Sci di fondo | 18 ottobre 2019

Fondo - L'allenatore dell'Under 20 femminile Francesco Semenzato: "Ho un gruppo tenace"

A Fondoitalia Semenzato ha parlato della sua squadra: "Sono molto soddisfatto del lavoro fatto fin qui e del rapporto tra le ragazze; i presupposti sono buoni"

Fondo - L'allenatore dell'Under 20 femminile Francesco Semenzato: "Ho un gruppo tenace"

A una settimana dalla conclusione del raduno della nazionale Under 20 di sci di fondo, che si è svolto a Forni Avoltri, abbiamo contattato Francesco Semenzato, responsabile della squadra femminile. L’allenatore azzurro ha fatto il punto della situazione sulla preparazione, ha parlato di ogni ragazza del suo gruppo e spiegato anche quanto sia importante che i giovani fondisti abbiano altre passioni, non pensando esclusivamente allo sport.

Buongiorno Semenzato. Facciamo il punto della situazione sulla preparazione.
«Abbiamo concluso una settimana fa il raduno a Forni Avoltri. Inizialmente avevamo in programma di iniziare a sciare, portando la squadra in Val Senales, ma le condizioni non erano ideali con il tipo di lavoro che volevamo svolgere, così abbiamo deciso di cambiare programma. Abbiamo lavorato su intensità importanti ed è stata una bellissima settimana, anche perché la pista di Forni Avoltri è molto tecnica e bella, consentendoci così di fare un ottimo lavoro. Gli atleti del gruppo Under 20 nel suo insieme, ragazzi e ragazze, sono soddisfatti del lavoro fin qui svolto, così anche noi tecnici. Per quanto riguarda nel particolare la mia squadra, le cose stanno andando bene».

Che tipo di lavoro avete svolto?
«Abbiamo lavorato molto su alte intensità, svolgendo inizialmente delle prove molto corte e abbiamo anche simulato una team sprint con coppie miste, composte da un ragazzo e una ragazza, che è stata molto bella e combattuta. Abbiamo cercato di formare delle coppie equilibrate, nelle quali chi era sprinter si è trovato in squadra con un atleta più bravo nelle distance. È stato un bellissimo allenamento. Abbiamo svolto tanti lavori anaerobici con recuperi corti. Quindi diverse sedute sulla forza e concluso con prove miste a intensità medio veloce. Inoltre abbiamo anche fatto alcune camminate, di cui una particolarmente bella sulle Tre Cime di Lavaredo, il Lago di Sorapis e tanto altro. Il gruppo ha apprezzato, noi avevamo l’obiettivo anche di fargli conoscere bene il territorio, perché molti ragazzi non sono della zona e vengono qui solo ad allenarsi. Ci tenevamo che conoscessero questi luoghi e le loro storie. Poi dovevano vedere le Tre Cime di Lavaredo, quel giorno c’era anche una spolverata di neve, magnifiche».

Avete anche portato le due squadre al cinema per vedere dei documentari sul Vajont; come mai?
«Fa parte del progetto di interessarli anche ad altro oltre lo sci di fondo. Vogliamo stimolarli in tutti i sensi perché credo un atleta debba interessarsi a molte cose. Ovviamente deve concentrarsi molto sull’attività che svolge, ma non deve vivere esclusivamente per quella, ma conoscere anche di altro, seguire cronaca, politica, altri sport, interessarsi alla storia del nostro paese. Vogliamo stimolare la loro curiosità».

La sua squadra è composta da cinque atlete, delle quali due sono nuove rispetto alla passata stagione; come descrive questo gruppo?
«Tenace, credo sia questa la parola che più si addice al gruppo che sto allenando. Ci sono tre ragazze confermate dalla passata stagione, che già conoscono me, l’ambiente, il gruppo e le dinamiche del lavoro, risultando così trascinanti per le due nuove, Valentina Maj e Anna Rossi, che sono state bravissime nell’inserirsi perfettamente nello spirito del gruppo. Descrivo queste ragazze come tenaci, perché lavorano sodo, si aiutano, hanno creato un ottimo clima, ma soprattutto hanno idee chiare di cosa vogliono ottenere. Ovviamente durante il percorso ci sono stati alcuni intoppi fisici, una cosa del tutto normale, ma stiamo gestendo tutto ottimamente e loro sono molto motivate. Sono veramente soddisfatto del lavoro di quest’anno, ma soprattutto del gruppo che si è creato, sono molto unite, anche con la squadra maschile. Inoltre, sono appassionate di tante cose, per esempio a Forni Avoltri si sono impossessate della cucina del Centro Biathlon per preparare delle ottime torte a tutta la squadra. Ma la cosa più importante è ciò che fanno in allenamento, sono sempre molto concentrate e attente. I presupposti sono buoni».

