Combinata | mercoledì 21 novembre 2018

La guida alla stagione 2018-'19 della combinata nordica

Nazione per nazione, tutto quello che c'è da sapere sulla XXXVI edizione della Coppa del Mondo maschile di combinata nordica.

Foto by Pentaphoto

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Nel weekend la stazione sciistica finlandese di Ruka, nei pressi della città di Kuusamo, terrà a battesimo la XXXVI edizione della Coppa del Mondo di combinata nordica.

Andiamo a vedere, nazione per nazione, qual è la situazione al momento dell’inizio della nuova annata agonistica.

 

GIAPPONE
La disamina parte giocoforza dal Paese del Sol Levante, la cui guida tecnica rimane Takanori Kono.

D’altronde nel 2017-’18 Akito Watabe è finalmente riuscito a coronare il lungo inseguimento alla tanto agognata Sfera di cristallo. Il trentenne di Hakuba è in grado di eccellere sia nel salto che nel fondo e parte con tutte le credenziali per ripetere il successo conseguito nella scorsa stagione. Tuttavia per lui potrebbe essere più appetibile l’ipotesi di conquistare quella medaglia d’oro individuale in un grande appuntamento che ancora manca al suo palmares. In realtà un obiettivo non esclude l’altro e il fenomenale nipponico cercherà di perseguirli entrambi.

Alle sue spalle si stagliano le figure del fratello Yoshito e di Go Yamamoto. Difficile dire chi dei due possa essere considerato la seconda forza e chi la terza, sarà la prova del campo a dircelo.

Di sicuro c’è che il “piccolo” Watabe, classe 1991, era un tempo persino superiore ad Akito sul trampolino, salvo poi pagare dazio sugli sci stretti. I tecnici lo consideravano in grado di emulare il suo oniisan, ma in realtà tale esplosione non si è mai verificata. Oggi Yoshito Watabe appare un atleta plafonato, destinato a galleggiare attorno alla quindicesima piazza con picchi di rendimento che potranno proiettarlo nella top ten.

Yamamoto è invece molto più giovane (nato nel 1995) ed è un combinatista di cui in Giappone si parla da tempo, rimanendo però a lungo un talento inespresso. Lo scorso anno è invece stato in grado di mettere a frutto le sue qualità, diventando presenza fissa in zona punti e flirtando a più riprese con le prime dieci posizioni. Saltatore di primissimo piano, ha ancora margini di crescita nel fondo e di conseguenza potrebbe frequentare sempre più spesso le zone nobili delle classifiche.

Il ruolo di numero quattro della squadra spetta al veterano Hideaki Nagai, uno dei pochi nipponici ad avere negli sci stretti il proprio punto di forza. Quando sarà al top della forma, che per lui generalmente arriva nella seconda metà di stagione, il trentacinquenne di Hachimantai potrà essere presenza fissa in zona punti, se non addirittura nelle prime venti posizioni.   

Non vedremo più Taihei Kato, che a 34 anni ha deciso di appendere gli sci al chiodo. Si sono invece completamente perse le tracce di Takehiro Watanabe, il quale – dopo essere stato un punto fermo del movimento nipponico negli ultimi tre anni – non è stato convocato neppure per le tappe dicembrine di Continental Cup. Non vi sono notizie in merito, ma a questo punto l’ipotesi più probabile è quella di un infortunio di qualche tipo.  

Di conseguenza fino a Natale vedremo costantemente in Coppa del Mondo Aguri Shimizu e Go Sonehara. Per entrambi l’obiettivo massimo sarà quello di sfruttare l’occasione propizia e fare capolino in zona punti. 

 

GERMANIA
In casa Germania, dove il timone del movimento è saldamente nelle mani di Hermann Weinbuch (coadiuvato da Ronny Ackermann per la parte salto e Kai Bracht per il fondo), si viene da una stagione in salsa agrodolce.

L’annata è stata complessivamente la peggiore dell’ultimo lustro, tuttavia il trionfo senza precedenti nelle due settimane dei Giochi olimpici di PyeongChang 2018 (tre ori in tre gare, con cinque medaglie complessive su un massimo teorico di sette conquistabili) ha permesso di archiviare positivamente anche il 2017-’18. Cionondimeno la squadra schwarz-rot-gold cercherà indubbiamente di migliorare le performance dell’inverno passato.    

La Germania ripartirà con il ben noto tridente, la cui punta di diamante è però reduce da una stagione in cui è apparsa smussata. Parliamo di Eric Frenzel, che dopo aver inanellato un filotto senza precedenti di 5 Coppe del Mondo consecutive è stato costretto ad abdicare in favore di Akito Watabe. Il trentenne sassone ha comunque conquistato un oro olimpico che, oltre a salvare il suo bilancio, gli ha permesso di fregiarsi senza più dubbi del ruolo di greatest of all times della disciplina.

