Salto | 26 aprile 2019

Salto - Davide Bresadola dopo l'addio alle gare: "Soddisfatto del mio percorso, mi hanno spinto divertimento e passione"

"Una decisione non facile ma certamente ponderata, a chiusura di un percorso che mi ha dato tanto" Davide Bresadola commenta il suo addio alle competizioni

(foto trovati pentaphoto)

(foto trovati pentaphoto)

"Una decisione non facile ma certamente ponderata, a chiusura di un percorso che mi ha dato tanto."

Con queste parole Davide Bresadola commenta il suo addio alle competizioni, dopo un decennio ad alto livello nel salto, impreziosito da partecipazioni a Giochi Olimpici (Sochi 2014 e PyeonChang 2018), Mondiali e Coppa del Mondo. 

L'atleta del Centro Sportivo Esercito aveva iniziato come combinatista, prendendo anche parte ai Giochi di Torino 2006 ma dal 2010 aveva optato per la carriera di saltatore, affermandosi con i colori azzurri.

Fino alla decisione di lasciare le gare, non senza un pizzico di dispiacere, fisiologico in ogni avventura che finisce, ma assunta in totale serenità.

Così l'atleta della Val di Sole tesserato per il Centro Sportivo Esercito: "E' una decisione serena, tengo a precisarlo. Sono soddisfatto della mia carriera anche se, puntando al massimo, si vuole sempre fare qualcosa di più. Nel percorso che ho fatto non sono mancate difficoltà e soddisfazioni, sono cresciuto e migliorato nel tempo. Già da giovane ci credevo al 100%, questo è uno sport che obbliga l'atleta a spingersi sempre più avanti e sfidare se stesso. Futuro nello staff tecnico della Nazionale? E' prematuro parlarne, la mia priorità ora è pensare alla mia famiglia. L'ultimo anno è stato impegnativo, non mi sentivo più in grado di dare tutto ed in queste condizioni saltare non è più divertente. Se ho fatto certi risultati è grazie al divertimento e alla passione che mi hanno spinto. Saltare mi mancherà, senza subbio. In questo sport quando si appendono gli sci al chiodo lo si fa per davvero anche perchè è richiesta la massima prestanza psicofisica. Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini in questi anni. La mia famiglia, innanzitutto, poi il GS Monte Giner che mi ha permesso di muovere i primi passi nel salto. E naturalmente l'Esercito che ha creduto in me e mi ha dato la possibilità di trasformare la mia passione in un lavoro. Il salto in Italia? La situazione non è idiliiaca, manca tradizione e più in generale un sistema in cui tutti remino nella stessa direzione. C'è tanto da lavorare, a prescindere dal fatto che alcune nazioni investono tantissimo e possono contare su un numero di praticanti decisamente maggiore. Noi dobbiamo riuscire almeno a valorizzare i nostri talenti e non disperderli. 

 

sdl

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