Una volta a casa, a Cogne, è crollato. Distrutto dalla fatica e dalla tensione di sette tappe con il gas sempre spalancato e con in testa la voglia di vedere con gli sci ai piedi e il pettorale addosso il Cermis. Mikael Abram, 24 anni da compiere a Giugno, è stato l’uomo azzurro dell’ultimo minuto al Tour de Ski. Chiamato perché in Opa Cup aveva fatto la voce grossa, chiudendo secondo la prova Skating di St.Ulrich, in Austria. Al Tour ha finito secondo italiano su tre all’arrivo dopo Giandomenico Salvadori e davanti a Maicol Rastelli: 51° nella generale con un 39° posto nella 15 chilometri Skating inaugurale con partenza di massa e 34° nelle qualifiche della Sprint Classica della Val di Fiemme.
Abram, soddisfatto?
"Mi sono divertito parecchio perché è stato tutto super motivante: dall’organizzazione delle gare a quella della squadra per finire con quella degli skimen che ti coccolano come mai mi era successo. Io ce l’ho messa tutta e sono contento di essere riuscito in questo: mai un calo di testa, mai un momento nel quale non sono riuscito a tenere duro. Non ho mai mollato e per me è stato un gran risultato".
Distrutto?
"Lì per lì, no. Ero stanco, sempre più stanco ma non a pezzi. Una volta a casa è uscita tutta la fatica mentale e fisica e sono crollato. Tre giorni di riposo assoluto e uno passato in bagno con, credo, un virus in corpo, sono stati il pegno da pagare. Ma, rifarei tutto da capo".
Cosa ha imparato dal Tour?
"Che devo migliorare ancora molto se voglio essere competitivo ai massimi livelli, soprattutto in tecnica classica e nelle qualifiche delle Sprint. Il livello è molto alto".
Cosa l’ha colpita di più?
"La professionalità di tutte le figure che ruotano intorno al Tour. Non ero abituato a così tante attenzioni".
Scelga un campione?
"Sjur Roethe. Credevo che per essere dei vincenti nelle Distance bisognasse essere imponenti come Ustiugov e, invece, vedere il piccolo Roethe che spingeva come lui e teneva i suoi ritmi mi ha galvanizzato".
Il rivale?
"Dico Gleb Retivykh. Partiva sempre poco più avanti di me nelle gare di massa e ogni volta mi dannavo l’anima per cercare di andare a prenderlo. In cima al Cermis era appena lì davanti. Ci ho voluto provare e avercela fatta è stato divertente oltre che una bella soddisfazione"
Già, il Cermis.
"Durissimo, ancora di più quest’anno perché con meno curve lungo la salita. Una bella idea che serve per lo spettacolo anche se non è sci di fondo. L’ho salito con le gambe di marmo ma l’ho salito".
La crisi.
"Per fortuna non è mai arrivata ma sei talmente al limite che non sai come starai il giorno dopo, anzi. Capita che magari finisci distrutto una tappa e il giorno dopo stai meglio che alla vigilia quando, invece, ti sentivi con più energie in corpo. Forse è solo una questione di adattamento del proprio fisico e il mio mi ha dato una mano".
E adesso?
"Voglio tornare il prima possibile in Coppa del Mondo. So che dovrò ripartire dall’Opa Cup e la settimana prossima a Pragelato ce la metterò tutta per tirare fuori un risultato, un podio. C’è una 10 Skating in programma che fa per me".
Abram: sogni
"Cerco di non sognare troppo in alto: la convocazione per il Mid Scandinavian Tour. Mi piacerebbe da matti gareggiare lassù".
Mikael Abram: “Al Tour ho capito che posso provare anch’io ad essere della partita”
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