Cos’è mancato al Frenzel del 2017-’18 rispetto a quello degli anni precedenti? La qualità sul trampolino. Infatti il fenomenale atleta di scuola Oberwiesenthal ha faticato nel salto, riuscendo a tenere solo a sprazzi quel rendimento di eccellenza assoluta che aveva mantenuto per l’intero lustro precedente. Dovesse ritrovare la stabilità tecnica, allora sarà un serio pretendente alla Sfera di cristallo, altrimenti dovrà accontentarsi di lottare per alcune vittorie di tappa. Traguardo comunque significativo, poiché ormai è vicinissimo ai record di successi stabiliti da Hannu Manninen.

Vi è poi Johannes Rydzek, che molti allibratori considerano come il grande favorito per la conquista della Coppa del Mondo. Indubbiamente il ventisettenne bavarese è uno dei più accreditati per vincere la classifica generale, peraltro già sfiorata nel 2016-’17, ma prima di affidargli i favori del pronostico bisognerà capire quale sarà la sua consistenza sul trampolino. Per Rydzek, che sugli sci stretti ha pochi rivali, sarà infatti fondamentale ridurre al minimo i passaggi a vuoto nel salto, evitando così di cedere punti preziosi sul lungo periodo.

Le caratteristiche sono più o meno le medesime di Fabian Rießle, leggermente meno talentuoso del compagno di squadra in entrambe le componenti. In una disciplina dove negli ultimi anni il livello si è alzato esponenzialmente, questa piccola differenza fa sì che il ventottenne del Baden-Württemberg sia un piazzato di lusso anziché un serial winner. Potrà in ogni caso togliersi grandi soddisfazioni, soprattutto se dovesse salire sul gradino più alto del podio nel giorno in cui saranno in palio le medaglie iridate.

Attenzione però, perché in casa Germania sta venendo affilata anche una quarta punta. Si tratta del giovane Vinzenz Geiger, ventunenne di Oberstdorf cresciuto prepotentemente nella scorsa stagione. Combinatista equilibrato, destinato a diventare un big assoluto nel giro di un paio di anni proseguendo sulla strada attualmente intrapresa. Per ora manca di costanza, ma già nei prossimi mesi nelle gare in cui girerà tutto per il verso giusto sarà sicuramente da podio e forse anche da vittoria.  

Con il ritiro di Björn Kircheisen, la quinta forza del team è Manuel Faißt, sinora figlio di un Dio minore. Al venticinquenne del Baden-Württemberg è sempre mancato il proverbiale centesimo per fare l’euro. Generalmente quando salta bene fa fatica sugli sci, mentre quando è in condizione nel fondo non riesce mai a esprimersi a dovere sul trampolino. Ne scaturisce un atleta in grado di classificarsi costantemente tra l’undicesima e la ventesima posizione. Chissà se mai arriverà il più classico dei periodi di grazia che gli consentirà di mirare anche ai bersagli più grossi.

All’interno di questo contesto, Terence Weber potrà crescere senza pressioni. Il ventiduenne conterraneo di Eric Frenzel ha già mostrato ottime cose nel salto, ma deve ancora migliorare parecchio nel fondo per poter frequentare i quartieri nobili della classifica. Al momento il suo traguardo principale sarà guadagnare quanto più spazio possibile nelle prime venti posizioni.

Le gerarchie sono definite, poiché i restanti tedeschi sono uomini la cui dimensione è la Continental Cup. Va però rimarcato come ormai da un anno si siano completamente perse le tracce di Jakob Lange, ventiquattrenne in linea teorica in grado di esprimersi quantomeno sugli stessi livelli di Weber, martoriato però dagli infortuni.

 

NORVEGIA
Il movimento norvegese, guidato da Kristian Hammer, esce dal 2017-’18 con l’amaro in bocca. Nonostante le tante soddisfazioni parziali, la squadra scandinava è rimasta con un pugno di mosche quando si è trattato di dare la caccia ai premi più pregiati. In particolare pesa il magro bottino olimpico (un argento), reso ancor più beffardo da due quarti posti. I norge avranno quindi il dente avvelenato nel 2018-’19, inverno in cui cade un infausto anniversario.

Siamo infatti giunti al ventennale dalla conquista dell’ultima Sfera di cristallo che, ancora oggi, porta la firma di Bjarte Engen Vik. Sembra incredibile, ma i combinatisti norvegesi hanno vinto 8 delle prime 16 Coppe del Mondo andate in scena, ma sono incapaci di imporsi nella classifica generale ormai da 19 anni!

Chi potrebbe avere più chance di riportare “Il Coppone” in Norvegia è Jarl Magnus Riiber, la cui qualità sul trampolino non ha eguali. Nonostante abbia solo ventuno anni e abbia perso quasi l’intero 2016-’17 a causa di problemi alla spalla oggi (si spera) definitivamente risolti, l’atleta di Oslo vanta già 11 podi in Coppa del Mondo. Questo dato testimonia la dimensione di un soggetto che nel prossimo futuro potrebbe trasformarsi in dominatore assoluto. Mantenendo l’attuale superiorità nel salto e crescendo di rendimento sugli sci stretti, dove al momento paga dazio rispetto agli altri top athletes, potrebbe letteralmente essere ingiocabile sul lungo periodo. Per farlo sarà necessario migliorare la tecnica di sciata, fino allo scorso inverno ancora piuttosto “artigianale”, e soprattutto evitare quei malanni che troppo spesso lo hanno frenato, anche nell’ottima passata stagione.

