Salto | 28 novembre 2018

La guida alla stagione 2018-'19 del salto con gli sci femminile

Nazione per nazione, tutto quello che c'è da sapere sulla VIII edizione della Coppa del Mondo femminile di salto con gli sci.

Foto di M.Dardanelli

Foto di M.Dardanelli

Nel weekend l’VIII edizione della Coppa del Mondo femminile di salto con gli sci prenderà il via, come da tradizione, da Lillehammer. 

Andiamo a vedere, nazione per nazione, qual è la situazione al momento dell’inizio della nuova annata agonistica.

 

NORVEGIA
Maren Lundby è reduce da una stagione da dominatrice incontrastata in cui ha vinto sia la Coppa del Mondo assoluta che l’oro olimpico, imponendosi in dieci delle sedici competizioni di primo livello a cui ha preso parte e salendo sul podio in ognuna di esse.

La ventiquattrenne dell’Oppland è cresciuta prepotentemente di rendimento rispetto al recente passato proprio nel 2017-’18, diventando quasi ingiocabile per tutte le avversarie. Stando alle parole dei tecnici norvegesi, il segreto di tale esplosione risiederebbe nel lavoro svolto in palestra, poiché ora la scandinava sarebbe dotata di un 10% di forza esplosiva in più rispetto a tutte le concorrenti da mettere a frutto in uscita dal dente.

Siano questi proclami dello staff corrispondenti al vero oppure no, di certo c’è che la Lundby dello scorso anno era atleta completa e priva di punti deboli. Soprattutto ha trovato quella solidità mentale che in precedenza le era sempre mancata. Per quanto visto dodici mesi orsono, la scandinava va per forza di cose considerata la favorita numero uno per la conquista della Sfera di cristallo. Peraltro imporsi nei Mondiali di Seefeld 2019 le consentirebbe di diventare la prima saltatrice della storia a fregiarsi della Triple Crown, ovvero la conquista dell’oro olimpico, di quello iridato e della Coppa del Mondo.

Al di là dell’eccellenza assoluta di Maren, il movimento femminile norvegese è storicamente asfittico, soprattutto se paragonato alla sua controparte maschile. Tuttavia nell’ultimo biennio la situazione sta migliorando e qualcosa ha iniziato a muoversi all’orizzonte. Infatti a breve le scandinave competitive per i quartieri nobili della classifica potrebbero essere più di una.

In particolare desta grande interesse Anna Odine Strøm, migliorata in maniera sensibile tra il passato inverno e i mesi estivi recentemente andati in archivio. Attenzione alla ventenne proveniente dal remoto Finnmark, poiché se dovesse proseguire nel percorso di crescita intrapreso, allora non sarebbe sorprendente trovarla con una certa costanza nella top-ten e magari subito a ridosso del podio.

Il ruolo di terza forza del team spetta invece a Silje Opseth, diciannovenne inizialmente dirottata sulla combinata nordica prima di essere riportata al salto speciale. Già oggi la teenager può garantire un piazzamento fisso in zona punti, cionondimeno la sua ambizione potrà essere quella di salire di colpi e installarsi con regolarità tra l’undicesima e la ventesima piazza, sconfinando occasionalmente tra le migliori dieci.

A parte il citato terzetto, non si vedono altre norvegesi con diritto di cittadinanza fra le prime trenta della Coppa del Mondo. Inizialmente verrà concessa una chance a Thea Sofie Kleven, Karoline Røstad e Ingebjørg Bråthen, ma per tutte il traguardo più verosimile sarà quello di superare lo scoglio della qualificazione. 

 

GIAPPONE
Il biglietto da visita di Sara Takanashi parla di 55 vittorie e 87 podi su 111 gare di Coppa del Mondo andate in scena nella storia della disciplina, nonché di 4 Sfere di cristallo (su sette messe in palio) già in bacheca. Eppure la fenomenale nipponica viene da una stagione deludente, che nel suo caso significa aver conquistato due successi di tappa, il bronzo olimpico e il terzo posto in classifica generale.

