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LA DEMOCRAZIA BASE PORTANTE DI OGNI PROSPETTIVA Ma non lo sarà, nell'attuale scenario istituzionale degli sport e del turismo invernali, finché la Fisi non si dimostrerà capace di rispondere ai bisogni delle società affiliate. Ma anche di tutti i tesserati che non hanno la minima voce nel capitolo delle scelte A meno di modifiche statutarie, il popolo sovrano era e resta sempre un optional Voto da concedere a tutti i tesserati perché sia espressione di tutta la realtà federale di Claudio Baldessari In democrazia il popolo è sovrano; la regola irrinunciabile una sola e molto semplice: un voto a testa. La libertà personale deve cessare esattamente dove incomincia quella degli altri. Di tutti gli altri e ognuno deve essere libero di pensare, scegliere e votare secondo coscienza. Chi governa deve farlo con il consenso e l’aiuto di tutti. Purtroppo, a parte le disquisizioni ed i commenti sul concetto di democrazia, nell’attualità ogni giornata sotto il cielo del Bel Paese pare scandita da rapporti sociali e politici che sembrano addirittura «inconfessabili», come ha scritto Giorgio Bocca su “L’espresso” dell’aprile scorso. Paese dei «senza vergogna» secondo Marco Travaglio. Così, pure negli orizzonti attuali dello scenario istituzionale degli sport e del turismo invernali, alla faccia del popolo sovrano le cose, purtroppo, sono decisamente imbrogliate. Il popolo – cioè i tesserati – sovrano non lo è mai stato. Molto scarsa la mancanza di leadership nei vari vertici e solo una minoranza di poco spessore detta legge per tutti. Anche se non mancano affatto i benpensanti che dicono sia assolutamente necessario cambiare e propongono di fare appello alla ragione prima che sia troppo tardi. Ma per fare questo è indispensabile che quanti hanno responsabilità politiche e di vertice nel mondo italiano dello sport assumano per primi, anche nel proprio interesse, le decisioni necessarie più opportune. Soprattutto con modifiche statutarie, perché le norme attuali non sono di certo modello di vera democrazia. Il voto deve essere espressione di tutta la realtà federale e per questo concesso a tutti i tesserati. Che possono esprimerlo semplicemente a mezzo posta e così risparmiare i costi di inutili e discutibili assemblee elettive. La tessera sociale dovrebbe comprendere assicurazione RC e infortuni, unica per tutti, secondo accordi diretti tra FISI e Associazione Italiana Assicuratori. Il costo della tessera (poche decine di euro) dovrebbe essere detraibile in denuncia dei redditi. Che sarebbe un vero, importante e concreto aiuto al mondo di uno sport vero, che promuove di certo salite e benessere. Sono molti quelli che hanno messo le mani sulla realtà sportiva in tutti i sensi, pochi però sono quelli in grado di comprendere e valutare certe cose. Come pochi sono in grado di capire che sport – quello praticato non quello urlato allo stadio del calcio – vuol dire salute, benessere e, contemporaneamente, soprattutto gli sport invernali, volano di spinta di interessi economici decisamente importanti per intere realtà del nostro Paese. Oltre che, per chi si mantiene in salute, cospicuo alleggerimento per lo Stato in termini di spesa per la Sanità pubblica; cosa di certo da non sottovalutare. Ma anche nelle istituzioni sportive si sono infiltrati, in tutti gli schieramenti, pure personaggi poco affidabili, arruffoni, pasticcioni e non di rado anche pericolosi. Personaggi forse frustrati dalla mancata realizzazione di se stessi cercano spazio offrendo il loro impegno; ma appena hanno conquistato un po’ di potere ne approfittano con ogni mezzo disponibile. E sono convinti che il più forte e più ambizioso debba prevalere sul più debole. Per questo la loro selezione, prima delle elezioni, deve essere valutata con opportuni strumenti e molta attenzione. Il mondo degli sport e del turismo invernali, che la Federazione ha proposto, lanciato e oggi ancora sostiene con persone entusiaste di fare qualcosa per la collettività, oltre a salvare la nostra montagna e proporre benessere e salute nella collettività, ha generato enormi interessi economici. Dei quali la Fisi continua ad essere volano di spinta e, con gli atleti azzurri, immagine della montagna invernale italiana nel mondo. Però non è mai considerata come “azionista” (magari di minoranza) che in questa realtà abbia pure qualche merito concreto. Anzi, se sbaglia in qualcosa viene subito colpevolizzata, sbeffeggiata, penalizzata, svillaneggiata e messa da parte. Molto spesso addirittura ignorata, per colpe attribuibili a non pochi degli uomini che oggi, pur senza grandi meriti, hanno in mano il potere istituzionale. Perché nelle non poche occasioni annuali d’incontro tra operatori della neve (impiantisti, maestri di sci, direttori di stazioni invernali, Enti militari impegnanti nella sicurezza sulle piste di sci, con istituzioni, enti e uffici operanti nella realtà turistica) la Fisi non sempre è partecipe o almeno invitata ? Di certo impegnativa e delicata la risposta a questo interrogativo, anche se facilmente intuibile. Una cosa che non dovrebbe essere assolutamente dimenticata è che quanti s’impegnano in