Sci di fondo | 16 novembre 2018

Fondo - Stefano Corradini, responsabile del gruppo Atleti di Interesse Nazionale: "Credo in questo progetto"

L'allenatore trentino a Fondoitalia: "Tanti benefici sono arrivati in questi anni dal progetto AIN: più stimoli per i giovani atleti, ottimi risultati, maggior collaborazione tra i tecnici e un passaggio graduale dal Comitato alla nazionale"

Fondo - Stefano Corradini, responsabile del gruppo Atleti di Interesse Nazionale: "Credo in questo progetto"

Insieme alla nazionale juniores under 20 maschile e femminile, in questi giorni sono presenti a Livigno anche gli Atleti di Interesse Nazionale. Sono venti i fondisti di questo gruppo, che affiancheranno fino a domenica la nazionale juniores under 20 nel raduno livignasco. Si tratta di Riccardo Bernardi, Jacques Lino Chanoine, Luca Compagnoni, Leonardo De Biasi, Andrea Gartner, Gabriel Koehl, Francesco Manzoni, Lorenzo Molzi, Fabrizio Poli, Filippo Sartori, Luca Sclisizzo e Giovanni Ticcò tra i ragazzi, Chiara Becchis, Maria Boccardi, Silvia Campione, Federica Cassol, Francesca Cola, Valentina Maj, Michaela Patscheider e Giorgia Rigoni tra le ragazze.

Di questo progetto e dei risultati che ha portato in questi anni abbiamo parlato con Stefano Corradini, responsabile del gruppo degli Atleti di Interesse Nazionale dopo aver preso il posto quest'anno di Renato Pasini, passato ad allenare la nazionale femminile Under 23.

Buon pomeriggio Stefano. Puoi parlarci del progetto "Atleti di Interesse Nazionali"?
«È un progetto al quale la FISI crede molto e va avanti ormai da alcune stagioni. È nato per dare maggiori possibilità a quei giovani fondisti rimasti di poco fuori dalla squadra Under 20. I criteri di selezione vengono fatti esclusivamente attraverso i meriti sportivi acquisiti con i risultati di Coppa Italia e Campionati Italiani. Insomma per entrare a far parte di questo gruppo bisogna essere competitivi e l’abbiamo visto anche durante la preparazione, in occasione dei test fatti insieme alla nazionale Under 20. Il gruppo è formato da otto atlete e dodici atleti, che fanno parte delle categorie Aspiranti Under 18 e Juniores Under 20. Questi, oltre a svolgere la preparazione con le squadre dei rispettivi comitati, hanno partecipato anche ad alcuni raduni con noi. Il primo a La Thuile, insieme anche alla nazionale juniores, poi Predazzo e Forni Avoltri. Ora siamo a Livigno, dove ieri abbiamo concluso la batteria di test, iniziata già in estate, che ci ha permesso di scegliere i giovani da portare alle prime tappe della Coppa Europa».

In questi raduni sono presenti anche gli allenatori responsabili dei comitati.
«Si, perché questo progetto prevede che i ragazzi siano accompagnati da un tecnico di riferimento, che collabora con la federazione nel corso di questi raduni. Io già in passato ho lavorato per l'AIN proprio come tecnico del Comitato Trentino, quando Renato Pasini era il responsabile e posso dirvi che in questi anni si è instaurato un ambiente molto collaborativo. C’è un bel clima e i tecnici si condividono le strategie di allenamento senza alcun segreto. Questo progetto, quindi, non fa bene solo ai ragazzi selezionati ma a tutto il movimento, in quanto condividendo le proprie tecniche di allenamento, gli allenatori stessi possono migliorare e aggiornarsi. Abbiamo poi notato una maggiore unità in questi anni, perché anche durante l’inverno si collabora mettendo da parte la rivalità. C’è sinergia, quindi, nel corso dell'intera stagione, non soltanto durante la preparazione estiva».

I ragazzi che fanno parte di questo progetto seguono un identico programma di allenamento?
«Quando sono a casa vengono seguiti dai tecnici di riferimento dei rispettivi comitati, mentre in ritiro hanno un programma condiviso da me, come responsabile del progetto, e gli allenatori responsabili dell’Under 20, Francesco Semenzato e Paolo Rivero, per fare in modo che tutti gli atleti possano lavorare insieme nel corso dei raduni congiunti. Condividere l’allenamento porta dei risultati molto positivi perché gli atleti della nazionale juniores non si siedono sugli allori, stimolati dall’impegno di quelli del gruppo di Interesse Nazionale, mentre questi ultimi sono motivatissimi nel voler dimostrare il proprio valore. I risultati si sono visti, dal momento che negli ultimi anni atleti come Alessandro Longo, Laura Colombo Rebecca Bergagnin, Simone Mocellini, Francesca Franchi, Nicole Monsorno e Michele Gasperi sono partiti dal gruppo AIN per finire poi nelle squadre nazionali o addirittura essere arruolati nei corpi sportivi. È un chiaro segno che il progetto va molto bene e soprattuttto che la Federazione ci sta credendo».

Da quest’anno sei il responsabile di questo gruppo; è una bella responsabilità.
«È un incarico molto particolare perché mi trovo a seguire nei raduni degli atleti che a casa sono allenati da altri. Però sono sempre in contatto con gli atleti e i tecnici. Sento di avere un’importante responsabilità perché questi ragazzi sono molto validi e lottano per entrare nelle nazionali e nei corpi sportivi per diventare dei fondisti professionisti. Dall’altra parte è molto stimolante questo ruolo perché se i ragazzi dovessero emergere per me sarebbe una grande soddisfazione. Inoltre è stato bello prendere l’incarico che è stato di Renato Pasini, persona che stimo e con cui vado molto d’accordo, passato alla nazionale Under 23 femminile. Posso dire che sono molto felice di essere stato preso in considerazione per questo ruolo perché credo moltissimo al progetto Atleti di Interesse Nazionale e mi fa piacere che ci sia fiducia nei miei confronti».

Ci sono altri vantaggi derivanti dal progetto AIN?
«Ce ne sono svariati. Per esempio aiuta l’inserimento futuro in una squadra nazionale perché gli allenatori di Under 20 e Under 23 vedono da vicino questi ragazzi nel corso della stagione quando sono nel gruppo AIN. A questi giovani viene così garantito un passaggio più graduale e non netto dal Comitato alla nazionale. Inoltre la creazione del gruppo AIN ha dato nuovi stimoli agli atleti dei comitati, perché in passato se non entravi nella nazionale Under 20 restavi fuori, mentre oggi con questo gruppo i ragazzi hanno una speranza in più, soprattutto coloro che hanno grandissimi mezzi ma non sono ancora riusciti a tirarli fuori».

Giorgio Capodaglio

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