Per la Norvegia un’altra carta da classifica generale potrebbe essere Jørgen Graabak, al quale però sinora è sempre mancato quel quid per riuscire a proporsi come un serio candidato alla Sfera di cristallo. Il problema del ventisettenne di Trondheim è più o meno il medesimo di Fabian Rießle: in uno sport dalla competitività esasperata, avere qualcosa in meno rispetto agli altri avversari di vertice fa la differenza tra un serial winner e un piazzato di gran lusso in grado di ambire al massimo a successi nella giornata secca (che però, se è quella giusta, possono portare in dote il più prestigioso dei trofei, vedi l’oro olimpico di Sochi 2014). Certo, se dovesse trovare la stagione di grazia, allora anche l’obiettivo Coppa del Mondo sarebbe fattibile.

Ed è proprio una stagione di grazia quella da cui viene Jan Schmid. Nel 2017-’18 l’ormai trentacinquenne di Trondheim si è reso protagonista di un’annata sensazionale, durante la quale si è espresso a un livello a lui sconosciuto, arrivando persino a contendere la classifica generale ad Akito Watabe. Difficilmente potrà ripetersi, ma il veterano avrà senza dubbio la chance di classificarsi costantemente nella top ten, salendo di tanto in tanto sul podio.

Sarà interessante capire quali potranno essere le ambizioni di Espen Andersen, trasformatosi improvvisamente da seconda linea a punto fermo della squadra. Per lui sarebbe importante ripetere quanto realizzato dodici mesi orsono, piazzandosi quante più volte possibile fra i primi dieci e cercando magari qualche saltuario exploit.

Il 2018-’19 sa tanto di inverno della verità per Magnus Krog, il cui ultimo biennio è stato deludente, soprattutto a causa di ripetuti malanni. Il suo cruccio principale sarà quello di rimanere in salute, in maniera tale da provare a ritornare su quei livelli d’eccellenza su cui si è già espresso in passato. Un discorso simile vale anche per Magnus Moan, il quale è però di quattro anni più anziano e sembra aver ormai imboccato la parabola discendente. Tuttavia il trentacinquenne trapiantato a Trondheim non ha nessuna intenzione di arrendersi ed è motivato a invertire la tendenza negativa degli ultimi tempi.

Fino a metà gennaio avrà un pettorale nominale in Coppa del Mondo anche il ventenne Einar Lurås Oftebro, eredità della medaglia iridata agli ultimi Mondiali junior. Per la verità il più talentuoso della famiglia appare il fratello minore Jens Lurås, di due anni più giovane e già capace di fare capolino in zona punti in Coppa del Mondo. Per lui l’obiettivo sarà emulare il fratellone, guadagnandosi a sua volta un posto fisso nel massimo circuito.

A meno di malanni altrui, gli altri rappresentati del movimento dovranno accontentarsi di gareggiare in Continental Cup e di sfruttare al meglio le occasioni concesse dal contingente nazionale nelle gare di casa. Dunque si prospetta poco spazio per i vari Espen Bjørnstad (riguardo il quale però Kristian Hammer ha recentemente espresso buone parole), Harald Johnas Riiber e Sindre Ure Søtvik.   

 

AUSTRIA
Quello austriaco è uno dei movimenti più floridi in assoluto. Pertanto lo staff tecnico guidato da Christoph Eugen, coadiuvato da Christoph Bieler per la parte salto e dall’italiano Jochen Strobl per il fondo, avrà letteralmente l’imbarazzo della scelta. Infatti, alla luce della profondità del settore, i 6 pettorali a disposizione (più uno nominale) saranno molto stretti e si renderanno necessarie decisioni dolorose. Per di più il 2018-’19 è inverno di capitale importanza per l’Austria, poiché i Mondiali di Seefeld saranno quelli di casa.  

Con ogni probabilità il ruolo di leader del team verrà assunto da Mario Seidl, indubbiamente uno dei migliori tre combinatisti del mondo sul trampolino. Negli ultimi anni lo abbiamo visto piazzarsi a ripetizione nella top ten, attaccando di tanto in tanto il podio. Rendimento che potrà ripetere anche nel 2018-’19, dove però l’ambizione sarà quella di effettuare il tanto agognato passo in avanti sugli sci stretti allo scopo di diventare competitivo per la vittoria. Se questa crescita dovesse verificarsi, allora il carinziano potrebbe anche diventare un pretendente alla Sfera di cristallo o quantomeno candidarsi alla top-three della classifica generale.

