Biathlon | sabato 04 agosto 2018

Biathlon, Sara Cesco Fabbro: "La nazionale è una grande opportunità di crescita"

La giovane biatleta friulana è entrata quest'anno nella squadra juniores e giovani: "Far parte di un gruppo del genere è come essere in famiglia; il mio punto di riferimento? Ovviamente Lisa Vittozzi"

Dopo una stagione ricca di soddisfazioni –  nella quale ha vinto un titolo italiano e altre due medaglie sempre ai Campionati Italiani, oltre a ricevere la convocazione per il Mondiale GiovaniSara Cesco Fabbro è stata inserita per la prima volta nel gruppo della nazionale, chiamata da Mirco Romanin nella squadra Juniores e Giovani che ha iniziato la preparazione ad Anterselva e ha appena concluso il raduno di Bessans, in Francia. Per la giovane friulana è quindi iniziata una nuova e stimolante avventura. Delle sue aspettative e dei sogni di questa ragazza abbiamo parlato con lei nella seguente intervista.

Ciao Sara, complimenti per la convocazione: cosa hai provato quando hai ricevuto la notizia che avresti fatto parte del gruppo junior e giovani della nazionale?
«Avevo già sentito diverse voci in merito e un po’ me l’aspettavo, anche se la certezza è arrivata soltanto a giugno ed è stato un momento bellissimo. Quando me l’hanno comunicato sono stata molto felice perché la convocazione in nazionale era un obiettivo che avevo da tempo, anche perché in questi anni ho visto diversi atleti della mia zona raggiungere la nazionale, come Lisa Vittozzi, Giuseppe Montello, Daniele Cappellari ed Eleonora Fauner. Li ho sempre incontrati in pista in allenamento, per me sono un punto di riferimento. È bello essere riuscita a raggiungere la nazionale juniores e giovani, perché so di avere una grande opportunità per crescere e migliorare».

Inoltre sarai allenata da Mirco Romanin che già conosci bene.
«Questo mi fa ancora più felice perché mi alleno con lui da anni nel Comitato. Lo conosco bene, so qual è la sua idea di lavoro e come imposta il programma, quindi è un’altra bella notizia».

Qual è stato il tuo primo impatto con questa nuova realtà?
«Mi sono trovata subito bene perché già conoscevo tanti elementi della squadra in cui mi trovo, avendo partecipato con loro agli ultimi Mondiali. Far parte di un gruppo del genere è un po’ come essere in famiglia, parliamo tanto tra noi, ci confrontiamo anche negli allenamenti e ci aiutiamo a vicenda».

Nel tuo gruppo, oltre alla tua coeatanea Beatrice Trabucchi e la 2001 Rebecca Passler, è presente anche Samuela Comola, due anni più grande di te; quanto è importante la sua presenza?
«Avere in squadra Samuela (Comola, ndr) è molto importante per noi sotto diversi punti di vista. Per esempio lei era l’unica ad essere già stata a Bessans, dove si è appena concluso il nostro ultimo raduno, così ci ha dato diversi consigli sulla pista. Abbiamo il traino di un’atleta che ha già ottenuto diversi successi nazionali e in ambito mondiale, poi è fortissima al tiro, un vantaggio per tutte noi che possiamo prenderla come riferimento».

Nella passata stagione ti sei tolta diverse soddisfazioni vincendo anche un titolo italiano.
«È stata molto positiva, sono felice per come sono andate le cose. Forse soltanto ai Mondiali non ho raggiunto i risultati che mi sarei aspettata, forse ho sentito un po’ di emozione, ma sono comunque soddisfatta di aver ricevuto la convocazione. Il titolo italiano è stato una sorpresa anche per me, visto che ero al primo anno nella categoria giovani. Il fatto che la gara fosse su due poligoni, non essendo io una gran tiratrice, è stato un bel vantaggio per me. Sono riuscita a fare un doppio zero ed è andato tutto liscio. Non ci credevo neanch’io quando ho visto come sono andate le cose».

Qual è il tuo obiettivo in vista della prossima stagione?
«Voglio trovare un po’ di continuità in più al tiro, sul quale già adesso stiamo lavorando con Fabio (Cianciana, ndr) ed Edoardo (Mezzaro, ndr), ma ovviamente voglio migliorare ancora pure sugli sci, dove vado già bene ma alla mia età bisogna sempre pretendere di crescere. Per quanto riguarda i risultati, punto a confermarmi e ricevere la convocazione per il Mondiale Giovani e l’Ibu Cup Junior».

Chi è il tuo punto di riferimento nel biathlon?
«Ovviamente Lisa Vittozzi, un grande esempio per me, visto che vive vicino a casa mia, è giovanissima e sta già ottenendo grandissimi risultati internazionali. Oltre a lei mi piace moltissimo Laura Dahlmeier, due anni fa è stata impressionante tanto sugli sci quanto al tiro, era eccezionale».

A proposito: qual è il segreto del Friuli che negli ultimi anni ha sfornato diversi ottimi atleti?
«Io credo sia dovuto in parte al fatto che Mirco (Romanin, ndr) ci abbia trasmesso la voglia di far fatica e migliorarsi, non mollare mai e guardare nel complesso sempre la cosa positiva anche in una giornata storta».

Sei ancora una studentessa: riesci a conciliare bene sport e studio?
«Nel prossimo settembre inizierò la quinta ma non ho mai avuto grandi difficoltà nel conciliare le due cose perché riesco ad arrangiarmi bene, con impegno e organizzazione. Certo, a volte ci vuole anche un po’ di fortuna (ride, ndr)».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
«Credo sia quello di tutti i giovani atleti: correre un giorno in Coppa del Mondo e partecipare alle Olimpiadi»

Giorgio Capodaglio

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