IL CONSIGLIO DI STATO DISCUTE IL RICORSO DI MORZENTI

Se ne occuperà la VI Sezione: la Camera di Consiglio fissata per il 28 febbraio 

 

Secondo i legali dell'ex presidente della FISI è stata corretta, ma "strumentalmente" interpretata dal SAI, la votazione all'assemblea federale elettiva del 24 aprile 2010

 

Ma anche il CONI ci ha messo del suo: prima con l'Alta Corte che ha annullato le elezioni dopo un'istruttoria senza contraddittorio, e ora con le norme di etica sportiva

 

 4 FEBBRAIO – Con decreto  a firma Giancarlo Coraggio, presidente della VI Sezione – Ufficio Affari Giurisdizionali, è stata fissata per il 28 febbraio la discussione in Camera di consiglio del ricorso presentato al Consiglio di Stato da Giovanni Morzenti, presidente dimissionato della FISI, contro il non accoglimento da parte del TAR del Lazio del suo precedente ricorso inerente la decisione dell’Alta Corte del CONI di commissariare la FISI stessa. Una decisione controversa, che avevamo già avuto modo di commentare in tutto il suo sviluppo, in particolare per quanto riguarda il modo in cui l’avv. Camilli, dell’ufficio legale del CONI, ha condotto l’istruttoria, procedendo all’audizione dei testi, da solo, senza possibilità di contraddittorio. Manco nella repubblica delle banane si sarebbe potuta verificare una situazione del genere.    

A prescindere dalla discutibile scelta del TAR del Lazio di non intervenire nel merito della vicenda, la lettura di alcune parti del ricorso presentato dal prof. Gianfranco Garancini e dagli avv. Carmine Di Zenzo e Raffaele Izzo, con Morzenti domiciliato presso lo studio di quest’ultimo a Roma, può risultare utile a capire il carattere del tutto capzioso del commissariamento cui la FISI è sottoposta e delle ragioni tutte “politiche” della situazione che si è creata.

Alla base di questa situazione c’è ovviamente il fatto strumentalmente usato dal SAI, piccolo Sci Club di Roma “controllato” da un potente ex-ministro della Repubblica, come grimaldello per fare “saltare” la presidenza Morzenti: procedura assolutamente corretto sul piano formale, visto che anche la parte avversa a Morzenti, Carmelo Ghilardi, non ha avuto alcuna riserva in merito alla correttezza delle operazioni elettorali e al riconoscimento della vittoria dello stesso Morzenti al momento in cui gli è stata attribuita. E cioè dopo la conclusione dell’assemblea elettiva di Torino il 24 aprile 2010.  Assemblea che è successivamente divenuta oggetto del contendere a partire da un calcolo dei presenti ritenuto irregolare, laddove invece esso appare formalmente e sostanzialmente rispettoso di quanto previsto dai regolamenti elettorali FISI.

Il fatto è dunque rappresentato da una regolare elezione che, al momento della procedura di accreditamento vedeva presenti “in proprio o per delega”, su un totale di 1.361 società ammesse, 1.028 di esse, pari ad una percentuale del 75,53%. Percentuale che è poi calata nel lasso di tempo che intercorreva tra la chiusura della procedura di accreditamento e le operazioni di voto, poiché alcuni degli accreditati hanno abbandonato definitivamente l’assemblea senza partecipare alla votazione. Il totale dei voti rappresentati in sede di votazione effettiva è infatti sceso, dai 171.960 aventi diritto, a 116.121 unità, pari al 67,53%.

A seguito delle operazioni di voto e del relativo scrutinio sono poi risultate valide 1.499 schede, per un totale di 115.734 voti espressi. Voti che, avendo determinato l’ottenimento da parte di Morzenti in sede di primo scrutinio di più della metà dei voti presenti in assemblea, hanno sancito la sua vittoria, legittimandone, secondo i regolamenti FISI, la presidenza con 58.766 voti contro i 56.009 del suo avversario Carmelo Ghilardi. Numeri indiscutibili,che non dovrebbero presentarsi a interpretazioni.

