Salto | 20 novembre 2019

La leggenda Kasai prosegue: “Il salto è la mia vita, sarò a Pechino 2022!“

Nonostante la passata stagione sia stata sottotono, il quarantasettenne saltatore nipponico ha una volta di più ribadito di voler essere ancora un protagonista del salto almeno fino alle Olimpiadi di Pechino. A lui la punk-band “Van Dammes” ha dedicato una canzone.

Romaniemi OY

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Era stato dato per finito già nel 2002 a trent’anni. Lo stesso accadde nel 2006 e nel 2010.

Anche lo scorso febbraio, dopo non essere stato incluso fra i selezionati giapponesi per i Mondiali di Seefeld, voci di corridoio mormoravano di nuovo del suo fine carriera col salto con gli sci.

Ed invece Noriaki Kasai di nuovo selezionato nel Team giapponese, da venerdì con le qualificazioni della prima tappa stagionale a Wisla inizierà la sua stagione numero trentuno in Coppa del Mondo.

Per l’occasione il “vecchio gentiluomo del sol levante“ una volta di più ha voluto ribadire: ”Il salto è la mia vita, voglio essere protagonista fino a Pechino 2022!“

Noriaki Kasai ai Giochi Olimpici di Pechino sarà oramai prossimo alla fatidica soglia del mezzo secolo, e per lui potrebbero essere le none Olimpiadi di una carriera infinita. Ma sui nuovi trampolini cinesi “Nori” non ci andrà con il mero intento di parteciparvi, in Cina lui vuole ancora lasciare il segno: «Non sto dicendo che voglio soltanto essere lì a vedere gli altri vincere le medaglie, ma che potrò ancora vincerle. Io non sono per niente finito. A Pyeongchang, data la vicinanza col Giappone, ho potuto saltare di fronte alla mia famiglia. La prossima volta in Cina voglio vincere una medaglia davanti a mia moglie e mia figlia. La sola medaglia che non ho vinto nella mia lunga carriera è l’oro olimpico. Non voglio niente di più che mia figlia mi veda vincere una medaglia coi suoi occhi. È un desiderio che ancora ho».

In effetti nel corso della sua più che trentennale carriera, nei grandi appuntamenti si contano più delusioni che affermazioni.

In particolare il suo maggior rimpianto risale alle sue terze Olimpiadi di Nagano 1998. Quell’anno era classificato fra i primi tre del mondo e le sue aspettative erano notevoli. Nel primo evento in programma dal K90 Noriaki deluse davanti al pubblico di casa e si classificò al settimo posto. Questo risultato gli costò l’esclusione nel team giapponese nelle successive prove a cinque cerchi dal K120 e dalla gara a squadre in favore di Hiroya Saito.

Nonostante la sua assenza il Giappone conquistò uno storico oro nel team event, ma quello per Noriaki fu un colpo difficile da incassare: «Ero sconvolto. È stato il momento più difficile della mia carriera. A Nagano avevo fallito. Quel giorno pensai che non sarei più stato lo stesso atleta in futuro. Mi ci vollero parecchi mesi per riprendermi. Ma poi, in seguito, quei rimpianti sono diventati la mia più grande motivazione».

Nei quattro anni successivi che lo condussero a Salt Lake City, il nipponico non brillò particolarmente, pur finendo quarto nella overall 2000-01. Alle Olimpiadi dello Utah, Kasai non fece meglio di un grigio quarantunesimo posto dal trampolino piccolo e il Giappone lo escluse di nuovo dalla gara a squadre.

A trent’anni, la sua carriera era prossima alla conclusione.

Tornato nel nativo Hokkaido, per tutta l’estate Kasai lavorò duramente sui trampolini di Shimokawa che l’avevano visto crescere da bambino, e lì reinventò se stesso ed un suo nuovo metodo di salto. Noriaki sarebbe agonisticamente rinato nel successivo inverno.

Nei Mondiali 2003 della Val di Fiemme “Nori “ ritornò di nuovo grande protagonista aggiudicandosi i due bronzi individuali e l’argento col Giappone. Il ritiro poteva attendere ancora,“Kamikaze Kasai“ a trent’anni si stava già trasformando in “leggenda“.

