Biathlon | 15 novembre 2019

Biathlon - Intervista al giovane Michele Molinari: "La nazionale juniores è un'opportunità che voglio cogliere"

Il giovane azzurro, cresciuto nello Sci Club Alta Valtellina, ci ha anche raccontanto di un incontro speciale: "Tre anni fa Bjørndalen ha soggiornato nell'albergo di famiglia e mi sono allenato con lui"

Foto di Stefano Jeantet (Centro Sportivo Esercito)

Foto di Stefano Jeantet (Centro Sportivo Esercito)

Ha iniziato da fondista, spinto sugli sci dallo zio ex presidente dello Sci Club Alta Valtellina, poi si è innamorato del biathlon ed oggi è uno dei componenti della nazionale Juniores e Giovani. Michele Molinari si è guadagnato la convocazione grazie ai risultati positivi della passata stagione e probabilmente anche ai consigli di uno dei biatleti più amati di sempre, Ole Einar Bjørndalen.

Già, perché il valtellinese del 2000, oggi aggregato nel CS Esercito, oltre a essere stato allenato nel suo sci club da Christian De Lorenzi, ha avuto la fortuna di avere ospite nell’albergo sullo Stelvio gestito dalla sua famiglia proprio il grandissimo campione norvegese, con il quale ha potuto anche allenarsi. Di questo e tanto altro abbiamo parlato con Michele Molinari nell’intervista che ci ha gentilmente concesso.

Ciao Michele. Innanzitutto come sta procedendo la preparazione?
«Nel migliore dei modi. Abbiamo programmato bene la preparazione insieme ai miei nuovi allenatori e le sensazioni per adesso sono positive. Vedo che questa opportunità di far parte della squadra Juniores e Giovani sta già portando i primi frutti, noto miglioramenti al tiro, dove ho fatto passi avanti in quelli che erano i miei errori. Per quanto riguarda il fondo ho lavorato tanto con Mirco (Romanin, ndr) ed entrambi abbiamo visto un netto miglioramento rispetto agli scorsi anni».

Com’è stato il tuo impatto con la squadra?
«Buonissimo, anche perché i miei attuali compagni li avevo già conosciuti nel corso degli anni. Il clima in squadra è positivo, molto giocoso, ma quando c’è da lavorare siamo tutti focalizzati sul nostro obiettivo. Quando c’è da allenarsi lo facciamo intensamente e ad alta concentrazione, poi una volta finito ci rilassiamo e divertiamo».  

Come ti stai trovando con i nuovi allenatori?
«Ho subito capito che vogliono tanto lavorare su noi giovani per regalare un giorno soddisfazioni all’Italia. Con Mirco Romanin, che cura la parte atletica, ho avuto subito un confronto sulle ore di allenamento della passata stagione e abbiamo poi programmato insieme il programma da seguire. Lui ha poi lavorato molto per correggere i miei errori tecnici nella sciata, mentre Fabio Cianciana, Edoardo Mezzaro e Daniele Piller Roner hanno focalizzato i miei punti deboli al tiro fin dal primo giorno di ritiro per poi aiutarmi a correggerli».

Come hai reagito quando ti è stato comunicato che entravi a far parte della nazionale?
«Sono stato veramente felice perché ho raggiunto un obiettivo della mia carriera. Ogni bambino sogna un giorno di indossare la tuta della nazionale e rappresentare l’Italia. Ho avuto subito delle sensazioni bellissime e così è stato anche al primo impatto, quando ho visto che avevo delle nuove esperienze da affrontare e un nuovo allenamento. Mi sono poi reso subito conto che ci sarà tanto da lavorare se vorrò cogliere questa possibilità che mi è stata data».

Qual è il tuo obiettivo stagionale?
«Andare forte per ottenere dei buoni risultati, parte tutto da lì. Poi vorrei partecipare a qualche gara internazionale. Se guardo a lungo termine, invece, l’obiettivo è l’arruolamento perché è fondamentale per la carriera di un atleta».

Torniamo indietro nel tempo: raccontaci com’è nata la tua passione per il biathlon.
«Da piccolo ho praticato discesa, poi a sette anni mio zio mi ha regalato una tuta da fondo, così ho fatto il mio primo corso scoprendo che mi piaceva far fatica. Dopo cinque o sei anni nel fondo, mi è stato proposto il biathlon ed è stato subito amore a prima vista. Anche se in Alta Valtellina è forse prevalente lo sci di fondo, ho deciso di seguire le orme di Christian De Lorenzi, che è stato anche il mio allenatore, insieme a Yuri Bradanini e Paolo Lazzarini, lanciandomi nel biathlon».

Cosa ti è subito piaciuto del biathlon?
«La sua imprevedibilità. Nel fondo vince l’atleta che quel giorno è più in forma sugli sci, mentre nel biathlon la variabile del tiro può cambiare sempre tutto. Nel nostro sport possiamo vivere ogni gara sapendo di avere la possibilità di ottenere un buon risultato, anche se in pista c’è chi va più veloce».

C’è stato un momento in particolare nel quale hai capito che avevi le qualità per emergere?
«Avevo ottenuto dei buoni risultati già nello sci di fondo, arrivando anche nella top ten degli Italiani. Quando sono passato al biathlon, ho avuto diverse difficoltà nelle prime gare, mi trovavo sempre nella parte bassa della classifica. Non mi sono demoralizzato, ho proseguito per la mia strada senza mollare, perché mi è stato detto che i grandi biatleti sono partiti sempre da sconfitte. Così ho continuato seguendo i miei obiettivi e oggi sono riuscito a entrare nel gruppo della nazionale giovanile».

Chi è il tuo idolo sportivo?
«Ole Einar Bjørndalen, per me l’atleta più completo nella storia del biathlon e degli sport invernali. Vi svelo una cosa: ho avuto la possibilità di conoscerlo e di allenarmi anche con lui».

Ora ci hai incuriosito: raccontaci di questo incontro con Bjørndalen.
«Tre anni fa ha soggiornato presso l’albergo di famiglia che abbiamo sullo Stelvio, così ho avuto la possibilità di svolgere una seduta di puntamento e corsa con lui. È stato un sogno che si avverava. Lui è una persona fantastica, che resterà per sempre nella storia. Mi ha anche regalato il suo foglio per il puntamento, dicendomi che è un particolare fondamentale per migliorare la propria percentuale. Quel giorno ero molto emozionato, non è certo una cosa che capita spesso».

L’hai più incontrato?
«Purtroppo no. Sarebbe bello se dovesse accadere in futuro. Magari con il fatto che sta allenando la Cina, potrebbe anche capitare di incontrarlo nuovamente e ricordargli quella giornata per me indimenticabile».

Un’ultima domanda: qual è il tuo sogno nel cassetto?
«Partecipare alle Olimpiadi di Milano e Cortina 2026. Gareggiare in casa in un’Olimpiade deve essere qualcosa più che emozionante». 

Giorgio Capodaglio

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