Allora parliamo singolarmente delle cinque ragazze partendo da Martina Di Centa, che in estate ha veramente impressionato.
«Si, Martina si è espressa davvero molto bene nel corso dell’estate. Lei sta lavorando duramente, si impegna sempre moltissimo, si informa, cerca di capire i suoi punti di forza e quelli deboli, per poi lavorarci sopra. È sempre concentrata ed è molto professionale, tanto da trascinare le compagne. È carnica e si vede, perché chi viene da questa terra è tenace di natura. Alla Sportful pure si è gestita bene, anzi forse nemmeno ha speso tutte le energie che aveva, perché al traguardo dava l’idea di averne ancora. Pure a Sovere ha fatto molto bene, nonostante la caduta. Sta facendo un suo percorso ed è sempre molto attiva, ha spirito di iniziativa. Dovevate vederla in Norvegia, mentre comunicava in inglese con tutti e faceva interviste».

Molto attesa anche Nicole Monsorno, che lo scorso anno ha pure ottenuto il suo primo successo in Opa Cup.
«Nicole ha risolto alcune problematiche fisiche alla spalla, che ha saputo gestire bene. Sta lavorando moltissimo, ovviamente nei lavori corti si esprime al meglio essendo una sprinter, ma sta tenendo molto duro anche in quelli di resistenza, in quanto vuole essere una fondista completa e ha capito che quella è la sua area di miglioramento. Poi quando ci si allena sulla sprint se la gode proprio. Non a caso ha vinto la team sprint in coppia con Matteo Ferrari. Ho notato, poi, che ha fatto il salto di qualità anche nella gestione tattica della gara, ha iniziato a ragionare prima del via per poi mettere in atto le sue strategie. Sa gestirsi bene nel corso delle batterie e questo sono convinto che le darà una grossa mano in inverno».

Passiamo ad Emilie Jeantet, che nella passata stagione ha saltato il Mondiale per poi chiudere in crescendo.
«Lo scorso anno Emilie aveva faticato durante l’estate a causa di alcune difficoltà poi risolte in autunno. Solo in quel momento era riuscita ad allenarsi al meglio, tanto che aveva trovato la miglior condizione solo nel finale di stagione. Questa estate le cose sono andate diversamente, ha lavorato veramente tanto e nelle ultime gare ne ha un po’ risentito, dopo aver fatto bene in Norvegia e a Forni Avoltri. Lei soffre di più sugli skiroll, dove sembra meno a suo agio, mentre quando mette gli sci ai piedi cambia completamente, si muove in maniera naturale. Eppure anche in estate riesce a stare con le altre, non molla mai, tanto che l’ho vista veramente brillante nell’ultimo raduno sia nelle prove corte sia nei lavori di forza, dove mi sembra più convinta. In inverno si toglierà soddisfazioni».  

Concludiamo con le due nuove arrivate nel gruppo, Valentina Maj e Anna Rossi.
«Valentina Maj è una classe 2000, ha la stessa età delle altre tre e un bagaglio di lavoro che le permette di confrontarsi tranquillamente con loro. Anna Rossi, invece, essendo la più giovane del gruppo, sta pagando un po’ lo scotto del passaggio di categoria e ha fatto più fatica. Entrambe, però, sono estremamente motivate. Valentina fa un lavoro silenzioso ma accurato, è attenta e non le sfugge nulla. Ho notato che sta facendo dei notevoli miglioramenti tecnici. Solitamente chi è nuovo nella nazionale ha bisogno di tempo per assimilare le novità, ma lei dà sempre dei feedback importanti, ha una buona consapevolezza di quello che fa e soprattutto di dove vuole arrivare. Anna ha carattere, non si spaventa nei momenti in cui fa più fatica ma tiene sempre duro e resta con le altre. Fin qui ha dimostrato sempre grande grinta e tanta voglia di fare. Sono fiducioso. Inoltre è molto giovale, estroversa, sempre allegra e dalla battuta pronta. È una figura gioiosa e piacevole all’interno del gruppo, che ha dato una nota di allegria a tutta la squadra».

Giorgio Capodaglio

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