| 25 giugno 2019

Svezia e Giochi olimpici invernali, storia di una "maledizione"

La sconfitta di Stoccolma-Åre rappresenta la settima nella storia di una nazione blasonata che non è mai riuscita a ottenere la manifestazione a Cinque cerchi della neve e del ghiacchio

Svezia e Giochi olimpici invernali, storia di una "maledizione"

La Svezia è uno dei Paesi più vincenti di sempre nella storia dei Giochi olimpici invernali. Solamente Norvegia, Germania, Stati Uniti, Russia (comprendendo i tempi dell’Urss), Canada e Austria vantano un palmares indiscutibilmente superiore.

Eppure la nazione “Tre Kronor” non è ancora riuscita a ottenere l’organizzazione di un’edizione delle Olimpiadi della neve e del ghiaccio. La sconfitta patita ieri contro Milano-Cortina è solamente l’ultima di una lunga serie. Siamo infatti arrivati a quota sette tentativi senza neppure un successo.

Tutto comincia alla fine degli anni ’70, quando Göteborg si candida per l’edizione del 1984. Va male, perché nella corsa a tre contro Sarajevo e Sapporo, la città svedese viene seccamente eliminata alla prima votazione raccogliendo solamente 10 preferenze contro le 33 della candidatura giapponese e le 31 di quella jugoslava, che poi la spunterà al ballottaggio.

La Svezia ci riprova subito, candidando Falun per l’edizione 1988. Anche in questo caso è corsa a tre. Le avversarie sono Calgary e Cortina d’Ampezzo. Alla prima votazione il capoluogo della contea del Dalarna raccoglie 25 voti, dieci meno della città canadese e sette in più di quella italiana. Risultato sufficiente per accedere al ballottaggio, dove però Calgary si impone 48 a 31.

Passa qualche anno e Falun si butta nella mischia anche per l’edizione 1992. Stavolta le avversarie sono ben sei. Al primo turno viene eliminata Berchtesgaden, ma già dalla seconda votazione – dove cade Anchorage – è chiaro che la lotta per l’assegnazione riguarderà Albertville e Sofia. Il monte voti di Falun è plafonato e, nonostante basti per superare anche Cortina d’Ampezzo e Lillehammer, porterà ogni speranza svedese a svanire al quinto scrutinio, in cui verranno raccolte solo 9 preferenze contro le 51 di Albertville e le 25 di Sofia.

La Svezia cambia cavallo e per l’edizione del 1994 candida Östersund/Åre. È il 15 settembre 1988, il Cio è riunito a Seul, dove stanno per aprirsi i Giochi estivi. Le concorrenti sono quattro. Oltre alla già citata candidatura svedese, ci sono anche Sofia, Anchorage e Lillehammer.

Alla prima votazione l’esito è il seguente: Lillehammer 25, Anchorage 23, Östersund/Åre 19, Sofia 17. Dunque la capitale bulgara viene eliminata e si procede al secondo scrutinio, dove la situazione si ribalta completamente.

Infatti i voti andati a Sofia si riversano quasi interamente su Östersund/Åre, che si porta in testa con 33 preferenze, seguita da Lillehammer a 30 e da Anchorage a 22. La città dell’Alaska esce di scena e si procede al ballottaggio fra le due candidature scandinave.

La candidatura svedese è in vantaggio, ma come si suol dire "chi entra Papa in conclave ne esce cardinale". Infatti la spunta Lillehammer sul fino di lana, per 45 a 39.  

Incassata la bruciante sconfitta, la Svezia non si da’ per vinta e ci riprova nuovamente per l’edizione 1998, ancora con Östersund. Le avversarie sono quattro e alla prima votazione sono tutte vicinissime. Nagano 21, Jaca 19, Östersund 18, Salt Lake City e Aosta 15. Allo spareggio tra la candidatura americana e quella italiana viene eliminata la seconda.

Nello scrutinio successivo Östersund raccoglie 25 preferenze, restando al terzo posto, ma pur sempre ancora a contatto con Nagano (30) e Salt Lake City (27). Le possibilità svedesi svaniscono al turno seguente, dove Östersund si ferma a 23 voti contro i 36 di Nagano e i 29 di Salt Lake City, venendo quindi eliminata.

Il capoluogo dello Jämtland farà un nuovo tentativo per l’edizione 2002, ma non ci sarà partita. Salt Lake City verrà eletta all’istante con 54 voti, mentre la candidatura svedese ne raccoglierà solo 14.

Dopo sei sconfitte consecutive nell’arco di diciassette anni (tra il 1978 e il 1995), a cui si aggiunge quella patita da Stoccolma nel 1997 nella corsa ai Giochi olimpici estivi 2004, la Svezia tira i remi in barca. Di tanto in tanto viene lanciata qualche proposta, senza però ricevere alcun supporto concreto sul piano interno.

Per i Giochi olimpici invernali 2026 si è invece andati fino in fondo ed è arrivata l’ennesima disfatta, stavolta patita contro Milano-Cortina, vincitrice per 47 voti contro 34.

Insomma, viene da chiedersi quando potrà essere la volta della Svezia, per la quale si può parlare apertamente di maledizione. Già in ottica 2030-2034 la situazione non appare delle più semplici, poiché Sapporo e Salt Lake City sembrano voler puntare con decisione proprio sulle prossime edizioni dei Giochi olimpici invernali…   

Francesco Paone

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