Nella sua lunghissima carriera, questi sono stati i due soprannomi che più sono stati utilizzati per descriverlo con un solo sostantivo.

Il nomignolo “kamikaze” gli fu attribuito già nel 1992 per il suo particolare stile “molto giapponese” nel quale il suo corpo in volo assumeva una posizione molto estrema. Uscito dal dente con una spinta non potente ma molto dinamica, il suo viso era parecchio proiettato in avanti e oltrepassava le punte dei suoi sci. Lo scopo di questa posizione molto estrema era quello di creare il minimo attrito del corpo durante il volo. Posizione che lui ha perfezionato ed estremizzato fino agli eccessi durante la prima fase della sua lunghissima carriera.

Carriera di saltatore che è cominciata quasi quarant’anni or sono in quel di Shimokawa, piccola comunità rurale a nord dell’isola settentrionale giapponese dell’Hokkaido, dominata dalla locale segheria e da piccole aziende agricole.

Noriaki proviene da una famiglia povera che ha vissuto spesso alla giornata con il solo stipendio della madre. Proprio la madre morì poco prima delle Olimpiadi di Nagano segnando ulteriormente in lui quella triste edizione personale dei Giochi invernali. Il salto con gli sci è da subito nel destino del giovane Noriaki nato il 6 Giugno 1972, lo stesso anno delle Olimpiadi casalinghe di Sapporo: «Quell’anno il Giappone vinse molte medaglie nel salto speciale, quindi era nel mio destino che anche io diventassi un saltatore. A Shimokawa la neve significa salto dal trampolino principalmente. Vi è una vera passione laggiù. D’inverno nei vari trampolini del circondario di Nayoro è possibile vedere sempre giovani atleti che si cimentano nella nostra disciplina invernale».

Già all’età di sedici anni Kasai  fece il suo debutto in Coppa del Mondo a Sapporo raggiungendo un ottimo trentunesimo posto. L’anno dopo venne già selezionato per partecipare ai Mondiali di Lahti 1989 durante i quali conobbe il suo mito, il finlandese Matti Nykänen, dal quale ricevette in dono le scarpette e la tuta che il buon Noriaki ancora custodisce gelosamente nella sua casa. Nel 1992 a soli vent’anni il suo stile con il corpo totalmente piatto ben oltre gli sci è oramai un marchio di fabbrica.

Quell’anno raccoglie l’unica medaglia d’oro della carriera nei mondiali di volo ad Harrachov. L’anno successivo compie un ulteriore step finendo secondo nella tournèe e terzo nella overall. A Lillehammer, alle sue seconde olimpiadi, il kamikaze giapponese porta la terra del sol levante all’argento nella competizione a squadre dal large hill. La stagione seguente una caduta con conseguente rottura della spalla lo costrinse a disertare l’intera annata sciistica 94/95. Uno dei vari infortuni che l’hanno accompagnato durante la sua lunga carriera: «Io ho una volontà molto forte, che è molto importante per poter essere un buon saltatore con gli sci. Questa mi ha aiutato molto con gli infortuni avuti nel corso degli anni. Sono un saltatore che ha sempre rischiato molto. Per due volte mi sono rotto la spalla sinistra ed ho avuto sempre molti problemi con le mie ginocchia. Diventando più anziano ho dovuto razionalizzare molto i miei allenamenti per poter andare avanti oltre i quarant’anni».

Fra alti e bassi, la carriera di Kasai è proseguita fino al 2014 dimostrando grande continuità e costanza, rimanendo sempre fra i migliori venti del mondo ma senza compiere grandi exploit a parte un paio di bronzi nel Team event ai Mondiali di Sapporo e Liberec.

Nel 2014 , quasi alla soglia dei 42 anni, per ”Nori” arriva una sorta di terza giovinezza. Quell’anno alle sue settime Olimpiadi a Sochi compie la doppia impresa: argento individuale dal trampolino grande e bronzo a squadre, diventando così il più anziano saltatore della storia a conquistare una medaglia olimpica. Quella fantasica stagione è anche caratterizzata dal 5° posto nella generale, dal 2° posto nella classifica finale di volo con gli sci e il quinto nella Vierschanzetournee .

