Dal Sasso Guidina

 

Un premio prima di tutto alla carriera, meritato come meglio non si potrebbe lo Skiroll d'oro che venerdì 23 agosto 2002, a Gallio, è stato assegnato a Guidina Dal Sasso. Il riconoscimento, infatti, va ben oltre le finalità istitutive del premio che, nel ricordo di Fabio Crestani, viene assegnato a chi, in un modo o nell'altro, ha contribuito alla promozione dello "sci a rotelle". Prima di lei lo Skiroll d’oro era andato a Renato Cepparo, che ha inventato le non competitive riuscendo a far correre un popolo di sedentari, e ad Adalberto Foscale, il primo segretario della Federazione di skiroll. Di promozione Guidina ne ha fatta tanta, perché dello skiroll è stata una dei pionieri quando Fabio Crestani, nel 1976, organizzava le prime gare a Sandrigo e Asiago, che lei vinceva con una superiorità sconcertante. Familiarità con l'attrezzo, lo stesso stile impeccabile che dimostrava nel passo alternato sulla neve. Antesignana allora nell'allenamento e nell'agonismo, lo è ancor oggi nell'insegnamento, con quei corsi propedeutici promossi dalla Regione Piemonte e che tiene a 300 ragazzini delle scuole della sua zona, Ornavasso, dalle parti di Domodossola, dove è anche parte attiva nell'organizzazione di quella gara in salita che apre la stagione del Gran Premio Italia.

Una carriera ad altissimo livello alle spalle, portacolori del fondo femminile in uno dei momenti più duri, quando stentava a decollare per quanto potesse contare su due fuoriclasse come Manuela Di Centa e Maria Canins. La prima all'esordio, la seconda inserita e poi esclusa dalla nazionale appena ricostituita che, per anni, ha vissuto pressoché esclusivamente sulle prodezze di Guidina, chioccia di una covata di giovanissime di belle speranze mai concretizzatesi compiutamente. A 44 anni, integra nel fisico, ha una vitalità invidiabile e ha già partecipato con la combattività di sempre alla quarta edizione del Memorial Fabio Crestani che l’ha già vista arrivare seconda nel 1999. E’ caduta nella gara sprint disputata a Gallio, perché uno skiroll si è infilato in una buca dell’asfalto e ha rimediato una botta e qualche sbucciatura. Una ferita all’orgoglio più che al fisico perché era la prima volta che le capitava un fatto del genere dopo centinaia di gare. Si è rifatta il giorno dopo con il successo nello skiroll–triathlon di Rubbio.

Un'atleta esemplare, dunque. Nata ad Asiago il 16 gennaio 1958, nel ‘75 e nel '76 vince il titolo juniores: è la dimostrazione che dalla famiglia Dal Sasso, votata da generazioni allo sci di fondo, stava nascendo una nuova stella di una disciplina che ad Asiago ha sempre trovato un terreno fertile. Nel 1977 si diploma in ragioneria e l’anno successivo, a vent’anni appena compiuti, arriva il primo titolo italiano assoluto che si aggiunge ai due già vinti due nella categoria juniores. Ma dopo questa affermazione che conferma il suo talento, decide di abbandonare per un po’ i binari del fondo per dedicarsi alla vita privata. Si sposa con Ferdinando Longo Borghini, uno degli allenatori della nazionale, suo "personal trainer", mago consacrato delle scioline e dei materiali, conosciuto quattro anni prima in occasione di una gara di skiroll. Nel 1981 diventa mamma e soltanto quando ritiene che il suo Paolino, ora ottimo ciclista nazionale Under 23, possa restare a casa con i nonni e lo zio, Guidina riprende la pista dell’agonismo. Aveva lasciato le gare quando la nazionale, sotto forma di rappresentativa, era ancora allo stato embrionale, e ritorna nel 1982 trovando Maria Canins e Manuela Di Centa, l’anziana e la giovanissima di una formazione che costituisce  una scommessa sulla validità del fondo femminile italiano. Poi, quando la Canins prima e la Di Centa dopo le tormentate Olimpiadi di Seraievo escono dalla Nazionale,  lei resta la sola capace di tener alti i colori italiani nel Grande Fondo femminile dominato dalle scandinave e dalle sovietiche. Diventa la capitana coraggiosa e la sorella maggiore di un gruppo di giovani: Angerer, Pozzoni, Sperotto, Carrel, Vanzetta, Desderi. Anno dopo anno il suo rendimento migliora anche a livello internazionale, mentre in campo nazionale l’ormai lontano titolo del 1978 è rimpolpato con altri 3 successi individuali e 5 di staffetta.

Come un bravo e tenace artigiano, Guidina costruisce la sua forma con la cura e l’applicazione che merita un oggetto prezioso, allenata dal marito Ferdinando e conducendo una vita serena divisa tra la natia Asiago e Ornavasso, dove si è trasferita dopo il matrimonio e dove c’è il suo orticello da curare e un bellissimo cespuglio di rose rosse da potare ogni primavera. E’ la prima donna italiana ad avvicinarsi “minacciosamente” alla zona del podio. Il 10° posto nella 20 km e il 16° della 10 km delle Olimpiadi di Seraievo del 1984 e l’8° nella 10 km ai Mondiali di Seefeld del 1985 danno già pienamente la dimensione internazionale dei suoi valori tecnici. Nella stagione 85/86 brillano due quarti posti in Coppa del Mondo: a Labrador City in una 5 km. a e Oslo in una 10 km. Con questi risultati il fondo femminile italiano compie un salto di qualità sulla scena internazionale, continuando quel processo di maturazione che ottiene ai Mondiali di Oberstdorf del 1987 risultati addirittura insperati. Nella 20 km da pattinare Guidina, benché afflitta da un megaraffreddore che l’ha tenuta sveglia per gran parte della notte precedente la gara, si classifica al settimo posto: è il miglior risultato ottenuto fino a quel momento da una donna italiana in una manifestazione da medaglie. Come ultima frazionista è anche protagonista nella gara di staffetta, dove l’Italia strappa un quinto posto senza precedenti.