funzioni istituzionali debbono essere uomini di assoluta onestà, serietà e rigore morale. Purtroppo anche nelle istituzioni sportive non mancano i politici riciclati, i burocrati incompetenti. Chi ne approfitta o sbaglia per colpe o perché usa l’immagine del dirigente sportivo per scopi impropri dovrebbe essere tolto di mezzo e lasciato al suo destino. Le mele ammaccate sono molto pericolose perché guastano pure quelle sane che le stanno vicino. E ammaccatura è pure il sospetto, ed anche se fino a condanna è giusto presupporre l’innocenza, la verità non può avere i tempi lunghi della nostra giustizia; lungaggini che aggiungono ingiustizia a ingiustizia. Qualcuno però ha scritto che «L’uomo sopporta i sospetti così poco come la velina sopporta la pioggia». Accettare il chiacchiericcio che oggi accompagna inesorabile certe vicende della presidenza Fisi è decisamente difficile. Meglio sarebbe stato qualche intervento con funzione di pura sospensione cautelativa. Avrebbe avuto almeno efficacia morale. Taluni comportamenti, anche se dubbi, dovrebbero essere sempre e comunque sanzionati; almeno in forma cautelativa. A differenza del processo penale, dove nessuno è colpevole fino a sentenza, nella sanzione disciplinare – come la sospensione – vale il principio della immediata esecutività. Non c’è una norma precisa ma lo fanno pensare i principi generali dell’ordinamento giuridico e la giurisprudenza in proposito è quasi certa. Così ha fatto, giustamente, la Guardia di Finanza con il proprio ufficiale. Viviamo un passaggio d’epoca molto difficile, sotto tutti gli aspetti, e la realtà sociale ha maggiore bisogno di essere sostenuta e aiutata. Soprattutto perché molto spesso l’uomo di oggi rinuncia al pensiero e per questo ha assoluta necessità d’aiuto, assistenza e sostegno da parte delle istituzioni che hanno una storia che nessuno può fingere di non conoscere. Perché equivarrebbe a non avere assolutamente coscienza, cioè – come ha ricordato Pirandello – «essere incapaci di avere gli altri dentro di sé». Cosa gravissima in termini sociali, soprattutto per quanti dicono di volersi impegnare per la collettività. Ma quanti pensano oggi a queste cose quando sono attivi operativamente in qualche istituzione? Non poche persone hanno comportamenti che mettono in forse la credibilità attuale della Federazione Italiana Sport Invernali. Anche se, almeno da parte di alcuni benpensanti, c’è ancora voglia di cambiamento per creare nuovi circuiti di solidarietà tra i vari interessi in campo. Oggi gli orizzonti complessivi del mondo stanno cambiando. E lo scontro è aperto tra chi ha vissuto e vive di consumismo e prevaricazione e chi invece li rifiuta. Secondo gli esperti il mondo futuro raggiungerà il suo equilibrio perché la produzione e l’offerta saranno finalmente basate esclusivamente sulla domanda, non sulle forzature dissennate di un’offerta senza regole e senza limiti. Anche in termini di pratica sportiva, salute e benessere per tutti. In queste prospettive la Federazione Italiana Sport Invernali deve, oltre a rivolgere particolari attenzioni e sostegno a quanti sono impegnati nell’attività agonistica e fanno indiscutibile immagine per l’importante realtà economica della nostra montagna, tornare pure alla sua funzione originaria. Cioè quella di Istituzione sportiva capace di rispondere ai bisogni delle società affiliate e di tutti i tesserati, anche quelli che hanno risorse economiche limitate. Per dare soprattutto risposte concrete sia alle necessità degli affiliati ma anche a quelle di quanti sono semplici appassionati e quindi potenziali tesserandi. Combattendo contro i pericolosi orizzonti consumistici, che considerano chi pratica sport solo come consumatore di prospettive o bisogni molto spesso creati e proposti solo per fare business. Attualmente i vertici del mondo federale italiano della neve affermano di avere risolto numerosi problemi compresi quelli economici che lo affliggevano; peccato che qualcuno dica esattamente il contrario e lo abbia dimostrato con documenti e cifre alla mano. Ma, come dice il vecchio adagio «non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire» così tutto procede come da vecchio copione, il Presidente federale è stato rieletto (anche se per pochi voti), e conferma che i conti sono a posto. Mentre il Paese cerca di rivedere stipendi e prebende per proporre qualche risparmio. In casa Coni, come si è letto su L’Espresso del 17 giugno scorso, il signor presidente Gianni Petrucci percepisce un doppio stipendio (come P.te Coni e come P.te della Coni Servizi). Una cifra complessiva ammontante a ben 403 mila Euro l’anno; l’equivalente di 806 milioni di vecchie lire (oltre 67 milioni di lire mensili). Però per le Federazioni i mezzi economici sono sempre carenti. E mancano pure per pagare il dovuto ai professionisti che s’impegnano a tempo pieno in qualche importante realtà federale. Ma la realtà è come le medaglie che hanno sempre due facce. Quella che si vede è bella e luccicante, sembra quasi perfetta; quella nascosta non si sa. Vederla è cosa riservata a pochi, che la fanno ovviamente coniare come loro fa comodo.
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