Sci di fondo | 06 febbraio 2020

Fondo - Roberto Campaci (Fiamme Gialle): "Se il fondo italiano ha problemi non è colpa degli atleti"

In risposta all'intervista rilasciata da Marco Selle, abbiamo ricevuto la seguente lettera di Robeto Campaci, responsabile del fondo nel GS Fiamme Gialle

Foto di Flavio Becchis

Foto di Flavio Becchis

L'intervista a direttore tecnico Marco Selle, fatto in occasione dei Campionati Italiani di Gromo, ha fatto nascere un interessante dibattito su alcune problematiche legate al fondo italiano. Il dt azzurro, nell'elogiare Panisi e Hellweger, aveva invitato alcuni atleti facenti parte dei gruppi sportivi militari a seguire il loro esempio e ad avere più fame.

Riceviamo e pubblichiamo una lettera a noi inviata da Roberto Campaci, responsabile dello sci di fondo del Gruppo Sciatori Fiamme Gialle, che ha voluto esprimere la propria opinione, facendo un'analisi sul fondo italiano e su quelle che secondo lui sono le grandi problematiche.

Ecco quanto scritto da Campaci.

«Dopo aver sentito l’intervista del DT Marco Selle, a seguito dei Campionati Italiani di Gromo, nella quale ha fatto il punto sulle prestazioni degli atleti italiani in campo internazionale, mi sento in dovere di esprimere alcune considerazioni.

Siamo tutti consapevoli del fatto che i giovani d’oggi vivono in un contesto sociale che non facilita lo sviluppo di alcune qualità come la resilienza, caratteristica fondamentale per raggiungere elevati livelli di prestazione in una disciplina di resistenza come lo sci di fondo.
Nella formazione di un atleta, oltre agli adattamenti fisici dati dagli stimoli allenanti, dovrebbero essere create anche le condizioni per formare mentalmente gli atleti a convivere con la fatica attraverso un continuo confronto con i propri limiti. Attualmente ci troviamo con degli atleti “disorientati” i quali affrontano le competizioni senza essere in grado di capire dove potrebbero arrivare invece di essere consapevoli del loro effettivo valore.

A questa situazione ha contribuito anche una programmazione esageratamente strutturata che ha reso l’atleta dipendente dall’allenatore e quindi incapace di essere parte attiva nel processo di crescita.

Nel processo di crescita vanno anche considerate sia il numero sia il livello delle competizioni da far effettuare agli atleti più giovani. A riguardo, la partecipazione di questi alle competizioni di Coppa del Mondo ha un senso esclusivamente se la scelta è legata a un processo di crescita finalizzato a ottenere risultati di rilievo in campo internazionale assoluto una volta raggiunta l’età della massima prestazione individuale e non come “passerella” per dare visibilità ad una gestione.

La mancanza di ricambi per le competizioni di vertice rappresenta sicuramente un problema. In questi ultimi anni si è sentito spesso parlare di questo problema e contestualmente di giovani promettenti in crescita. Attualmente i giovani under 20 più promettenti sono Graz, Monsorno, Manzoni, Bernardi e Gasperi, ma che fine hanno fatto Sturz, Gabrielli, Baudin, Clementi, Agreiter, Pellegrin, Vuerich,
citati nel recente passato come promesse e che oggi invece hanno smesso di correre oppure sono quasi scomparsi dalla scena internazionale?

Tra le altre cose Selle ha rappresentato anche le difficoltà che stiamo tutti riscontrando nelle competizioni sulla distanza e, vorrei aggiungere, soprattutto nelle competizioni in tecnica di pattinaggio le quali, fino a qualche anno fa, erano il nostro punto di forza.

Condivido questo aspetto, che si manifesta non solo nelle squadre maggiori ma soprattutto a livello giovanile, e che a mio avviso è da attribuire alla filosofia di lavoro che è stata adottata dal 2014.

Mi riferisco in particolare, oltre agli aspetti metodologici, alle modalità in cui viene insegnata la tecnica che ricalca quella adottata nei corsi maestri di sci, improntata su una didattica “deduttiva” che ha orientato il focus degli atleti sul “sciare bene” invece che sull'“andare forte”. La tecnica è e deve rimanere uno dei mezzi necessari per raggiungere elevate prestazioni, ma non il fine ultimo dell’allenamento.
Oltre a questo va aggiunto anche la metodica di allenamento della forza, la quale viene programmata con modalità esageratamente dettagliata e che di fatto non ha aumentato il livello di forza specifica degli atleti.  

E’ chiaro che le scelte tecniche e metodologiche utilizzate al vertice sono da esempio anche per la base e quindi il sistema risulta in sofferenza anche a questo livello. Infatti nelle competizioni internazionali dove sono coinvolti i Comitati Regionali, il livello dell’Italia ricalca quello di vertice. Su questo non si dovrebbe speculare, come alcune volte si sente fare, dicendo che la base lavora male e quindi ai vertici non arrivano atleti di livello.

Il modello Italia funziona sicuramente ancora bene almeno per quanto riguarda il reclutamento. Ai Campionati Italiani Under 14 e Under 16 sono presenti oltre 200 ragazzi per categoria i quali rappresentano una selezione effettuata a livello regionale. Con questi numeri sembra impossibile che non si riesca ad individuare dei talenti e formarli nel tempo portandoli ad ottenere risultati di rilievo in campo internazionale.
Per far ciò sicuramente non è utile scaricare la colpa sugli atleti, adesso più che mai vittime di un sistema che è ormai da parecchi anni in difficoltà e che continua a perseverare sulla stessa linea di lavoro»
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Redazione

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