirà sempre dal Centro Sportivo Esercito, come aiuto allenatore di Sergio Bonaldi a Courmayeur.

Ciao Fabio. Dopo vent’anni di carriera hai deciso di abbandonare l’agonismo; cosa ti ha spinto a farlo e quanto è stato difficile prendere questa decisione?
«È stato molto difficile perché anche nell’ultima stagione sono andato bene vincendo la Coppa Italia e due argenti agli Italiani, risultati molto positivi per un trentottenne. Avrei potuto continuare tranquillamente visti i risultati, ma ero stanco di questa quotidianità, sentivo il bisogno di cambiare, nonostante avessi ancora voglia di allenarmi. Credo fosse giunto il momento giusto di smettere, anche perché è sempre meglio farlo quando si è in grado di ottenere ancora risultati positivi. Sicuramente qualche gara amatoriale la farò ancora, perché non ce la faccio a restare completamente fermo. Al momento non mi mancano le gare ma già so che da ottobre in poi mi verrà voglia di infilarmi gli sci e gareggiare (ride, ndr)».

Adesso cosa farai?
«Ho concluso il corso maestri e sarò aiuto allenatore del Centro Sportivo Esercito, dando una mano a Bonaldi, vista la partenza di Paredi verso la squadra femminile. Ero stato contattato anche dal Comitato Alpi Centrali ma avendo ricevuto la richiesta del mio corpo sportivo ho preferito iniziare a fare esperienza qui. Spero di trasmettere ai più giovani quanto ho imparato in questi anni. Ovviamente potrò dare una mano anche con i materiali, in questo ambiente c’è bisogno di fare un po’ tutto».

Vieni da una stagione molto positiva.
«Sono contento perché sono riuscito ad andare forte nonostante avessi il corso maestri. Al termine della stagione in tanti mi hanno consigliato di andare ancora avanti ma a me sembrava giunto il momento giusto per dire basta, nonostante venissi da un anno in cui avevo anche ottenuto i requisiti per essere convocato alle Olimpiadi, dove però hanno preferito altri. Non ho comunque alcun rammarico, giusto aver portato dei giovani perché io tanto avevo già avuto due esperienze olimpiche e ormai i ritmi di Coppa del Mondo non li avevo più».  

La tua ultima gara in carriera è stata quindi la 15km in tecnica classica a Dobbiaco valida per il Campionato Italiano, nella quale sei arrivato secondo alle spalle di Nöckler e davanti a De Fabiani. Un bel modo per smettere.
«Tenevo tantissimo a quella gara, sentivo che probabilmente sarebbe stata l’ultima e volevo chiudere bene. Per tre quarti di gara sono stato in testa ma ho trovato di fronte un grande Nöckler che mi ha battuto. Sono, però, riuscito a dimostrare a tutti e a me stesso che ancora c’ero conquistando un bellissimo argento».

Cosa dici ai due alfieri del Centro Sportivo Esercito, Francesco De Fabiani e Maicol Rastelli?
«Sono contento perché hanno disputato un’ottima stagione. A loro posso solo dire di continuare così, perché hanno la consapevolezza dei propri mezzi, sanno che quando hanno la condizione giusta possono andare forte. Voglio però dare un messaggio anche agli altri ragazzi del Centro Sportivo, in particolare quelli più giovani: tenete duro e andate avanti, perché se farete ciò con costanza vi toglierete soddisfazioni».

Giorgio Capodaglio

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