Sci di fondo | martedì 07 agosto 2018

L'allenatore delle juniores Francesco Semenzato: "Prepariamo queste ragazze a un futuro da atlete"

Parla l'allenatore della nazionale juniores femminile: "Ciò che più mi preme è il loro inserimento nel contesto delle squadre nazionali; una cosa più importante anche dei risultati"

L'allenatore delle juniores Francesco Semenzato: "Prepariamo queste ragazze a un futuro da atlete"

Ha da poco concluso a Malles il secondo raduno stagionale insieme alla squadra juniores femminile, che guida come allenatore responsabile. Francesco Semenzato si è messo al lavoro per aiutare le sette componenti della squadra, quattro classe 1999 e tre 2000, a crescere come atlete, non soltanto nelle prestazioni ma anche in tutto ciò che viene richiesto a un fondista professionista, per far si che siano pronte all’eventuale passaggio tra le senior.

Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio la squadra formata da Rebecca Bergagnin, Laura Colombo, Alessia De Zolt Ponte, Noemi Glarey, Martina Di Centa, Emilie Jeantet e Nicole Monsorno, ma anche il suo punto di vista sul modo in cui un allenatore deve preparare delle atlete ancora molto giovani, gestirne le difficoltà e la voglia di emergere, prima dell’eventuale salto tra le professioniste.

Buon pomeriggio Francesco. Com’è stato il primo approccio con questo nuovo gruppo che stai guidando?
«Molto positivo. Per quanto riguarda le componenti della squadra ho lavorato in passato soltanto con Alessia (De Zolt Ponte, ndr) e Noemi (Glaret, ndr), che già facevano parte del gruppo juniores nella passata stagione. Le altre cinque, invece, non le conoscevo in maniera così profonda ma le avevo già viste all’opera negli anni passati, attraverso il gruppo di interesse nazionale o le attività della squadra, quindi mi ero già fatto un’idea sul loro conto. Questo è un aspetto molto positivo del progetto degli atleti di interesse nazionale, che ti permette di venire a contatto con gli atleti momentaneamente esclusi dalle nazionali, i quali potrebbero però rientrare o entrare a far parte delle squadre azzurre in futuro, dandoti modo di iniziare a confrontarti con chi potresti allenare in futuro. Ciò facilita non di poco l’approccio iniziale con gli atleti quando ci si trova poi a lavorare assieme».

Parliamo ora di questo gruppo composto da quattro 1999 e tre 2000. Iniziamo dalle più grandi.
«Le quattro ‘99 si ritrovano ad avere maggiori responsabilità, perché in primo luogo sentono di dover ripercorrere gli ottimi risultati ottenuti negli ultimi anni dalle varie Martina Bellini, Anna Comarella, Francesca Franchi, Cristina Pittin o Ilenia Defrancesco. Sono soprattutto loro, all’ultimo anno Under 20, le atlete chiamate a esprimere il massimo per dare continuità agli ottimi risultati degli ultimi anni. Non è, però, solo questo il motivo per cui le ragazze all’ultimo anno sono quelle più sotto pressione. Le ‘99 hanno il compito di trascinare le più giovani in allenamento, mostrare grande volontà e attenzione nel modo in cui si fanno le cose, perché sono vicine alla porta d’accesso al professionismo e ovviamente non tutte avranno questa possibilità. Questa stagione sarà quindi importante, perché per loro sarà fondamentale riuscire a ottenere il posto nella squadra Under 23 il prossimo anno o un tesseramento nei corpi militari, per poter proseguire. Queste ragazze, quindi, sentiranno un po’ di pressione addosso, perché nessuna di loro è arruolata. Da una parte ciò può anche essere un bene, in quanto saranno certamente tutte motivatissime, mentre dall’altra potrebbero sentirsi un po’ troppo sotto pressione. Fortunatamente almeno tre su quattro hanno terminato la scuola e potranno dedicarsi in maniera più decisa e senza distrazioni al lavoro da fare».

