Bersaglio Mobile | 27 marzo 2018

BERSAGLIO MOBILE, Puntata finale. "Sono convinto che entro cinque anni Lisa Vittozzi vincerà la Coppa del Mondo"

Tracciamo il bilancio finale della stagione con René Laurent Vuillermoz, analizzando anche le prospettive future del biathlon italiano e non solo.

Pentaphoto

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La stagione del biathlon si è ufficialmente conclusa a Tyumen. Andiamo allora a sentire l'analisi conclusiva di Renè Laurent Vuillermoz in merito all'inverno appena andato in archivio.

In campo maschile il mattatore è stato ancora una volta Martin Fourcade, riuscito a fare man bassa di qualunque trofeo nonostante abbia trovato in Johannes Bø un avversario quasi al suo livello. Come hai visto il duello tra i due?
“A dicembre Martin non era al meglio, faceva più fatica,  dal linguaggio del suo corpo non trasparivano facilità e tranquillità. Io credo che la presenza di Johannes Bø abbia spinto Fourcade ad alzare ulteriormente l’asticella, perché ha trovato qualcuno in grado di metterlo in difficoltà sugli sci e tante volte anche di andare più forte di lui. Penso che proprio Johannes possa rappresentare uno stimolo in più per andare avanti, poiché Martin ama le sfide e dubito si faccia sfuggire la possibilità di crescere ulteriormente di livello”.

Però anche Johannes Bø può salire di colpi. È di 5 anni più giovane e soprattutto deve crescere se vuole davvero spodestare Fourcade. Qual è il punto chiave dove il norvegese deve migliorare per sfidare davvero ad armi pari il francese nell’arco dell’intera stagione?
“È semplice: il poligono. Johannes deve alzare le sue percentuali e avvicinarle a quelle di Martin. Quindi deve cominciare a fare tanti zero ed evitare i passaggi a vuoto. Sia chiaro, è già migliorato, ma per provare a detronizzare Fourcade deve essere ancora più preciso”.

Insomma, tutti e due quest’anno sono stati stratosferici e ci stai dicendo che entrambi si stimolano a vicenda per migliorare ulteriormente. Chiudiamo baracca e burattini, perché finché ci saranno loro si lotterà per il terzo posto?
“Guarda, per gli altri deve essere davvero difficile sul piano psicologico partire in ogni gara sapendo di giocarsi al massimo il terzo posto se loro due non sbagliano. Poi sulla competizione secca può capitare di tutto, vedi nella sprint olimpica dove hanno steccato entrambi in contemporanea e ha festeggiato Peiffer. Però quante volte è successo durante l’inverno? Io credo che l’impatto psicologico che hanno avuto questi due sul resto del mondo sia stato abbastanza forte, acuendo la distanza tra di loro e gli inseguitori. Prendiamo Shipulin. Quest’anno non l’ho mai visto a livelli altissimi, se non un paio di volte. Eppure se leggi la classifica generale lo trovi in terza posizione. Questo la dice lunga”.

Non c’è proprio nessuno che possa avvicinarsi a Martin e Johannes?
“Un paio di nomi in mente li ho. Il primo è sicuramente Samuelsson. Alle Olimpiadi ha fatto paura ed è del 1997, quindi ha 4 anni meno di Johannes e 9 meno di Martin. Sono curioso di vederlo l’anno prossimo, anche se gli svedesi avranno i Mondiali in casa e quindi punteranno tutto su quelli. Nell’arco dell’intera stagione un atleta che secondo me potrebbe provare a rivaleggiare con quei due si chiama Lukas Hofer. Ha bisogno di ridurre i tempi di esecuzione, soprattutto a terra, e di mantenere a lungo la costanza sugli sci trovata a marzo. Sia chiaro, Fourcade e Bø sono di un altro pianeta, però se Lukas riesce a limare i secondi persi al poligono potrebbe avere qualcosina da dire anche contro quei due. Poi sai, stiamo facendo questi discorsi sulla base di quanto visto nella stagione appena conclusa, magari l’anno prossimo la situazione sarà diversa”. 

Cosa intendi?
“Che in fin dei conti questa è stata una stagione strana. A parte Peiffer sono mancati tanto i tedeschi. Lesser e Doll non hanno mai trovato il centesimo per fare l’Euro, mentre Schempp è stato quasi inesistente, seppur riuscendo a piazzare una zampata con l’argento olimpico nella mass start. Si può fare un discorso simile per i russi. Di Shipulin ho già detto. Tsvetkov ha vinto la mass start conclusiva, ma sono state più le gare in cui non sapeva neppure da che parte era girato. Garanichev e Babikov sono andati male, si vedeva a occhio nudo quanto fossero lenti. Insomma, annata anomala. Sicuramente Fourcade e Bø sono stratosferici, ma magari non rimarranno così inarrivabili come nell’inverno appena concluso”.

