Sci di fondo | 12 settembre 2019

Fondo - Francesco De Fabiani: "Per me e Pellegrino è stimolante allenarci insieme"

Il valdostano del Centro Sportivo Esercito ha fatto il punto della situazione sulla preparazione: "Un problema al braccio mi ha frenato al Toppidrettsveka, ma a Forni Avoltri ho avuto belle sensazioni"

Fondo - Francesco De Fabiani: "Per me e Pellegrino è stimolante allenarci insieme"

A Forni Avoltri ha conquistato il titolo italiano nella sprint in skating dei Campionati Italiani Estivi, confermandosi ormai un atleta di alto livello anche in questo format di gara. Reduce da una stagione 2018/19 molto positiva, Francesco De Fabiani sta lavorando in vista della prossima, con l’obiettivo di continuare a migliorare ancora e confermarsi ad alto livello. Il valdostano del Centro Sportivo Esercito, intervistato da Fondoitalia, mentre con la nazionale sta raggiungendo Rovereto, una volta concluso il raduno di Forni Avoltri, ha fatto il punto della situazione sulla preparazione.

Ciao Francesco. Soddisfatto per il riscontro avuto nelle gare fin qui disputate? Come sta procedendo la preparazione?
«Abbiamo già disputato diverse gare. In Norvegia ho gareggiato prima nel Blinkfestivalen, poi nel Toppidrettsveka a seguito di un lungo periodo di allenamento. Sinceramente le gare per me erano in secondo piano rispetto all’allenamento, così sono partito con poca brillantezza dopo tanto lavoro. Inoltre avevo un problema al braccio, che gareggiando è anche peggiorato così sono stato costretto ad alzare bandiera bianca nel corso dell’inseguimento. Credo sia stato il primo ritiro nella mia carriera, ma dovevo farlo per non correre rischi. Dopo due settimane a casa, quindi, ho affrontato le gare di Forni Avoltri con la curiosità di vedere a che punto fossi, avevo voglia di ritorvare delle belle sensazioni. Così è stato, mi sono sentito abbastanza bene e ho capito di essermi ripreso abbastanza dai duri carichi norvegesi. Certo, nella 15km probabilmente non stavo bene come lo scorso anno, ma si sono visti dei passi avanti rispetto alla Norvegia. Purtroppo ho anche subito la rottura di un bastoncino che mi ha fatto perdere del tempo, anche perché ho avuto pure un altro problema quando l’ho cambiato. Sabato, invece, ho vinto la sprint, laureandomi campione italiano, cosa che ovviamente fa molto piacere. Certo, essendo assente Chicco (Pellegrino, ndr) non mi sento più forte del solito, però è sempre bello mettere una medaglia al collo».

Che problema hai avuto in Norvegia? Anche nella sprint non hai preso parte alle batterie.
«Una piccola infiammazione al tendine. Inizialmente sentivo dolore soltanto al gomito, poi si è esteso sino alla spalla via via che gareggiavo. Diciamo che il dolore è aumentato anche perché ho gareggiato tanto a spinta e tre gare in due giorni non hanno fatto certo bene. Nella sprint ero comunque riuscito a qualificarmi con un ottimo tempo, però abbiamo preferito evitare di affaticare ulteriormente il braccio, così a malincuore ho rinunciato alla batteria. Mi è dispiaciuto ma non avrebbe avuto senso gareggiare per poi rischiare di fermarsi un paio di settimane e perdere allenamento. Ovviamente fosse stata una gara di Coppa del Mondo, dopo una qualificazione del genere avrei gareggiato. Per gli atleti norvegesi queste gare sono molto importanti, Klæbo addirittura aveva preparato abbastanza bene il Toppidrettsveka, anche perché è andato in diretta nazionale. Per noi invece era solo la conclusione di un lungo raduno molto positivo in quanto abbiamo potuto fare tanti percorsi lunghi a bassa quota».  

Diciamo che la fortuna non ti ha accompagnato nemmeno nella mass start in skating, dove sei stato tra gli atleti che si sono ritrovati degli skiroll guasti.
«Si, effettivamente non sono stato fortunato. Io, Stefan (Zelger, ndr) e Bolshunov abbiamo pescato degli skiroll rotti. Fortunatamente io e Stefan, a differenza del russo, non siamo caduti. Però col fatto che non potevo cambiarlo, sono stato costretto a disputare tutta la gara con quel materiale. Nonostante le ruote mi frenassero, avrei anche potuto restare in gruppo, perché il ritmo non era sostenuto, ma ho preferito staccarmi perché se si fosse rotto mentre ero in gruppo, avrei potuto causare una brutta caduta».