L’Austria potrà poi contare su un terzetto di veterani di sicuro rendimento. Lukas Klapfer, classe 1985, è reduce dalla miglior stagione della sua carriera durante la quale si è persino preso la soddisfazione di conquistare un bronzo olimpico individuale. L’ormai trentatreenne di Eisenerz ha trovato una solidità sul trampolino a lui sconosciuta in passato, riuscendo di conseguenza a far valere al meglio le sue proverbiali qualità nel fondo, cogliendo top ten a ripetizione e salendo saltuariamente sul podio. La possibilità di ripetere l’ottimo rendimento dell’anno passato passerà tutta dalle sue performance nel salto. Non sarà però della partita a Kuusamo, seppur per sua scelta. Il navigato stiriano preferisce disertare l’opening, cominciando la sua avventura da Lillehammer.

Anche Wilhelm Denifl viene da un inverno impressionante, soprattutto alla luce dell’età. Il tirolese ha appena compiuto 38 anni e con il ritiro di Hannu Manninen è diventato il combinatista più anziano in attività. A dispetto delle tante primavere sulle spalle, il veterano di Innsbruck mira a realizzare le medesime performance già auspicate per Klapfer, rispetto al quale ha però caratteristiche diametralmente opposte, essendo decisamente più competitivo nel salto (soprattutto quando spira aria frontale).

Contrariamente agli altri due ultratrentenni del team, Bernhard Gruber ha vissuto un 2017-’18 deludente, a causa soprattutto di una notevole dose di sfortuna manifestatasi in una forma di appendicite acuta che lo ha colpito proprio nel mese di novembre 2017, condizionando in negativo tutto il suo inverno. Il trentaseienne salisburghese sarà quindi affamato di rivincita come non mai e nei periodi in cui sarà al top della forma potrà essere un candidato al podio, se non addirittura alla vittoria. Molto dipenderà dalle sue performance sul trampolino poiché nel corso degli anni il veterano di Bischofshofen ha perso stabilità nel salto, guadagnando però di competitività sugli sci stretti.

L’Austria inoltre può contare su un impressionante quantità di atleti nati tra il 1993 e il 1995. Fra di essi lo scorso anno si sono messi in mostra soprattutto Lukas Greiderer e Franz-Josef Rehrl. Il primo, venticinquenne tirolese, è combinatista più equilibrato del suo coetaneo stiriano, decisamente più portato per il salto. Entrambi hanno ormai fatto ingresso a più riprese nella top ten, pertanto il loro obiettivo sarà quello di cercare il primo podio della carriera. Non sarà semplice, ma nelle giuste condizioni potrebbero anche riuscirci.

Durante l’estate si sono messi in mostra anche Martin Fritz e Thomas Jöbstl, i cui connotati sono diametralmente opposti. Il primo, classe 1994 stiriano, è decisamente più saltatore che fondista. L’esatto contrario del secondo, ventitreenne carinziano. Non sorprende che alla luce della rinuncia di Klapfer e delle caratteristiche di Kuusamo, sia Fritz il prescelto per sostituire il corregionale. Però entrambi, se vorranno trovare spazio in pianta stabile in Coppa del Mondo, dovranno necessariamente confermare su neve la crescita estiva evidenziata nella componente dove faticano maggiormente.

Un discorso analogo può essere fatto per David Pommer, venticinquenne tirolese più portato per il fondo, che però a differenza degli altri due non ha brillato durante le competizioni tenute nella off-season. Il suo inverno comincerà quindi in Continental Cup. In tutto questo è incredibile pensare che si siano perse le tracce dell’atleta più promettente dell’intera generazione, considerato un potenziale futuro dominatore della combinata. Stiamo parlando di Philipp Orter, ventiquattrenne carinziano che ora cercherà di ritrovare sé stesso nel limbo cadetto.

Si vedrà quando l’Austria deciderà di usufruire del pettorale nominale a disposizione di Dominik Terzer, andato a medaglia agli scorsi Mondiali junior. Probabilmente lo si vedrà in azione in maniera occasionale poiché, essendo ancora in età juniores, avrà certamente come obiettivo quello di ripetere il podio nella rassegna iridata di categoria.

Insomma, non c’è nazione al mondo dove la lotta per i pettorali per il massimo circuito sarà più accesa dell’Austria.

 

FINLANDIA
Il lavoro impostato nel corso degli anni dall’head coach Petter Kukkonen sta dando i frutti sperati e i tanti giovani di talento a disposizione del movimento finlandese stanno tutti sbocciando.

In particolare il ventiduenne Eero Hirvonen e il ventitreenne Ilkka Herola sono già indiscutibilmente tra i dieci atleti più forti del mondo.  Il primo è un combinatista equilibrato senza punti deboli, mentre il secondo paga dazio rispetto ai migliori nel salto, salvo non temere confronti sugli sci stretti. Da loro potrebbero arrivare podi a ripetizione e, verosimilmente, anche quella vittoria che in casa Finlandia manca ormai dal marzo 2010.

