Sci di fondo | 02 dicembre 2019

Fondo - Ora è ufficiale, Sundby rinuncia al Tour de Ski: "Mi concentro sulle gare che posso vincere"

Il norvegese è apparso indietro nelle prime uscite stagionali: "Si sta insistendo troppo sulle sprint, sfavorendo gli atleti che prediligono le distance; per me ha senso dare priorità alle gare che posso vincere"

Fondo - Ora è ufficiale, Sundby rinuncia al Tour de Ski: "Mi concentro sulle gare che posso vincere"

Arriva una prima defezione pesante in vista del Tour de Ski, quella di Johnsrud Sundby. Il campione del mondo nella 15km in classico di Seefeld è partito a rilento quest’anno, dopo aver radicalmente tagliato le sue ore di allenamento. A Beitostølen era apparso molto indietro fisicamente, ma anche a Ruka non ha inciso pur avendo fatto dei passi avanti. La sua idea quest’anno è quella di risparmiare le energie e concentrarsi soltanto su determinati eventi.

Per questo motivo il Tour de Ski non sembra avere spazio nel suo programma: «Il mese successivo al tour presenta diverse gare molto interessanti per me. Inoltre l’attuale format del Tour de Ski si adatta ad atleti come Johannes Klæbo e Bolshunov, perché sono competitivi sia nelle sprint che nelle distance, invece non è più l’ideale per i fondisti orientati quasi esclusivamente verso le distance. Si sta insistendo troppo sulle sprint. Vista la mia età credo abbia senso dare priorità alle gare che posso vincere piuttosto che al Tour. Al massimo, se tutto andasse bene, potrei lottare per ottenere un piazzamento tra il terzo e il settimo posto».

Al contrario Sundby sembra intenzionato a gareggiare nello Ski Tour scandinavo: «Lì ci sono gare molto più adatte a me».

L’atleta norvegese ha spiegato la sua scelta di lasciare immediatamente Beitostølen dopo le gare della scorsa settimana, nelle quali non aveva inciso: «La cosa che più mi infastidisce sono le persone alla ricerca di scuse. Ecco, se fossi stato lì a cercare scuse mi sarei stancato di me stesso. Quindi ho preferito calmarmi un po’. Lì ho avuto un brutto inizio di stagione ed ero arrabbiato».

Giorgio Capodaglio

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