Genuin Angelo

 

Angelo Genuin, classe 1939, è uno dei tanti campioni che ha espresso l'inesauribile serbatoio della Val Biois dove, prima che arrivassero gli impianti di risalita, il fondo era l'unica disciplina sportiva che si praticasse. Di discesisti Falcade, il suo paese, ne ha espreessi ben pochi. Come cadeva la neve, i ragazzini si infilavano gli sci. Era il loro modo di giocare. Battevano la pista e, dove qualche piccola scarpata invitava al salto, ammassavano neve per farne un piccolo trampolino dal quale saltare senza pericolo e, quel che conta, senza rompere gli sci. E non erano certamente sci della loro misura: prendevano quelli dei grandi. Lui, per esempio, ha cominciato con quelli accantonati da due zii che facevano gare: roba da due metri e passa, con attacchi che era un problema adattare agli scarponcini perché di scarpe da fondo manco parlarne per quelli della sua età. Non ce n'erano neppure in commercio. I bastoncini, poi, erano lunghi quasi due volte la sua altezza. Li afferrava poco sopra la metà, adattando un pezzo di corda a mo' di lacciolo, perché a quello non ci arrivava. Bastava per divertirsi e passare le giornate. Di questi ragazzini l'elemento trainante era Sebastiano Costa, che era l'anima del fondo a Falcade. Quando la stagione nazionale del fondo si apriva a dicembre con la gara del Passo Rolle, organizzata dalla Guardia di Finanza, prendeva i più grandi e se li tirava dietro fin lassù perché, vedendo correre i campioni, cercassero di copiarne la tecnica. Il Valles allora, d'inverno, era chiuso e non c'erano mezzi pubblici per arrivare al Rolle. Si andava quindi a piedi, con gli sci, aprendo la pista in mezzo alla neve alta. Una scarpinata non da ridere, Si doveva partire all'alba, con il buio, per arrivare in tempo a vedere la gara. Più di 20 km da Falcade, per ragazzi di 12-13 anni, con la pista da battere. Unico vantaggio che, almeno al ritorno, nel pomeriggio, sui binari tracciati si poteva scivolare con minore fatica e la maggior parte del percorso era in discesa.

Ma anche questo era un modo per diventare atleti, e Angelo Genuin atleta lo è stato, e dei migliori. Lo ha impostato Piero Costa, il suo primo allenatore, un finanziere che era stato prima categoria, e le prime gare le ha fatte già alle elementari. A organizzarle provvedeva il maestro Giovanni Zandò; come premio ai concorrenti torte e dolci preparati dalle mamme. Lui era fra i migliori e lo sarebbe stato anche in seguito, quando ha iniziato l'attività agonistica federale che allora non prevedeva tutte le categorie attuali: Fino a juniores si correva tutti insieme, quindi con un divario di età di 4-5 anni fra i più giovani e i più anziani, con ripercussioni evidenti sui risultati. Il suo debutto nel 1957 a Folgaria; due anni dopo, a Bormio, ai campionati italiani juniores, il titolo italiano di staffetta conquistato per il Comitato Veneto insieme al compaesano Franco Manfroi e  Eugenio Mayer di Zoldo Alto. Con gli stessi compagni, ma correndo per le Fiamme Oro, nel 1962 è arrivato secondo, dietro le Fiamme Gialle (che schieravano Piller, Nones e De Dorigo) al campionato assoluto di staffetta del 1962 e del 1963, per prendersi poi la rivincita nel 1964 quando hanno concluso la gara con lo stesso tempo dell'Esercito e sono stati quindi classificati a pari merito, lasciando le Fiamme Gialle ad un minuto. Sempre nel 1962 era stato terzo nella 15 km distaccato di pochi secondi da due dei "mostri sacri" di allora, De Dorigo e Steiner.

Alle Fiamme Oro ci era arrivato quasi per caso, come del resto Manfroi e Mayer. Aveva fatto domanda di arruolamento nella Guardia di Finanza  sostenendo poi la visita medica a Trento. Scartato per soffio al cuore, come capitò anche a de Dorigo in occasione della prima visita. Cuore ipertrofico, tipico di chi fa sport di resistenza, che il medico aveva ritenuto trattarsi di un'anomalia che lo rendesse inadatto all'arruolamento oltre che alla pratica sportiva. Problemi del genere non li ha invece incontrati con i medici della nazionale, quando Nilsson lo aveva convocato con la squadra juniores per un periodo di allenamento a Predazzo. Qui, incontrando il col. Musto, futuro generale, che allora comandava la Scuola Alpina della Guardia di Finanza, venne invitato a ripresentare la domanda, ma la cosa finì lì perché, nel ritorno a Falcade, passando per Moena, incontrò il compaesano Natale Murer, sottufficiale della Scuola Alpina di Pubblica Sicurezza, che era anche giudice di gara, che lo convinse a correre per le Fiamme Oro. Inizialmente come aggregato, perché per l'arruolamento bisognava aver 21 anni compiuti, e quindi come agente a tutti gli effetti una volta raggiunta la maggiore età.

Con la nazionale juniores ha corso 4 anni, poi fino al 1962 è stato inserito nella squadra B, che aveva come allenatore Rizzieri Rodeghiero, e ha fatto parte della squadra fino al 1965, quando è stato affiancato al Rode come aiuto allenatore, per poi diventare allenatore della squadra juniores. Nel frattempo ha continuato a gareggiare con le Fiamme Oro, vincendo un sacco di gare nazionali. Un record: 35. Nessun titolo italiano individuale. Un altro podio nel 1967, proprio a Falcade, sulla pista di casa. secondo dietro Giulio De Florian. Il 10 maggio 1975, però, con Bruno Bonaldi e il biahleta Gigi Weiss, si era imposto nel Trofeo Mezzalama, gara internazionale sciistica di alta montagna per squadre di 3 uomini, che si disputa sui ghiacciai del Monte Rosa e che, per la prima volta, era campionato mondiale di sci alpinismo. Nell'occasione precedettero di oltre 2 minuti la squadra A del Centro Sportivo Esercito (Gianfranco e Aldo Stella e Leo Vidi) e le Fiamme Gialle (Willy Bertin, Felice Darioli e Fabrizio Pedranzini).

Dello sci-alpinismo Angelo Genuin è stato uno dei massimi interpreti: tranne il "Parravicini", cheha corso 4 volte ma per un motivo o l'altro gli è sempre sfuggito, ha vinto tutto. Sempre in coppia con Bruno Bonaldi, prima categoria e nazionale come lui, che avrebbe poi sposato e indirizzato all'attività agonistica Maria Canins, una delle più grandi atlete italiane (fondo, ciclismo, corsa in montagna). Una coppia ben assortita, lui più ragionatore, l'altro un po' kamikaze, e affiatata. Quando arrivavano loro, non ce n'era per nessuno.

Da allenatore degli juniores nel periodo che ha sfornato Primus, Favre, Weber e Zenoni, è poi passato al Comitato Zonale; per 7 anni è stato anche allenatore allo Ski College di Falcade, "creatura" del presidente del Comitato Veneto Graziano Pollazzon che fra i suoi allievi emersi poi sul piano internazionale annovera Pietro Piller Cottrer. Con l'avanzare dell'età non ha mollato il fondo. Ha lasciato il posto del Comitato ai giovani e si occupa dello sci club Valdobbiadene dell'amico Luigino Vedova, titolare delle omonime Cantine e sponsor della figlia Magda. Un fondista appassionato con il quale, ogni anno, insieme ad altri amici partecipa a granfondo di tecnica classica. Sono andati alla Vasa, alla Birkebeiner, alla Finlandia Hiito, ma prediligono manifestazioni dove l'agonismo non è altrettanto frenetico come quella che si disputa in tre tappe, intervallate da un giorno di riposo, 230 km a nord di Rovaniemi. Il primo giorno 50 km, 60 il terzo, 80 il quinto.

Segue con piacere, senza intromettersi più di tanto, l'evoluzione della carriera agonistica di Magda che sta seguendo le orme di papà. Studentessa del 4° anno di Scienze dell'informazione, è aggregata alle Fiamme Oro in attesa del concorso per entrare nella Polizia, e fa parte del Gruppo A di Coppa del Mondo della nazionale femminile. Un buon rinforzo per la squadra orfana della Belmondo.