L'ululato del Bubo | 19 febbraio 2019

Il ritorno de L'ULULATO DEL BUBO - "Pellegrino può essere l'anti-Klæbo"

I Mondiali di Seefeld incombono. Andiamo ad analizzare le gare della prima settimana (sprint, skiathlon, team sprint) in compagnia di Bubo Valbusa.

Il ritorno de L'ULULATO DEL BUBO - "Pellegrino può essere l'anti-Klæbo"

I Mondiali di Seefeld sono ormai alle porte. Ritorna dunque l’appuntamento con “L’ululato del Bubo”, la rubrica curata in compagnia del neo-cinquantenne Fulvio Valbusa.

Il campione olimpico di Torino 2006 in questi giorni, tra una sciata nella soleggiata Lessinia e qualche passeggiata per il centro di Bosco Chiesanuova, sta ricaricando le batterie in vista dell’impegno al microfono di Eurosport che trasmetterà in diretta l’intera manifestazione.

Andiamo allora ad analizzare le gare in programma in questa settimana nella prima delle due puntate de “L’ululato” dedicate a Seefeld 2019.

 

Giovedì 21 febbraio i primi titoli a essere assegnati saranno quelli della sprint a skating, gara dove in campo maschile l’Italia si gioca grandissime chance con Federico Pellegrino. Come vedi questa gara?
“Innanzitutto è doverosa una premessa. Non dobbiamo cadere in facili trionfalismi facendoci ingannare da quanto successo a Cogne, perché bisogna essere onesti. In Val d’Aosta mancavano parecchi pretendenti alle medaglie iridate, in particolare tutti i norvegesi, di conseguenza in ogni turno la gara è stata impostata in maniera molto diversa rispetto a quella dei Mondiali che, tra l’altro, penso possa assumere anche connotati differenti da quelli di tante sprint viste in stagione”.

Cosa intendi? Vedi favoriti differenti rispetto al solito?
“I favoriti, anzi il favorito, è sempre lo stesso. Credo invece siano diversi i nomi degli outsider nella corsa alle medaglie”.

Spiegati. Il favorito immagino sia Klæbo.
“Certamente e non può essere altrimenti. Klæbo sinora ha dimostrato di essere superiore. Delle cinque sprint a skating a cui ha partecipato, ne ha vinte quattro e nell’unica in cui non si è imposto è stato vittima di un inconveniente. Non dimentichiamoci, inoltre, che non è mai stato ripescato in nessun turno. Segno di come sia indiscutibilmente il più forte. Quindi Klæbo è il favorito per la medaglia d’oro, ma la prima alternativa è Federico Pellegrino. Come ho già detto nelle scorse settimane, Chicco è forse l’unico che potrebbe provare a battere il norvegese, ma per riuscirci deve davvero trovare la giornata perfetta. A Cogne ha dato un’incredibile dimostrazione di forza perché riuscire a vincere la finale come l’ha vinta, recuperando di prepotenza una situazione disperata, è indice di una condizione strepitosa. Potrebbe essere in versione anti-Klæbo e se dovesse girare tutto per il verso giusto, allora potrà addirittura sognare il colpaccio. Comunque sia per l’oro è difficile, perché Klæbo è oggettivamente superiore, ma con il Chicco di Cogne non sarebbe impossibile”.

Vedi quindi un duello Klæbo-Pellegrino per l’oro, con gli altri a lottare per il bronzo?
“Diciamo che se guardiamo ai risultati stagionali le gerarchie sono ben definite. Il norvegese è il numero uno e l’azzurro il numero due. Attenzione però. Come dicevo questa sprint potrebbe assumere connotati differenti proprio perché tutti gli altri sanno che Klæbo e Pellegrino hanno qualcosa in più. Ai Mondiali non si gareggia per i piazzamenti e gli avversari dovranno inventarsi qualcosa di diverso per provare a far saltare il banco. Il tracciato di questa sprint può aiutare chi vuole sparigliare le carte, perché è molto duro. Quindi andranno tenuti d’occhio uomini che non sono propriamente sprinter puri”.