C’è però il serio rischio di poter contare esclusivamente solo su una delle due punte, almeno nella fase iniziale della stagione. Infatti Hirvonen ha dovuto fare i conti per tutta estate con una cronica infiammazione al ginocchio a causa della quale non ha potuto saltare per ben cinque mesi. Al momento il ventiduenne di scuola Jyväskylä viene dato in ritardo di condizione e il suo impiego a Kuusamo è in dubbio.

Il periodo difficile del team sinivalkoinen sembra comunque definitivamente superato, poiché la squadra A è interamente composta da nati nella seconda metà degli anni ‘90 e alle spalle delle due punte si vedono germogliare altri atleti interessanti. Su tutti Arttu Mäkihaho, diventato ormai un habitué della zona punti. Il ventunenne ambirà a crescere ulteriormente di rendimento, cercando di entrare costantemente nelle prime venti posizioni e di moltiplicare i propri piazzamenti in quella top-ten già assaggiata all’inizio della scorsa stagione.

C’è curiosità per capire quale possa essere la dimensione di Leevi Mutru, i cui saltuari picchi di rendimento gli permettono di proiettarsi nelle prime quindici posizioni. Fermi restando questi exploit, nel suo caso sarà però più importante ritrovare la costanza del 2016-’17, quando era riuscito a diventare presenza fissa tra i migliori trenta.

Il quartetto appena citato rappresenterà il nerbo della compagine nordica, che però ha anche altri ragazzi da sviluppare. In particolare potrebbero essere concesse delle possibilità al ventunenne Atte Korhonen, già capace di assaggiare al zona punti sul finire della passata stagione. Lo staff tecnico ha giustamente deciso di aggregarlo ai quattro punti fermi del movimento nel corso della preparazione estiva e grazie al gruppo nazionale avrà subito la possibilità di farsi valere in Coppa del Mondo.

Peraltro ci sono altri atleti ancora più giovani che si faranno le ossa in Continental Cup, ma che grazie al contingente nazionale potranno anche assaggiare il massimo circuito in quel di Kuusamo. Nel caso di specie si tratta dei fratelli Wille e Waltteri Karhumaa, di Otto Niittykoski e Atte Kettunen, tutti nati tra il 2000 e il 2002.

 Insomma, a differenza del salto (dove è sprofondata in una crisi apparentemente senza fine), la Finlandia della combinata nordica può davvero ambire a tornare la superpotenza di un tempo.   

 

FRANCIA
Con la fine del quadriennio olimpico la Francia ha riorganizzato il proprio settore salto/combinata, affidandone la direzione a Jerome Laheurte, che ha quindi lasciato il proprio ruolo di allenatore responsabile della combinata nordica, ora assunto da Frederic Baud.

Il secondo ritiro di Jason Lamy-Chappuis avrà un’incidenza minima sul movimento transalpino, che riporrà tutte le proprie speranze in tre uomini.

Il punto di riferimento del team rimane François Braud, il cui identikit è ben noto. Il trentaduenne di Chamonix è in grado di garantire un solido rendimento nell’arco dell’intero inverno, durante il quale può galleggiare costantemente tra la settima e la quindicesima posizione. Tuttavia il veterano savoiardo è maestro nel trovare il picco della condizione proprio in occasione delle gare con in palio le medaglie, soprattutto quelle iridate. L’argento di Falun 2015 e il bronzo di Lahti 2017 sono lì a testimoniarlo. Dunque attenzione a lui sulle piste di Seefeld.

Anche il trentatreenne Maxime Laheurte è soggetto ben noto. Saltatore sopraffino con degli atavici limiti sugli sci stretti saprà classificarsi regolarmente attorno alla quindicesima piazza, inserendosi a più riprese nella top ten quando lo schema di gara sarà particolarmente favorevole.

Dietro ai due ultratrentenni però sta sorgendo la stella di Antoine Gerard, destinato nel prossimo futuro a diventare il numero uno della squadra. Il ventitreenne dei Vosgi è combinatista completo, forse leggermente più portato per il fondo che per il salto, ed è reduce da una stagione in cui è partito benissimo salvo poi spegnersi strada facendo. Il talento però non è discussione e il miglior Gerard potrebbe avvicinare il rendimento di Braud.

A proposito di giovani, in casa Francia si dovrà cercare di recuperare Laurent Muhlethaler, il quale nel 2016-’17 appariva in rampa di lancio, faticando però oltremodo nel 2017-’18. Il ventunenne di Premanon al meglio delle sue possibilità è carta da zona punti, seppur in maniera occasionale.

Al momento non si intravedono altri transalpini con l’ambizione di essere competitivi in Coppa del Mondo. I tanti ragazzi della squadra B si faranno quindi principalmente le ossa in Continental Cup. Cionondimeno nella prima parte di stagione la Francia avrà a disposizione un pettorale extra, che in quel di Kuusamo verrà affidato al giovanissimo Edgard Vallet.

 

ITALIA
Il movimento azzurro ha cambiato guida tecnica. Dopo tre anni Paolo Bernardi ha abbandonato il proprio ruolo di allenatore responsabile, venendo sostituito dal finlandese Kimmo Savolainen, di ritorno dopo il periodo passato al timone del salto turco.

