Sci alpinismo | 05 ottobre 2019

Sci Alpinismo - Michele Boscacci e Alba De Silvestro, una coppia che funziona anche in allenamento: "Lei mi dà tanta forza"

Fondoitalia ha intervistato lo skialper del CS Esercito: "Sto lavorando tanto per mantenere la forma nel corso dell'intera stagione; con Alba ci sproniamo a vicenda, lei ha tanta voglia di vincere"

Foto Credit: Stefano Jeantet (CS Esercito)

Foto Credit: Stefano Jeantet (CS Esercito)

Sulla soglia dei trent’anni (li compirà il prossimo gennaio, ndr) Michele Boscacci ha già vinto tutto nella sua carriera, tra Coppa del Mondo generale, La Grande Course, Mondiali, Europei e grandi classiche dello sci alpinismo. Eppure l’atleta lombardo anche questa estate non si è tirato indietro allenandosi moltissimo e, forte della sua esperienza, ha anche capito quando dover rallentare un attimo, seguendo i segnali inviati dal suo corpo. Una caduta in una gara locale la scorsa settimana gli ha messo un po’ paura per un forte dolore al polso ma fortunatamente nulla di grave, così l’alpino ha subito ripreso ad allenarsi.

Un’estate particolare la sua, nella quale oltre a preparare la nuova stagione con l’obiettivo di riprendersi l’overall della Coppa del Mondo, vinta dal suo amico Robert Antonioli (i due si stanno alternando da quattro anni), è anche occupato con i preparativi dell’evento extra-sportivo più importante della sua vita: il matrimonio con Alba De Silvestro. I due sono fidanzati da due anni, si allenano insieme e si uniranno per la vita molto probabilmente il 6 giugno (la data non è ancora certa, ndr).

Abbiamo raggiunto telefonicamente Michele Boscacci mentre, dopo essersi occupato proprio della preparazione al matrimonio, stava raggiungendo la Valchiavenna per l’ennesima gara estiva. Con lui abbiamo parlato di tanti argomenti, dall’importanza di ascoltare il proprio corpo all’imminente ritorno sugli sci, dagli obiettivi per la prossima stagione ai possibili avversari, ma soprattutto del suo splendido legame con Alba De Silvestro e dell’importanza che la ventiquattrenne (ha festeggiato il 3 ottobre, auguri, ndr) di Padola ha nella sua vita anche professionale.

Ciao Michele, come sta andando la preparazione? Seguendoti sui social abbiamo visto che hai avuto qualche piccolo problema.
«Si, ma niente di preoccupante. Sono rimasto fedele alla mia classica preparazione facendo parecchie ore di allenamento. Un po’ di stanchezza, quindi, è anche normale, l’importante è esserne consapevoli e tirare il freno tre-quattro giorni per riprendersi. Credo di essere in linea con gli altri anni. Forse rispetto al passato ho fatto un volume di ore più ampio a piedi e in bicicletta. Ecco, purtroppo una decina di giorni fa in una gara di paese nella quale avevo un tempo di riferimento, qualcuno involontariamente mi ha fatto cadere in partenza e ho sbattuto malamente il polso che mi ero infortunato alcuni anni fa. Lì per lì ho solo pensato a mantenere la calma, rialzarmi, recuperare sul gruppo di testa e dare giù di gas per staccare tutti e vincere. Risultato finale: sono riuscito a migliorare il mio tempo, anche se forse è accaduto per la scarica di adrenalina avuta dopo la caduta, ma certamente la gamba c’è. All’arrivo ho sentito tanto male, ma per fortuna si tratterebbe soltanto di una distorsione, anche se presto farò dei nuovi controlli con Panzeri. Al di là di questo, sono tranquillo e sto bene, sono fiducioso, anche se c’è ancora parecchio tempo per affinare la preparazione verso inverno. Torneremo a sciare soltanto il 14 ottobre sullo Stelvio e da lì si farà sul serio».

Contento di tornare a mettere gli sci ai piedi?
«Certamente. Mi auguro che le condizioni del ghiacciaio saranno adatte al lavoro che dovremo fare. Sarebbe importante soprattutto dal punto di vista mentale trovare delle belle condizioni di neve, ci si applica ancora meglio. Poi se non dovesse essere così, sarà più impegnativo mentalmente, ma ce ne faremo una ragione e lavoreremo, perché dobbiamo prepararci al meglio per la prossima stagione».  