Dai, fuori i nomi.
“Sicuramente i russi saranno mine vaganti, a cominciare da Ustiugov. Però mi intriga di più l’incognita Bolshunov, se dovesse gareggiare. Lui potrebbe davvero essere la variabile impazzita della competizione, perché cercherà di fare gara durissima. Attenzione anche a Krogh e Iversen, che in caso di prova selettiva potranno avere più fiches del consueto da mettere sul piatto quando si arriverà alle mani decisive. Secondo me sarà una sprint sui generis, dove la forte squadra francese potrebbe patire più del consueto proprio le difficoltà del tracciato. Ecco, loro devono sperare che non ci sia gara dura, altrimenti saranno in difficoltà. Insomma, non mi sorprenderei se qualche specialista pagasse dazio ed emergesse invece un atleta più da prove distance, almeno per quanto riguarda il podio”.

Esaurito il discorso sprint maschile, spostiamoci tra le donne. Cosa ci dici al riguardo?
“Innanzitutto bisogna dire che, a differenza di quello degli uomini, il tracciato femminile è decisamente più semplice. Quindi non mi aspetto grandi sorprese, le medaglie saranno affare per le specialiste di questo format”.

Probabilmente la grande favorita sarebbe stata Stina Nilsson, tuttavia ci sono incognite riguardo la sua condizione dopo l’infortunio patito a fine gennaio.
“L’hai detto. Se sta bene Stina Nilsson ha qualcosa più delle altre, però non sappiamo quale sia la sua reale condizione e lo scopriremo solo giovedì. Chiaramente la principale alternativa si chiama Maiken Caspersen Falla, ma anche lei non viene data al 100%. Vedremo, diciamo che sulle duellanti designate pende l’incognita dell’integrità fisica. Comunque, difficile che il titolo iridato finisca lontano dalla Scandinavia”.

Chi sono le outsider più qualificate?
“Su un tracciato così semplice terrei d’occhio la svedese Jonna Sundling. Ti dirò di più, non sottovaluterei neppure la giovanissima norvegese Kristine Skistad. Chi potrebbe provare a rovinare la festa alle nordiche sono le americane, soprattutto Sadje Bjornsen. Ecco, su una pista del genere lei potrebbe scatenare tutti i suoi cavalli, dando filo da torcere a svedesi e norvegesi. Le russe, invece, non le vedo competitive per il podio in una gara a skating”.

Cosa ci possiamo aspettare dalle italiane?
“La nostra punta di diamante sarà Greta Laurent e sicuramente il tracciato poco selettivo potrà aiutarla. A differenza della Coppa del Mondo, le nazioni di vertice avranno i contingenti ridotti e ci saranno meno problematiche nel passaggio del turno. Per la valdostana l’obiettivo sarà qualificarsi alla semifinale e, una volta arrivata lì, provare a giocarsela per l’ingresso in finale, magari sfruttando i ripescaggi, una semifinale veloce e un po’ di fortuna. Comunque già un piazzamento nelle dieci sarebbe soddisfacente”.  

Esaurito il discorso sprint, ci spostiamo a sabato 23. Quel giorno si disputano gli skiathlon. Apriranno le donne, alle ore 11.00. Favorita? Fammi indovinare, Therese Johaug?
“Ti piace vincere facile! Sì, chiaramente Therese Johaug è la grande favorita e lo schema di gara mi pare elementare. Lei sa bene di essere battuta in volata, quindi imposterà un ritmo forsennato sin dai primissimi metri per staccare tutte le avversarie. Sarà difficilissimo per tutte provare a tenere le sue code. Le principali indiziate per riuscirci sono Charlotte Kalla ed Ebba Andersson, ma sarà dura. Più verosimilmente le svedesi si giocheranno gli altri due gradini del podio assieme a Ingvild Flugstad Østberg e Krista Pärmäkoski. Sono inoltre curioso di capire quale sarà la dimensione di Heidi Weng, che deve dare un senso a una stagione sin qui anonima. Alla fine credo che le medaglie verranno fuori da queste sei ragazze, sarei sorpreso di trovare sul podio un nome diverso”.