Per ”la leggenda del salto Nippon”  la data di nascita sul passaporto è sempre stata solo un insignificante numero. La sua terza giovinezza prosegue anche nella stagione successiva quando in gara 2 a Ruka coglie a quantadue anni e sei mesi la vittoria (17esima della carriera ) in Coppa del mondo ex-aequo con Simon Ammann.

Altre stagioni ed altri record di longevità si susseguono nelle successive annate col podio di Planica due stagioni fa a 44 anni e nove mesi, e le 566 gare individuali in carriera la scorso Marzo sempre nella località slovena. Sulle cinquecento e più World Cup start il saltatore dell’Hokkaido fornisce una simpatica spiegazione: «Quando ho raggiunto le 500 gare in Coppa del Mondo per me è stata solo una cifra come tante altre. Nulla di più. Ma il mio numero preferito è il sei. Quindi io considero il 500 solo un punto di passaggio. Non è stata la fine. Cosi io voglio raggiungere le 600 presenze. Se io raggiungessi questa cifra, il mio record di presenze in Coppa del Mondo potrebbe essere difficilmente battibile da altri saltatori in futuro. Io mi sento ancora come se avessi venti anni. Mantengo lo stesso regime di allenamenti da trent’anni a questa parte».

Riguardo il termine della carriera Kasai, nonostante la stagione scorsa non sia stata delle più esaltanti, con le sue affermazioni può solo stupire chi non lo conosce bene: ”Quando avevo quarant’anni, pensavo che avrei gareggiato fino al compimento dei miei 50. Quindi me ne mancano meno di tre. Ma al momento penso che continuerò fino a 55 anni e arrivare, perché no, alla mia decima Olimpiade nel 2026».

Affermazioni sempre rilasciate col sorriso sulle labbra da un ”ragazzo” di quasi quarantotto anni che nel corso della sua carriera ha visto passargli a fianco numerose ere di saltatori; la lunga era Kasai è iniziata assieme al mito Nykänen, susseguitasi poi coi tedeschi Thoma, Schmidt e Hannawald, proseguita con Malysz e Ahonen, ha visto scorrere il filotto austriaco con Morgenstern e Schlierenzauer su tutti, confrontarsi con gli olimpionici Ammann e Stoch ed ora col suo giovane connazionale Ryoyu Kobayashi.

Ma la leggenda giapponese che iniziò a Sapporo in quel lontano 17 Dicembre 1988, e trent’anni dopo flirtare naturalmente a Planica oltre i duecentoventi metri, ancora è lì, col suo stile cosi particolare quanto irripetibile, a gareggiare con ragazzini che potrebbero essere non solo suoi figli ma quasi quasi suoi nipotini, guadagnandosi la selezione giapponese per incominciare una nuova stagione nell’opening di Wisla del prossimo weekend.

Noriaki “leggenda” Kasai non avrà mai vinto Coppe del Mondo generali o ori olimpici e probabilmente mai le vincerà in futuro, ma rimarrà per sempre negli annali del salto speciale per la dedizione e la simpatia tutta nipponica che da sempre porta lustro al circuito del salto mondiale.

In effetti solo a lui ed a nessun altro dei sopracitati saltatori la band punk rock finlandese Van Dammes ha dedicato una canzone “MR Noriaki Kasai “ all’indomani della doppia medaglia olimpica di Sochi del 2014 .

Il testo inizia cosi :

                      Ho imparato il suo nome quando ero solo un ragazzino

                  Si diceva che non sentiva la paura e il pericolo era la sua gioia

Per poi aumentare il ritmo col ritornello :

                                   ”Continuerò per sempre”, ha detto

                                               Non potevo crederci

                                   ”Continuerò per sempre”, ha detto

                                         Ho acceso con orgoglio la TV

                                     Eccolo sempre e con un obiettivo

                                    Ora credo in tutto ciò che ha detto.

E noi ti aspettiamo ancora in gara a Pechino 2022 .

 

Sources: Yle.fi , Vice.com

 

Paolo Romanò

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