Le Olimpiadi di Calgary hanno già un sapore amarognolo, con un undicesimo posto nella 10 km. Guidina aveva fatto dei Giochi canadesi il capolinea della sua carriera, sempre più presa dagli impegni di mamma e di moglie. Ma poi ci ripensa, convinta soprattutto proprio dal marito, e riparte per un’altra stagione, quella che deve approdare ai Mondiali di Lahti del 1989. Ma lì, sulle piste finlandesi, mai favorevoli ai colori italiani, si consuma il suo piccolo dramma: dopo le prime due gare concluse con mediocri piazzamenti (30° nei 10 km TC, 31° nei 10 km TL, Guidina decide che è veramente venuto il momento di smettere e chiede di poter rientrare in Italia prima della conclusione dei campionati. Fuori dalla nazionale, si dà alle granfondo come valvola di sfogo  della passione che ha caratterizzato tutta la sua vita e nel 1991 vince la sua prima Marcialonga. Poi si ferma altri 4 anni, diventa mamma di una bambina, Elisa, quindi a 34 anni si ripresenta come una debuttante e lotta con i denti e l'orgoglio di sempre per riprendersi il posto in nazionale. Se lo guadagna lasciandosi alle spalle atlete che per età potrebbero essere sue figlie. Arriva al quarto posto con staffetta ai Mondiali di Thunder Bay (Canada). Corre in prima frazione e apre la strada a Di Centa, Paruzzi e Belmondo. Degna conclusione di un Mondiale che la vede classificarsi al 15° posto nella 15 km, al 13° nella 5 km TC per la combinata dell'inseguimento, che conclude al 15°, e ancora 8° nella 30 km dove Di Centa guadagna l'argento. Partecipa ancora agli assoluti, vincendo altre medaglie, e nel 1994 è ancora 17° nella 30 km TC delle Olimpiadi di Lillehammer, dedicandosi però sempre più alle granfondo. Un successo dietro l'altro. Non ce n’è una che non abbia vinto. In particolare dal 1996 al 1999 è costantemente la prima donna a tagliare il traguardo della Marcialonga con avversarie che hanno quasi la metà dei suoi anni e che fanno pare di squadre nazionali.

 

La scheda

 

Guidina Dal Sasso, come detto, è nata ad Asiago il 16 gennaio 1958 e risiede a Ornavasso (VB). Entrata in nazionale dello sci di fondo nel 1978, nel 1984 alle Olimpiadi di Sarajevo giunge 10° nella 20 km. Ottava ai Mondiali di Seefeld (Austria), nel 1985 vince due medaglie d’argento alle Universiadi del Nevegal. E’ quindi 7° ai mondiali di Oberdorf (1987), 11° alle Olimpiadi di Calgary (1988), 15° in Val di Fiemme (1991), 8° a Thunder Bay (1995), 2° nel 1993 e  3° nel ’94 con la staffetta in Coppa del Mondo. Molti i piazzamenti tra le 10 in Coppa del Mondo, dove ha attenuto, come miglior risultato un 17° posto finale nel 1994/95. Campione Mondiale nmaster 2000 e 2001. A livello italiano ha vinto 10 titoli (6 individuali e 5 in staffetta). Con lo skiroll si è laureata campionessa mondiale nel 1991 e ha vinto 3 Campionati Europei, compresa la staffetta. Si è cimentata spesso anche nella corsa su strada e in montagna, ottenendo una medaglia di bronzo  ai Mondiali di S. Vigilio di Marebbe e vincendo varie prove del campionato italiano e diverse gare regionali. Nella mezza maratona è arrivata terza nel campionato svizero, con l’ottimo tempo di 1h 21”, e nona in una Stramilano, mentre nella “mezza” di Como, corsa con l’acqua e il vento, si è piazzata seconda con il tempo di 1h 24”, notevole considerate le condizioni ambientali e le difficoltà del percorso.

 

La motivazione del premio

 

A GUIDINA DAL SASSO, atleta di livello internazionale nello sci di fondo e nello skiroll, perché ha saputo rappresentare, sempre in modo positivo, la disciplina dello skiroll.

 

Guidina Dal Sasso ha partecipato alle prime gare, svoltesi a Sandrigo e Asiago nel 1976, prime competizioni di skiroll di cui si abbia notizia al mondo, fino alle competizioni del corrente anno 2002, con eccellenti risultati atletici, ma soprattutto con altissima sportività, correttezza ed eleganza.

 

Impegnata anche in qualità di organizzatrice, Guidina Dal Sasso fa parte dei comitati organizzatori del circuito nazionale Gran Premio Italia Skiroll e del Trofeo Comune di Ornavasso.

 

Anche nel settore dell’insegnamento Guidina Dal Sasso si è impegnata attivamente, in particolare nella gestione dei corsi di skiroll per ragazzi organizzati dalla Regione Piemonte.

 

Da sempre attiva, e con ottimi risultati, nei principali settori della promozione della disciplina dello skiroll - agonistico, organizzativo e propedeutico - il 23 agosto 2002 Guidina Dal Sasso viene insignita del premio SKIROLL D’ORO 2002 .