Compagnoni Aristide, Severino e Ottavio

 

Una dinastia vincente quella dei Compagnoni. Sul piano sportivo sicuramente il cognome più illustre della provincia di Sondrio. Gente della Valfurva. Dei successi di Deborah ormai si sa tutto e i meno giovani ricordano sicuramente anche Giuseppe, gran slalomista e gigantista del periodo della valanga azzurra. Omonimi ma non parenti dei Compagnoni che ci interessano, i fratelli Aristidide, Severino e Ottavio: una famiglia di fondisti, che si muove quasi in contemporanea con un'altra grande dinastia di valtellinesi, i Sertorelli di Bormio. Discesisti questi ultimi. I tre fratelli vanno ricordati insieme perché, congiuntamente hanno regalato al fondo italiano più di vent'anni di storia. Come è stato scritto nell'Annuario degli Sport Invernali, la loro è stata una bella pagina familiare in cui la passione per lo sci nordico ha costituito un legame comune per tre generazioni. Dalla loro Valfurva sono partiti per diventare negli anni Trenta e Quaranta un pezzo importante del fondo azzurro. Tra il maggiore, Aristide, e il minore, Ottavio, ci sono 15 anni abbondanti. Un altro Compagnoni, Mario, è spesso presente nelle classifiche più importanti degli anni Trenta. Dei fratelli della Valfurva, però, non è parente ma soltanto omonimo. Ha corso spesso insieme ad Aristide e Severino formando staffette con un solo cognome. E con i fratelli Compagnoni ha corso anche un altro grande fondista della Valfurva, Silvio Confortola, del quale parliamo a parte. Con loro ha vinto 9 campionati assoluti di staffetta cominciando come Dopolavoro AEM di Milano (1938, 1939 e 1941), per continuare come Direttorio Provinciale FISI (1940) e quindi Sci Valfurva (1946, 1947 e 1948), Sci Club Bormio (1950) e Moto Guzzi (1952).

Aristide, classe 1910, il primogenito, è anche il più conosciuto della famiglia. E' stato presidente della sezione valtellinese degli Azzurri d'Italia e, fino all'ultimo, ha insegnato fondo a Santa Caterina Valfurva, stravolgendo, con il suo "passo danzato", i canoni tradizionali della tecnica classica, lo stile del passo alternato. La fisima di un vecchio fondista che, vedendo che la nuova tecnica non è più come la danza di una volta, ha pensato bene di insegnare ai suoi allievi uno stile tutto suo che, accorciando la spinta di gambe e di braccia e proponendola con il contemporaneo sollevamento del busto verso l'alto piuttosto che in avanti, ti costringe quasi a saltellare. Un'oscenità, per i puristi, mentre per lui era la tecnica classica attuale a fargli rivoltare lo stomaco. Punti di vista diametralmente opposti, sui quali non si riusciva proprio a farlo ragionare. Si arrabbiava se glielo si contestava, mentre per tutto il resto era una gran buona pasta che parlava volentieri del suo glorioso passato e dei fondisti d'oggi.

Ha esordito a 27 anni in maglia azzurra ai Mondiali di Chamonix, conquistando la medaglia di bronzo nella staffetta corsa in seconda frazione, con Giulietto Gerardi in prima, Silvio Confortola in terza e Vincenzo Demetz a chiudere. Battuti dalla Norvegia e dalla Finlandia, ma lasciandosi dietro gli svedesi. Un risultato impensabile, ribadito due anni dopo a Zakopane. Stavolta a primeggiare è la squadra finlandese, capitanata dal mitico Kurikkala, vincitore della 18 km individuale, seguita da quella svedese; i norvegesi arrivano dopo gli italiani Aristide e Severino Compagnoni, Goffredo Baur, Alberto Jammaron. Gli anni di guerra tolgono a lui e al fratello la possibilità di ottenere risultati nei loro anni migliori, ma questo fattore negativo viene fortunatamente bilanciato, almeno in parte, dalla loro longevità atletica.