D’altronde per la prima volta dal 2011-’12 la ventiduenne di Kamikawa ha indiscutibilmente perso la supremazia sul circuito femminile, risultando incapace di contrastare Maren Lundby sul lungo periodo e dovendosi sovente inchinare anche a Katharina Althaus. Non a caso la giapponese in primavera ha dichiarato di voler ricostruire da zero la propria tecnica di salto proprio per ritornare al top della disciplina.

In estate ha inscenato il suo consueto dominio nel Summer Grand Prix, tuttavia ora è giunto il momento della verità. Per quanto appena esposto, al di là di quanto accaduto nel 2017-’18 e delle voci di un presunto fastidio a un ginocchio patito a inizio novembre, Takanashi va considerata la principale alternativa a Lundby per la conquista della Sfera di cristallo.

Sarà inoltre interessante capire se riuscirà a spezzare la propria idiosincrasia per le gare con medaglie in palio. Infatti, nonostante la pletora di successi in Coppa del Mondo, è ancora incredibilmente a quota zero per quanto riguarda le medaglie d’oro, siano esse olimpiche o iridate.    

La numero due del team, e in un recente passato anche numero due del mondo, resta Yuki Ito. La ventiquattrenne di Shimokawa ha concluso quattro delle ultime cinque stagioni nella top-five della classifica generale, senza mai uscire dalle prime otto. Verosimilmente anche in questo inverno potrà garantire il solito rendimento di altissimo profilo, dovendosi però probabilmente accontentare di piazzamenti di lusso. Purtroppo per lei, le è sempre mancato quel quid per poter lottare costantemente ad armi pari con le fuoriserie della disciplina.

Alle spalle delle due punte, il movimento nipponico conta in seconda battuta su Yuka Seto e Kaori Iwabuchi. La ventunenne dell’Hokkaido e la venticinquenne della prefettura di Nagano potranno essere presenza fissa nella top-twenty, sconfinando occasionalmente nella top-ten. In particolare Seto potrebbe essere autrice di saltuari exploit che potrebbero proiettarla a ridosso del podio. 

A differenza del recente passato il Giappone ha abbandonato la strategia conservativa di schierare solamente quattro donne. Di conseguenza usufruirà appieno del contingente a disposizione. Per la fase iniziale della stagione lo staff tecnico ha deciso di dare fiducia ad Haruka Iwasa e Nozomi Maruyama.

La prima, ventidue anni da Sapporo, ha già una certa esperienza nel massimo circuito e ha dimostrato di poter galleggiare attorno alla trentesima posizione. La seconda, ventenne di Nagano, farà invece il suo esordio assoluto in Coppa del Mondo. Andrà seguita con attenzione però, perché per quanto visto nei mesi estivi potrebbe essere proprio lei la quinta forza del team, il che significherebbe trovarla a più riprese in zona punti.

 

GERMANIA
Superpotenza della disciplina, la Germania non sbaglia un colpo ormai da un lustro. Lecito dunque aspettarsi un altro inverno ricco di soddisfazioni per il florido movimento tedesco.

Nel 2017-’18 i galloni di leader del team sono passati sulle spalle di Katharina Althaus, protagonista di un inverno eccellente. La ventiduenne di Oberstdorf era ritenuta una predestinata sin da quando aveva quindici anni. Ha impiegato più del previsto prima di raggiungere la piena maturità agonistica, ma nella passata stagione è finalmente arrivata a quel livello d’eccellenza assoluta a cui era attesa da tempo.

La bavarese è di fatto stata l’unica in grado di infastidire Maren Lundby, rivelandosi indiscutibilmente la seconda forza della disciplina, come testimoniato dalle tre vittorie in Coppa del Mondo e dall’argento olimpico di PyeongChang. L’obiettivo sarà ripetere quanto di buono realizzato dodici mesi orsono, puntando quindi al podio della classifica generale e alla medaglia iridata del metallo più pregiato.

Al riguardo non va dimenticato come la campionessa del mondo in carica sia proprio una teutonica. Parliamo di Carina Vogt, capace di esprimersi al meglio proprio quando più conta. Non a caso, all’oro olimpico di Sochi 2014, la ventiseienne di Degenfeld ha fatto seguire i successi ai Mondiali di Falun 2015 e Lahti 2017.

