Interviste | 06 gennaio 2021

Dal covid al ritorno in Coppa del Mondo, il racconto di Giacomel: "Bellissimo tornare dopo tutto quello che ho passato"

Con grande sincerità il trentino delle Fiamme Gialle ha parlato delle paure avute durante la malattia, le difficoltà dei primi allenamenti, ma anche la gioia di tornare, gli obiettivi e il piacere che si prova allenandosi con Wierer

Foto Evgeny Tumashov

Foto Evgeny Tumashov

Negli occhi degli appassionati italiani c’è ancora il suo folgorante esordio in Coppa del Mondo nella sprint di Nove Mesto dello scorso 6 marzo 2020, quando chiuse 27° con un doppio zero, bissato poi dai punti ottenuti nell’inseguimento di Kontiolahti della settimana successiva, chiuso al 39° posto con ben venti posizioni recuperate. A dieci mesi di distanza da quegli splendidi risultati, Tommaso Giacomel torna in Coppa del Mondo, convocato per le tappe di Oberhof. Il trentino delle Fiamme Gialle lo fa dopo aver passato un periodo molto difficile a causa del covid-19, che l’aveva fermato proprio alla viglia della stagione impedendogli di prendere parte alle prime quattro tappe di Coppa del Mondo.

Della gioia del ritorno nel massimo circuito, la sofferenza nel dover star fermo per il covid, le paure avute durante la malattia, ma anche il divertimento degli allenamenti con Dorothea Wierer e i suoi obiettivi in vista delle tappe tedesche, il trentino ha parlato in questa intervista rilasciata a Fondo Italia.

Ciao Tommaso. Dopo dieci mesi stai per tornare in Coppa del Mondo. Cosa significa per te?
«Incredibile, il tempo è passato veramente velocemente, mi sembra di aver fatto l’esordio ieri (ride, ndr). Per me significa tanto, perché ho fatto tutta la preparazione con la Squadra A di Coppa del Mondo, ho visto che il livello avuto in estate ed in autunno era alto, quindi mi sentivo pronto per iniziare già dalle prime gare di Coppa del Mondo. Invece è poi successo quello che tutti sappiamo e da lì mi sono ritrovato a dover rincorrere».

Adesso come stai?
«Ora sto bene, soprattutto in confronto a come mi sentivo lo scorso 13 novembre quando, dopo la guarigione, avevo ricominciato ad allenarmi fuori. Facevo un’ora di allenamento tranquillo e dovevo dormire tre ore il pomeriggio perché ero cotto. Adesso mi sento come stavo prima della malattia, ma ci ho messo più di un mese a recuperare. Quando facevo i lavori di intensità, tenevo cinque o sei minuti, poi ero vuoto. Anche i valori sanguigni erano crollati. Questa brutta malattia mi aveva veramente messo in ginocchio».

C'è stato un momento in cui hai avuto paura?
«Non mi vergogno a dire di essermi spaventato, soprattutto quando per tre notti non sono riuscito a dormire perché mi bruciava il torace. Per un ragazzo di ven’anni non è certo una cosa normale. Fortunatamente il saturimetro mi ha dato sempre dei buoni valori e una volta guarito, anche i test effettuati a Milano sono stati davvero rassicuranti. Credo però che qualche conseguenza me la sono trascinata dietro nel mese successivo, perché non era normale per me essere cotto dopo cinque minuti ed avere sempre quella sensazione di stanchezza. Ora, dopo quasi due mesi, mi sembra tutto passato e spero quindi in gara di non risentire delle difficoltà avute. Quanto accaduto mi ha fatto però capire ulteriormente la serietà del covid, qualcosa a cui il nostro corpo non è abituato».

A dicembre sei tornato a gareggiare. Dopo aver avuto delle difficoltà nel primo weekend di Coppa Italia a Forni Avoltri, le gare della settimana successiva in Val Ridanna sono state molto buone.
«Sono molto soddisfatto. Ho reagito alle difficoltà avute nei giorni precedenti soprattutto nel tiro a terra, nonostante non abbia sempre un grande feeling con quel poligono. In gara al tiro le cose sono andate bene, a parte l’inseguimento, mentre sugli sci ho sentito immediatamente di avere un’altra gamba rispetto alla settimana precedente, sono riuscito a metterci molta più forza. Volevo fare una bella gara e ci sono riuscito».