Ritieni che abbiano i mezzi per ottenere gli obiettivi che si sono poste?
«Parlo in generale, coinvolgendo anche le tre più giovani. I presupposti sulla carta sono buoni, perché queste ragazze hanno già fatto una buona esperienza in campo internazionale. Prendete Emilie (Jeantet, ndr), ha disputato i Mondiali Junior della passata stagione e fatto molto bene, comportandosi ottimamente nell’individuale e disputando un’ottima prima frazione in staffetta, dimostrando una capacità di gestione dello stress incredibile. Rebecca (Bergagnin, ndr) per citarne un’altra, si è ben comportata in Coppa Europa e in ambito nazionale. In generale vogliamo dare continuità ai valori espressi dalle atlete nella passata stagione e ovviamente migliorarli. Poi ci sono anche gli aspetti legati alla formazione che richiedono ancora del tempo per essere affinati. L’obiettivo della squadra under 20, infatti, deve essere quello di indirizzare le giovani verso un’interpretazione della vita da atleta che deve essere al livello di una professionista, quando ancora non lo sono. Le possibilità per fare bene ci sono perché vedo degli elementi molto validi sotto diversi punti di vista. Dopo il raduno iniziale in compagnia delle atlete di interesse nazionale, a Malles abbiamo avuto l’opportunità di lavorare in maniera più specifica con loro sette e ho avuto delle risposte positive, un impegno totale da parte loro. Mi sono anche complimentato, perché le ho viste sempre molto concentrate, si sono impegnate con tanta voglia di migliorarsi e crescere applicandosi su alcuni nuovi aspetti, legati anche al cambio di allenatore, perché cinque di loro si trovano a lavorare con me per la prima volta e bisogna anche trovare dei nuovi equilibri tecnici e organizzativi. Le ho trovate tutte molto attente, ben disposte anche al cambiamento e vedere le cose fatte in maniera diversa. Ho quindi l’impressione di avere dell’ottimo materiale umano. Ora starà a me gestirlo e portarlo alle migliori condizioni per rendere al meglio».

Entriamo ora nello specifico delle tre giovani 2000.
«Tornando ai complimenti fatti in precedenza a tutto il gruppo, ci tengo a sottolineare proprio l’impegno delle tre più giovani, che si mettono sempre a confronto con le più grandi. Rispetto a quanto accade al maschile, tra le ragazze si nota meno la differenza di età, così possono confrontarsi su ottimi livelli di prestazione. Per esempio Nicole (Monsorno, ndr) si è messa in mostra nell’attività di scivolata a spinta, mettendo in evidenza un’ottima tecnica. Tutte e tre queste ragazze hanno fatto vedere ottime capacità e una buonissima abilità di base. Sono convinto che in stagione non vedremo queste grandi differenze di prestazione legate all’età. Delle tre Nicole potrà fare molto bene nelle prove corte, perché ha un livello molto alto di espressione rapida della forza. Martina (Di Centa, ndr) ed Emilie (Jeantet, ndr), invece, sono sicuramente molto competitive nelle gare più a lunga percorrenza ma hanno dei grandissimi margini di miglioramento anche nelle sprint. Sono molto fiducioso».

A questo punto quali sono le tue aspettative in vista della prossima stagione?
«Innanzitutto mi aspetto che questo percorso in squadra possa essere molto utile a queste atlete sotto ogni punto di vista: dai risultati alla gestione dell’allenamento, dal tempo libero al rapporto con la scuola, i corpi militari, i tecnici e tutte le figure all’interno della squadra. Quindi che possano crescere e, se andranno avanti, approcciare al professionismo nel modo migliore; mi auguro che vivano questa loro esperienza da atlete in modo sereno, non pressante, senza lasciarsi asfissiare dall’obbligo del risultato a tutti i costi, ma con l’idea di crescere un poco alla volta, mettendo ogni giorno qualcosa di nuovo nel loro bagaglio di competenze e conoscenze. Ovviamente, poi, mi auguro anche che siano soddisfatte dei risultati raggiunti. La cosa che più mi preme, però, è l’inserimento nel contesto delle squadre nazionali, una cosa per noi fondamentale»

 

 

 

 

G.C.

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