Lo scorso anno le è mancato l’acuto, anche a causa di acciacchi alle ginocchia che si stanno facendo cronici. Tuttavia se sarà assistita dalla salute la saltatrice originaria del Baden-Württemberg potrà garantire un solidissimo rendimento, frequentando con assiduità i quartieri nobili delle classifiche. Per ritornare sul gradino più alto del podio durante l’estate ha anche modificato la sua tecnica di volo, cercando una H più pronunciata rispetto alla V utilizzata sinora.

Dietro alle due punte si stagliano le figure di Juliane Seyfarth e Ramona Straub. La prima meriterebbe un approfondimento dedicato. Classe 1990 e veterana di lungo corso, tanto da vincere il primo oro iridato junior messo in palio nel lontano 2006, una volta scollinati i vent’anni appariva atleta ormai in declino, superata dall’evoluzione della disciplina. Invece la saltatrice originaria della Turingia, ma successivamente trasferitasi a Oberstdorf, non si è arresa e ha saputo ricostruire la sua tecnica, arrivando a vivere una seconda giovinezza proprio ai ridosso dei trent’anni.

Come se non bastasse, lo sviluppo del salto femminile potrebbe venirle in contro. Infatti sono previste sempre più gare sui trampolini grandi, musica per le orecchie di Juliane, che fa della leggerezza e della sensibilità in fase di volo i propri punti di forza. Aspettiamocela dunque costantemente tra la settima e la quindicesima posizione, con occasionali puntate a ridosso del podio quando il contesto le sarà particolarmente favorevole. Le caratteristiche di Straub sono invece completamente opposte, cionondimeno il rendimento della venticinquenne di Titisee-Neustadt potrà essere più o meno analogo a quello di Seyfarth.

Con ogni probabilità la Germania dovrà fare a meno per tutto l’inverno di Svenja Würth, che avrebbe i crismi per essere indiscutibilmente la numero tre della squadra essendo teoricamente in grado di garantire con regolarità piazzamenti nelle prime dieci posizioni, issandosi occasionalmente sul podio. Tuttavia la venticinquenne di Baiersbronn ha le ginocchia martoriate da ripetuti infortuni e non si è ancora completamente ripresa da quello patito nel dicembre 2017, tanto da essersi operata una seconda volta in estate per riguadagnare la salute con più sicurezza.  

Gli ultimi due pettorali a disposizione per Lillehammer sono stati decisi tramite una competizione interna svoltasi a inizio novembre, venendo alfine affidati ad Anna Rupprecht e Pauline Heßler.

La prima fatica a recuperare appieno da un infortunio ai legamenti occorsole nel dicembre 2016. Coetanea di Althaus e in passato considerata altrettanto promettente, la ventiduenne del Baden-Württemberg ha subito una grave lesione proprio nel momento in cui aveva raggiunto l’elite della disciplina. Reduce da una stagione completamente anonima, la saltatrice di Degenfled tenterà di ritrovarsi nell’imminente inverno con l’obiettivo di riavvicinarsi al rendimento d’eccellenza mostrato proprio nel momento dello sfortunato incidente. La seconda, tempo addietro ritenuta una predestinata, ha mostrato grandi progressi nel Summer Grand prix. Per la verità la ventenne della Turingia è sinora rimasta ben lontana dai quartieri nobili delle classifiche, ma quanto di buono fatto vedere durante l’estate potrebbe essere foriero della tanto attesa crescita. Per lei sarà imperativo piazzarsi quante più volte possibile in zona punti allo scopo di difendere il posto in squadra.

Dovranno invece attendere il loro turno le varie Gianina Ernst, Agnes Reisch, Luisa Görlich e Selina Freitag. L’occasione propizia arriverà grazie al contingente nazionale nella gara di casa di Titisee-Neustadt a inizio dicembre, quando avranno l’opportunità di confrontarsi con le compagne di squadra nel contesto della Coppa del Mondo.

 

SLOVENIA
In primavera la federazione slovena ha deciso di effettuare un avvicendamento alla guida della squadra femminile, rimuovendo Stane Baloh per sostituirlo con Zoran Zupancic. L’intento è chiaramente quello di rivitalizzare un movimento dotato di atlete giunte ad alto livello, ma sinora incapaci di effettuare il definitivo step per riuscire a lottare costantemente con le leader della disciplina.

