Chatrian Innocenzo

 

Maria Chiocchetti, gentile signorina di Moena, i valdostani proprio non li poteva soffrire. Le stavano antipatici per motivi di tifo sportivo. Appartenente a quella dinastia che, in varie epoche, ha dato al fondo campioni come Arcangelo, Luigi, Valentino, Renzo e Renato, era naturalmente appassionata di questo sport. Una ultrà di quei tempi, si potrebbe dire, che anticipava di quasi mezzo secolo i fans del Club intitolato allo sprinter Cristian Zorzi, l'idolo attuale. Viveva il fondo come oggi si vive il calcio, e come lei tante altre ragazze, con la passione della tifosa al punto di seguire, in torpedone, le trasferte della US Monti Pallidi, la squadra del paese quando c'erano gare di una certa importanza che costituivano l'occasione di una bella gita in un periodo in cui viaggiare era ancora problematico. Due vecchie corriere, non i pullman gran turismo attuali, strade strette, piene di curve e  sterrate, ore e ore di viaggio in condizioni non certo confortevoli, che si sopportavano volentieri, con l'incoscienza tipica dei giovani, perché quelle erano circostanze nelle quali lo spirito di campanile si faceva particolarmente sentire esaltando i concorrenti ma ancor più il loro pubblico. La Valligiani, in particolare, che era nata apposta per evidenziare ed esaltare questi campanilismi. Bella squadra, quella della Val di Fiemme, che

poteva contare su campioni come De Florian e Delladio, ai quali affiancava di volta in volta atleti altrettanto qualificati, anche di Fassa, una squadra che però sembrava patire una specie di complesso di inferiorità nei confronti delle formazioni delle vallate aostane. Sulla carta era la più forte, ma spesso finiva per beccarle. L'ultima occasione proprio il 15 febbraio 1953, giorno in cui avrebbe conosciuto il futuro marito. Ad Asiago, nella Valligiani che Innocenzo Chatrian, Vincenzo Perruchon, Enrico Bieller e Vitale Jeantet hanno vinto alla grande, restando in testa dall'inizio alla fine, staccando di quasi mezzo minuto Federico De Florian, Arrigo Delladio, D. Zorzi e Valentino Chiocchetti della Val di Fiemme e di 1'40" la rappresentativa dell'Altopiano di Asiago (Rodeghiero Rizzeri, Mosele Giacomo e Bruno, Pertile Antonio).

Questo Innocenzo Chatrian, un ragazzotto bruno che aveva più l'aria di un maestro di scuola che non di un atleta abituato a sopportare le grandi fatiche del fondista, che non l'avresti valutato un soldo ma che, al momento opportuno, dava la regolarmente la paga ai suoi compaesani, se lo trovò accanto sulla corriera. Arruolato nelle Fiamme Oro a fine 1952, aveva disputato per la Valle d'Aosta la sua ultima Valligiani e, a gara conclusa, aveva chiesto e ottenuto un passaggio su uno dei due torpedoni che riportavano atleti e tifosi a Moena, dove aveva sede la Scuola Alpina delle Guardie di P.S. Un poliziotto professionista dello sport. Un gesto di cortesia, anche se l'atmosfera che si era creata fra vincitore e battuti tutto poteva far pensare ma non che potesse nascere un idillio. E' andata invece a finire che i due si sono rivisti, hanno trovato il giusto affiatamento, per sposarsi poi nel 1960, a conclusione della carriera agonistica.

Maria Chiocchetti il suo Innocenzo lo ha seguito nei suoi trasferimenti quando, dopo il corso sottufficiali al quale avevano partecipato anche Arrigo Delladio e Ottavio Compagnoni, è stato inviato al Terminillo per il servizio sci nella stazione laziale, e poi a Cervinia come comandante del servizio piste, accompagnatore di fiducia di Saragat ad Antagnod, quando l'allora Capo dello Stato veniva in vacanza in Val d'Ayas. Sempre appassionata di fondo, è la sua fedele accompagnatrice anche nei raduni biennali degli azzurri over 40, l'associazione che raggruppa atleti e tecnici che hanno partecipato a Olimpiadi o Mondiali. Una presenta discreta, quasi inavvertita, la sua e quella del marito, in una caciara quasi generale.

