Bersaglio Mobile | 04 febbraio 2019

BERSAGLIO MOBILE Puntata 7 - Focus sui Mondiali junior e youth

Puntata extra della rubrica curata con René Laurent Vuillermoz, con focus esclusivamente sui Mondiali giovanili

BERSAGLIO MOBILE Puntata 7 - Focus sui Mondiali junior e youth

Nel biathlon i Mondiali giovanili di Brezno-Osrblie sono andati in archivio. La rassegna iridata ha regalato all’Italia due medaglie, entrambe arrivate nel settore maschile, dove gli azzurri sono saliti sul podio in ambedue le staffette (categoria junior e l’inferiore livello youth).

Andiamo dunque a sentire le impressioni di René Laurent Vuillermoz in merito alla manifestazione in una puntata extra di Bersaglio Mobile, tutta dedicata ai più giovani.

Partiamo dalla categoria junior, settore maschile. Come giudichi le performance degli italiani?
“Secondo me hanno complessivamente disputato un buon Mondiale e la medaglia di bronzo in staffetta, dove è stato addirittura sfiorato l’oro, è un bel premio di squadra. Purtroppo i ragazzi hanno steccato la sprint, ma hanno dimostrato quanto possono valere nell’inseguimento disputando una gran bella gara”.

Entriamo un po’ più nello specifico, quali sono le tue valutazioni sui quattro azzurri impegnati?
“Braunhofer al poligono ha sempre l’atteggiamento da ‘o la va o la spacca’ e in questo inverno ha dimostrato parecchie volte che quando ‘va’, va davvero bene. Un piazzamento nella top ten e la grande frazione della staffetta rappresentano un bilancio positivo. Lo stesso discorso sui risultati vale anche per Cappellari, anche se il suo atteggiamento al tiro è molto più ragionato. Sono contento per Christille, perché ha tirato fuori le gare migliori della stagione proprio quando più contava, mentre Durand ha fatto fatica. Però il suo è un inverno complicato perché si è ammalato all’inizio e non è mai riuscito a trovare il giusto ritmo”.

Spostiamoci tra le ragazze. C’erano grandi aspettative, ma alla fine le azzurre sono rimaste a bocca asciutta.
“Pound-for-pound la migliore è stata Samuela Comola, perché ha ritrovato il suo gran tiro e al tempo stesso è riuscita a mostrare prestazioni sugli sci che non realizzava da tempo. Probabilmente le ha fatto molto bene il nuovo allenatore. Sicuramente Irene Lardschneider ha bucato l’appuntamento, inutile nascondersi dietro un dito. Però non starei a metterla in croce, una settimana negativa non può e non deve cancellare quanto di buono messo in mostra in Ibu Cup tra dicembre e gennaio. Michela Carrara invece è sempre lì, continua a mancarle quel saltino in avanti sia sugli sci che al poligono di cui avrebbe bisogno per crescere di competitività. Infine penso che Eleonora Fauner si sia espressa sui suoi limiti”.

Guardiamo ora alla categoria youth. Cosa ci dici riguardo i giovani italiani?
“Credo sia il caso di fare una doverosa premessa. I risultati dei mondiali youth vanno veramente presi con le molle, perché ci sono troppe differenze fisiche tra chi gareggia. Quindi basta essere più precoci dal punto di vista biologico per avere un grande vantaggio. Detto questo, penso che in casa Italia ci siano due o tre cavallini da corsa da tenere in grande considerazione. Parlo soprattutto di Didier Bionaz e Tommaso Giacomel. Loro due vanno seguiti con molta attenzione in ottica futura, perché credo possano far bene già dall’anno prossimo. La squadra junior sta lavorando bene, si è creato un bel gruppo e il loro inserimento sarà un valore aggiunto. Peccato che Iacopo Leonesio si sia ammalato e non abbia potuto mostrare appieno il suo valore, ma anche lui è un ragazzo da tenere d’occhio. Infine Stefano Canavese ha fatto il suo, non dimentichiamoci che è di un anno più giovane rispetto agli altri”.

Per quanto riguarda le ragazze, invece, quali sono i tuoi pensieri?
“Sono arrivati buoni piazzamenti nell’individuale, però in generale tutte sono un po’ indietro sugli sci. Il concetto è quello già espresso in una delle puntate precedenti, ovvero che a livello giovanile le nuove generazioni italiane hanno generalmente la tendenza a pagare dazio nel fondo rispetto ai coetanei degli altri Paesi”.  

A livello internazionale c’è qualcuno che ti ha impressionato particolarmente?
“Diciamo che i norvegesi confermano di avere sempre uno o due giovani in rampa di lancio. Si sono viste buone cose dai maschi tedeschi, e ne hanno sicuramente un gran bisogno vista la situazione di un movimento dove si fatica a trovare ricambi. Mi aspettavo sinceramente di più dai francesi, che a parte Bourgeois Republique hanno tutti fatto più fatica del previsto. Il russo Khalili era atteso, ed è confortante vedere che dietro alle superpotenze c’è l’Italia. Fra le donne i risultati sono difficili da leggere. In generale penso sia stata un’edizione un po’ strana, visto il blocco delle categorie e il fatto che le nate nel 1997 abbiano potuto gareggiare per il terzo anno consecutivo fra le junior. Poi non dobbiamo mai dimenticarci che queste manifestazioni fanno testo fino a un certo punto. Per i più giovani la vera palestra per la Coppa del Mondo è l’Ibu Cup”.

Francesco Paone

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