Seguendoti sui social, abbiamo visto che sotto le feste di Natale hai lavorato tanto assieme a Dorothea Wierer ed Andrea Zattoni.
«Si, sono stato una settimana in Val di Fiemme per allenarmi con Doro e Zat (Andrea Zattoni, ndr). Sono stati giorni faticosi ma anche divertenti, perché con Doro è impossibile annoiarsi. È un piacere allenarsi con lei. Le cose sono andate bene anche se alla lunga le continue nevicate un po’ infastidivano».

Quanto è importante per te avere la possibilità di allenarti spesso con Wierer e Hofer, che sembrano aver preso te e Didier sotto la loro ala protettiva?
«Tantissimo, perché tutti sappiamo quanto sono forti e quando ti alleni con gente così, se usi bene la testa puoi solo migliorare. Dorothea e Luki mi stimolano molto, mi spronano, ma vedo che a volte anch’io riesco forse a portare qualcosa a loro con la mia gioventù e spensieratezza. Con Doro ci divertiamo anche tanto al poligono, sfidandoci quando facciamo sequenza un colpo perché siamo entrambi veloci a sparare. A terra vince sempre lei, ma quando capita che in piedi la batto si arrabbia e cominciamo a scherzarci su (ride, ndr). È molto competitiva, vorrebbe essere sempre prima».

Cosa hai provato mentre guardavi le gare di Kontiolahti in tv?
«Sarei bugiardo se dicessi che non mi dispiacesse. Volevo essere lì, ma purtroppo non è stato possibile. Mi sono dovuto mettere il cuore in pace, sedermi e ragionare sulla situazione. In quel momento la cosa più importante era allenarsi e fare gare in un altro circuito per cercare le risposte dal corpo. È stato comunque bello guardare le gare dei miei compagni di squadra. Sono stato molto contento dei risultati che hanno ottenuto».

Il tuo amico Didier è migliorato di settimana in settimana, fino al 19° posto nella pursuit. Vederlo andare così bene deve essere uno stimolo in più.
«Sono stato molto felice per Didier, perché siamo molto amici ma ci piace anche sfidarci tra noi, quindi ora mi motiva ancora di più nel provare a batterlo (ride, ndr). Lui è felicissimo del suo 19° posto, ma conoscendolo so che vuole fare ancora di più, come io voglio migliorare il mio ventisettesimo posto dello scorso anno, perché l’ho già archiviato. Venerdì ripartirò da zero e l’obiettivo è arrivare più in alto possibile».

Passiamo proprio alle gare che ti attendono. Cosa ti aspetti? Dopo tutto quello che è successo deve essere difficile porsi degli obiettivi.
«È difficile dirlo, anche perché seguendo le gare in tv mi è sembrato che il livello si sia alzato ulteriormente rispetto allo scorso anno. Oberhof è sempre una tappa a sé, solitamente ci sono più errori ed anche la pista a volte riserva delle sorprese. Sono prima di tutto contento di rivedere i miei allenatori Ando (Zingerle, ndr), Klaus (Höllrigl, ndr) e Nicola (Pozzi, ndr), che non vedo proprio dal raduno di Oberhof di due mesi fa. Per me sarà già bello tornare a lavorare con loro, mentre fortunatamente Zat ho avuto modo di vederlo in questo periodo e sa a che punto sono. Vedremo come andranno le gare, non mi pongo alcun obiettivo perché veramente non so cosa aspettarmi. Spero di riuscire a qualificarmi per l’inseguimento, anche perché ho bisogno di fare gare in Coppa del Mondo. Si è visto pure con Didier a dicembre, che è migliorato di gara in gara fino alla bellissima prestazione dell’inseguimento. Siamo giovani, abbiamo bisogno di fare gare per trovare ritmo ed ambientarci».

In conclusione, quanto è bello tornare finalmente in Coppa del Mondo?
«Veramente tanto bello, dopo tutto quello che ho passato sono proprio contento. Inoltre sono anche felice delle persone che sono all’interno della squadra perché mi sono state tanto vicino. In particolare voglio ringraziare proprio Andrea Zattoni, non potete nemmeno immaginare quanto mi sia stato vicino in questo periodo, che per me non è stato assolutamente facile. Lo ringrazio anche per avermi sopportato, perché per lui sarò stato insopportabile in certi momenti, quando le cose non vanno bene divento un vero rompiscatole (ride, ndr). Ho avuto il supporto di tante persone e questo mi ha aiutato, come è stata molto importante la vicinanza del mio corpo sportivo, le Fiamme Gialle».

Giorgio Capodaglio

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