Ma così non è stato: proprio giocando sull’equivoco delle percentuali, e dopo aver creato ad arte la situazione stessa attraverso l’uscita dei suoi stessi rappresentanti peraltro immediatamente denunciata dalla Commissione Elettorale della FISI, il SAI di Roma ha dunque avanzato istanza di annullamento delle elezioni stesse ritenute inficiate da una serie di irregolarità.

Così il SAI, vistasi rigettata l’istanza dalla Commissione FISI competente, peraltro ben oltre la scadenza dei trenta giorni prevista dal regolamento, “ha proposto appello all’Alta Corte di Giustizia Sportiva istituita presso il CONI”, Alta Corte che di fatto ha annullato le elezioni: 

Lo ha comunque fatto sulla base di un conteggio clamorosamente errato delle percentuali dei voti, confondendo visibilmente i succitati quorum costitutivo e deliberativo: “Agli effetti di verificare la sussistenza dei voti necessari per la nomina a Presidente sono stati infatti conteggiati i voti accreditati, ovvero i voti dei soggetti ai quali la Commissione ha attribuito il diritto di voto, indipendentemente dalla circostanza se poi avessero validamente votato in sede assembleare. Si sarebbero dovuti invece conteggiare i soli voti validamente espressi in assemblea, ma tenendo conto del fatto che, ove per la regolare costituzione dell’Assemblea sia necessaria una seconda convocazione, come è in effetti avvenuto nel caso in esame, la stessa s’intende validamente costituita “qualunque sia il numero degli aventi diritto al voto”.

Appare dunque assolutamente lampante, e solo un’Alta Corte mossa da parzialità avrebbe potuto (o voluto?) non vederlo, che se fosse stato seguito il corretto criterio di calcolo del quorum, quest’ultimo sarebbe risultato indubitabilmente raggiunto e la vittoria di Morzenti sarebbe risultata pienamente legittima.  Tanto è vero che non ha avuto da eccepire nemmeno il suo diretto avversario,

Nel merito di questo calcolo errato tuttavia il TAR del Lazio, con una decisione incomprensibile tenuto conto del fatto che i regolamenti della FISI prevedono che in caso di contese di questo genere sia proprio questo organismo giudiziario a doversi esprimere, ha rifiutato di impegnarsi. Rigettando cioè il primo ricorso di Morzenti, ha costretto quest’ultimo a presentare nuovamente ricorso, questa volta al Consiglio di Stato. E lo ha fatto sia per tutelare i suoi diritti, sia in risposta al cospicuo numero di inviti ricevuti in questo senso tanto dai vertici che dalla “base” della FISI.

Ed è soprattutto sull’aspetto del quorum, la cui errata valutazione appare in grado da sola di vanificare lo stesso commissariamento della Federazione, che il nuovo ricorso sembra concentrarsi. Se si considera il computo dello stesso quorum alla luce dei criteri regolamentari e costituzionali, si legge nel ricorso, “emerge che   il candidato Morzenti sarebbe comunque risultato vincitore”. Il quorum deliberativo risulta infatti sulla base dei voti validamente espressi, sottraendo ai medesimi i voti ritenuti nulli dall’Alta Corte, sulla base del seguente calcolo:

Morzenti: voti 58.766 – 2861 (schede nulle per erronea compilazione)      =  55.905 voti

Ghilardi: voti 56.009 – 1028 (schede nulle per erronea compilazione)         =  54.981 voti

Totale complessivo:                                                                                        = 110.886 voti

Deleghe nulle: voti 1071                                                                                 =     1.071 voti

Voti validamente espressi:                                                                             = 109.815 voti   

Quorum deliberativo:                                                                                      =   54.908 voti

“A questo punto – spiegano gli avvocati nel ricorso - la sottrazione dei 1071 voti per deleghe nulle non può essere effettuata, come ha invece fatto l’Alta Corte, ad entrambi i candidati indiscriminatamente – in quanto verrebbero irragionevolmente raddoppiati i voti annullati, così che la somma algebrica dei voti ottenuti dai due candidati sarebbe inferiore a quelli considerati validi complessivamente, ma vanno sottratti in proporzione ai voti ottenuti”.