Il faro italiano sarà giocoforza Alessandro Pittin, i cui pregi e difetti sono ben noti. Il ventottenne carnico è senza dubbio il miglior combinatista in circolazione sugli sci stretti, ma al contempo il trampolino resta un cruccio. Tutto dipenderà dalle sue performance nel salto. Se riuscirà a limitare i danni allora potrà essere competitivo anche per le posizioni più nobili della classifica, altrimenti dovrà accontentarsi di piazzamenti meno prestigiosi. Ammesso e non concesso che riesca a superare il taglio del PCR. Al momento la prospettiva più verosimile è quella di ripetere la stagione passata, ovvero ingressi a ripetizione in zona punti con la possibilità di realizzare alcuni saltuari exploit da podio. Chiaramente se uno di questi picchi dovesse verificarsi ai Mondiali di Seefeld, allora il suo inverno assumerebbe immediatamente un valore pregiatissimo.

In linea puramente teorica l’Italia potrebbe essere dotata anche di una seconda punta, ovvero Samuel Costa. Il ventiseienne gardenese è uno dei pochi azzurri, se non l’unico, in grado di fare la differenza sul trampolino. Nel suo caso l’incognita principale riguarda la condizione atletica, poiché l’altoatesino ha perso l’intero 2017-’18 a causa di un infortunio al ginocchio che ha avuto anche diverse ricadute, costringendolo a più di un’operazione. Per questa ragione non è riuscito neppure a lavorare con profitto durante l’estate e di conseguenza non è assolutamente chiaro quali possano essere le sue reali ambizioni. Il miglior Costa sarebbe presenza fissa in zona punti, con picchi di rendimento da top-three o posizioni subito a ridosso. Alla luce di quanto appena esposto è però improbabile si possa vedere la miglior versione dell’azzurro. Pertanto nel 2018-’19 il traguardo più importante sarà quello di mantenere la salute e ritrovare il ritmo delle competizioni in ottica futura, senza badare troppo ai risultati che andranno messi in secondo piano. Se poi dovesse arrivare comunque qualcosa di buono, allora sarà tutto guadagnato. 

Chi potrebbe far bene è Raffaele Buzzi. Il ventitreenne friulano viene dato in grande spolvero sugli sci stretti, ma per poter far valere le sue qualità nel fondo dovrà prima superare lo scoglio delle qualificazioni e poi limitare i danni in gara. Nelle occasioni in cui ci riuscirà, allora potrà fare ingresso in quella zona punti già assaggiata in un paio di occasioni in passato.

Il traguardo di fare capolino nella top-thirty è anche l’obiettivo massimo di Aaron Kostner, atleta dalle caratteristiche tutto sommato equilibrate che lo scorso anno si è attestato costantemente attorno alla quarantesima posizione e che comincerà la stagione nel circuito cadetto. Con un po’ di fortuna i primi punti della carriera al piano superiore potrebbero già arrivare in questo inverno, il suo ultimo da junior. Per lui quindi potrebbe esservi la prospettiva di lottare per i quartieri nobili della classifica nei Mondiali di categoria di Lahti.

Oltre a questi quattro non esistono altri italiani competitivi in Coppa del Mondo. Armin Bauer si è ritirato, mentre la dimensione dei vari Manuel Maierhofer, Denis Parolari e Lukas Runggaldier è la Continental Cup. Per la verità i primi due potrebbero anche ambire a superare le qualificazioni del massimo circuito, mirando poi a difendersi sugli sci stretti.

 

REPUBBLICA CECA
Cambio di guida tecnica anche in Repubblica Ceca, dove Vladimir Smid è stato sostituito da Marek Sablatura.

La squadra avrà come propria stella il giovane Tomas Portyk, nella speranza che possa finalmente effettuare il tanto agognato definitivo salto di qualità. Il ventiduenne di Lomnice nad Popelkou aveva dato adito a grandi speranze nel biennio 2014-2016, ma si è successivamente plafonato sul medesimo livello nei due inverni successivi. Il che significherebbe vederlo costantemente in zona punti, con occasionali puntate nella top ten. Tuttavia Portyk era (ed è) atteso a risultati ancor più prestigiosi, soprattutto se dovesse riuscire a crescere di rendimento sugli sci stretti.

Difficile capire chi possa essere la seconda forza del team. In linea teorica il ruolo dovrebbe spettare al veterano Miroslav Dvorak, che però appare aver imboccato la proverbiale parabola discendente. Se dovesse essere sorretto dalla condizione fisica, potrebbe comunque far breccia saltuariamente fra i primi trenta. A tal proposito l’inizio non è incoraggiante, poiché non sarà della partita a Kuusamo essendo stato recentemente costretto a forte cura antibiotica per debellare un’infezione batterica.  