Il pensiero va immediatamente a Ema Klinec. Nonostante abbia solamente venti anni, l’atleta di Kranj è considerata una predestinata ormai da un lustro, senza però essere ancora riuscita a sfondare definitivamente. L’obiettivo per il 2018-’19 sarà in primis quello di ritornare sul podio e poi eventualmente cercare al tanto agognata prima vittoria con la prospettiva di concludere la classifica generale nelle prime cinque posizioni.  Conquistare quanti più podi possibile sarà anche il traguardo a cui ambirà Nika Kriznar, di due anni più giovane e dotata di tutti i crismi  per chiudere l’anno nella top-ten della graduatoria assoluta.

Si vedrà quale potrà essere il rendimento di Ursa Bogataj. La ventitreenne tesserata per lo sci club SSK Illirja è reduce dalla miglior stagione della carriera, in cui ha saputo attestarsi costantemente tra la sesta e la quindicesima posizione. Nel suo caso sarebbe già un successo riuscire a ripetersi.

Allo stesso modo c’è curiosità per capire il livello di Spela Rogelj, atleta storicamente soggetta a marcate fluttuazioni di competitività. La miglior versione della ventiquattrenne tesserata per lo sci club SSK Costella Ilirija è stata in grado di vincere una gara e conquistare svariati podi, ma nell’ultimo biennio ha dovuto accontentarsi di visitare il medesimo range di classifica di Bogataj.

C’è grande interesse attorno a Jerneja Brecl, diciassettenne di stanza a Kranj salita prepotentemente di colpi nell’ultimo anno solare e già capace di proporsi nella top ten. Nel suo caso l’obiettivo primario potrà essere quello di trovare costanza di rendimento per entrare quante più volte possibile nelle prime venti posizioni, senza disdegnare incursioni nei quartieri alti della classifica.

Infine si proverà a recuperare Maja Vtic, a oggi la slovena più blasonata di sempre. A lungo capace di frequentare l’élite assoluta della disciplina e di chiudere una stagione sul podio della classifica generale, ha vissuto un 2017-’18 deficitario. A gennaio le primavere saranno 31, ma la veterana tesserata per lo sci club Zabrdje non ha ancora gettato la spugna, chiaro segnale della volontà di ritrovare quella competitività perduta. Dovesse riuscirci, sarebbe un autentico valore aggiunto alla sua già solidissima squadra.

Il movimento della nazione del Monte Tricorno è uno dei più floridi in assoluto e le alternative non mancano, cionondimeno l’impressione è che lo staff tecnico abbia (giustamente) deciso di puntare con forza sul citato sestetto. Dunque le seconde linee, capitanate da Katra Komar, dovranno faticare per sovvertire le gerarchie interne.

 

AUSTRIA
Cambio della guardia alla guida del movimento austriaco femminile dopo la decisione della Ösv di spostare Andreas Felder sul settore maschile. Le donne, uscite da una stagione non facile, sono quindi state affidate ad Harald Rodlauer, di ritorno nel ruolo di head coach delle ragazze dopo aver occupato la medesima posizione tra il 2011 e il 2014.

Situazione davvero delicata in casa rot-weiß-rot, dove si dovrà riscattare un inverno avaro di risultati e ricco di polemiche proprio nell’annata agonistica dei Mondiali di casa.

La stella polare della squadra rimane l’eterna Daniela Iraschko-Stolz, che nonostante i 35 anni e i tanti guai alle ginocchia resta una delle atlete più competitive al mondo. Se assistita dalla salute la veterana della Stiria, che per longevità agonistica può essere ritenuta la versione femminile di Noriaki Kasai, potrà lottare per le posizioni di vertice e magari strappare qualche vittoria di tappa, come avvenuto lo scorso anno a Ljubno. Per lei però le premesse non sono delle migliori. Lunedì 26 novembre è stata vittima di una brutta caduta in allenamento a causa della quale la sua presenza nell’opening stagionale è in dubbio. Fortunatamente sarebbero escluse lesioni invalidanti per il proseguo dell’inverno. Buona notizia, perché chiaramente per lei l’obiettivo principale sarà cercare la terza medaglia iridata della carriera.