Ampliando il discorso, non trovi che in questo momento si fatichi a trovare un ricambio? Gli under-25 competitivi si contano sulle dita di una mano e alcune rimangono comunque libere. Atleti come L’Abee-Lund si scoprono vincenti a 32 anni e gli stessi francesi hanno visto maturare in maniera diversa Desthieux e Guigonnat, entrambi ventisettenni…
“Sui francesi bisogna fare un discorso a parte. Loro hanno un metodo di lavoro che permette agli atleti di andare avanti anche in momenti difficili. Guigonnat per esempio ha faticato parecchio, è stato fuori squadra, ma è rientrato. Desthieux secondo me ha fatto il salto di qualità e l’oro olimpico nella mista gli può dare grande tranquillità e consapevolezza. È un bell’atleta e ha la potenzialità di diventare un punto di forza della squadra. Per il resto l’hai detto, c’è poco ricambio. Cechi e austriaci iniziano a diventare quasi tutti un po’ vecchiotti, anche i tedeschi faticano a trovare nuova linfa. Sì Kühn e Rees hanno fatto una buona stagione, ma anche loro non sono più giovanissimi e comunque sono lontani anni luce dai big. Norvegesi e russi giovani per adesso non esistono. Gli svedesi stanno creando qualcosa di nuovo, dietro a Lindström c’è vita, però sono l’eccezione. C’è poco da fare, è un momento così”.

Veniamo alle vicende di casa nostra, cosa pensi della stagione italiana? Partiamo dai big.
“Hofer ha fatto il salto. Quest’anno è stato senza dubbio il migliore della carriera e ha dimostrato di avere il pregio della regolarità. Ha cominciato bene ed è rimasto sempre allo stesso livello. Magari gli è mancato qualcosa alle Olimpiadi, ma sulle gare secche può capitare. Comunque ho già detto quali possono essere le sue prospettive future se dovesse migliorare ulteriormente. Windisch ha avuto tanti alti e bassi, ma i suoi alti sono stati impressionanti. Non lotterà mai per vincere la Coppa del Mondo, perché non ha la costanza di Hofer, però quando trova il picco sono dolori per tutti. Quando sta bene in un ultimo giro può battere sia Martin che Johannes. Bisogna sperare che possa aumentare il numero di picchi nell’arco della stagione”.

Per quanto riguarda gli altri?
“Bormolini è migliorato. A inizio stagione andava bene sugli sci, ma ha fatto qualche errore di troppo. Poi è un po’ calato, ma ha trovato maggior precisione. Se crescesse ancora al tiro e trovasse costanza sugli sci, allora con una super-stagione potrebbe anche essere da primi 30 della generale. Montello ingiudicabile, secondo me ha gareggiato troppo poco per tracciare un bilancio. Chenal è cresciuto, ha avuto quel bel picco a dicembre – quando gli serviva per trovare spazio in squadra – e poi si è un po’ spento. Però ci sta, perché nonostante l’età è ancora acerbo visti i tanti problemi fisici avuto in passato. Personalmente sul finale di stagione l’avrei gestito in maniera diversa, magari facendogli fare qualche gara di Coppa del Mondo anziché solo Ibu Cup”.

L’anno prossimo l’Italia in campo maschile avrà a disposizione anche il sesto pettorale. Potrebbe essere un’occasione per lanciare i giovani in Coppa del Mondo senza troppe pressioni?
“Io penso si possa utilizzare usando il metodo dei norvegesi, che dicono con anticipo chi farà determinate tappe. Per esempio si può dire già in autunno a due ragazzi ‘Tu fai Pokljuka e tu Hochfilzen, poi vediamo come andate e decidiamo il da farsi’. In questo modo possono pianificare la tappa e prepararla al meglio, avendo un bell’obiettivo davanti. È importante far confrontare i giovani con i più grandi, perché altrimenti allenandosi sempre tra di loro faticano a crescere. Più che utilizzare il sesto pettorale di Coppa del Mondo, credo sia importante riempire sempre il contingente di Ibu Cup. Creare uno zoccolo duro di un paio di atleti esperti da schierare costantemente nel circuito cadetto e alternare i ragazzi al loro fianco, anziché farli sempre gareggiare in Coppa Italia, in maniera tale da avere un confronto anche con i senior. In questo modo ci sarebbe un trait d’union tra le nuove leve e chi gareggia in Coppa del Mondo, alzando un pochino l’asticella per chi deve crescere”.

Passiamo alle donne. È stata una stagione strana, perché alla fine la Coppa del Mondo l’ha conquistata ancora una volta Kaisa Mäkäränen nonostante abbia vinto molto meno di altre.
“Kaisa ha fatto quello che doveva fare per vincere il Coppone. È stata presente su tutte le gare, chiudendo costantemente nelle prime posizioni e dimostrandosi un martello. Lei si è presentata in tutte le tappe, a differenza di Domracheva, e non si è mai ammalata, come invece accaduto a Dahlmeier e Kuzmina. Non si conquista una Sfera di cristallo per una questione di fortuna, quindi l’ha meritata”. 