 Nel 1941, in pieno conflitto, quando l'Italia riesce ad ospitare per la prima volta la rassegna iridata, le gare hanno per testimone oculare l'allora giovanissimo giornalista  Rolly Marchi che, anni dopo, sul Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, avrebbe commentato così le eccellenti prove dei nostri atleti: "L'Aristide, statura sulla media, torace quadrato, me lo ricordo a Cortina, in quei Mondiali poi annullati perché non tutti vi avevano potuto partecipare. Dei fondisti, i norvegesi. C'erano però i finnici e gli svedesi. Eppure l'Aristide fu quarto nella 18 km vinta dallo svedese Dalqvist davanti a Kurikkala e  Silvennoinen, ma il suo capolavoro lo fece nella prima frazione della staffetta, giunta brillantemente terza. Con lui c'erano il fratello Severino, Giulio Gerardi e Albergo Jammaron.

Aristide ha al suo attivo tre titoli nazionali individuali (18 km nel 1939, 50 km  nel 1940 e 1941) e nove di staffetta, l'ultimo dei quali a 42 anni, racchiusi nel periodo che va dal 1938 al 1952. Si cimenta con successo anche in durissimi rally sci-alpinistici, vincendo 12 volte la Staffetta dello Stelvio e anche il prestigioso Trofeo Mezzalama, la sesta edizione. Avviene l'11 giugno 1938 e lo corre affiancato dal fratello Severino e da Silvio Confortola per i colori dell'Azienda Elettrica Municipale di Milano. Sul percorso da Plan Maison (m. 2.597) al rifugio Linty (m. 3.047) passando per il Passo di Ventina, Colle del Breithorn, Passo di Verra, Castore, Colle del Felik, Rifugio Sella, Naso del Lyskamm e Rifugio Gnifetti, impiegano 4h 37'15" e staccano di quasi 4 minuti la 2a Legione Confinaria Monte Rosa (Maiolani Agostino, Pedroni Achille e Zampati Amelio), metre al terzo posto si piazza la seconda squadra dello Sci Club Ruitor La Thuile (Ronc Carlo, Veticoz Bruno, Carrel Antonio).

Nel 1946, a Madesimo, i due fratelli gareggiano per l'ennesima volta insieme nella staffetta del campionato italiano  (con i convalligiani Silvio Confortola e Mario Compagnoni), e sbaragliano il campo, lasciando a ben 11 minuti i rappresentanti di Pontedilegno. Il settimanale "La Provincia di Sondrio" così commenta: "Se Severino Compagnoni (primo anche nella 18 e nella 50 km) raggiunge un risultato così clamoroso a 32 anni, nessuna meraviglia. Quello che desta più stupore è il terzo posto di Aristide il quale abbraccerà, al morire della primavera, la bellissima quota di 36 anni. Uomini nuovi necessitano affinché il seme, così radicalmente fruttifero, non debba seccare. Una rivelazione la facciamo. E' già quasi pronto per il gran passo Ottavio Compagnoni, 19 anni compiuti, fratello di Aristide e Severino: fisico robustissimo, più longilineo dei fratelli, è il nuovo astro nascente".

Il 1952 è l'anno dell'addio per i due fratelli maggiori: a Canazei, con Ottavio e Bruno Compagnoni, correndo per la Moto Guzzi, concludono i loro successi nazionali in staffetta, lasciando a quasi quattro minuti lo squadrone delle Fiamme Gialle, ordine di arrivo che si ripete nella 25a Staffetta dello Stelvio, dove è Ottavio ad affiancarli, prima di arruolarsi nella Scuola Alpina Guardie di P.S., le Fiamme Oro, per le quali gareggerà fino al 1960. Complessivamente i tre fratelli Compagnoni hanno conquistato ben 31 titoli italiani: 9 individuali e 22 a staffetta. Di questi 9 titoli individuali 4 sono di Severino: la 18 km del 1941 in Val Gardena, nel 1942 a Cortina d'Ampezzo, nel 1946 a Madesimo, unitamente alla 50 km davanti all'astro nascente Rizzieri Rodeghiero. Rispetto al fratello maggiore è meno potente ma più stilista. Un grande atleta. Però lo si ricorda, in particolare, per una disavventura capitata a fine gennaio 1961 quando, precipitato in un crepaccio sotto il Cevedale, vi è rimasto 4 giorni, a 30 metri di profondità, mentre in superficie infuriavano bufere di neve, nutrendosi esclusivamente di ghiaccio vivo finché i soccorritori sono riusciti a trarlo in salvo. Con una spalla rotta, un po' di fratture interne e un principio di itterizia, ma fortunatamente vivo grazie alla sua presenza di spirito e ad un fisico eccezionale temprato dalla dura vita di montagna e di fondista.

