Sci di fondo | 09 ottobre 2020

Rinvio di un anno del divieto di utilizzo del fluoro: una decisione obbligata che non cancella la brutta figura

Fin dall'inizio sembrava chiaro a tutti che un anno fosse un periodo di tempo troppo breve per una svolta così epocale, ma le federazioni sono andate avanti per la loro strada esponendosi a meritate critiche

Rinvio di un anno del divieto di utilizzo del fluoro: una decisione obbligata che non cancella la brutta figura

Una decisione di buonsenso o forse sarebbe meglio dire obbligata per non incappare in clamorose figuracce o situazioni spiacevoli che avrebbero potuto far venire meno la regolarità delle competizioni. Di fronte all’impossibilità di avere a disposizione uno strumento in grado di rilevare con certezza la presenza di fluoro sotto gli sci, la FIS e l’IBU hanno deciso di rimandare di un anno l’attuazione del divieto di utilizzo dei prodotti fluorurati.

Una conclusione che un osservatore attento poteva prevedere già dallo scorso novembre, quando la FIS per prima decise di introdurre questo divieto a partire dalla stagione 2020/21. Subito avevamo messo in evidenza i rischi di porre un divieto così imminente, legati alla grande difficoltà nel regolamentare il tutto in un solo anno. Innanzitutto bisognava stabilire le regole (limiti, penalità e tutto il resto), ma soprattutto era necessaria la costruzione di uno strumento portatile in grado di rilevare con esattezza la presenza o meno di fluoro sotto gli sci, per poi produrlo in un numero sufficiente a coprire tutte le competizioni internazionali di FIS e IBU, ma anche nazionali. Che ciò fosse utopico si era già compreso durante i vari meeting che si sono svolti lo scorso inverno, tanto che non c’è mai stato il minimo dubbio sul fatto che le gare nazionali non avrebbero avuto alcun controllo. Questo avrebbe costretto gli atleti a giocarsi titoli nazionali e convocazioni in Coppa del Mondo con sci lavorati con il fluoro, per poi utilizzare un altro paio di sci nelle gare internazionali. Senza dimenticare il pericolo che qualcuno potesse trovare un metodo per riuscire ad evitare di essere sanzionato nei controlli magari utilizzando un materiale coprente, oppure il rischio che un paio di sci potessero risultare positivi perché lavorati per anni con il fluoro o per averlo raccolto in pista dagli sci di qualcun altro in pista. Tante, troppe variabili per pensare di riuscire a raggiungere l’obiettivo entro un anno.

Ma soprattutto la FIS non ha voluto ascoltare le tante perplessità di numerosi team e addetti ai lavori, andando avanti per la sua strada senza ascoltare, forte dell’appoggio di chi nel Nord Europa aveva fortemente voluto questo cambiamento epocale. Sia chiaro, non critichiamo l’idea “green” alla base di questa decisione. Siamo d’accordo nel proporre l’utilizzo di prodotti non inquinanti o evitando quelli pericolosi per la salute degli atleti e di chi lavora nell’ambiente. Siamo altresì convinti che ogni svolta e divieto abbiano anche bisogno del tempo necessario per permettere a tutti di adeguarsi, comprese in questo caso le stesse aziende produttrici che dopo anni di lavoro per trovare un modo per purificare il fluoro dal PFOA (vietato dall’unione Europea a partire da luglio 2020, ma con una comunicazione arrivata con tanti anni di anticipo) si erano trovate addirittura un divieto completo del fluoro che sarebbe stato attuato dopo appena un anno.

Probabilmente le federazioni internazionali hanno sofferto in questo caso di esagerato ottimismo nel pensare che in meno di un anno sarebbero riuscite a formulare le nuove regole, fabbricare uno strumento di controllo da produrre nel numero necessario per coprire tutte le competizioni, consentire ai team di fare tutti i test e avere delle gare eque. Alla fine sono state costrette a tornare sui propri passi di fronte all’evidenza dell’impossibilità di poter attuare la loro decisione.

Basta però guardare la data odierna confrontandola con quella del via delle competizioni internazionale per rendersi conto che non è stata fatta una bella figura. Fino all’ultimo, infatti, FIS e IBU hanno cercato di portare avanti la loro idea, anche contro i crescenti malumori delle varie nazionali, comprese quelle provenienti da quel Nord Europa che più degli altri sta spingendo per questo cambiamento epocale. Si è arrivati ad organizzare solo a due mesi dal via della stagione i primi test per le squadre, con appena due skiman per team che avrebbero avuto una sola ora a disposizione per conoscere il dispositivo e imparare ad usarlo per poi riferire agli altri una volta tornati in patria. Prove poi saltate per problemi avuti proprio dal prototipo del Fluorine Tracker. Anziché annunciare un rinvio immediato del divieto, però, si è andati ostinatamente avanti e si è perso un altro mese. Nel frattempo, per non farsi trovare impreparate, tante squadre hanno iniziato a pulire truck e cabine dal fluoro lavorato per tanti anni, spendendo anche risorse economiche per questo. Reso tutto inutile però da un ripensamento arrivato troppo tardi.

Ora il divieto del fluoro diventerà ugualmente realtà ma a partire dalla stagione 2021/22, con un anno di prove sul campo e il tempo necessario per i team di prendere confidenza con questa svolta epocale. Ci sarà un anno intero per testare, gli skiman potranno conoscere il dispositivo di prova nel corso della stagione, anziché farlo in un’ora a due mesi dal via. Finalmente si agirà come si sarebbe dovuto agire fin dall'inizio e ci sorprende che qualcuno aveva pensato il contrario.

Restiamo comunque convinti di quanto scrivemmo all’origine: il divieto andava imposto a partire dalla stagione 2022/23 per dare maggior tempo a tutti di adeguarsi e trovare anche nuovi prodotti privi di fluoro di alto livello. Fare una svolta epocale nella stagione dei Giochi Olimpici non ci sembra la mossa migliore per avere delle Olimpiadi il più regolari possibile, ma certamente, visto come si erano messe le cose, possiamo accontentarci.

Siamo certi che dagli errori si impari tantissimo. Proprio per questo, abbiamo buoni motivi per augurarci che dopo questa brutta figura, perché tale è stata, le federazioni imparino ad agire in modo diverso e inizino a dare maggior ascolto a tutti gli addetti ai lavori quando si tratta di prendere delle decisioni tanto importanti, anziché imporle dall’alto. 

Giorgio Capodaglio

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