Biathlon | 28 ottobre 2019

Biathlon - Patrick Braunhofer: "Allenarmi con la Squadra A mi ha fatto migliorare mentalmente"

Intervista al giovane della Val Ridanna che si sta allenando con la Squadra A: "Il Mondiale di Anterselva è un sogno che tengo lì, ma non l'obiettivo principale perché quest'anno punto sul Mondiale Juniores di Lenzerheide"

Biathlon - Patrick Braunhofer: "Allenarmi con la Squadra A mi ha fatto migliorare mentalmente"

Nella passata stagione è partito gareggiando e vincendo in IBU Cup Junior, per poi diventare presenza fissa in IBU Cup, dove ha conquistato anche un sesto posto nella sprint della Val Martello, vincere un bronzo in staffetta al Mondiale Juniores e fare anche il suo esordio in Coppa del Mondo a Ruhpolding.

Grazie a questi buonissimi risultati Patrick Braunhofer, classe ’98 dalla Val Ridanna, è entrato a far parte della Squadra A insieme al suo amico Daniele Cappellari, con il quale sta scalando le gerarchie del biathlon italiano. L’atleta del Centro Sportivo Carabinieri si sta quindi allenando con atleti e atlete che sono da anni protagonisti del circo della Coppa del Mondo, come Giuseppe Montello, Federica Sanfilippo, Nicole Gontier e soprattutto il campione del mondo Dominik Windisch.

L’abbiamo intervistato per sapere come sta vivendo questo particolare momento della sua carriera, che sembrava destinato a partire sotto una cattiva stella quando in primavera Braunhofer aveva subito un brutto infortunio alla caviglia. La voglia di mettersi alla prova nel mondo dei grandi, però, era troppo forte, così il ventunenne di Ridnaun ha bruciato le tappe recuperando in tempo brevi e lavorando molto duramente per mettersi alla pari con gli altri.

Ciao Patrick, com’è andata fin qui la preparazione?
«Secondo me bene, soprattutto se si considera che ho iniziato in ritardo rispetto agli altri perché a maggio mi sono operato alla caviglia a causa della rottura dei legamenti. Sto sempre meglio, la forma è migliorata costantemente e mi sento più vicino agli altri di quanto non fossi alcuni mesi fa».

Hai avuto paura in occasione dell'infortunio?
«Tantissima, anche perché nella prima diagnosi mi avevano detto che avrei rischiato fino a sei mesi di stop. Sarebbe stato un brutto colpo doversi fermare dopo aver ricevuto la convocazione in squadra A. Per fortuna sono riuscito a guarire presto, in appena due mesi sono rientrato e mi sono tranquillizzato. Devo anche ringraziare gli allenatori, che mi hanno motivato moltissimo, dottori e fisioterapisti che hanno fatto un ottimo lavoro».

Come hai reagito quando hai saputo della convocazione in Squadra A?
«Ho avuto la stessa reazione di Cappe (Daniele Cappellari, ndr): non me l’aspettavo per niente. Dopo la buona stagione in IBU Cup ero certo di essere confermato nella Squadra B, così quando mi hanno comunicato che sarei stato in Squadra A non ci credevo. Ho subito chiamato Cappe, perché stavamo in squadra insieme anche lo scorso anno, ci troviamo bene insieme e in allenamento ci stimoliamo l’un l’altro».

Dall’IBU Cup agli allenamenti con il campione del mondo Dominik Windisch è un bel passo avanti; che effetto ti fa allenarti con lui e gli altri della Squadra A?
«Innanzitutto voglio dire che Domi è una persona fantastica, è simpatico, tranquillo, amichevole, posso soltanto avere belle parole nei suoi confronti. Come lui anche Nicole, Federica e Giuseppe sono delle persone splendide. Per ora ho visto raramente gli altri della squadra Èlite, ma anche con loro c’è un ottimo rapporto, pure perché Luki (Hofer, ndr) mi era stato di grande aiuto in occasione del mio esordio in Coppa del Mondo. Lavorano tanto e allenandomi con loro ho capito che ho tanti gradini da salire per arrivare al livello a cui aspiro. Insomma c’è ancora tanto lavoro da fare».

