Salto | sabato 07 luglio 2018

Salto e Combinata, parla il nuovo direttore tecnico Federico Rigoni

Il dt a Fondoitalia: "Non sono uno che guarda indietro e invito tutti a fare altrettanto: guardiamo avanti in maniera positiva, prendiamoci tutti per mano, dirigenti, allenatori, tecnici e atleti, e andiamo avanti"

Avrebbe bisogno di giornate dalla durata di almeno trenta ore per fare tutto ciò che ha in programma. Federico Rigoni, nuovo direttore tecnico di salto speciale e combinata nordica, sta lavorando molto duramente da quando ha accettato il ruolo a lui proposto dalla FISI, dovendo girare per tutto il nord est italiano tra incontri e riunioni.

La scelta della FISI di affidargli la guida del settore di salto e combinata ha sorpreso molti, perché Rigoni da alcuni anni non era vicinissimo al “grande giro”. Dopo alcuni anni di  carriera nel salto nella Squadra A, una volta costretto al ritiro, Rigoni si è rilanciato da allenatore nell’Unione Sportiva Asiago e successivamente nel Comitato Veneto, Squadre C e  quindi è stato reclutato dalla Squadra A come aiuto allenatore e responsabile dei materiali per il quadriennio “Nagano 1998”. Poi, finita questa avventura e dopo essere ripartito dai giovani, con la scommessa vinta di rilanciare il movimento giovanile ad Asiago, Federico Rigoni è tornato alla Squadra A della nazionale sempre come aiuto allenatore di Roberto Cecon e responsabile dei materiali fino a Vancouver 2010. Lì è terminata la sua avventura federale ma è rimasto comunque attaccato al salto italiano seguendo gli atleti della Forestale, Andrea Morassi e Raffaele Buzzi, prima di entrare nelle Fiamme Rosse dei Vigili del Fuoco. Ora questo compito importante del quale abbiamo parlato nella seguente intervista, nella quale abbiamo trovato una persona determinata e con lo stimolo di guardare avanti volendo far navigare tutto il settore verso la stessa direzione.


Buon pomeriggio Rigoni. Come ha reagito quando ha ricevuto la proposta di diventare il direttore tecnico della nazionale? Se lo sarebbe mai aspettato?
«Sono rimasto muto (ride, ndr). È stata una sorpresa, non l’avrei mai immaginato e sono rimasto sbalordito. Da anni non avevo più incarichi federali, ero uscito dal giro della nazionale dopo le Olimpiadi di Vancouver. Sono però rimasto attaccato al mondo del salto attraverso un filo invisibile, dal momento che sono stato direttore tecnico del salto e Combinata Nordica del Gruppo Sportivo del Corpo Forestale dello Stato, dove ho lavorato con Morassi e Buzzi. Nel corso degli anni, però, non mi sono mai permesso di interferire con le decisioni degli allenatori federali, perché non erano di mia competenza. Se ho ricevuto questa chiamata, significa che evidentemente ho dimostrato di aver dato il massimo e lavorato in maniera corretta. Anche in nazionale voglio innanzitutto essere sempre corretto e lavorare bene, creare un rapporto di rispetto reciproco con tutti perché è fondamentale».


È un periodo ricco di lavoro per lei.
«Certamente. Alla mia prima riunione a Milano con Flavio Roda e Gabriella Paruzzi ho messo sul tavolo tutte le mie carte e fatto presente le mie intenzioni, le strategie e i punti indispensabili su cui penso sia importante lavorare. Quindi siamo partiti subito in quarta, e quotidianamente ho e abbiamo grazie all’aiuto dello stesso Consigliere Federale, diversi incontri in giro per il nord Italia. Ho avuto diverse riunioni a Tarvisio e Predazzo, ho incontrato tecnici e atleti, con i quali ho parlato e ascoltato molto per capire le difficoltà e le problematiche che hanno affrontato in questi ultimi anni. La cosa positiva, essendo rimasto fuori dal giro della nazionale negli ultimi anni, è che non ho problemi con nessuno, quindi si azzera tutto. Non sono uno che guarda indietro e invito tutti a fare altrettanto: guardiamo avanti in maniera positiva, prendiamoci tutti per mano, dirigenti, allenatori, tecnici e atleti, e andiamo avanti, perché dobbiamo ottenere il meglio dal poco che abbiamo. Oggi non c’è un grande vivaio, quindi dobbiamo lavorare sul reclutamento, perché togliendo i paesi scandinavi, per esempio abbiamo la Slovenia che ha dieci volte il numero dei nostri praticanti. Ovviamente più alto è il numero di atleti a disposizione e maggiore è la possibilità di avere il campione».


