Sport&Life | mercoledì 23 maggio 2018

Siamo veramente chiamati ad essere all'altezza dei nostri desideri?

La Dott.ssa Elena Tesio illustra cosa si nasconde dietro la parola "desiderio", come, ad esempio, l'impegno, la costanza, le domande, le prove, i tentativi e gli errori.

Foto dal web

Siamo chiamati ad essere all’altezza dei nostri desideri.

Nell’articolo precedente, parlando di sport, di sci, di fatiche dell’imparare è emersa una piccola parola, uscita quasi per caso, ma centrale per l’esistenza di ognuno: il DESIDERIO. Vorrei approfondirne il significato e mi farò aiutare dal piccolo libro di Massimo Recalcati “La forza del desiderio”.

Innanzitutto è importate chiarire cosa si intende per desiderio. Scrive Recalcati: “Se il desiderio è una vocazione, se è ciò che orienta la vita in una certa direzione, allora non va confuso con il capriccio. Uno dei grandi errori dell’ipermodernità è pensare il desiderio come “fare ciò che si vuole”, in termini di liberazione del capriccio.

Il desiderio è più di un semplice sfizio, passeggero, momentaneo e volubile. È una realtà intima presente in ciascuno di noi, come un fiume sommerso che scorre nelle profondità della terra, è un’aspirazione che apre ad altre dimensioni. Possiamo immaginarlo come uno slancio che ci porta al di là di noi, ma nello stesso tempo realizza e dà forma al nostro essere. Carl Rogers, psicoterapeuta americano e fondatore dell’Approccio Centrato sulla Persona, parla di una forza interiore che alberga in ogni organismo, che ha chiamato Tendenza Attualizzante, che spinge ciascun vivente a realizzare il proprio potenziale. Il desiderio è un altro nome per chiamare questa sorgente vitale.

Viviamo in un mondo in cui siamo sollecitati continuamente ad acquistare questo e quello, per soddisfare bisogni e necessità che appaiono urgenti. Eppure, nonostante ciò, una parte di noi soffre la sete e la fame. Come un’arsura che ci consuma e ci lascia eternamente insoddisfatti. Imparare ad ascoltare e riconoscere il proprio desiderio può essere una strada per nutrirci veramente e realizzarci in profondità. Questo richiede impegno e costanza, domande, prove, tentativi ed errori. É una ricerca che ci interpella personalmente. È necessario valorizzare e salvaguardare la voce sottile, il respiro dell’anima in noi, che rischia di essere soffocata dalle paure, dall’educazione ricevuta, dal giudizio, ma talvolta anche solo dalla distrazione.

Ho scoperto che una dei nomi del desiderio è curiosità.

Spesso le persone che si iscrivono ai corsi di cucina&psicologia che conduco con una cuoca, lo fanno semplicemente mossi dalla curiosità. Mi hanno insegnato che questa è un’energia meravigliosa e potente: ci fa muovere, uscire di casa alla sera dopo cena, dopo una giornata di lavoro, ci sostiene e ci guida nell’esplorare nuovi territori. Spesso insieme alla curiosità/desiderio può emergere l’ansia, il dubbio, la diffidenza per il non conosciuto che sempre ci accompagna. Si tratta di fidarsi, di lasciarsi attirare e di aprirsi. A fare cosa? Piccole cose. Il desiderio è declinato talvolta in impercettibili aspirazioni, ma tenaci. Un’idea, un soffio leggero che attira la nostra attenzione, risveglia il dormiente in noi.

Tempo fa mi trovavo su una barca da fiume, per una veloce visita guidata. Queste barche si guidano senza il patentino nautico, per cui chiunque, dopo un breve training lo può fare. Spinta e vinta dalla curiosità ho provato scoprendo con sorpresa di esserne capace. Il desiderio alla fin fine è questo accogliere la novità di una attrazione che timidamente si affaccia alla nostra coscienza o l’impeto che talvolta si impone. A noi il “semplice” compito di non bloccare e chiudere una vita che si affaccia e ci attira. Si tratta di essere audaci!

Vivere secondo questo desiderio non è sempre facile! Bisogna essere all’altezza delle aspirazioni che ci abitano, piccole e grande che siano, esse richiedono attenzione, dedizione, coraggio e scelte. Bisogna saper onorare con dignità lo slancio di cui siamo portatori, affidarsi alla corrente e imparare a veleggiare su acque sconosciute aperti alla vita: poco per volta, un passo dopo l’altro. L’alternativa è il galleggiare in laghetti, sicuri, tranquilli, ma dove l’acqua ristagna, forse paludosi e anche un po’ maleodoranti!

Buona navigazione a tutti!

Dott.ssa Elena Tesio

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