Com’è stato il primo impatto con loro?
«Diciamo che in occasione del primo raduno ero al letto col gesso (ride, ndr). Facevo soltanto fisioterapia e qualche sessione di tiro, ma nulla di più. Poi man mano che sono guarito ho iniziato a fare tutto e allenarmi con loro, notando subito di dover crescere ancora tanto».

C’è qualcosa che ti ha particolarmente colpito del loro modo di affrontare gli allenamenti?
«Mi ha colpito la grinta che ci mettono anche in allenamento. Sono sempre concentrati e determinati al cento per cento, mentre in gara lo fanno al centotrenta per cento. In ogni allenamento tirano fuori il meglio da se stessi, sono sempre concentrati su ciò che fanno».

Tra te, Cappellari e gli altri c’è qualche anno di differenza.
«Vero, ma questo non ha portato alcun problema. Ci siamo subito trovati e la differenza d’età nemmeno si nota. È un bel gruppo».

Hai notato qualche miglioramento da parte tua dopo alcuni mesi di allenamento con atleti di Coppa del Mondo?
«Si, credo di aver fatto dei passi avanti. Sicuramente sono migliorato sia al poligono che sugli sci, ma credo di aver fatto un progresso soprattutto dal punto di vista mentale».

Ovviamente, cambiando squadra, hai anche due nuovi allenatori, Klaus Höllrigl e Nicola Pozzi. Come ti stai trovando con loro?
«Fortunatamente ho già lavorato con Klaus per quattro anni quando ero a Malles, quindi ci conoscevamo abbastanza bene. Pozzi, invece, non mi aveva mai allenato, ma è una persona veramente in gamba, così come Klaus. Mi trovo molto bene».

Quando sei in Val Ridanna ti alleni con Federica Sanfilippo?
«Si. Anche questo è per me un grande passo avanti, perché finalmente non mi alleno più da solo nelle settimane di scarico. È molto importante allenarsi in due, soprattutto se con te c’è un’atleta di esperienza e competitiva come Federica. Quando sei in due hai una motivazione diversa, tendi sicuramente a fare di più anche inconsciamente».

Giuseppe Montello ci ha raccontato delle sue sfide con Lisa Vittozzi; anche tu fai lo stesso con Federica?
«No, io le sfide le faccio solo con Cappellari (ride, ndr)».

Qual è il tuo obiettivo in vista della prossima stagione?
«Quello principale è il Mondiale Juniores di Lenzerheide e l’IBU Cup. Poi ovviamente se dovesse esserci l’opportunità di gareggiare nuovamente in Coppa del Mondo sarei felice, ma non è una priorità. Al momento voglio solo sfruttare questa occasione in Squadra A per crescere al massimo, poi se gareggerò in IBU Cup o in Coppa del Mondo, cercherò in ogni caso di fare il meglio. Al momento sono felice perché avevo speso tante energie mentali in primavera, spaventato a causa dell’infortunio, invece le cose sono andate per il meglio e mi sto allenando benissimo, al massimo che posso».

Mi stai dicendo che nei giorni scorsi, mentre ti allenavi ad Anterselva dove fervono i preparativi in vista della rassegna iridata del prossimo febbraio, non hai fatto nemmeno un pensierino al Mondiale Assoluto?
«Ok, si, lo ammetto, ovviamente è normale che il Mondiale di Anterselva mi sia passato per la testa in questi giorni (ride, ndr). Già gareggiare lì in Coppa del Mondo sarebbe un sogno, figuriamoci in un Mondiale, qualcosa di inimmaginabile. Impossibile non pensarci, soprattutto quando ti trovi lì. Però, ecco, è un sogno che tengo lì, ma non l’obiettivo principale».

Che effetto ti fa pensare che su quella pista nel 2026 si disputerà un’Olimpiade?
«Ne abbiamo parlato tanto con Cappe. Mancano ancora tanti anni, ovviamente non possiamo sapere cosa accadrà, magari avremo delle stagioni negative, oppure riusciremo a fare una crescita costante. Certamente, però, gareggiare in un’Olimpiade casalinga sarebbe un sogno e soltanto il pensiero di avere questa opportunità mi dà ancora più motivazioni per lavorare duramente e capire qual è lo scopo di tanto duro allenamento».

Giorgio Capodaglio

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