Il ruolo di seconda forza del team spetta a Chiara Hölzl, che volente o nolente sinora può essere ascritta alla categoria delle eterne promesse. L’atleta del salisburghese ha solo 21 anni, quindi ha ancora tutto il tempo per affermarsi, tuttavia è attesa da tempo a una definitiva esplosione che tarda ad arrivare. Nel suo caso la croce sono le difficoltà nel mantenere il peso forma per una saltatrice, a causa delle quali è atleta in grado di classificarsi perennemente tra la sesta e la quindicesima posizione, realizzando saltuari exploit da podio. Cionondimeno l’impressione è che possa anche tenere un rendimento analogo a quello di Iraschko-Stolz, se solo venisse supportata da un’adeguata forma atletica.

 Si vedrà quale sarà il rendimento di Jacqueline Seifriedsberger, il cui talento dovrebbe permetterle di frequentare costantemente la top ten e di trovare picchi da eccellenza assoluta. La ventisettenne dell’Oberösterreich è però reduce da una stagione opaca, in cui si è plafonata tra la decima e la ventesima piazza. Le qualità del soggetto non sono in discussione e starà allo staff tecnico riuscire a riportarla ai livelli di un tempo.

Durante le gare su plastica si sono notati segnali di vita da parte di Eva Pinkelnig, trentenne del Voralberg arrivata al salto con gli sci solo in tarda età. Tre anni fa era carta da prime dieci se non addirittura da podio, ma successivamente si è completamente persa per strada. Come detto i mesi estivi hanno mostrato una ripresa e sarà interessante verificare il suo reale stato di competitività una volta ritrovata la neve.

Ai nastri di partenza del nuovo inverno è un’incognita anche la competitività della giovanissima Lisa Eder. La diciassettenne del salisburghese ha trovato di tanto in tanto improvvisi picchi di rendimento, ma sinora ha sempre difettato di continuità. Alla luce della sua età l’obiettivo degli allenatori sarà quello di sviluppare il suo talento, rendendola carta da zona punti con regolarità.

Al di là di queste cinque, non si vedono altre saltatrici austriache in grado di risultare competitive in Coppa del Mondo.  

 

RUSSIA
Si prospetta un inverno di sofferenza per il florido movimento russo. Irina Avvakumova, da anni punto di riferimento della squadra e ormai da tempo una delle sette atlete più forti del mondo, ha deciso di prendersi una stagione sabbatica per ricaricare le batterie. La sua assenza, si spera temporanea, priva il team di una donna in grado di installarsi perennemente nella top ten e di effettuare alcune saltuarie apparizioni sul podio.

Come se non bastasse, la veterana Anastasiya Barannikova (numero tre del movimento) ha deciso di appendere definitivamente gli sci al chiodo.

Dunque bisognerà buon viso a cattivo gioco e ripartire dalle giovani. In contumacia di Avvakumova la nuova leader della squadra sarà per forza di cose Sofia Tikhonova, ventenne che al di là di episodici exploit si è sempre attestata tra la quindicesima e la trentesima piazza. Per lei, campionessa del mondo junior 2015, il rendimento sembra ormai essersi plafonato su questo range di classifica, pertanto un’eventuale crescita appare improbabile.

Per il resto si potrà e dovrà fare di necessità virtù dando quanto più spazio possibile alle giovani e giovanissime. Fra di esse spiccano i nomi di Aleksandra Barantceva, Alexandra Kustova e Ksenia Kablukova, tutte carte da zona punti e da occasionali ingressi nella top twenty. Nel loro caso la speranza è quella di vederle moltiplicare le presenze nelle prime trenta posizioni.

Vi sarà inoltre l’opportunità di vedere in azione altre ragazze con l’ambizione di marcare qualche punticino. Quantomeno in casa Russia la quantità non è un problema. 

 

FRANCIA
Nel salto femminile la Francia può essere a tutti gli effetti definita la nazione più competitiva fra quelle non di prima fascia. D’altronde il declino di Coline Mattel, culminato con il ritiro avvenuto nei mesi scorsi, ha privato il movimento transalpino di un’atleta in passato di tenere un rendimento d’eccellenza assoluta, come testimoniato da due vittorie in Coppa del Mondo, un bronzo olimpico e uno iridato.

