Biathlon | 08 ottobre 2019

Biathlon - Conosciamo Linda Zingerle, il giovane talento col biathlon nel sangue

Intervista alla classe 2002 è appena entrata nel gruppo Juniores e Giovani: "L'allenamento è più duro ma ho notato di essere già migliorata; lavorare in questo gruppo è stimolante; l'idolo? Dorothea Wierer

Linda Zingerle (foto di Serge Schwan)

Linda Zingerle (foto di Serge Schwan)

”È fortissima”. Così i suoi compagni di squadra Tommaso Giacomel e Didier Bionaz descrivono Linda Zingerle, classe 2002, figlia dell’allenatore della squadra Èlite, Andreas, bronzo olimpico a Calgary. La giovane altoatesina è entrata quest’anno a far parte della nazionale Juniores e Giovani allenata da Mirco Romanin, una convocazione che si è conquistata grazie ai buonissimi risultati delle ultime stagioni. La ragazza di Antholz sta lavorando moltissimo, in particolare al tiro, per continuare la sua crescita e puntare a un buon risultato agli YOG di Losanna.

L’abbiamo contattata per conoscerla meglio e sentire come sta andando questa sua prima preparazione con la nazionale giovanile, nella quale ha trovato una mole di lavoro superiore rispetto al passato. Linda Zingerle ha voluto tenere un profilo basso, pur ringraziando i compagni per i complimenti, perché consapevole di dover migliorare ancora tanto per arrivare agli obiettivi che si è posta. L'altoatesina ha poi parlato del suo rapporto con il resto della squadra, dei suoi obiettivi per la prossima stagione e per il futuro, raccontandoci anche i suoi inizi nel biathlon.

Ciao Linda. Com’è stato l’impatto con la Squadra Juniores e Giovani?
«Sono molto contenta di essere entrata a far parte di questo gruppo, mi piace lavorare con i miei nuovi compagni, anche se l’allenamento è più duro rispetto al passato. Ma è giusto così, perché il biathlon è fatica. Allenandomi di più è cambiato anche il resto, perché avendo la scuola, devo poi recuperare le ore di allenamento in programma e ovviamente anche studiare. Ma oggi so di dover lavorare di più rispetto agli altri».

Come ti sei trovata con i tuoi nuovi compagni?
«Mi hanno colpita tanto, sono tutti molto competitivi. Nei primi giorni era un po’ difficile per me, riuscivo a parlare soprattutto con mio fratello, perché ero un po’ insicura per via della lingua. Ma i compagni mi hanno accolta benissimo e alla fine mi sono lasciata andare, stringendo un ottimo rapporto con tutti. C’è grande armonia nel gruppo, ci divertiamo anche e mi piace allenarmi con loro».

E con il tuo nuovo allenatore?
«Benissimo, anche perché è attento a ogni particolare, non si preoccupa soltanto dei nostri miglioramenti sportivi ma cura molto l’aspetto umano. Anche fuori dai raduni mi scrive sempre, chiedendo informazioni sul mio allenamento. Questo mi piace. Inoltre mi trovo bene anche con Fabio Cianciana, Edoardo Mezzaro e Daniele Piller Roner, gli altri allenatori che lavorano insieme a lui».

Parlando con i tuoi compagni di squadra, ho notato che hanno molta stima nei tuoi confronti. Ti fa piacere?
«Certamente, è una cosa molto positiva che i compagni abbiano stima nei miei confronti. Come ho già detto sono contenta di allenarmi con loro, anche perché mi spronano a far meglio. Loro da tempo si allenano così tanto, quindi sono più abituati, mentre io certe cose non le avevo mai fatte e per questo motivo sento di dover recuperare. Vedo per esempio Dido (Bionaz, ndr) e Tommy (Giacomel, ndr) sono molto amici ma anche competitivi, si sfidano in allenamento, ognuno vuole primeggiare. Ecco, anch’io voglio fare altrettanto con le altre ragazze, quindi mi sto impegnando moltissimo per raggiungere il loro livello. È stimolante».

A gennaio sono in programma le Olimpiadi Giovanili di Losanna. È quello il tuo principale obiettivo?
«Certamente è la competizione più importante della stagione, alla quale voglio qualificarmi per fare anche bene. Il mio grande obiettivo, però, è crescere al tiro, sparare meglio rispetto alla passata stagione, quando purtroppo mi sono comportata spesso male al poligono. Da quando sono entrata a far parte di questo gruppo, però, sento di essere migliorata già molto e sono decisa a confermarlo in gara durante l'inverno».

Quali difficoltà hai trovato al tiro nella passata stagione?
«Non so spiegarlo, mi sentivo poco sicura soprattutto in piedi, non riuscivo a sparare veloce. Ora sto facendo tanto puntamento, mi sento molto più stabile rispetto allo scorso anno, anche se non sono ancora al livello degli altri».

Tornando indietro nel tempo, raccontaci dei tuoi inizi.
«Ho cominciato quando avevo circa sette o otto anni, perché mio fratello David e mia sorella Lena praticavano già biathlon, quindi non volevo restare da sola a casa. Ho provato soprattutto per quello, ma mi è subito piaciuto. All’inizio non ero così brava in pista e al poligono, mi piaceva soprattutto stare con i compagni. Poi ho iniziato a migliorare sempre di più, fino all'arrivo in nazionale. Comunque il biathlon per noi di Anterselva è tutto, ce l’abbiamo nel sangue».

Quando hai capito di voler diventare una biatleta?
«Da piccola non ero così convinta di voler diventare una biatleta professionista, anche perché non ero così competitiva. Poi quando abbiamo iniziato a sparare da una maggiore distanza, questo sport ha iniziato a piacermi di più e ho capito di voler continuare e diventare una biatleta professionista. Adesso è ciò che voglio».

Tuo papà Andreas guida la squadra Èlite e lo scorso hanno si è tolto diverse soddisfazioni; cosa hai provato quando a Oslo è arrivata la vittoria di Dorothea Wierer?
«Quando non ho delle gare, guardo sempre la Coppa del Mondo. Sono stata davvero tanto felice per mio papà, ma anche per Dorothea perché la conosco bene da tempo. Lei e Lisa hanno fatto una stagione bellissima, sono stata davvero contenta per loro e per mio papà, che ha sempre dedicato veramente tanto tempo a questo sport, ci tiene tantissimo e si è meritato tutte le soddisfazioni avute».

Hai un idolo nel biathlon?
«Si, Dorothea Wierer. Lei è la mia atleta preferita, mi piace tanto come spara, è veloce e sicura. Vorrei essere come lei al tiro. Mi è capitato di parlare spesso con lei, ovviamente, anche se per ora non le ho mai chiesto consigli».

Hai già parlato di scuola in precedenza; riesci a conciliare l’impegno scolastico con l’allenamento?
«Si, ci riesco anche se adesso è un po’ più difficile. Dopo la scuola devo andare subito ad allenarmi per non perdere tempo. Ora la mole di lavoro è aumentata e con essa lo stress, ma mi sto riorganizzando e le cose stanno già andando tutte per il meglio».

Un’ultima domanda. Nel 2026 avrai 24 anni e le Olimpiadi si disputeranno ad Anterselva; questo ti sta dando uno stimolo in più?
«Le Olimpiadi, come i Mondiali del prossimo inverno, saranno un evento indimenticabile per Anterselva, bellissimo. Però per me non rappresentano uno stimolo in più, i miei obiettivi non sono legati ai Giochi del 2026, voglio solo diventare un'atleta di livello e arrivare il più avanti possibile».

Giorgio Capodaglio

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