Biathlon | 22 gennaio 2020

Il punto di Pietro Dutto: "Prepariamo i pop corn per il duello tra Fourcade e Bø; Eckhoff e Hinz dimostrano quanto sia importante saper gestire la pressione"

Nuovo appuntamento con l'ex biatleta azzurro, che ha detto la sua sui principali argomenti del weekend

Foto di Fabio Borga

Foto di Fabio Borga

La tappa di Ruhpolding ha confermato l’ottimo momento di Martin Fourcade che ha vinto altre due gare, oltre alla staffetta, approfittando al meglio dell’assenza di Johannes Bø. Il corrispettivo femminile è stato Tiril Eckhoff, che ha preso il pettorale giallo a Dorothea Wierer, riuscendo anche a rafforzare la propria posizione con una grande prestazione nell’inseguimento. Dall’altra parte, invece, l’Italia ha fatto fatica, anche se Wierer ha regalato il primo podio azzurro nel nuovo decennio. Le notizie più belle sono arrivate dai giovani, grazie al bellissimo successo della staffetta mista alle Olimpiadi Giovanili Invernali. Di tutto questo abbiamo parlato con Pietro Dutto, nel quinto appuntamento con la sua rubrica.  

Ciao Pietro. Il weekend di Ruhpolding ha avuto due grandi protagonisti, Martin Fourcade e Tiril Eckhoff. Da cosa vuoi partire?
«Il mio titolo del weekend è “Francia über alles”. In campo maschile i francesi hanno dominato come una decina di anni fa facevano nazioni con una tradizione superiore alla loro. In questi anni anche la Francia se la sta costruendo, ma un dominio del genere da parte loro non l’avevo mai visto. Hanno vinto la staffetta per dispersione grazie a un Fourcade clamoroso. È stata una gara un po’ anomala per essere Ruhpolding, dove i distacchi solitamente sono contenuti».

Effettivamente a Ruhpolding ci sono per tradizione condizioni di gara opposte rispetto ad Oberhof; è solo un vantaggio per gli atleti o sotto un certo punto di vista un’insidia in più?
«A differenza di quanto abbiamo visto la settimana precedente, a Ruhpolding il minimo errore viene punito. Molti atleti sono contenti di gareggiare in questa località dopo Oberhof, perché ritrovano un poligono facile, dove raramente c’è vento. Abbiamo visto esecuzioni veloci e percentuali altissime al tiro. Attenzione, però, perché essendoci stati tanti zeri facili, a livello mentale è comunque una tappa stressante, in quanto ogni atleta è consapevole che un errore può metterlo fuorigioco. Forse solo Herrmann ed Eckhoff qui possono permettersi di mancare un bersaglio».

Fino alla tappa di Annecy, Martin Fourcade ha sparato con l’87,79% tra gare individuali e staffette, invece ad Oberhof e Ruhpolding, senza Johannes Bø, ha avuto una percentuale del 97,5%. Cosa dobbiamo aspettarci da lui ora che tornerà il norvegese?
«Sinceramente non so se questo notevole cambiamento delle percentuali sia dovuto soltanto all’assenza di Johannes Bø. Sono però convinto che sia arrivato il momento di preparare i pop corn e gustarci questo splendido duello. Sarà un bellissimo confronto, anche se Martin ha ormai un bel vantaggio nella generale, avendo sfruttato l’assenza di Johannes Bø. Attenzione, però, perché quest’ultimo ha potuto sfruttare queste settimane per allenarsi e avrà nel mirino Anterselva, dove si presenterà da favorito numero uno perché avrà affinato al meglio la condizione, mentre gli altri hanno speso energie per gareggiare».  

Al femminile Tiril Eckhoff ha smentito tutti i dubbi sulla sua costanza: ormai non vince più, domina.
«Tutte le incertezze che avevamo a metà dicembre, nonostante avesse dominato la tappa di Le Grand Bornand, sono state da lei cancellate. Ora ci sono solo delle certezze, sta dominando e sarà dura batterla. Nel biathlon le cose possono sempre cambiare da un giorno all’altro e lei oggi è nel picco più alto fisicamente e moralmente. Nonostante nel biathlon l’inciampo sia sempre dietro l’angolo, lei oggi fa paura».

Insomma bisogna rivedere tutti i giudizi, oggi è lei la favorita per la vittoria della Coppa del Mondo.
«Senza dubbio merita di essere considerata la favorita. Va detto, però, che tutti i giudizi dati dopo la tappa francese erano dettati da quanto emerso nel corso della sua carriera, nella quale si era dimostrata un’atleta dalle potenzialità enormi, con un grande motore, al punto da poter lottare con le migliori fondiste norvegesi nei Campionati Nazionali di fondo, ma troppo altalenante al tiro. Tiril Eckhoff sembrava la classica grande promessa non mantenuta, se non in qualche sporadica circostanza. Invece, complice anche il quadro armonioso all’interno della squadra norvegese, ha trovato costanza, lucidità e freschezza mentale, necessarie per padroneggiare anche le situazioni più difficoltose. La gara a inseguimento, per esempio, era molto insidiosa, in quanto lei partiva con tanta pressione addosso, avendo tutto da perdere».