Quali sono i suoi obiettivi?
«Non amo parlare e fare annunci ma lavorare, sperando di aiutare così la nazionale a ottenere risultati positivi. Il mio modus operandi è: testa bassa e lavorare. Dovremo essere innanzitutto umili, perché è la base di tutto, senza fare alcuna promessa. Sicuramente dovremo ringraziare la Federazione che ci ha messo a disposizione tre tecnici stranieri, perché dal confronto con chi viene da fuori si può solo crescere e imparare cose nuove. Quando si hanno a disposizione degli allenatori con un palmares quale il loro, significa che tutto il movimento si eleva. Il mio obiettivo è di sfruttare le loro capacità, facendo una sorta di formazione di tecnici a cascata. Gli allenatori italiani che saranno a stretto contatto con loro avranno l’opportunità di imparare cose nuove che a loro volta insegneranno agli allenatori delle giovanili e degli sci club per far crescere tutto il movimento».

Che ambiente ha trovato?
«Positivo, c’è grande voglia di fare da parte dei tecnici e gli atleti, una cosa che mi ha motivato ancor di più a dare tutto. Un mio carissimo amico, scherzando, mi ha detto qualche giorno fa che il cento per cento non basterà questa volta e dovrò dare il centouno. Io ho risposto che invece darò il centoventi (ride, ndr). Sto correndo a destra e a sinistra, non mi sto risparmiando e non lo farò perché credo in questo settore e nella mia federazione. Sento di dovere impegno e rispetto alle persone che investono su di noi, a cominciare dai corpi militari e di polizia e non,  che sostengono il movimento. A proposito di questo ringrazio le Fiamme Rosse, il Gruppo Sportivo dei Vigili del Fuoco, per l’appoggio e la disponibilità che ha dimostrato da subito nei miei confronti. Voglio anche ringraziare il Presidente Flavio Roda e il consigliere dello sci nordico Gabriella Paruzzi, che hanno scelto me per questo ruolo ritenendomi una persona che si impegnerà a fare il meglio possibile. Sono fortunato perché abbiamo ottimi tecnici italiani, che cresceranno tanto vicino agli stranieri messi a nostra disposizione dalla federazione. Sarà una crescita per tutto il movimento».


Torniamo ai giovani: cosa pensate di fare per aiutare il movimento a crescere?
«Il nostro settore deve crescere, è fondamentale che lo faccia. In una riunione a Predazzo, proprio sul mondo giovanile, ho chiesto a tutte le società e i comitati di crederci così da aiutarmi ad ampliare il vivaio. Purtroppo abbiamo delle problematiche anche legate agli impianti, ma qualcosa si sta muovendo».


A Predazzo e Pellizzano sono in arrivo i trampolini K60.
«Fortunatamente si. In un incontro con le istituzioni a Predazzo, ho avuto la certezza che il prossimo 4 dicembre sarà inaugurato il nuovo trampolino K60 che arriva grazie a un sacrificio economico importante fatto dalle amministrazioni comunale e provinciale che sento il dovere di ringraziare. A Pellizzano, invece,  fortunatamente dopo tanta insistenza e passione da parte del GS Monte Giner, arriverà nel dicembre 2019!  È fondamentale perché in Italia oggi un giovane non ha l’opportunità di saltare su un K60 e deve passare direttamente dal 30 al 90. Una differenza troppo ampia, tanto che molti giovani sono costretti ad andare all’estero o ad abbandonare. Ora non sarà più così e  se riusciamo tutti insieme a  far crescere il numero di praticanti si potrebbe ipotizzare un bel progetto».