Al di là delle sfortune, sei soddisfatto del lavoro svolto in Norvegia?
«Sicuramente è stato un periodo molto produttivo, perché ci siamo allenati molto, anche con atleti di altre nazioni come statunitensi e norvegesi, oppure all’inizio con i biatleti azzurri. Questo ci ha dato un bagaglio di esperienza in più, che tornerà sicuramente utile in futuro. Poi sono arrivate le gare, che però, come ho già detto, non abbiamo preparato, dando giustamente priorità all’allenamento».

Ti sei allenato molto insieme a Pellegrino; questo sta portando benefici a entrambi?
«Ci siamo allenati un po’ di più rispetto allo scorso anno, ma senza cambiare molto, visto che quanto abbiamo fatto nella passata stagione ha portato dei buoni risultati, quindi non dovevamo inventarci nulla di nuovo. Per noi è importante allenarci assieme, lo facciamo anche in Valle d’Aosta, perché viviamo abbastanza vicino. Certo, magari a volte, nelle settimane di scarico, preferiamo staccare un po’, ma quando c’è da fare carico o veloci, allenarsi insieme fa la differenza, è stimolante. È bello lavorare in compagnia, hai più voglia, anche solo per il fatto di aver fissato un appuntamento, che in qualche modo ti responsabilizza e ti porta ad andare ad allenarti anche se sei particolarmente stanco o se la giornata è brutta. Per noi è uno stimolo in più».

È vero che in Norvegia hai un tuo fan club?
«Si, quando l’ho scoperto ha fatto un po’ strano anche a me. C’è un gruppetto di persone norvegesi che anziché tifare per i propri connazionali, ha scelto me. Insomma erano stanchi di tifare per gli atleti della loro nazione, anche perché alla fine vince sempre uno di loro, è poco emozionante. Almeno con me non sanno cosa aspettarsi, è più divertente. A me ha fatto molto piacere quando anni fa li ho conosciuti, è una cosa molto bella. Mi è solo dispiaciuto che per qualche anno non sono riuscito ad andare ad Oslo per la 50km, dove loro sono comunque sempre presenti. Lo scorso anno ci siamo nuovamente incontrati. Mi piacerebbe fare bene nella 50km di Holmenkollen anche per loro, magari già quest’anno. Certo vedremo come ci arriverò, in quanto è in programma dopo l’inedito tour scandinavo. Io ho sempre faticato a riprendermi dopo il Tour de Ski, mi ci vogliono due settimane, anche se ovviamente lì c’è il Cermis. Quindi vedremo come starò dopo il tour scandinavo, sperando di poter essere competitivo per Oslo».

Stai lavorando su qualche particolare da migliorare?
«Ci sono tante cose da migliorare. Sicuramente da più anni stiamo lavorando sul pattinaggio in salita. Siamo migliorati ma abbiamo ancora un piccolo gap da recuperare rispetto agli altri. Devo poi crescere ancora nella scivolata a spinta, come si è visto lo scorso anno in Val di Fiemme, dove mi sarebbe piaciuto battere Klæbo in volata. È strano perché in skating vado meglio in volata, mentre in classico vado più forte in salita (ride, ndr). Ma alla fine preferisco così, meglio essere competitivo dappertutto che soltanto in un particolare».

La passata stagione ti ha anche regalato la gioia di una medaglia mondiale.
«La medaglia mondiale era importante e tutt’altro che scontata. Sapevamo di poterci arrivare, anche se avevo fatto la mia prima team sprint internazionale soltanto due settimane prima ed eravamo arrivati testi. Vero, però, che in quella gara venivamo da un periodo di carico. Per la team sprint mondiale ho anche rinunciato allo skiathlon dove, visto com’è poi andata la gara, avrei anche potuto togliermi qualche soddisfazione. Visto però il risultato finale non rimpiango nulla, visto che è arrivato quello che volevamo. Con Chicco abbiamo dato il massimo e per me quella gara rappresentava la speranza più grande speranza di medaglia»

Giorgio Capodaglio

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