Gestiva il rifugio Casati e, poiché si era guastato un pezzo dell'impianto di tensione, si era rivolto ad un tecnico della Val Senales perché glielo procurasse. Da Solda, dove era sceso il lunedì sera, era ripartito il martedì mattina con un portatore, tale Simone Reinstadler il quale, però, visto il brutto tempo (nebbia e tormenta), arrivati sotto il rifugio Milano non se l'è sentita di proseguire. Così ha continuato da solo portandosi dietro, oltre che il pezzo da cambiare, anche una vecchia radio del peso di ben 28 kg, che conserva ancora gelosamente nella sua abitazione di Merano, dove vive con la moglie Cecilia Peer, di Malles, che ha sposato nel 1954. In mezzo alla nebbia, ha seguito le sue tracce, che aveva lasciato passando il giorno prima per scendere a Solda. Più continue in basso poi, sempre più intemittenti  e distanziate man mano che saliva di quota, dove la tormenta le aveva progressivamente ricoperte. Ad un certo punto un ponte di neve, forse per il maggior peso della radio aggiunto al suo, ha ceduto ed è precipitato sotto, finendo in un crepaccio, quando si trovava ad un centinaio di metri in linea d'aria dal Passo del Lago e a un chilometro e mezzo, sempre in linea d'aria, dal rifugio Casati, che avrebbe raggiunto in una ventina di minuti.

 Mentre gli sci si sono sganciati e sono finiti più in basso nel crepaccio, la radio si è fermata con lui. "Ancora imbottita, mi ha fatto da sedile, ha raccontato a Giancarlo Gozzi, che lo ha intervistato. Poi, come mi sono aggiustato, ho preso il coltello che portavo sempre con me e ho spianato il ghiaccio per appoggiare i piedi. Sentivo però dei forti dolori alla spalla sinistra, era rotta, e continuavo a gridare per vedere, più che altro, se mi riusciva di mantenere la voce. Poi alle costole, diverse erano rotte, sentivo delle stilettate che mi facevano vedere le stelle. Cosa ho pensato quando mi trovavo in fondo al crepaccio? A dire la verità il mio primo pensiero è corso alla famiglia, a mia moglie Cecilia, e ai miei bambini. Il primo, Andrea, aveva sei anni, il secondo, Claudio, tre, e la Ester aveva appena 40 giorni. La prima notte, ed esempio, sono rimasto abbastanza tranquillo, pensando che l'indomani avrebbero dato certamente l'allarme e sarebbero iniziate le ricerche. Ma dopo un po' è iniziato a nevicare e ha buttato giù neve per tutto il mercoledì e anche il giovedì. Il buco sopra di me si stringeva sempre di più. Di notte riposavo abbastanza, si può dire che dormicchiavo, ma ogni tanto mi mettevo a gridare. Al sabato mi hanno ritrovato. Risalire era impossibile. La mano sinistra non la potevo adoperare, e poi ero giù a più di 30 metri. Non avevo piccozza e neppure ramponi, e poi una minima mossa mi poteva essere fatale perché sarei potuto finire più sotto in quanto il crepaccio era profondo più di 60 metri. Ho sempre atteso fiducioso, fermo, quasi immobile. Non avevo viveri in quanto nella caduta mi era volavo via l'unico pezzetto di formaggio che mi era rimasto dopo aver mangiato lungo la strada. Avevo con me un boccettino di grappa che ho bevuto, penso, il primo giorno. L'unico alimento era il ghiaccio. Con il coltello andavo a cercare quello pulito e mi sono nutrito così, solo di ghiaccio. Ad un certo momento ho sentito sopra di me il rumore delle pale di un elicottero e ho veramente tirato un sospiro di sollievo. Ho capito che stavano per trovarmi e che ormai anche le squadre di soccorso erano sulla strada giusta. E dopo 94 ore sono stato recuperato e immediatamente trasportato all'ospedale di Merano.Vi sono rimasto per un mese, per poi concedermi una breve convalescenza a Ischia, mentre mia moglie partiva per Fatima, per ringraziare la Vergine della quale era assai devota e che aveva supplicato nei giorni in cui ero scomparso". 