Ti voglio lanciare una provocazione per vedere cosa rispondi. Mäkäräinen l’ha vinta senza essere la più forte, fatto che comunque accade raramente. Insomma non è stata solo farina del suo sacco, ha beneficiato anche di circostanze esterne. Poi, vincere senza essere la più forte è in ogni caso un merito.
“Certo che lo è! Kuzmina ha sbagliato troppo al poligono, soprattutto a fine stagione. Dahlmeier, al di là dei malanni di novembre-dicembre, a marzo ha proprio staccato la spina. Domracheva sarà anche stata la migliore dopo essere tornata ai vecchi materiali, ma la Coppa del Mondo va da fine novembre a fine marzo e Darya a dicembre ha lasciato sul piatto troppi punti. Mäkäräinen invece ha mantenuto sempre lo stesso livello e non è mai mancato all’appello. Alla fine ha raccolto i frutti della sua perseveranza”.  

Riguardo Mäkäräinen c’è un dato che fa riflettere. Diventa la prima over-35 a vincere la Sfera di cristallo. Con lei, sul podio della classifica generale, ci sono una trentatreenne e una trentunenne, peraltro entrambe con figli. In altre parole, anche tra le donne si fatica a trovare un ricambio.
“Assolutamente, però dietro qualcosa di molto interessante c’è ed è in casa nostra. Penso che sia Lisa Vittozzi la giovane da tenere d’occhio a livello globale. La sua stagione parla per lei, è migliorata sotto tutti gli aspetti. C’è anche Braisaz, che al di là delle difficoltà della seconda parte di inverno rimane fortissima. Però la differenza tra le due è rappresentata dal tiro. Lisa in piazzola diventa una macchina, mentre Justine è altalenante. La francese ha qualcosa in più sugli sci, ma l’italiana ha molto di più al poligono. Io lo dico adesso e vedremo se i fatti mi daranno ragione: sono convinto che entro cinque anni Lisa Vittozzi vincerà la Coppa del Mondo. Cresceranno anche le svedesi e saranno sempre lassù in alto anche loro e se Dahlmeier andrà avanti rimarrà un osso durissimo, ma sono dell’idea che Lisa ce la possa fare”.

Hai inaugurato il capitolo Italia. Di Lisa hai già detto. Per quanto riguarda le altre?
“La stagione di Dorothea rimane buona, soprattutto in virtù di quanto fatto tra dicembre e gennaio. Ha vinto una gara, raccolto altri tre podi ed è arrivata quinta nella generale. Di sicuro non si può dire che abbia fatto male.  È un po’ mancata alle Olimpiadi e poi si è spenta a marzo, ma credo abbia pagato psicologicamente quanto accaduto a PyeongChang. Al di là dei risultati, penso che Nicole abbia fatto una bella stagione perché ha avuto un’attitudine differente nei confronti del tiro. È riuscita ad affrontare il poligono a viso aperto ed è cresciuta tantissimo sotto questo punto di vista. Sono abbastanza contento di quanto ha fatto, dato che questo inverno può essere davvero un punto di partenza su cui ricostruirla del tutto. Le note liete si chiudono qui. Federica è stata oggettivamente impalpabile, purtroppo ha avuto una stagione povera, dove non ha mai avuto buone sensazioni sugli sci e questo si è ripercosso anche sul tiro. Sono mancate entrambe le componenti e quindi il bilancio è in rosso. Personalmente sono un po’ preoccupato per Alexia, perché tra il 2016 e il 2017 aveva effettuato il salto di qualità e invece nell’annata appena conclusa ha fatto un passo indietro. Credo che debba essere ritrovata il più in fretta possibile, perché al di là di quanto è in grado di fare nelle gare individuali, una con il suo tiro può tornare utilissima in staffetta. Infine, riguardo la Karin, personalmente quest’anno le avrei dato qualche opportunità in più di quelle che ha effettivamente avuto. Ora bisognerà vedere quali saranno i suoi obiettivi per il futuro”.

A proposito di futuro, quali sono le tue opinioni sulle nuove leve?
“Onestamente il prossimo anno avrei il piacere di vedere sempre in Ibu Cup sia Carrara che Lardschneider, perché l’unico modo per crescere davvero è confrontarsi in quel contesto. Magari all’inizio prenderanno anche le sberle, ma questo le aiuterà a capire cosa devono fare per andare avanti. Irene sarà ancora junior, ma c’è tantissima gente che gareggia in Ibu Cup e prende parte ai Mondiali di categoria, quindi non dovrebbe essere un grosso problema”.

Francesco Paone

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