| venerdì 19 maggio 2017

La felicità di Davide Graz: "Che emozione la convocazione in nazionale junior"

Conosciamo il giovane fondista di Sappada, classe 2000, reduce da due stagioni nelle quali ha ottenuto grandi risultati

Sappada ha regalato all’Italia diversi campioni nella storia del fondo e negli ultimi anni, sempre da qui, è uscita anche una grande biatleta come Lisa Vittozzi. Oggi, da questa località stanno uscendo fuori diversi giovani interessanti, tra i quali il fondista Davide Graz, classe 2000, che dopo aver dominato tra gli allievi due anni fa (3 ori su 3 agli Italiani), nell’ultima stagione ha vinto 2 argenti e 2 bronzi tra gli “Under 18”, nonostante fosse al primo anno, salendo sul podio anche in Coppa Europa Under 18 e ottenendo un clamoroso quarto posto anche in Coppa Europa Under 20, contro atleti che avevano anche tre anni più grandi di lui. Un atleta dal sicuro avvenire, che è stato inserito nella squadra nazionale junior in vista della prossima stagione. Conosciamolo attraverso questa intervista.

Ciao Davide, partiamo dal presente: sei stato inserito nella squadra nazionale junior per la stagione 2017/18. Felice?
«Sicuramente, anche perché all’inizio della passata stagione non avrei mai immaginato che oggi sarei entrato in squadra junior con un anno di anticipo. È una bellissima soddisfazione».

Hai anche preso parte alla Coppa Europa, cogliendo degli ottimi risultati soprattutto nel finale di stagione.
«Non pensavo di partecipare a tante gare di Coppa Europa e nel corso della stagione, avendo fatto maggiore esperienza, sono arrivati anche risultati positivi. Il fatto di aver gareggiato con i più grandi mi è servito moltissimo. È arrivato un bellissimo secondo posto nella gara Under 18 di St. Ulrich, ma il quarto nella prova Under 20 di Seefeld vale ancora di più, perché quando parti con dei numeri alti, non ti aspetti di arrivare addirittura vicino al podio. Alla fine della gara, quando ho visto che avevo chiuso così avanti, mi sono emozionato».

Questi risultati ti danno ancora più motivazioni e consapevolezza nei tuoi mezzi?
«La mia speranza è avere un bel futuro nel fondo, ma non voglio fare alcuna previsione, perché poi ci resterei male se non raggiungessi certi traguardi. Sicuramente darò il massimo delle mie possibilità e lavorerò sempre al meglio, per poi raccogliere ciò che arriverà. Senza dubbio questi risultati mi daranno maggiori motivazioni in vista della prossima stagione. Anche il traguardo della convocazione nella squadra junior della nazionale è stato emozionante per me e mi ha dato una carica ancora maggiore».

Torniamo indietro nel tempo: come hai iniziato a praticare fondo?
«Ho iniziato già in prima elementare, quando ho fatto sia fondo sia discesa. Ho scelto il primo, perché già da bambino non mi dispiaceva fare fatica e poi ho subito capito che questo sport avrebbe potuto regalarmi maggiori soddisfazioni. Ho presto ottenuto i primi risultati positivi e da bambino fa sempre molto piacere ottenere le prime vittorie, così anche questi successi mi hanno spinto ad allenarmi ancora di più e a crederci, sognare di diventare un campione. I risultati ottenuti mi fanno credere di essere sulla strada giusta e spero di continuare così, perché non si deve mai abbassare la guardia».

Sei di Sappada, come tanti campioni del fondo come Pietro Piller Cottrer e Silvio Fauner, ma anche nel biathlon oggi c’è Lisa Vittozzi. Qual è il segreto della vostra località?
«Bella domanda, sarà l’aria (ride ndr). Da Marina Piller, Pietro Piller Cottrer, Silvio Fauner, fino a Lisa Vittozzi, c’è un numero molto alto di ottimi atleti usciti fuori dagli sci stretti. Poi abbiamo anche Emanuele Buzzi nella squadra di discesa per la Coppa del Mondo. Evidentemente qui a Sappada si lavora bene, grazie soprattutto ai tecnici del nostro sci club. C’è un bel gruppo di persone, molto motivato».

Quanto ci sei rimasto male per la squalifica subita nella staffetta dei campionati italiani?
«Molto male, soprattutto perché non si trattava di una gara individuale, nella quale ci avrei rimesso soltanto io, ma una staffetta dove ci rimettiamo tutti. Mi sono sentito responsabile. Purtroppo c’è un regolamento e va rispettato, non si poteva nemmeno causare un precedente. Per me sarà un insegnamento per il futuro, speriamo di aver usato tutte le cartucce della sfiga».

Lo scorso anno eri aggregato alle Fiamme Gialle: il tuo sogno, ovviamente, è l’arruolamento.
«Certo, farò i concorsi nella speranza di essere arruolato, perché è una cosa fondamentale per continuare questa vita. L’essere stato aggregato mi ha dato numerosi vantaggi sia negli allenamenti sia nei materiali, ma anche economicamente, perché ho avuto rimborsi per i viaggi. Una cosa molto importante, perché la mia famiglia ha fatto fin qui tanti sacrifici per mantenermi».

Qual è l’obiettivo in vista della prossima stagione?
«Innanzitutto voglio allenarmi bene nel corso dell’estate e arrivare alla stagione invernale senza aver avuto particolari problemi di forma. Poi voglio affrontare la stagione con l’obiettivo di fare il mio massimo e raccogliere ciò che viene».

Chi è il tuo fondista preferito?
«Per molti, caratterialmente, non è proprio l’esempio del fondista, ma a me piace tantissimo Northug. Mi sono sempre divertito guardando le sue gare e mi piacciono tanto i suoi momenti di esultanza e la sua esuberanza. È un simbolo del nostro sport».

Come fondista qual è la tua dote migliore e dove ritieni di dover migliorare?
«Riesco a dare il meglio di me sui terreni più duri e difficili, quando ci sono molte salite. Poi mi trovo molto bene in pattinato rispetto al classico. Devo invece migliorare molto nelle sprint, dove non riesco ancora ad andare fortissimo».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
«Come ogni atleta, il mio sogno è partecipare alle Olimpiadi. Certo, a quei livelli non sarà proprio facile primeggiare, ma vorrei ottenere dei bellissimi piazzamenti».

Riesci a conciliare scuola e sport?
«Oggi frequento la terza superiore di ragioneria e il percorso è ancora lungo. Senza dubbio non è facile, però bisogna dare il giusto spazio sia allo sport sia alla scuola, che va fatta bene».

Giorgio Capodaglio

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