Biathlon | 16 febbraio 2020

Wierer campionessa del Mondo, l'orgoglio del marito Stefano Corradini: "Sono più che fiero di lei"

Il marito dell'azzurra era presente alla gara e ha parlato a Fondo Italia dopo il trionfo di sua moglie: "È un'animale da gara, in grado di mettere da parte tutte le pressioni; vincere in casa è qualcosa di unico per un atleta"

Wierer campionessa del Mondo, l'orgoglio del marito Stefano Corradini: "Sono più che fiero di lei"

Dopo ogni vittoria, Dorothea Wierer gli rivolge un pensiero, il grazie per la tranquillità che riesce a trasmetterle. Suo marito, Stefano Corradini, allenatore di sci di fondo delle Fiamme Gialle e del Comitato Trentino, è una persona fondamentale nel mini universo della neo campionessa del mondo pursuit. Lo scorso anno, però, Corradini era assente sia a Östersund, quando arrivò l’incredibile oro mondiale nella mass start, sia a Oslo in occasione della vittoria della classifica generale di Coppa del Mondo, perché ovviamente impegnato con la squadra del Comitato Trentino. Questa volta, però, nel mondiale casalingo, il marito di Doro ha potuto vedere dal vivo sua moglie conquistare il successo più bello della sua carriera, come la stessa azzurra ha confermato in precedenza a Fondo Italia.

Al termine della gara, dopo la cerimonia floreale, abbiamo avuto di scambiare due parole con Stefano, visibilmente emozionato, con gli occhiali da sole a nascondere qualche lacrima scesa quando la sua Doro ha tagliato il traguardo.

Stefano, questa volta eri presente.
«Si, in questa occasione non potevo certo mancare».

In questo periodo avevate mai parlato di come sarebbe stato vincere un Mondiale in casa.
«Sinceramente no, Dorothea non è tipo da fare questi discorsi, lei non ama star lì a pensare e immaginare, ma solo partire per vincere tutte le gare».

Oggi è arrivato un successo straordinario.
«Credo non possa esserci nulla di meglio per un’atleta, che vincere in casa un titolo mondiale. L’avevo vista molto tesa nei primi giorni, era dubbiosa, mentre ieri sera l’ho sentita abbastanza tranquilla, era carica per la gara».   

Si è percepito dal primo metro, non ha avuto alcun timore di andare subito all’attacco. Insomma era consapevole di star bene.
«Si. Lei ha spesso questi picchi di forma a inizio stagione per poi avere una fase di calo. Forse temeva di essere ancora in fase calante, invece non lo era affatto. Oggi l’ha capito subito ed è stata perfetta».

A che punto posizioni questa vittoria rispetto al Mondiale e la Coppa del Mondo dello scorso anno?
«Sopra ogni successo che ha ottenuto in carriera. Come ho detto in precedenza, un’atleta non può chiedere nulla di più rispetto a vincere il Mondiale in casa. Se ci pensate, qui ad Anterselva non aveva mai vinto prima dello scorso anno e ora è addirittura campionessa del mondo sulla pista di casa. Lo sapete bene, da tanto tempo si parla di questo Mondiale, in tanti le hanno posto domande su questo evento e ovviamente le pressioni erano tante. Credo che gestirle tutte, soprattutto in uno sport come il biathlon, fosse complicatissimo».

A proposito di questo argomento. In passato Dorothea sembrava soffrire le pressioni, ma ultimamente le cose appaiono cambiate. Sei d’accordo?
«In realtà lei le soffre ancora, ma una volta in gara dimentica tutto perché è un’animale da competizione, un’atleta pazzesca».

Dalle tue parole si percepisce quanto tu sia fiero di lei.
«Sono più che fiero».

Vi siete visti un attimo dopo la gara; cosa vi siete detti?
«Ho fatto solo in tempo a dirle “ce l’hai fatta”. Ne parleremo di più quando sarà finito il Mondiale».

Ci sarà qualche lacrima questa sera?
«Sicuro, c’è già stata e ci sarà ancora».

Giorgio Capodaglio

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