Dunque largo ai giovani, con lo staff tecnico che avrà come obiettivo quello di far germogliare in Coppa del Mondo i tanti ragazzi nati sul finire degli anni ’90. Fra di essi il più promettente è Ondrej Pazout, reduce però da un’estate complicata a causa di un’operazione alla spalla. Comunque sia, il talento non è in discussione e il ventenne tenterà di trovare la sua dimensione nel massimo circuito così come Lukas Danek e Jan Vytrval.

Tra le nuove leve può essere annoverato anche David Zemek, il quale però comincerà dalla Continental Cup cercando poi spazio cammin facendo. Insomma, la linfa non manca. Ora si tratta di metterla a frutto.

 

STATI UNITI
La tanto abusata locuzione “anno zero” è invece la più adeguata per definire il 2018-’19 degli Stati Uniti dato che la squadra, diretta per la seconda stagione consecutiva da Martin Bayer, ha perso il proprio cardine.

Infatti Bryan Fletcher ha deciso di ritirasi e con il suo addio il movimento statunitense ha visto venir meno l’atleta di gran lunga più competitivo degli ultimi anni senza avere la possibilità di sostituirlo adeguatamente. Di conseguenza quella che solo otto anni fa poteva essere definita una potenza della combinata nordica, si trova oggi ai margini della disciplina.

Attualmente l’unico combinatista di prospettiva all’interno del movimento Stars&Stripes appare essere il ventunenne Ben Loomis, capace di salire sul podio negli ultimi Mondiali juniores. Il 2018-’19 sarà a tutti gli effetti il suo primo inverno completo in Coppa del Mondo, pertanto il suo obiettivo principale sarà quello di fare apprendistato, sognando di fare occasionalmente capolino in zona punti.

Il saltuario ingresso nelle prime trenta posizioni è il massimo traguardo a cui può ambire anche Taylor Fletcher. Per riuscirci dovrà prima obbligatoriamente superare la qualificazione e poi di ritrovare lo smalto dei giorni migliori sugli sci stretti.

Anche Ben Berend e Adam Loomis hanno optato per il ritiro, depauperando anche le seconde linee della squadra. Non è quindi da escludere l’impiego di altri giovani, a cominciare da Jasper Good, ma nel loro caso la zona punti appare ancora obiettivo difficilmente raggiungibile.

  

ESTONIA
Il movimento estone sta diventando affare di famiglia. Infatti l’head coach del team è Andrus Ilves, padre di quei fratelli destinati a diventare il nerbo della squadra.

Per la verità Kristjan Ilves, nonostante abbia solamente 22 anni, lo scorso anno è già stato in grado di far risaltare la bandiera della repubblica baltica, issandosi persino sul podio seppur in un contesto dalle moltissime assenze qual’era quello di Hakuba. Il risultato, pur rimanendo negli annali, difficilmente sarà ripetibile. Il range di classifica dove si attesterà  questo atleta, saltatore sopraffino con margini di crescita sugli sci stretti, sarà verosimilmente tra la ventesima e la trentesima posizione con alcune saltuarie puntate a ridosso della top ten.    

Il fratello minore Andreas, classe 2000, è invece ancora troppo acerbo per poter essere competitivo nel massimo circuito e dovrà farsi le ossa in Continental Cup, cionondimeno può già essere considerato il numero due del movimento.

Infatti, stando alle frammentarie notizie provenienti dall’Estonia, durante la primavera vi sarebbero stati ritiri in massa. I fratelli Kail e Han-Hendrik Piho dovrebbero aver appeso gli sci al chiodo e lo stesso discorso potrebbe essere fatto per Karl-August Tiirma, nonostante quest’ultimo abbia partecipato ai campionati nazionali estivi di settembre.

Dunque, a meno di ripensamenti degli uomini in questione, Kristjan Ilves è già l’unico estone in attività venuto al mondo nel XX secolo, mentre il fratello minore Andreas è il solo altro atleta dotato di eleggibilità per la Coppa del Mondo.  Le scelte di papà Andrus appaiono quindi davvero scontate.

 

POLONIA
Superpotenza nel salto speciale, ma nazione di seconda fascia nella combinata nordica, la Polonia sarà nuovamente trainata dal terzetto di atleti classe 1992.

Fra di essi il più talentuoso è indubbiamente Adam Cieslar, reduce però da una stagione molto deludente. Per il ventiseienne di Katowice sarà fondamentale difendersi nel salto, suo storico tallone d’Achille, per poi far valere le proprie qualità nel fondo. Dovesse riuscirci, allora aspettiamocelo a più riprese in zona punti con alcuni sconfinamenti addirittura nei primi quindici.

Anche Pawel Slowiok è più portato per gli sci stretti, ma non ha lo stesso talento del coetaneo. Tuttavia il ventiseienne di Wisla viene da un’annata in cui si è espresso sui propri limiti, entrando saltuariamente nei migliori trenta. Rendimento che potrà ripetere anche in questo inverno.

A differenza dei due compagni di squadra, Szczepan Kupczak si trova decisamente più a suo agio sul trampolino, dove è in grado di realizzare performance di alto profilo. Esprimendosi al top in questa componente potrà ambire a sua volta a occasionali piazzamenti in zona punti, soprattutto nelle gare con soli 5 km di fondo.