Passiamo al settore maschile, il via alle 12.30. Qui invece il pronostico è ben più complesso.
“Innanzitutto fammi dire una cosa a cui tengo. Partiamo dal presupposto che lo skiathlon non mi piace e se verrà abolito sarò uno dei più felici in assoluto. Detto questo, credo che i norvegesi cercheranno di avere il pallino della gara in mano e infatti schiereranno quattro atleti (Klæbo, Sundby, Røthe e Iversen) dalle caratteristiche diverse, tutti in grado di andare a medaglia. I russi vorranno rispondere per le rime, ma a mio modo di vedere qui può succedere davvero di tutto. Sarò banale, ma questa è la realtà dei fatti. Pensiamo alle Olimpiadi dello scorso anno, dove alla fine ha vinto Krüger grazie a una “fagianata”. Questa è la gara più incerta e impronosticabile di tutti i Mondiali e potrà assumere connotati completamente differenti a seconda di chi prenderà o non prenderà l’iniziativa”.

Per l’Italia ci sono speranze di medaglia?
“Poche, ma qualcuna c’è. Se ci dovesse essere una gara tattica, magari in condizioni un po’ particolari, allora Francesco De Fabiani potrebbe anche provare a dire la sua grazie al suo spunto. Sia chiaro, è molto difficile e per lui già un piazzamento nei dieci sarebbe un ottimo risultato. Però mi chiedo se è bene farlo gareggiare, oppure evitare la fatica e andare all-in sulla team sprint del giorno dopo”. 

Hai introdotto l’argomento team sprint a tecnica classica, che assegnerà il proprio titolo iridato domenica 24. Mi pare di capire che la coppia De Fabiani-Pellegrino secondo te è da medaglia.
“Questa coppia sicuramente se la può giocare. Ci sono cinque nazioni da podio e noi siamo tra queste. Francamente Norvegia e Russia le vedo un gradino sopra le altre e secondo me sono superiori in assoluto. Quindi teoricamente il successo andrà a una di queste due, però sappiamo che la team sprint è sempre una gara nervosa dove gli imprevisti e i contatti sono all’ordine del giorno, come anche dimostrato da quanto avvenuto a Lahti 2017. Quindi l’Italia, che parte in seconda fila assieme a Finlandia e Svezia, ci può provare. Peraltro la coppia azzurra non mi pare certo inferiore a quella finlandese e secondo me è superiore a quella svedese, a meno che all’improvviso non trovino un degno compagno d’avventura per Halfvarsson. Insomma, abbiamo buone chance di salire sul podio. La mia unica paura è che De Fabiani possa patire la stanchezza accumulata nello skiathlon il giorno prima, anche perché alternative a lui non ne vedo”.

Invece cosa ci dici della team sprint femminile?
“Come nella sprint individuale, Svezia e Norvegia sulla carta hanno indubbiamente qualcosa in più. Bisognerà tuttavia vedere quali saranno le loro scelte. Se staranno bene, è scontata la presenza di Nilsson e Falla. Però chi saranno le loro compagne d’avventura? Come già detto, il tracciato delle donne è facile. Quindi non è così scontato che alle specialiste venga affiancata un’atleta più da prove distance, quest’anno si potrebbe anche pensare di presentare una coppia di sprinter. Vedremo. Per il podio attenzione anche alla Russia, perché in alternato Neprayeva/Belorukova sono da corsa e sicuramente sulla carta hanno qualcosa in più rispetto a qualunque tandem americano. La Finlandia, invece, mi pare un po’ deboluccia. Manca una spalla all’altezza di Pärmäkoski, alla quale anzi non so neppure se convenga partecipare, oppure se prendersi un giorno di riposo in più in vista della 10 km di martedì”.

L’argomento 10 km però lo tratteremo nella prossima puntata, quella dedicata alle competizioni della seconda settimana. Prima di chiudere, quali pensi possano essere le prospettive delle azzurre nello skiathlon e nella team sprint?
“Inutile nascondersi dietro a un dito, le speranze di medaglia sono pari a zero. Mi auguro solo che chi gareggerà possa esprimersi al massimo delle proprie potenzialità, strappando così il miglior piazzamento possibile. D’altronde con i contingenti ridotti ci sarà meno concorrenza nelle posizioni di rincalzo, di conseguenza le italiane avranno la possibilità di ben figurare”.

Francesco Paone

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