La “nuova” Francia ripartirà da un trittico di saltatrici in grado di garantire costantemente piazzamenti tra l’undicesima e la ventesima posizione. Tuttavia la speranza dei tecnici è quella di vederle crescere di rendimento, in maniera tale da realizzare alcuni exploit di rilievo.

In particolare l’impressione è che la giovanissima Lucile Morat sia ormai pronta a diventare la leader del team, se non altro per mere ragioni anagrafiche. La diciassettenne di Courchevel infatti ha buoni margini di crescita e cercherà di far breccia quante più volte possibile nella top ten.

L’augurio è il medesimo per le più navigate Lea Lemare e Julia Clair, che nonostante abbiano rispettivamente 22 e 24 anni possono già essere ritenute delle veterane della disciplina. Entrambe hanno vissuto giorni migliori, in cui il range di classifica 11-20 in cui si sono perennemente attestate nel 2017-’18 sarebbe stato stretto. Il discorso vale soprattutto per la seconda delle due, in grado anche di salire sul podio in tempi relativamente recenti, ma che ha sinora faticato a ritrovarsi completamente dopo una rovinosa caduta patita nel settembre 2016.

Alle spalle del citato terzetto cercheranno di trovare la loro dimensione in Coppa del Mondo anche le classe 2000 Romane Dieu e Oceane Paillard, per le quali l’obiettivo massimo sarà quello di fare capolino in zona punti. Si vedrà infine quale potrà essere l’impiego della sedicenne Josephine Pagnier e soprattutto se potrà ambire a superare le qualificazioni.

 

ITALIA
In casa Italia lo staff tecnico è rimasto il medesimo e le azzurre avranno nuovamente la possibilità di confrontarsi con Janko Zwitter, allenatore di Sara Takanashi, coadiuvato da Romed Moroder. Tuttavia, alla luce degli avvenimenti estivi, si preannuncia una stagione difficile.

Infatti i già ridotti numeri del movimento sono stati ulteriormente depauperati da quanto accaduto negli ultimi mesi e l’Italia si presenta al via della Coppa del Mondo 2018-’19 letteralmente dimezzata rispetto al recente passato.

In primis a causa del ritiro di Evelyn Insam, che ha deciso di appendere gli sci al chiodo a 24 anni, gli ultimi tre dei quali passati sotto la guida di un allenatore personale che non ha portato ad alcun risultato concreto. Non è chiaro se si tratti di un addio o di un arrivederci, ma nell’immediato poco cambia. Di sicuro la gardenese non sarà della partita nei prossimi mesi.

Non vedremo neppure Manuela Malsiner, infortunatasi gravemente a un ginocchio sul finire dell’estate. La ventunenne altoatesina è quindi out-for-the season e lavorerà per riacquistare la salute in vista del 2019-’20.

Come se non bastasse anche Elena Runggaldier ha dovuto fare i conti con un serio problema al ginocchio, fortunatamente non grave come quello patito dalla più giovane compagna di squadra. La veterana del team è quindi riuscita a recuperare in tempo per essere ai nastri di partenza della Coppa del Mondo, cionondimeno non va dimenticato come la sua preparazione sia giocoforza stata raffazzonata. L’obiettivo della ventottenne sarà quello di entrare quante più volte possibile in zona punti, cercando magari l’ingresso nelle prime quindici posizioni nelle giornate più favorevoli.

Alla luce di quanto esposto, tutte le speranze di ottenere risultati di peso sono riposte in Lara Malsiner, classe 2000 e quindi ancora in età juniores. La teenager gardenese viene da un inverno in cui si è attestata costantemente fra le migliori trenta, guadagnando anche tre accessi nella top-ten. La speranza è quella di ripetere quanto di buono fatto l’anno scorso, provando eventualmente a incrementare i piazzamenti fra le prime venti e trovando saltuari picchi di rendimento da quartieri nobili della classifica. Inoltre per lei vi sarà anche l’obiettivo dei Mondiali junior, dove se tutto andrà per il verso giusto potrà essere una candidata per le medaglie.

Al momento non vi sono altre azzurre competitive in Coppa del Mondo nel salto speciale e tante giovani potrebbero essere dirottate sulla nascente combinata nordica femminile, strada peraltro già intrapresa dalla più esperta Veronica Gianmoena.