Anche perché dovrai nuovamente sfidare il tuo amico Robert Antonioli con il quale da quattro anni vi alternate nella vittoria della classifica generale di Coppa del Mondo.
«Si, la trovo una cosa bella, anche perché prima di noi aveva vinto Damiano Lenzi, quindi la sfera di cristallo resta in Italia ormai da sei stagioni. Certo se la vinco io sono più contento, anche se Robert è un mio grande amico. Ci scherziamo tanto sul fatto che negli ultimi anni ci siamo tolti la coppa a vicenda. Che vinca il migliore sia in Coppa del Mondo che in qualsiasi altra competizione».  

Insomma la Coppa del Mondo è il grande obiettivo.
«Certamente, ma voglio far bene anche La Grande Course, che ha in programma tantissime gare la prossima stagione. Il prossimo anno oltre Coppa del Mondo ed Europei avremo anche Altitoy, Pierra Menta, Tour du Rutor, Adamello e Patrouille. Un calendario pauroso con tanti appuntamenti, molti dei quali di lunga durata. Sarà importante stare in condizione per tutta la stagione. Per questo motivo ho cercato di fare un grosso volume. Poi bisognerà augurarsi di non avere brutte sorprese o malattie strane. Mi auguro di fare come nel 2018 quando gareggiai in tutte le gare de La Grande Course con ottimi risultati. Se però la forma dovesse mancare, perché siamo prima di tutto uomini e non macchine, quindi dobbiamo ascoltare il nostro corpo prima che ci presenti il conto, potrei decidere di saltare qualche gara. La mia priorità è sempre la Coppa del Mondo».

Da sei anni la Coppa del Mondo resta in Italia, anche se nella passata stagione Palzer rischiò di sfilarvela; è lui l’avversario più pericoloso?
«Anton Palzer è un atleta molto competitivo e sicuramente pericoloso, ma va anche detto che nella passata stagione trasse vantaggio dalla nostra assenza in Cina, dove lui fece 280 punti. È un buon atleta su tutti i fronti, anche se quando abbiamo partecipato tutti ha faticato a trovare l’acuto per salire sul podio. Per il resto ci sono tanti atleti forti, che possono però rappresentare un pericolo soprattutto per le singole gare. Ognuno è specializzato in qualcosa, chi nelle sprint, chi nelle individuali o nelle vertical. Si va sempre di più verso un atleta specializzato in un format di gara, come vediamo spesso nel fondo. Al momento, però, secondo me bisogna fare il massimo in ogni specialità, poter competere in tutte e in questo noi italiani abbiamo qualcosa in più, perché molti di noi riescono a essere da podio in tutti i format di gara. È importante perché se anche vinci e poi il giorno dopo non vai a punti, perdi tantissimo rispetto a chi riesce sempre a entrare nella top five. Il nostro segreto è quello di saper essere sempre davanti. Per quanto mi riguarda io mi sento molto competitivo nelle individuali e nelle vertical, mentre nelle sprint mi difendo bene soprattutto in certe giornate anche se non sono sempre continuo».

Al termine della stagione sportiva farai il grande passo sposando Alba De Silvestro. Insomma oltre agli allenamenti, quest’anno state anche organizzando le nozze.
«Si, la data non è ancora ufficiale ma molto probabilmente sarà il 6 giugno. Abbiamo reso subito noto a tutti la nostra decisione di sposarci anche perché siamo fidanzati ormai da due anni. Nella vita non c’è solo lo sport, così in questo periodo ci dividiamo un po’ tra allenamento e organizzazione delle nozze. Sarà un bellissimo avvenimento, un momento emozionante ed unico per entrambi».

Raccontaci: cosa hai fatto di romantico nel momento in cui le hai chiesto la mano?
«No (ride, ndr), non sono una persona molto romantica. Credo però sia un tratto comune di noi scialpinisti, anche lei non si aspettava nulla di romantico, quindi fortunatamente non ho dovuto inventarmi grandi cose. Lei ha accettato con grande entusiasmo ed è stata la cosa più importante. A giugno ci sposeremo, poi andremo a rilassarci da qualche parte dopo una stagione lunga e difficile».

La presenza al tuo fianco di un’atleta in rampa di lancio come Alba De Silvestro è importante anche in allenamento?
«Lei è in crescita continua, negli ultimi anni sta facendo con continuità dei notevoli passi avanti e ha una grande fame di vittoria. Questo per me è molto importante, perché io sono sulla soglia dei trent’anni, nella mia carriera ho vinto già tanto, quindi in alcune giornate posso essere un po’ meno motivato nello spingermi più in là negli allenamenti. Al contrario, lei ha tantissime motivazioni, quindi la sua presenza mi aiuta tantissimo, mi fa trovare fame e voglia di allenarmi. Ci sproniamo a vicenda ed è veramente bello essersi trovati ed essere accomunati da questa passione».

Giorgio Capodaglio

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