Biathlon | 13 novembre 2019

Biathlon - Conosciamo la giovane Hannah Auchentaller: "Allenarmi con questo gruppo è stimolante"

La biatleta del CS Carabinieri e della nazionale Juniores e Giovani ha parlato anche di suo papà Armin, allenatore degli USA: "Lui è sempre in giro per seguire la Coppa del Mondo, ci sentiamo tanto e nell'ultima gara stagionale riesce a vedermi"

Hanna Auchentaller (Credit: jmphoto)

Hanna Auchentaller (Credit: jmphoto)

Nella passata stagione ha ottenuto dei buoni risultati, riuscendo così a conquistare la convocazione per i Mondiali Giovani e gli Europei Juniores, anche se classe 2001. Le prestazioni positive hanno permesso Hannah Auchentaller di fare nella scorsa primavera un passo importante per la sua carriera, quando è entrata a far parte della nazionale Juniores e Giovani ed è stata anche arruolata dal Centro Sportivo Carabinieri.

La giovane Hannah è figlia Armin Auchentaller, oggi allenatore della nazionale femminile statunitense di biathlon, dopo aver allenato in passato anche Italia, sempre gli Stati Uniti e la Svizzera. Del rapporto con suo papà, della preparazione con il gruppo Juniores e Giovani diretto da Mirco Romanin, Fabio Cianciana, Edoardo Mezzaro e Daniele Piller Roner, dei suoi inizi, dell’ingresso nel Centro Sportivo Carabinieri, del suo cuore diviso a metà tra le azzurre del biathlon e le statunitensi, ma anche di tanto altro abbiamo parlato nell’intervista che la giovane sudtirolese ci ha rilasciato.

Ciao Hanna. Partiamo dal presente: come sta procedendo la preparazione?
«Molto bene, anche se all’inizio ho avuto qualche difficoltà nel riuscire ad allenarmi con costanza, avendo sostenuto il corso Allievi Carabinieri a Torino dopo aver avuto la fortuna di essere arruolata nel Centro Sportivo Carabinieri. In ogni caso sono riuscita a svolgere il lavoro prefissato, quindi ho ripreso gli allenamenti con il resto della squadra e posso dire che fino ad oggi tutto è andato per il meglio».

Sei entrata a far parte della nazionale Juniores e Giovani; com'è stato il tuo impatto nel gruppo?
«Molto positivo, anche perché ho avuto la fortuna di allenarmi con i miei attuali compagni già lo scorso anno in occasione dei Mondiali Giovani e gli Europei Juniores. In quelle manifestazioni ho fatto anche la conoscenza di allenatori e skiman. Inoltre con tanti compagni di squadra avevo un rapporto di amicizia già in precedenza. Sicuramente allenarmi con un gruppo così competitivo è molto stimolante, in particolare provare a stare dietro a Samuela (Comola, ndr) che è più grande di me, è molto motivante».

C’è qualcosa su cui i nuovi allenatori ti stanno facendo lavorare in modo particolare?
«Ho lavorato tanto nel tiro, anche perché ho avuto delle piccole difficoltà all’inizio della preparazione, non avendo sparato per un mese. Insomma mi stanno facendo allenare molto su velocità, stabilità e precisione. Ovviamente i tecnici vogliono sfruttare tutti i miei margini di miglioramento, quindi sto lavorando tanto anche sul fondo, in particolare la tecnica».

L’hai già accennato in precedenza; in primavera sei anche stata arruolata dal Centro Sportivo Carabinieri.
«È stato un momento per me importantissimo perché questo mi ha dato la possibilità di trasformare la mia passione in un lavoro. Adesso sono più tranquilla e posso spendere tutte le mie energie mentali solo sulle gare. Ora ho un grande sostegno alle mie spalle e sono grata all’Arma dei Carabinieri per questo».

Qual è il tuo obiettivo stagionale?
«Innanzitutto vorrei qualificarmi nuovamente per i Mondiali, perché lo scorso anno ho vissuto una bellissima esperienza, che mi è piaciuta tanto e mi ha fatto certamente crescere. Al di là di questo, vorrei mantenermi costante per tutta la stagione e vediamo se riuscirò poi a prendere qualche medaglia nel corso dell’anno».

Torniamo indietro nel tempo: raccontaci come hai iniziato.
«È partito tutto con mio papà, che già da piccola mi portava sempre a far fondo. Lui allora era nel gruppo degli allenatori della nazionale azzurra. Non avevo però ancora iniziato a fare biathlon, fino a quando un giorno decisi di provarci. Vedevo sempre i ragazzi dello sci club di Anterselva che si allenavano, tra loro anche tanti miei amici, quindi ho voluto iniziare. Me ne sono innamorata subito e non ho più smesso».

Quando ha visto che facevi sul serio, cosa ti ha consigliato tuo padre?
«Ha seguito i miei allenamenti iniziali, ma mi ha detto soprattutto di divertirmi. Ogni tanto mi dà consigli quando ci sentiamo o se viene a vedere le gare. Purtroppo, stando tutta la stagione a seguito della Coppa del Mondo, mi vede gareggiare soltanto in occasione dell’ultimo weekend della stagione».

A proposito, quando c’è una gara di Coppa del Mondo femminile, tifi per le azzurre o le statunitensi?
«L’Italia è nel cuore, quindi ovviamente tifo per le nostre atlete. Però, visto che mio padre allena negli USA, faccio il tifo anche per le statunitensi e spero sempre ottengano dei buoni risultati».

Riesci a sentirlo dopo le gare?
«Si ci sentiamo abbastanza spesso in occasione delle gare, così io e mia sorella Lena gli diciamo come siamo andate. Ma lo tengo aggiornato anche durante gli allenamenti. Purtroppo non vedendolo spesso ci sentiamo tanto via skype o attraverso qualche video chiamata su whatsapp».

Al di là del tifo, quali sono gli atleti che stimi di più?
«Tra le donne Kaisa Mäkäräinen, perché ha una grande testa, riesce sempre a tenere duro e l’ho vista lavorare sempre con grande precisione. Tra gli uomini lo statunitense Lowell Bailey e Johannes Thingnes Bø».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
«Credo che la partecipazione alle Olimpiadi sia il sogno di ogni atleta. Se poi dovessi realizzarlo, allora mi porrò nuovi obiettivi».

A proposito di Olimpiadi. Pensi mai alla possibilità di gareggiare nella tua Anterselva nel 2026?
«Il 2026 è ancora molto lontano e fino ad allora potrebbero accadere moltissime cose. Certo sarebbe il top del top poter gareggiare alle Olimpiadi in casa e sicuramente farò di tutto per esserci. Ma concentriamoci sul presente»

Giorgio Capodaglio

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