Ottavio, come si è detto, è il più giovane dei fratelli Compagnoni. Nato nel 1926, ha lasciato la Valfurva negli anni '50, è venuta a Moena alla Scuola della Polizia e in Val di Fassa si è sposato e ha messo le radici, aprendo un negozietto dopo essere andato in pensione carico di gloria e di titoli nazionali e dopo aver partecipato a quattro Olimpiadi , da St. Moritz 1948 a Lake Placid 1960, e a due Mondiali: Falun 1954 e Lahti 1958. Quando non è in negozio è facile trovarlo al circolo degli anziani, a farsi una partita a carte con gli amici. Con Arrigo Delladio, altro ex delle Fiamme Oro, è uno spasso. Quello ci vede poco, lui è un po' sordo. C'è da ridere quando giocano insieme ....

Chi fosse Ottavio Compagnoni e cosa fosse il fondo dei suoi tempi lo dimostra  l'intervista che Enrico Marta gli ha fatto nel 1996, pubblicata sul numero 5 di Fondo Telemark, dalla quale abbiamo tratto alcuni spunti.

Ma quali erano i suoi concorrenti più agguerriti a livello nazionale?

Certamente Perruchon e Federico De Florian e altri ancora .... 

E a livello internazionale?

Tanti, e fra gli altri Jernberg, Hakulinen, Kusin, Kolchin, Brunsveen e Brenden. Gli ultimi due hanno vinto le Olimpiadi. Diciamo che gli stranieri erano forti, ma erano anche i più ricchi. Ad esempio, prima delle Olimpiadi di Cortina siano stati 40 giorni in ritiro e abbiamo mangiato solo patate; per poco non ce le davano anche a colazione ... Alle Olimpiadi non c'era neppure il medico con la squadra, solo il massaggiatore .... Il doping? Macché doping ... Solo una volta, prima di partire, mi hanno messo qualcosa nel fiaschetto .... Sudavo già prima del via; ho dovuto ritirarmi... Non ho mai capito cosa ci fosse .... Si guadagnava troppo poco allora, mica come adesso! Il più bel premio era questo cronografo che ho al braccio: lo vinceva chi passava primo in salita nella staffetta dello Stelvio e io l'ho vinta quattro volte con i miei fratelli. Facevo sempre la frazione in salita .... loro avevano 10 e 15 anni più di me. Ricordo che una volta ero stato male una notte e mi toccò la discesa, sennò sempre la salita!

Ma a lei, signor Compagnoni, il fondo ha fatto bene alla salute?

Certamente, guardi, sono più in linea adesso di quando correvo ....

Però gli sci non li mette più da vent'anni. Le gare le segue assiduamente. I campioni preferiti? Fauner, De Zolt .... forse si identifica nel simpatico "Grillo"?

Tutti e due. E' bello vederli oggi i fondisti, ma con 'sto pattinato vanno così forte .... Sa, noi si andava su nevi poco battute, gli sci erano un'altra cosa....

 

I risultati dei tre fratelli Compagnoni

 

Campionati italiani assoluti

 

Aristide1939 Sestriere  1° nella 18 km; 1940 Breuil-Cervinia  3° nella 18 km, 1° nella 50 km ridotta a 36 km; 1941 Selva Val Gardena 1° nella 50 km;  1942 Cortina d'Ampezzo  3° nella 18 km; 1943 Abetone  2° nella 50 km.