Alle spalle di questi tre nella scorsa stagione il ruolo di numero quattro del team è stato assunto dal venticinquenne Wojciech Marusarz, che a meno di improvvisi miglioramenti avrà come habitat naturale la Continental Cup. In Coppa del Mondo invece difficilmente potrà classificarsi tra i primi trenta

Ha invece subito una battuta d’arresto la crescita del quotato ventenne Pawel Twardosz. L’età è ancora dalla sua, quindi c’è tutto il tempo per rimediare a un’annata anonima, provando così a riavvicinarsi ai leader del movimento.  

 

SLOVENIA
Il piccolo movimento sloveno, guidato da Mitja Oranic, continuerà ad avere la propria stella in Marjan Jelenko, che dopo aver vissuto un inverno nel 2016-’17 sta provando a risalire la china. È improbabile che il ventisettenne tesserato per lo sci club di Medvode possa ripetere i fasti del biennio 2012-2014, tuttavia cercherà di piazzarsi con la massima frequenza tra la ventesima e la trentesima posizione.

Peraltro alle sue spalle vi è fermento, poiché la nazione del Monte Tricorno sta proponendo altri atleti in grado di comportarsi dignitosamente in Coppa del Mondo. Al riguardo sarà interessante capire quale potrà essere il livello espresso dal giovanissimo Vid Vhrovnik, il quale avrà come obiettivo principale i Mondiali juniores di Lahti (dove sarà tra i papabili per le medaglie), ma al contempo cercherà di trovare la propria dimensione nel massimo circuito dove, non va dimenticato, ha già marcato punti.

La terza forza in campo è Leon Sarc, combinatista discretamente competitivo in Continental Cup, per il quale il traguardo massimo quando sarà schierato al piano superiore sarà quello di ben figurare. Gli altri giovani sono invece decisamente troppo acerbi per potersi difendere in Coppa del Mondo, cionondimeno la loro stessa esistenza è una buona notizia per un movimento fino a poco tempo fa completamente asfittico.

 

RUSSIA
Il faro del team è il rodato Ernest Yahin, che potrà proporsi a più riprese in zona punti. Ai nastri di partenza del 2018-’19 il ventisettenne di Ufa appare l’unico russo in grado di essere competitivo in Coppa del Mondo, a meno che Viacheslav Barkov non ritrovi lo smalto di un paio di stagioni orsono. Il ventiseienne di stanza a Mosca è infatti reduce da una stagione in cui ha faticato a esprimersi e ormai nelle gerarchie interne il suo ruolo di numero due sta addirittura venendo messo in discussione da Samir Mastiev, la cui dimensione è la Continental Cup. Andrà seguita la crescita del giovanissimo Vitalii Ivanov, il quale nel prossimo futuro potrebbe dare nuova linfa a un movimento dai numeri ridotti. Per il momento verrà schierato principalmente nel circuito cadetto, ma di tanto in tanto potrà essere proposto anche in Coppa del Mondo.   

 

RESTO DEL MONDO
Per quanto riguarda il resto del mondo l’atleta maggiormente degno di nota è senza ombra di dubbio Tim Hug, unica testimonianza vivente dell’esistenza del movimento svizzero. Il trentunenne elvetico è abituato a chiedere asilo ad altre nazioni per poter svolgere la propria preparazione estiva e in questo 2018 si è aggregato ai norvegesi. Come sempre è difficile prevedere il suo rendimento. Se starà bene di sicuro possiamo aspettarci piazzamenti in zona punti a ripetizione, ma solo la prova del campo dirà se saranno più vicini ai quartieri nobili della classifica, come avvenuto due anni fa, oppure se come lo scorso inverno saranno prossimi ai margini delle posizioni utili per la classifica generale.

Merita una citazione l’Ucraina, forte di Viktor Pasichnyk. Quest’ultimo è combinatista più che dignitoso, competitivo in Continental Cup e in grado di non sfigurare in Coppa del Mondo. Anzi, con un po’ di fortuna potrebbe anche fare capolino in zona punti. Peraltro il movimento della repubblica ex sovietica verrà a breve arricchito da Dmytro Mazurchuk, ragazzo ancora in età juniores che frequenterà principalmente il circuito cadetto con l’obiettivo di maturare agonisticamente al punto tale da emulare il più esperto connazionale.

Infine la Corea del Sud. I Giochi olimpici di Pyeongchang sono ormai passati alla storia, ma Park Je-Un non demorde e prosegue la sua attività agonistica. Il suo ambito è la Continental Cup, dove lotterà per marcare punti, e di tanto in tanto lo vedremo anche in quel piano superiore dove per lui l’importante sarà partecipare.

 

L’intera Coppa del Mondo di combinata nordica, oltre alle gare dei Mondiali di Seefeld 2019, potranno essere seguiti sull’emittente televisiva Eurosport.

Francesco Paone

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