 

STATI UNITI
Nel giro di un lustro gli Stati Uniti sono passati dal ruolo di potenza dominante dalla disciplina, al punto tale da vincere la Nations Cup, a quello di Paese di seconda fascia. I fattori che hanno rapidamente causato questo decadimento sono parecchi e complessi, qui ci limiteremo a dire che al via del 2018-’19 il movimento Stars&Stripes sembra dotato di un’unica atleta in grado di ottenere risultati di grido.

Si tratta di Nita Englund, a patto però di ritrovare lo smalto del triennio 2014-2017 quando è stata in grado di far breccia nella top-ten a più riprese, issandosi addirittura occasionalmente sul podio. La ventiseienne nativa del Michigan (ma trasferitasi nel Wisconsin) è infatti reduce da un’annata deficitaria in cui ha faticato a entrare in zona punti. Se non dovesse esserci una sua ripresa, si prospetta un inverno di grande sofferenza per l’intera compagine statunitense.

Infatti Sarah Hendrickson, vincitrice della Coppa del Mondo 2011-’12 e oro iridato 2013, è stata successivamente martoriata da ripetuti infortuni che l’hanno fatta sprofondare in un vortice di sfiducia dalla quale non è ancora uscita. Non vi sono notizie ufficiali sul suo conto, ma tutto lascia intendere che abbia deciso di appendere gli sci al chiodo. Provvisoriamente o definitivamente? Nell’immediato non vi sono certezze, se non quella che attualmente non è inserita nelle liste Fis delle atlete in attività.

I limiti di Nina Lussi, ventiquattrenne di Lake Placid ora trapiantata in Slovenia, e Tara Geraghty-Moats, venticinquenne del Vermont, sono ben noti. Entrambe sembrano poter ambire al massimo a episodici piazzamenti in zona punti. Peraltro non sono chiare le intenzioni della seconda, la quale pianifica da tempo di dedicarsi a tempo pieno alla combinata nordica. Tuttavia è verosimile vederla di tanto in tanto ancora nel massimo circuito del salto speciale, almeno per quanto riguarda l’incombente inverno.

Con il ritiro della veterana Abby Ringquist, il resto del movimento è composto da diverse teenager dotate di tanta passione e buona volontà, la cui competitività in Coppa del Mondo è però tutta da verificare. 

 

CINA
Il movimento cinese è uno dei principali motivi di curiosità per l’inverno 2018-’19. D’altronde il quadriennio olimpico che va a cominciare culminerà con i Giochi di Pechino 2022 e il salto femminile è l’unico settore delle discipline nordiche in cui la Cina è già dotata di atlete competitive.

Dunque nello Zhongguo si sta investendo pesantemente nella disciplina, come testimoniato dall’ingaggio di nientepopodimeno che Heinz Kuttin, dal 2014 al 2018 head coach della squadra austriaca maschile. L’ormai quarantasettenne carinziano cercherà di far fruttare al meglio il talento delle saltatrici più navigate, tentando al contempo di far sbocciare qualche nuova leva.

Nell’immediato i risultati migliori potranno arrivare da Chang Xinyue, ventiquattrenne già capace di attestarsi costantemente tra la decima e la ventesima posizione nell’annata 2017-’18. L’obiettivo sarà quello di confermarsi sul medesimo livello e capire se sia possibile un eventuale step in avanti.   

Anche Li Xueyao, di un anno più giovane rispetto alla caposquadra, potrà essere donna da zona punti, seppur in maniera saltuaria. Si sono invece completamente perse le tracce di Liu Qi, ragazza classe 1996 capace di realizzare un paio di clamorosi exploit anni addietro.  

Al momento non si vedono altre atlete in grado di dire la loro nel massimo circuito, tuttavia non è esclusa una generalizzata crescita di competitività dell’intero movimento.

 

FINLANDIA
Il movimento finlandese resta de facto un one-woman-team. L’unica sinivalkoinen dotata di competitività in Coppa del Mondo è Julia Kykkänen, capace di galleggiare con regolarità tra la quindicesima e la trentesima posizione.