Nella valle di Cervinia, e precisamente a Torgnon, Innocenzo Chatrian è nato il primo giorno della primavera del 1927. La sua prima gara di fondo, nelle scuole elementari, non è stata certo esaltante: penultimo. Dietro di lui è rimasto solo il compagno di banco. Si sarebbe abbondantemente rifatto in seguito ai campionati valdostani dove solo Vincenzo Perruchon, il campione del momento, è riuscito a precederlo; in compenso lui si era lasciato alle spalle Enrico Bieller, l'altro "big" della valle. Poi i campionati italiani a Pontedilegno: 10° assoluto, primo dei seconda e terza categoria, con Giacomo Mosele subito dietro di lui.

All'inizio del 1951, nella prima gara a Cogne, piazzandosi ad un inatteso terzo posto, battuto solo dal grande Federico De Florian e da Perruchon, ha fatto pensare che potesse essere stato favorito dai cronometristi; sono però costretti a ricredersi dopo analogo risultati a Ziano. Aveva dimostrato che c'era un altro campione con il quale, da quel momento in poi, si doveva fare i conti. L'arruolamento nelle Fiamme Oro nel dicembre 1952, in contemporanea con Arrigo Delladio e Ottavio Compagnoni, gli permette finalmente di fare l'atleta a tempo pieno e di poter puntare alla nazionale. Obiettivo forse ambizioso, considerato che la gara di apertura, come sempre al Passo Rolle, serviva come selezione per la squadra azzurra e che, a differenza di Perruchon che era leggero, gli ci voleva più tempo per entrare in condizione e così pure a Compagnoni. La preparazione preliminare era fatta alla buona, seguendo metodi personali poiché non c'erano allenatori, né programmi né medici in grado di dare una mano in caso di malanni. Ci si doveva arrangiare. E lui ci sapeva fare visto che  in nazionale ci è arrivato e rimasto partecipando ai Mondiali di Falun nel 1954 (38° nella 15 km e 27° nella 30 km), alle Olimpiadi di Cortina (25° nella 15 km e 5° nella staffetta, la prima delle nazioni continentali, corsa in terza frazione con Fattor, Compagnoni e De Florian) e ai Mondiali di Lahti nel 1958 (39° nella 30 km). Nessun titolo italiano individuale ma tre di staffetta ai campionati assoluti: il primo nel 1954, per quella che allora si chiamava la Scuola Alpina Guardie di P.S. con Valentino Chiocchetti e Arrigo Delladio, il bis l'anno successivo con la nuova denominazione di Fiamme Oro ancora con Delladio ma con Ottavio Compagnoni al posto di Valentino Chiocchetti. Il terzo successo nel 1957, con Chiocchetti e Delladio. Sempre in staffetta, con Perruchon e De Florian, tre vittorie nella Coppa Kurikkala.

Ma la maggior soddisfazione l'ha avuta nel '59 quando venne chiamato ad Aosta per un allenamento in vista del CISM, i Campionati Mondiali Militari, che la Scuola Militare Alpina organizzava a Bardonecchia. La sua abilità di fondista, ma soprattutto la bravura nel tiro anche in condizioni difficili, gli hanno meritato la selezione per la gara di pattuglie e l'inserimento nella prima squadra, quella comandata dal tenente Battista Mismetti, insieme al sergente maggiore degli Alpini Camillo Zanolli e al finanziere Antonio Ossi. Ben 26 le formazioni in gara: tre ciascuna per Italia, Norvegia, Stati Uniti, Germania occidentale, Svezia e Finlandia, e due per Canada, Austria, Francia e Svizzera. Si correva sulla distanza di 30 km, con uno zaino di 9 kg sulle spalle e con il fucile di dotazione, il Garand, per il tiro al poligono situato dopo 25 km. Chatrian (nella foto il primo a destra) ha sempre fatto l'andatura e, una volta in piazzola, poiché era il più calmo, ha sparato per primo centrando il bersaglio, una tegola di 25 cm x 40, posta a 150 metri. Nulla da fare per gli avversari. La squadra italiana chiude nel tempo di 1h 33'09", precedendo la Svezia di 1'47" e la Francia di 3'53". Un trionfo che si aggiungeva al successo individuale dell'alpino Livio Stuffer.

Maestro di discesa, la delusione più grossa l'ha patita quando al primo corso per maestri di fondo, diretto da Ubaldo Prucker, venne bocciato  per la tecnica valutata "non perfetta sul piano stilistico" come dovrebbe essere quella di un maestro. Il colmo, quasi un'umiliazione per chi, da atleta, proprio per la scioltezza, la precisione e la velocità del gesto, era considerato uno sciatore da manuale.

Andato in pensione, ha sempre fatto una vita piuttosto ritirata, trovando comunque sempre il tempo per dare una mano alla Croce Rossa di Moena e  fare servizi di volontariato unitamente alla moglie.