Sci di fondo | 19 ottobre 2019

Fondo - Alexander Bolshunov: "Vorrei che anche la Russia facesse gioco di squadra in gara"

Il russo ha vinto quattro argenti ai Mondiali di Seefeld: "Partecipare a tutte le gare non mi ha penalizzato, se sto bene posso vincere sempre; i norvegesi? Loro decidono tutto prima del via, c'è chi corre per i compagni"

Fondo - Alexander Bolshunov: "Vorrei che anche la Russia facesse gioco di squadra in gara"

Ai Mondiali di Seefeld aveva gareggiato in tutte le gare in programma, sorprendendo tutti quando si era presentato al via della 50km dell’ultimo giorno, che inizialmente doveva saltare ma nella quale ha poi vinto l’argento, dando anche l’impressione che con una tattica diversa avrebbe anche avuto le energie per vincere l’oro.

Alexander Bolshunov, pur avendo chiuso il Mondiale senza ori, vincendo ben quattro argenti, ha dimostrato di essere un atleta di livello altissimo, confermando più o meno quanto fece alle Olimpiadi di PyeongChang, quando vinse tre argenti e un bronzo.

È mancato però l'oro, ma il ventiduenne russo (compirà 23 anni solo il prossimo 31 dicembre) non ritiene che aver preso parte a tutte le gare sia stato per lui penalizzante in occasione del Mondiale austriaco: «Quando sono pronto e in forma posso correre nel migliore dei modi sia le distance sia le sprint. Anche se corro tutte le sei gare in programma posso sempre lottare per la vittoria. Non vedo alcun beneficio nell’essere lasciato fuori da una gara, infatti non penso che se avessi saltato qualche appuntamento avrei fatto meglio».

Bolshunov ha quindi spiegato cosa lo differenzia dai norvegesi, che invece tendono a selezionare le gare: «Non credo siano meno resistenti di me, semplicemente hanno una squadra molto forte, così selezionano gli atleti a seconda della gara. Loro hanno dei ruoli assegnati già prima della gara: quindi un giorno scappa Hollund, quello successivo Røthe, poi sarà il turno di Sundby».

Quindi il russo si focalizza sul gioco di squadra, che nel suo team manca: «Noi non lo facciamo ma non perché abbiamo una squadra debole, semplicemente non abbiamo chi partecipa alla gara con il compito di lavorare per il compagno. Mi piacerebbe se fosse così anche da noi perché ritengo che il gioco di squadra abbia senso nello sci di fondo quanto negli altri sport».

Chissà, forse con un po’ di gioco di squadra, quella 50km di Seefeld avrebbe avuto un esito diverso.

Giorgio Capodaglio

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