Sci di fondo | 14 febbraio 2020

Il fondo trentino piange la scomparsa del moenese Renzo Chiocchetti, ex nazionale azzurro

Terminata la sua carriera agonistica, Chiocchetti si era dedicato all'US Monti Pallidi; vi riportiamo l'articolo che Giorgio Brusadelli gli dedicò

Il fondo trentino piange la scomparsa del moenese Renzo Chiocchetti, ex nazionale azzurro

Giorno di lutto per lo sci di fondo trentino, in particolare di Moena. È scomparso ieri, all’età di 74 anni, Renzo Chiocchetti, detto “Nacio”, ex fondista azzurro che nella sua carriera vinse ben nove volte il titolo italiano assoluto tra il 1969 e il 1980.

Come ogni moenese Chiocchetti mosse i suoi primi passi nell’US Monti Pallidi, prima di venire arruolato dal Gruppo Sportivo Fiamme Gialle, con il quale vinse il titolo italiano in staffetta nel 1967 insieme a Franco Nones e Giulio De Florian. Ne vincerà altri quattro nel 1972, 1976, 1979 e 1980. Individualmente Chiocchetti conquistò il titolo assoluto nella 15km nel 1969 e 1975, anno quest’ultimo in cui fece doppietta vincendo anche la 30km. Nel 1979 vinse il suo ultimo titolo italiano individuale sempre nella 30km.

Da azzurro, dopo essere stato riserva della staffetta a Grenoble 1968, partecipò alle due successive Olimpiadi di Sapporo 1972 e Innsbruck 1976. Chiocchetti terminò la sua carriera nel 1984, quando prese la carica di presidente dell’US Monti Pallidi.
L’ultimo saluto a Chiocchetti sarà dato sabato presso la Chiesa parrocchiale di Moena.

Questo quanto su Renzo Chiocchetti scrisse in passato Giorgio Brusadelli

Dalla nazionale, della quale aveva fatto parte per 11 anni, dal 1965 al 1976, Renzo Chiocchetti se ne è andato sbattendo la porta. Incavolato nero per quello che era successo alle Olimpiadi di Innsbruck dove la staffetta si era trovata fuori gara dalla prima frazione. La sua. Ed era una staffetta che poteva tranquillamente puntare al podio, considerati i tempi ottenuti dai tre successivi frazionisti: Biondini, Kostner e Capitanio. Ancora oggi non si sa chi abbia sbagliato, poiché le versioni dell'accaduto sono del tutto divergenti. Ci si palleggiano le responsabilità. Lui sostiene che sono stati i tecnici, questi replicano ribaltando la colpa. Impossibile venirne a capo neppure a quasi 30 anni di distanza. Si può solo dire che è  stato uno dei tanti effetti negativi originati dalla situazione caotica nella quale il fondo azzurro era precipitato per aver sostituito, con una struttura improvvisata tutta da collaudare, la direzione agonistica che lo aveva fatto grande. Un cambiamento affrettato, con uomini senza esperienza, che nell'intenzione di operare bene hanno invece provocato una serie di effetti negativi. Di colpo era venuta meno l'organizzazione creata nel decennio precedente. Raduni collegiali ritardati, la figura del medico che esisteva solo al momento della concessione dell'idoneità agonistica. Di tanto in tanto, quando proprio era indispensabile, ci si rivolgeva al dott. Quarenghi. L'assistenza era assicurata solo per le Olimpiadi, ma da medici, magari specializzati in traumatologia, che non avevano mai avuto a che fare con i malanni tipici dei fondisti e che non riuscivano a curare un raffreddore. Al di là di Cebion e di XL1, il primo integratore di zuccheri e sali, i fondisti non disponevano d'altro.

Fra gli errori compiuti  un peso importante lo ha avuto la mancanza di chiarezza nei rapporti fra atleti, allenatori e tecnici che non ha permesso una precisa assunzione di compiti e di responsabilità da una parte e dall'altra. Il caso della sciolinatura è sintomatico. Gli atleti, cresciuti sotto la direzione di Nilsson, erano stati abituati a prepararsi gli sci da soli. Uscito di scena Nilsson, le cose sono cambiate. Nella lodevole intenzione di agevolare il loro compito, proprio in vista delle Olimpiadi è stata creata la figura dello skiman al quale delegare la preparazione degli sci e ogni decisione in tema di sciolinatura. La mancanza di dialogo e confronto fra le due parti ha però impedito che si stabilisse quella reciproca e specifica conoscenza che è fondamentale sotto l'aspetto tecnico. Lo skiman, infatti, specialmente quando non ha mai avuto a che fare con l'atleta, deve esserne informato in profondità. Sapere come si muove, come effettua la spinta, se per le sue caratteristiche privilegia la tenuta rispetto allo scorrimento e qual è il tipo di sciolina che gli assicura questa tenuta. Ebbene, sul tema importantissimo della sciolinatura non c'era mai stato uno scambio di idee. Agli atleti era stato semplicemente detto che da quel momento le mani sugli sci le avrebbero messe solo gli skimen e che essi dovevano pensare esclusivamente ad allenarsi. Trattati come principianti. Anche Chiocchetti e Kostner, che avevano già alle spalle Mondiali e Olimpiadi oltre che parecchi titoli assoluti. Di qui perplessità, sfiducia, malumori. Addirittura una strigliata nel caso di Kostner, sorpreso in uno sgabuzzino mentre si stava preparando gli sci per la 30 km.

