Sci di fondo | mercoledì 05 dicembre 2018

Semplicemente Chicco - Federico Pellegrino parla del suo successo di Lillehammer

Quarto appuntamento con la rubrica del campione valdostano: "Rispettare alla perfezione il piano gara è la mia vittoria"

Semplicemente Chicco - Federico Pellegrino parla del suo successo di Lillehammer

C'era grande attesa per la quarta puntata di "Semplicemente Chicco", l'appuntamento settimanale che Federico Pellegrino tiene con i suoi tifosi sul proprio sito ufficiale (per leggerla, clicca qui).

Martedì pomeriggio, quindi, i tifosi del campione del mondo e tutti gli appassionati di sci di fondo hanno potuto leggere quanto scritto da Federico Pellegrino dopo la sua bellissima vittoria di Lillehammer. Ovviamente il poliziotto valdostano non è stato affatto banale, svelando come sempre tante cose di sé.

Noi vi proponiamo un breve estratto, quello specifico in cui parla della gara, mentre per leggere il resto di quanto scritto da Federico Pellegrino, cliccate qui.

«In Norvegia non avevo mai vinto una gara, anzi non ero mai andato nemmeno a podio, e su quella pista, complice anche il fatto che negli ultimi due anni l’abbiamo affrontata a tecnica classica, non avevo mai neppure passato un quarto di finale. A questo devo aggiungere che nel mio piano-gara avevo programmato un attacco un po’ anticipato sui tempi, nel caso in cui fossi arrivato in finale e si fosse creata l’opportunità. Il perché? Ogni tanto, soprattutto a inizio stagione quando non ho ancora ben chiaro quale sia il mio livello di condizione, sento il bisogno di testarmi anche in fondamentali diversi da quelli che so essere i miei pezzi forti, come, ovviamente, lo sprint sul rettilineo finale. Per cui io venerdì, quando mi sono affacciato sugli ultimi 300 metri, ero già pienamente felice di come avevo condotto la finale e più in generale di come avevo gestito tutta la gara: avevo già vinto. Poi è chiaro che tagliare anche il traguardo prima di tutti gli altri offre un bonus inatteso di gioia e soddisfazione, che diventa persino orgoglio, perché esce dai confini del mio gruppo di lavoro e travolge molte più persone.

Ogni weekend infatti viene preparato meticolosamente e all’interno del mio team, che comprende l’allenatore, gli skimen, il fisio, Greta,… tutti si fidano delle mie scelte perché sanno che i miei obiettivi sono sempre molto chiari, e molto spesso li condivido con loro (a volte ne parliamo a tavola anche con i compagni di squadra). Come impostare la gara, dove attaccare, quali feedback desidero ottenere dalla mia prestazione. Rimanere dentro al piano è la mia vittoria [...] Quando capita poi che a questa vittoria coincida anche arrivare primo allora tutto si trasforma, perché quante persone si riescono a rendere felici per un risultato del genere? Migliaia: tutti gli appassionati, i tifosi di mezzo mondo, gli italiani che si erano messi davanti alla televisione pure senza conoscere profondamente lo sci, ma attirati soltanto dalla presenza di un italiano in finale. Arrivare primo significa aiutare tutto il movimento e di questo, quando capita, sono fiero [...]».

Per leggere il resto: clicca qui.

G.C.

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