Cosa pensa di fare?
«Ho idea di partire da alcuni centri fondamentali sparsi per tutto il nord est dell’Italia. Ovviamente quello di Predazzo, visto che sarà pronto a breve il  nuovo K60 che sarà importantissimo, anche per le aree intorno, come per Pelizzano che sarà pronto nel 2019. Ma per esempio spero di far ripartire a breve l’attività nella mia zona, Asiago – Gallio, che in passato ha avuto una grande tradizione ma oggi non ha più nessuno che pratichi questo sport. Il problema è dato dagli impianti obsoleti e non omologati. Però ho visto nella mia zona d’origine una ritrovata passione da quando mi è stata affidata questa responsabilità e magari sull’onda di entusiasmo qualcosa potrebbe muoversi. Me lo auguro!Insomma vorrei che l’Italia avesse altre località dove si pratichino salto e combinata, oltre alle quattro attualmente attive e fondamentali, che sono Val di Fiemme, Val Gardena, Val di Sole e Tarvisio. A proposito di Pellizzano, voglio complimentarmi con Massimino Bezzi, un grande appassionato, che da quarant’anni si dedica a questo sport e sta dando tanto al movimento. Grazie alla sua insistenza arriverà il trampolino K60 in Val di Sole. Persone come lui fanno il bene del salto e la combinata. Ovviamente anche Tarvisio sarà sempre un centro fondamentale per noi, perché è molto comodo per il posizionamento geografico e per questo motivo va ampliato. Attorno abbiamo Planica, Kranj e Villach, è un posto geograficamente strategico!da Tarvisio in 15/20 minuti gli atleti si possono allenare in uno dei centri migliori al mondo, come Planica!  A Tarvisio si sono sempre impegnati nel reclutamento e ora è indispensabile ampliare ancor di  più il numero di bambini e bambine, lavorando tutti assieme con una sinergia unidirezionale!  Non dimentichiamo inoltre che c’è la zona della Val Gardena, zona  molto attiva e dove ci si sta impegnando molto, anche qui è indispensabile investire nuova energia positiva nel sistema!  Ho avuto notizie  che anche a Dobbiaco si sta muovendo qualcosa… mi piacerebbe anche far ripartire qualcosa in Carnia, a Ravascletto, altra località storica».


La aspetta un grandissimo lavoro davanti.
«Ho questo ruolo da pochi giorni, abbiamo corso tanto, ma ovviamente dovrò e dovremo fare ancora tanto. Vorrei stimolare quelle aree che hanno dato dei campioni in passato e potrebbero dare ancora qualcosa al nostro movimento perché dove c’è tradizione è più facile lavorare. Per riuscirci dovremo prima di tutto crederci ed è per questo che ho accettato l’incarico: voglio credere che il salto e la combinata possano rilanciarsi. Come ho già detto, abbiamo la fortuna di avere i corpi sportivi ( G.d.F., CC, Esercito, VF, Polizia) che ci mettono a disposizione tecnici e atleti. Abbiamo il dovere di dare il massimo anche per loro e tutte le persone che credono in noi e per tutti quelli che hanno dato tanto al settore».


Tornando alle squadre maggiori, quali sono le sue aspettative in vista della prossima stagione?
«In questo momento non dobbiamo pensare alle aspettative ma soltanto lavorare bene. Se lo faremo maggiori sono le possibilità di avere risultati. Se oggi però mi chiedete a cosa puntiamo, non posso rispondere perché ho cominciato da appena venti giorni e non ho dati a sufficienza per dire a che punto siamo. Posso assicurare che c’è e ci sarà il massimo impegno da parte nostra, dei tecnici, che stimo dal primo all’ultimo, e degli atleti. A breve avremo i primi test con l’inizio del Summer Grand Prix, anche se per me le gare estive servono soltanto a preparare al meglio la stagione invernale, perché è quella che conta! Ovviamente sarei ben felice se i nostri atleti dovessero saltare subito forte ma dobbiamo fare il meglio in inverno. Incrociamo le dita».

Giorgio Capodaglio

Ti potrebbero interessare anche: