Runggaldier Alfred

 

La sua più bella vittoria Alfred Rungaldier, classe 1962, l'ha ottenuta in staffetta, in una gara di Coppa del Mondo a Lahthi nel 1991. Una di quelle vittorie che passano alla storia, la seconda dopo i Mondiali di Falun (1985) per una squadra italiana.

E’ schierato in ultima frazione dopo Silvio Fauner, Maurilio De Zolt e Giorgio Vanzetta che, con alterne vicende, erano riusciti a mantenere unito il gruppo. Nel finale sono ancora in cinque squadre a battersi: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia oltre alla nostra. I sovietici presentano Smirnov, in uno stato di forma eccezionale visto che il giorno prima aveva vinto la 30 km con 2 minuti di vantaggio. Un gigante al quale Alfred, alto 164 cm, deve rendere una trentina di cm di altezza e almeno altrettanti chili di peso. Un handicap, quello della statura, compensato però da un fisico tarchiatello che fa rammentare Pierrat, uno dei pochi centroeuropei in grado di battersi alla  pari con i nordici negli anni '70. Come il francese, è molto forte di braccia e guadagna nella spinta quello che perde nell'apertura di gambe e sa buttarsi nelle mischie. Quella in atto è veramente epica, perché mai era capitato che all'ultima curva del difficile anello di Lahti si trovassero contemporaneamente cinque concorrenti in pochi metri quadrati. Il passaggio è molto stretto e basta un appoggio sbagliato per trovarsi con il sedere per terra o stesi "a pelle di leone".

Ma il "Rungga" sa il fatto suo. Scia molto bene e il non lontano passato di discesista gli torna utile anche come fondista: specialmente quando ci sono discese lunghe nelle quali quello che conta è stare il più possibile in una posizione che offra il minimo di resistenza all'aria. Ed è qui dove sa guadagnare frazioni di secondo preziose e dove risulta sempre il più veloce, anche nei confronti di gente ben più esperta e pesante di lui. Qualità fondamentali in una pista, come quella di Lahti, dove si entra nello stadio al termine di una lunga discesa interrotta a metà da una secca curva a gomito. In questa curva piombano in cinque e Alfred, piccolo e leggero, con una buona dose di coraggio e d'impudenza, con l'agilità e la velocità di un furetto e sfruttando la sua abilità, riesce ad incunearsi all'interno, a riprendere velocità con un paio di pattinate e una forsennata spinta di braccia e a mettersi posizione "a uovo" nella quale la minima resistenza all'aria può compensare la mancanza di peso. Una tattica e una tecnica sperimentate tante volte, che sorprendono gli avversari, che l'avevano evidentemente sottovalutato. Quei pochi metri che guadagna gli bastano e avanzano per prendere d'infilata il rettilineo d'arrivo e resistere al ritorno di Smirnov di fronte al pubblico che, sportivamente, applaude l'exploit dell'italiano che, oltre a Smirnov, batte anche gli idoli di casa.

Un trionfo inaspettato e quindi ancor più esaltante per i nostri colori. Per lui una duplice soddisfazioni poiché questo successo sta a confermare che il precedente podio in una 50 km di Coppa del Mondo non era stato un episodio casuale. Altro podio storico considerando il nome di chi lo aveva battuto: Gunde Svan, uno dei più grandi fondisti di tutti i tempi nonostante la breve carriera, e Mogren, solido svedese ripetutamente nel medagliere olimpico e mondiale. Questa 50 km era in programma all'Holmenkollen ma, a causa della carenza di neve a Oslo, era stata spostata più al Nord. Raggiunto da Svan, che partiva mezzo minuto dopo di lui, ne ha retto il ritmo per il resto della gara. Anzi, a 5 km dal traguardo, quando il "cigno" ha cominciato a battere in testa, è stato lui a dettargli il ritmo, riuscendo a tenere a distanza Mogren, che nel frattempo si era avvicinato pericolosamente. Un terzo posto così ottenuto costituiva la dimostrazione più lampante che il ragazzotto della Val Gardena era pienamente recuperato dopo una serie di alti e bassi che l'avevano portato di prepotenza in nazionale ma ne avevano provocato anche il declassamento nella squadra B. Si poteva nuovamente contare su di lui.

 

Da giovanissimo aveva subito dimostrato di che pasta fosse fatto. Discesista nei primi anni delle elementari, era stato portato al fondo dal fratello maggiore Egon, uno degli elementi di punta del Centro Sportivo Carabinieri che sarebbe poi morto tragicamente durante una gita in Francia, mentre con alcuni amici si cimentava in un'arrampicata su uno sperone di roccia. Una tragica fatalità: la perdita di presa sul sasso umido, una caduta all'indietro da poco più di due metri di altezza, battendo il capo. Una tragedia che non ha fatto desistere Alfred dalle scalate anche se i suoi superiori, ma ancor più il suo allenatore, il "mitico" Walter Di Girolamo, glielo hanno impedito formalmente. Come già aveva fatto nello sci alpino, anche come fondista Alfred Runggaldier ha sfondato presto. Un talento naturale. Curato da Edelbert Kostner, si è rivelato già a 12 anni. Ha vinto tutti i titoli italiani  fino alla categoria juniores; una sola volta, da ragazzo, l'ha battuto Moreno Barus. Nel primo anno da junior ha vinto praticamente tutte le gare cui ha partecipato: dalla Kurikkala alle Nazionali Giovani, alle QN abbinate giovani cui veniva iscritto per non tenerlo inattivo, battendo molto spesso atleti più anziani di lui. Solo di fronte ad Albarello ha sempre dovuto cedere il passo, ma Marco era il "big" della categoria, di un anno più anziano di lui. Con la nazionale ha partecipato a 4 Mondiali juniores: miglior piazzamento un 7° posto, immediatamente dietro Svan che l'anno successivo, ancora junior, avrebbe vinto la sua prima gara di Coppa del Mondo.

Nella nazionale A è entrato nel 1982, dopo i Mondiali di Oslo, con l'allenatore finlandese Sadehariu, e ci è rimasto, a fasi alterne, fino al 1993 partecipando alle Olimpiadi di Saraievo (1984) e a quelle di Albertville (1992), ma non a quelle di Calgary (1988), perché si è giocato la qualifica con una stagione sottotono. Ha saltato i Mondiali dell'85, ha fatto la riserva in quelli di due anni dopo, mentre a Lahti, nel 1989, si è perso su una neve allucinante nella 15 km TL (solo 45°) e si è ritirato nella 50 km dei "giganti". Due titoli italiani di staffetta (nel 1985 con Maddalin, Capitanio e Ploner, e nel 1992 con Sartor e i fratelli Fauner, Aldo e Silvio) ma nessuno individuale per quanto ce l'abbia messa tutta: secondo agli assoluti, nel 1986, nella 15 km battuto da Vanzetta, ancora due volte secondo nella 50 km, sempre preceduto da Maurilio De Zolt, nel 1984 e nel 1987, e terzo nella 30 km del 1983, al suo esordio da senior, dietro De Zolt e Polvara.

Dalla nazionale è uscito nel 1993 per diventare allenatore del Centro Sportivo Carabinieri al posto di

Ploner chiamato in nazionale con analogo incarico. Rientrato Ploner nella caserma di Vallunga, Alfred ha ripreso la strada della nazionale: Albarello, nuovo direttore agonistico al posto di Vanoi, gli ha affidato la squadra juniores. Compito che pare fatto su misura per un tipo calmo, ragionatore, estremamente posato come lui, già da ragazzino quando, dopo le medie, frequentava la scuola d'arte di Ortisei. Anche dopo l'arruolamento nei Carabinieri, approfittando della vicinanza della scuola con la caserma di Vallunga. Un istituto professionale in cui si insegna la scultura in legno, tipica della sua valle, dove si sta in aula un solo giorno alla settimana e si trascorre il resto del tempo facendo pratica nei laboratori. Il suo maestro scultore è stato lo zio Adolf Perathoner, che non ha dovuto faticare ad insegnargli a intagliare il legno, considerato l'istinto naturale di cui Alfred è dotato per tutte le attività. E' il classico tipo che riesce bene in tutto quello che fa: ne sanno qualcosa quelli che hanno avuto la cattiva idea di sfidarlo a tennis quando lui aveva appena cominciato a dedicarsi a questo sport, tanto per tenersi sempre in movimento.