Alla fine è stato Chiocchetti a pagare per tutti le conseguenze di questa situazione con la disastrosa prima frazione della staffetta. Sci che non tenevano per niente, forse perché all'ultimo momento, per ovviare ad uno sbalzo di temperatura, qualcuno gli ha messo sotto dell'Exelit rossa. Così quando si è trovato sulle salite, in mezzo al bosco, è stato un tormento procedere a spina di pesce dove gli altri andavano su diritti. Si è trovato in coda al gruppo e ha perso minuti preziosi; dietro di lui, al cambio, era rimasto solo un turco. Fortunatamente, accortisi di quello che stava succedendo,  i tecnici hanno potuto modificare la sciolinatura dei compagni, tutti autori di frazioni strepitose. Tuttavia non si è riusciti ad andare al di là del quinto posto di una gara che ha visto sul podio finlandesi, norvegesi e sovietici, distaccati di un minuto gli uni dagli altri. Con un Chiocchetti senza il problema della sciolinatura, in grado di esprimersi sul suo standard normale, visti tempi e prestazioni degli altri quantomeno il bronzo ce lo si poteva giocare. Ma quella, purtroppo, era un'Olimpiade nata male e conclusa peggio. Nella 50 km, infatti, la sciolina sballata ha portato al ritiro tutti e quattro gli azzurri schierati: Primus, Biondini, Favre e Kostner. Con gli sci che facevano zoccolo, si sono fermati uno dopo l'altro. E  non era certo gente di primo pelo. Così, finita la stagione, Renzo ha mollato tutto. Tuttavia, a chi diceva che ormai era vecchio per pensare di poter ottenere ancora grossi risultati, ha risposto con i fatti. Nel 1979 avrebbe vinto ancora la 30 km dei campionati assoluti. Ha smesso l'attività agonistica a 40 anni, e si è congedato dalla Finanza avendo già abbon-dantemente superato il termine minimo per la pensione che era di 19 anni, 6 mesi e un giorno. Lo aspettava l'albergo di famiglia,  l'Hotel Piedibosco, che torreggia su Moena, proprio sopra la piana di partenza di Marcialonga, che gestisce tuttora con la moglie. E' un grosso impegno, ma trova sempre il modo di fare il maestro di sci. Di sci alpino, non di fondo, con la scuola locale, alla quale porta i suoi clienti. Con il fondo ha chiuso. Si mantiene in forma con la corsetta quotidiana, prima di cena, ma giusto per star bene.

Aveva iniziato a 14 anni e ha subito cominciato a vincere: 4-5 gare all'anno. A farlo conoscere è stato il Trofeo Laurino, organizzato dal Centro Sportivo Italiano, gara di selezione per il campionato nazionale CSI, che ha vinto due volte, al quale ha fatto seguito il titolo juniores FISI e, con l'arruolamento nelle Fiamme Gialle a 19 anni, quello assoluto di staffetta con i due "big" del momento, Franco Nones e Giulio De Florian. Con loro si è ritrovato anche in nazionale, chiamato da Nilsson. Di quel periodo, al di là della figura carismatica dell'allenatore svedese, ricorda in particolare i periodi di preparazione al Nord, quei due mesi che la squadra passava a Volodalen, in mezzo ai lupi, agli orsi, alle renne e ai gufi che popolavano quei boschi immensi, dove il problema non era la fatica degli allenamenti, ma il tempo libero che non si sapeva proprio come trascorrerlo. Non si poteva far altro che leggere, giocare a carte, cantare tutti insieme. Fortunatamente lui e Kostner avevano una distrazione in più: scolpivano il legno con gli attrezzi che si portavano in ritiro. Per Ulrico, gardenese, lavorare il legno era una cosa naturale, lui aveva invece imparato alla scuola d'arte, frequentata fino a 19 anni. Complessivamente ha vinto 9 titoli italiani: 2 della 15 km (1969 e 1975), 2 della 30 km (1975 e 1979) e 5 di staffetta (1967-72-76-79-80) trovando sempre un posto anche quando si sono fatti avanti giovani che avevano preso il suo posto in nazionale. Ha partecipato a 3 Olimpiadi (Grenoble 1968, Sapporo 1972 e Innsbruck 1986) e il miglior piazzamento è stato il 29° posto nella 15 km a Innsbruck. Quinto, come si è detto, nella staffetta. Ai Mondiali di Falun, nel 1974, ha disputato tutte e quattro le gare: 23° nella 15 km, 31° nella 30 km, 28° nella 50 km e 8° nella staffetta con Primus, Favre e Biondini.

G.C.

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