 

Severino – 1937 Selva Val Gardena  3° nella 18 km; 1941 Selva Val Gardena  e 1942  Cortina d'Ampezzo  1° nella 18 km; 1943  Abetone  2° nella 18 km; 1946  Madesimo 1° nella 18 km e nella 50 km;  1947  Selva Val Gardena  3° nella 18 km;  1950  Ponte di Legno  3° nella 18 km; 1952  Canazei  3° nella 18 km.

 

Ottavio1950 Pontedilegno  1° nella 18 km;  1953  Bardonecchia, 1955 Cortina d'Ampezzo, 1956 Sestriere e 1958 Colle Isarco   2° nella 18 km;  1957  Cortina d'Ampezzo  3° nella 18 km; 1959  Sportinia  2° nella 30 km.

 

Vittorie in staffetta

 

Dopolavoro AEM Milano (Compagnoni Aristide, Compagnoni Mario, Confortola Silvio)  1938, Dopolavoro AEM Milano (Compagnoni Aristide, Compagnoni Mario, Confortola Silvio) 1939;  Direttorio Provinciale FISI – Sondrio (Compagnoni Mario, Compagnoni Severino, Confortola Silvio, Compagnoni Aristide)  1940;  Dopolavoro AEM Milano (Compagnoni Mario, Confortola Silvio,Compagnoni Severino, Compagnoni Aristide)  1941;   Sci Valfurva (Confortola Silvio, Compagnoni Mario, Compagnoni Severino, Compagnoni Aristide) 1946;  Sci Valfurva (Confortola Silvio, Compagnoni Mario, Compagnoni Severino, Compagnoni Aristide) 1947;  S.C. Bormio (Compagnoni Aristide, Confortola Silvio, Compagnoni Ottavio, Compagnoni Severino)  1950;  G.S. Moto Guzzi (Compagnoni Ottavio, Compagnoni Severino, Compagnoni Aristide, Confortola Silvio)  1952;  Scuola Alpina Guardie di P.S (Compagnoni Ottavio, Chiocchetti Valentino, Delladio Arrigo)  1953; Fiamme Oro (Delladio Arrigo, Chatrian Innocenzo, Compagnoni Ottavio)  1955. 

 

Olimpiadi

 

St. Moritz 1948 – 18 km  22° Compagnoni Severino, Staffetta  6° Italia (Perruchon, Confortola. Rodeghiero Rizzieri, Compagnoni Severino).

Oslo 1952 – 18 km  36° Compagnoni Ottavio;  50 km  18° Compagnoni Severino.

Cortina d'Ampezzo 1956 –  15 km  11° Compagnoni Ottavio;  Staffetta  5° Italia (Fattor Pompeo, Compagnoni Ottavio, Chatrian Innocenzo, De Florian Federico).

Squaw Valley 1960 -  30 km  17° Compagnoni Ottavio.

 

Campionati Mondiali

 

Chamonix 1937 – Staffetta 3° Italia (Gerardi Giulio, Compagnoni Aristide, Confortola Silvio, Demetz Vincenzo).

Lahti 1938 – 18 km  42°  Compagnoni Severino.

Zakopane 1939 – 18 km  13°Compagnoni Severino, 17° Compagnoni Aristide; 50 km  17° Compagnoni Aristide; Staffetta  3° Italia (Compagnoni Aristide, Compagnoni Severino, Baur Goffredo, Jammaron Alberto).

Cortina 1941 -  18 km  4° Compagnoni Aristide;  Staffetta  3° Italia (Compagnoni Aristide, Compagnoni Severino, Jammaron Alberto, Gerardi Giulio).

Falun 1954 – 15 km  17° Compagnoni Ottavio; 30 km  19° Compagnoni Ottavio;  Staffetta  5° Italia (Chiocchetti Valentino, Delladio Arrigo, De Florian Federico, Compagnoni Ottavio).

Lahti 1958 – 15 km  45° Compagnoni Ottavio;   Staffetta  5° Italia (De Florian Federico, Compagnoni Ottavio, De Dorigo Marcello, Steiner Giuseppe).