 La situazione che sulla base di questo corretto calcolo verrebbe a determinarsi sarebbe dunque la seguente:

Morzenti: voti 55.905 (50,4% dei voti totali) – 540 (50,4% di 1.071)  )          = 55.365 voti

Ghilardi:  voti 54.981 (49,,6% dei voti totali) – 531 (49,6% di 1.071)  )          = 54.450 voti 

Il quorum deliberativo dunque, sulla base di questi calcoli finalmente corretti, sarebbe assolutamente raggiunto, legittimando pienamente la proclamazione a vincitore e presidente dello stesso Morzenti.   

  C’è da augurarsi che ora l’esame del nuovo ricorso da parte del Consiglio di Stato faccia finalmente giustizia: è questo che chiede a gran voce larga parte della base FISI,  che non riesce a capire le ragioni di una decisione del CONI che va contro un esito elettorale riconosciuto come valido da un’amplissima parte delle realtà e delle persone che costituiscono la Federazione stessa.

E mentre di tribunale in tribunale il tempo passa, una domanda sorge spontanea: che interesse può avere il CONI, che si è ben guardato in passato di esercitare il suo diritto di controllo sulla FISI e che in precedenza ha lasciato che il debito della FISI crescesse a dismisura, ad intervenire ora su una discutibile questione formale, creando così le condizioni per vanificare l’ottimo lavoro di risanamento delle finanze federali e di rilancio dell’immagine della FISI fatto da Morzenti e facendo  tornare ad aleggiare sulla Federazione lo spettro di una situazione debitoria incontrollata e ingestibile?

Forse anche in questo caso, come in molti altri in Italia, a muovere i fili del CONI è un burattinaio politico: probabilmente lo stesso che ha a lungo contrastato  Morzenti e il Consiglio Federale prima con dichiarazioni e interviste, per passare poi ai fatti, incurante delle ricadute devastanti che ne sarebbero derivate alla stessa FISI.  

E  non è certo un caso che proprio ieri, nella riunione del Consiglio, il CONI fra le altre cose abbia così deliberato anche in materia di etica sportiva: “Sono automaticamente sospesi in via cautelare i componenti che sono stati condannati, ancorché con sentenza non definitiva, per i delitti indicati nell’elenco allegato al Codice o che sono stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza personale. La sospensione permane sino alla successiva sentenza assolutoria o alla conclusione del procedimento penale o alla scadenza o revoca delle misure di prevenzione o di sicurezza personale”.

E’ stata così ufficializzata la norma che inizialmente sembrava studiata per buttar fuori dalla Federcalcio il presidente della Lazio, Lotito: presa due settimane fa dalla Giunta e comunicata a Milano in una conferenza stampa dal commissario straordinario della FISI, Carraro, adesso si attaglia anche a Morzenti, condannato in primo grado e in attesa di appello per concussione ma escluso allora poiché il provvedimento riguardava reati espliciti in materia di sport (frode sportiva nel caso di Lotito) e non in generale. Conseguenza pratica: Morzenti non sarebbe candidabile alla presidenza della FISI  alle elezioni che si terranno il 31 marzo.

Norma etica, l’hanno definita. Non retroattiva, purtroppo. Diversamente dovrebbero farsi da parte altri grossi personaggi che in fatto di etica farebbero bene a guardare al loro non lontano passato quando si vincevano medaglie con il doping di stato (autotrasfusione prima, EPO poi) promosso e pagato dallo stesso CONI quando prese la strada di Ferrara.

Doping, ma non solo: che dire della smania di voler concorrere ad ogni costo, in un momento tragico per il Paese, per l’assegnazione a Roma delle Olimpiadi 2020, tanto da sollecitare ripetutamente il presidente del Consiglio Monti a dare la sua approvazione?  Non è bastato il “buco” di svariati milioni creato dagli ultimi Mondiali di nuoto nella capitale, che sembravano studiati apposta per favorire una certa “cricca”? Che non è certo scomparsa con la caduta del governo Berlusconi, ma si è semplicemente defilata in attesa del nuovo boccone. Del quale il CONI si fa paladino decantandone una “compatibilità economica” proclamata a parole ma inesistente nei fatti. E proprio a Roma: altro che promozione e rilancio dell'economia italiana .....