Insomma in Norvegia si sono presi Siegfried Mazet, ex allenatore di Fourcade, e Patrick Oberegger, ex allenatore di Wierer, per portare ai massimi livelli Johannes Bø, Tiril Eckhoff e gli altri.
«Credo che questi allenatori abbiano inciso soprattutto dal punto di vista mentale. Ad altissimi livelli, infatti, l’allenatore incide soprattutto come mental coach, piuttosto che curare l’aspetto tecnico del tiro, in quanto l’atleta ormai da quel punto di vista è formato, anche se ovviamente può sempre migliorare in determinati particolari. Ha più bisogno di una persona di cui si fidi completamente, che lo sprona e lo elogia, aiutandolo a crearsi fiducia. A me, per esempio, sono sempre piaciuti allenatori duri ma sinceri, capaci di spronarmi ed aiutarmi. Credo proprio che Oberegger sia stato bravo a entrare nella mente delle atlete, perché la testa fa la differenza, gli atleti sanno già sparare ma devono saper gestire determinate situazioni di gara e avere consapevolezza di se stessi».

Di quanto sia importante saper reagire alle situazioni negative, abbiamo avuto dimostrazione nella staffetta femminile.
«Povera Vanessa Hinz, è stata una mezza tragedia per lei. Un mio amico, presente a Ruhpolding, mi ha riferito che dopo i suoi errori è sceso il silenzio per qualche minuto. Era in testa alla sua frazione, per altro con grandi chance di podio se non di vittoria. Posso immaginare tutta la pressione che ha sentito addosso. La tappa di Ruhpolding è quella principale in Germania, sono presenti tutti gli sponsor bavaresi, il poligono è stretto con il pubblico molto vicino all’atleta. Hinz aveva tutta la Germania sulle spalle in quel momento, inizialmente ha attaccato anche bene, poi ha commesso il primo errore e ha iniziato a tremare. Per i tedeschi è veramente tanta la pressione in queste tappe e proprio lì è fondamentale un allenatore in grado di far rendere al meglio l’atleta anche dal punto di vista mentale».  

La tappa di Ruhpolding è stata deludente per l’Italia. Dorothea Wierer aveva affermato di soffrire di mal di schiena, non credi che potesse riposare in staffetta?
«Per Doro c’è stata la nota negativa di non essere riuscita a gestire al meglio le situazioni nell’inseguimento, al contrario di quanto fatto in Francia, quando l'aveva fatto al meglio pur non stando bene fisicamente. Non so cosa sia accaduto, forse ha voluto un po’ strafare per tornare sotto e ne ha risentito nelle due serie in piedi. In ogni caso non sono stato sorpreso di vederla anche il sabato in staffetta, perché era giusto fare una prova generale in vista del Mondiale. Inoltre se ha gareggiato sabato, significa che si sentiva bene, perché non avrebbe mai corso rischi».

Vittozzi era piaciuta nella sprint, mentre nell’inseguimento ha mancato quattro bersagli nella serie iniziale a terra. A cosa può essere dovuto?
«Nella sprint mi era sembrata in netta crescita, poi purtroppo nell’inseguimento ha commesso errori non da lei, perché è una delle migliori tiratrici. Normalmente l’errore più classico in queste situazioni è legato all’azzeramento, ma non posso pensare sia accaduto a Ruhpolding. Probabilmente, ma è una mia supposizione, nella frenesia della gara potrebbe essersi posizionata male al poligono a terra, provocando così questi errori. Ripeto è solo un mio pensiero, ma potrebbe non aver curato questo particolare».

Per la seconda staffetta consecutiva abbiamo visto Michela Carrara in azione, mentre Nicole Gontier, rimasta fuori nelle ultime due staffette, non è stata inserita tra i convocati per la tappa di Pokljuka; credi sia un’indicazione in ottica Mondiale?
«Non penso. Per ora abbiamo solo la certezza una delle due valdostane sarà protagonista nella staffetta Mondiale, visto che Runggaldier non è stata portata in Slovenia e tenuta in considerazione in precedenza. Penso che la scelta sarà presa all’ultimo momento: oggi Michela è in buona forma e si è comportata molto bene in queste prime uscite, mentre Nicole ha più esperienza. Vedremo quale delle due cose prevarrà nel giudizio dei tecnici».

Weekend molto complicato per gli uomini.
«Credo che Bormolini si sia comportato bene e Windisch sia stato discreto nonostante qualche errore al poligono. Gli altri hanno faticato. Non so se Lukas abbia avuto nuovamente quei problemi fisici che già l’avevano condizionato nella parte conclusiva della preparazione. Quando non sei al meglio fisicamente, ne risentono anche le prestazioni al poligono. Fortunatamente prima del Mondiale ci sono ancora tre settimane».

Qualcosa di buono si è visto ancora dai cinesi. Sappiamo che li stai seguendo con attenzione.
«Ancora una volta mi ha colpito la frazione di Cheng in staffetta, era da tempo che non vedevamo la Cina così avanti. Al femminile, addirittura, tre atlete sono riuscite a qualificarsi per l’inseguimento. Il lavoro di Bjørndalen e Domracheva si sta facendo notare, sicuramente potranno portare dei risultati positivi in vista delle Olimpiadi del 2022. Chissà, magari qualcosa di buono, un acuto da top ten, arriverà anche al Mondiale, perché Bjørndalen saprà come preparare al meglio il grande appuntamento; da atleta non sbagliava mai».

Chiudiamo con un sorriso, il bellissimo oro della staffetta mista alle Olimpiadi Giovanili Invernali.
«Questi ragazzi hanno fatto un vero e proprio show. Sarà anche stata solo una competizione giovanile, ma hanno comunque scritto la storia. Voglio congratularmi con tutti coloro che li hanno preparati, portandoli a questo risultato. Per questi ragazzi mi auguro sia solo l’inizio di una bella carriera. Fa piacere vedere che i protagonisti, atleti e allenatori, arrivino da località diverse, segno che sull’onda dei successi del biathlon e soprattutto del tanto lavoro fatto dietro le quinte da persone spinte unicamente dalla passione, si stanno vedendo risultati anche da realtà più piccole, con strutture non paragonabili a quelle storiche».

G.C.

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