Il sogno della ventiquattrenne di Lahti, che da’ sempre l’impressione di essere un talento non completamente espresso, è quello di ritrovare gli exploit del passato, quando è stata persino in grado di ottenere un paio di podi nell’ormai lontano 2014. Con il passare degli anni i piazzamenti nella top-ten si sono viepiù diradati, sino a sparire del tutto nel 2017-’18. L’obiettivo sarà quindi cercare di invertire la tendenza ed evitare che assuma gli inquietanti connotati di una precoce parabola discendente.

Il resto della squadra è poca roba. Ci può essere curiosità per capire se la giovanissima Julia Tervahartiala, classe 2002, possa quantomeno diventare atleta in grado di ben figurare in Coppa del Mondo. I limiti delle più navigate Susanna Forsström e Jenny Rautionaho sono invece ben noti e per loro il traguardo più verosimile è quello di ambire a superare lo scoglio delle qualificazioni.

 

ROMANIA
Il piccolo, ma ben organizzato, movimento romeno continuerà a essere trainato da Daniela Haralambie che può essere considerata una veterana di lungo corso nonostante sia venuta al mondo nel 1997. La ventunenne di Brasov potrà garantire ripetuti piazzamenti tra il ventesimo e il trentesimo posto, avvicinando magari saltuariamente la top-fifteen.

Alle sue spalle stanno cercando di farsi strada diverse giovani teenager. Su tutte Carina Alexandra Militaru e Andreea Diana Trambitas. Per entrambe la prospettiva massima potrà essere quella di superare il taglio della qualificazione.

 

CANADA
Nonostante le difficoltà economiche e la prospettiva di avere sempre meno infrastrutture a disposizione nel prossimo futuro, il movimento canadese continua a vivere e a lottare.

Per fare la differenza ci sarà bisogno della miglior versione di Taylor Henrich, indecifrabile ventitreenne di Calgary in passato riuscita addirittura ad arpionare due piazzamenti sul podio, ma troppo spesso incapace di mettere a frutto il suo talento a causa di atavici limiti di carattere mentale. Non disputa competizioni di alcun tipo ormai dai Giochi olimpici di PyeongChang, quindi è difficile immaginarla competitiva in Coppa del Mondo (sempre che si presenti al via della nuova stagione).

Incognita Henrich a parte, il Paese della Foglia d’Acero cercherà di difendersi al meglio nel massimo circuito utilizzando principalmente Abigal Strate, Natasha Bodnarchuk e Natalie Eilers. La prima, classe 2001, appare la più futuribile di questo terzetto di atlete il cui obiettivo è quello di fare saltuariamente capolino in zona punti.

 

RESTO DEL MONDO
Rimane un mistero la situazione della Polonia, teoricamente dotata dei capitali, del know-how e del materiale umano necessari per emergere anche in campo femminile. Tuttavia i risultati latitano e al momento le polacche faticano a superare le qualificazioni. Attualmente la più talentuosa del movimento appare essere Kamila Karpiel, diciassettenne di Zakopane, ma a oggi la più competitiva resta Kinga Rajda, diciottenne di Szczyrk. Vedremo quali saranno le prospettive per l’inverno 2018-’19 di un movimento che avrebbe tutto per esplodere, ma per ora resta marginale.

Rimanendo nella stessa zona geografica, la Repubblica Ceca ambirà a valicare lo scoglio delle qualificazioni. Le più accreditate per riuscirci sono la ventunenne Barbora Blazkova e la sedicenne Stepanka Ptackova, che potrebbe anche pensare di mettere in crisi le gerarchie interne, scalzando la più navigata connazionale dal ruolo di leader del movimento.

Durante l’estate sono arrivati segnali di vita dal movimento del Kazakistan. In particolare la diciassettenne Valentina Sderzhikova potrebbe avere i crismi per superare le qualificazioni, partecipando così alle gare. Per il futuro andrà seguita anche la crescita della più giovane Veronika Shishkina.

La coreana Park Guy-Lim e l’ungherese Virag Voros avranno come obiettivo quello di partecipare. Si vedrà infine se la Svizzera avrà la volontà di ricostruire il proprio movimento partendo dalle ragazzine. Perse nel corso degli anni le sorelle Windmüller, la confederazione elvetica al momento è sparita dalla geografia del salto femminile.   

Francesco Paone

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