Biathlon | 03 marzo 2020

Biathlon - Bionaz pronto per l'esordio: "Me ne renderò veramente conto solo quando sarò in pista"

Il valdostano del CS Esercito: "Ancora mi sembra strano, solo quando vedrò Bø sorpassarmi capirò di essere in Coppa del Mondo; che bello vivere questa esperienza insieme a Tommaso!"

Biathlon - Bionaz pronto per l'esordio: "Me ne renderò veramente conto solo quando sarò in pista"

Ha compiuto vent’anni lo scorso 22 febbraio, ma pochi giorni prima aveva già ricevuto il regalo più bello: la convocazione in Coppa del Mondo. È stato sicuramente un compleanno memorabile per Didier Bionaz, arrivato dopo un fantastico esordio in IBU Cup, con un quarto e un settimo posto, e soprattutto dopo aver ricevuto da Mirco Romanin la comunicazione di essere stato convocato per la tappa di Coppa del Mondo a Nove Mesto.

Un momento importante per la carriera di questo giovane ragazzo valdostano, di Bionaz, arruolato dal Centro Sportivo Esercito. Un atleta dalla grande tenuta mentale, ma soprattutto capace di migliorare molto sugli sci nel corso delle ultime due stagioni. Con Giacomel è diventato grande amico in questi anni, ma allo stesso tempo la sfida con lui gli ha dato un grande stimolo a migliorarsi, fare il salto di qualità, quello che gli sta consentendo di mettersi sempre più in luce. Un uomo squadra per la sua simpatia, la battuta pronta e quella gioventù che porterà ora anche in Coppa del Mondo.

L’esordio lo emoziona e vuole goderselo appieno, come ha affermato nell’intervista che ha rilasciato a Fondo Italia, a poco dall’esordio. Curiosamente, come Giacomel, anche Bionaz non sa quasi cosa dire per l’emozione, anche se la battuta è sempre pronta.

Ciao Didier, cosa provi a pochi giorni dall’esordio?
«Non so cosa dire, è qualcosa di strano».

Perfetto, è la stessa risposta che mi ha dato Giacomel.
«Immagino (ride, ndr). Sai, cose del genere non te le aspetti e fino a quando non sarò lì al via faticherò a crederci. Anzi, credo che me ne renderò conto solo quando sarò in gara, vedrò un altro atleta passarmi a tutta velocità e mi renderò conto di essere stato superato da Johannes Bø (ride, ndr)».     

Come hai saputo della convocazione?
«Mi ha chiamato Mirco (Romanin, ndr), ma non mi ha subito avvertito della convocazione. Abbiamo parlato tanto delle gare di IBU Cup in Val Martello, poi d’improvviso mi ha detto che sarei andato in Coppa del Mondo. Non ci credevo, non riuscivo nemmeno a rispondere, sono rimasto senza parole. Per me era una grande sorpresa, mi tremavano quasi le mani, mi muovevo per casa e non riuscivo a stare fermo».

E lì hai ricevuto la telefonata di Tommaso Giacomel.
«Si, tempo dieci minuti e mi ha chiamato lui. Siamo rimasti lì al telefono ma quasi non riuscivamo a parlarci. “È adesso cosa facciamo?” ci siamo detti».

Insieme a Giacomel stai facendo tutto il tuo percorso, ora anche l’esordio in Coppa del Mondo.
«Si ed è molto bello. Sono contentissimo di esordire insieme a lui, perché stiamo facendo tutto questo percorso assieme e ci stimoliamo a vicenda. Meglio di così non poteva andare».  

Qual è la curiosità più grande in vista dell’esordio in Coppa del Mondo?
«Purtroppo non potrò soddisfarla, perché avrei voluto vedere l’atmosfera attorno a una gara di Coppa del Mondo. Al di là di poter gareggiare con fenomeni del biathlon che ho visto solo in tv, avrei tanto voluto vivere l’emozione di competere con tanto pubblico attorno. Che peccato».

Dopo la bella prestazione in IBU Cup, la convocazione in Coppa del Mondo era nell’aria. Immagino un po' te l'aspettassi.
«In realtà no, io ero più concentrato sulla possibilità di gareggiare agli Europei di Minsk. L’esordio in Coppa del Mondo proprio non me l’aspettavo».

Qual è l’atleta che più ti incuriosisce vedere dal vivo?
«Johannes Bø, perché non l’ho mai visto all’opera. Invece Martin Fourcade l’ho visto anche prima del Mondiale di Anterselva, quando si è allenato qui a Bionaz. Con lui c’erano anche gli altri francesi, hanno veramente un gran motore».

Come hai vissuto l’ultima settimana del Mondiale, sapendo che poi avresti gareggiato contro gli atleti presenti ad Anterselva?
«In realtà non ci ho pensato tanto, perché io veramente ancora non ho realizzato la cosa».

Osserverai da vicino il pre gara degli azzurri più esperti di voi?
«Per forza, è un’opportunità da sfruttare anche per crescere sotto questo punto di vista. Lukas, Dominik e Thomas sono dei grandi professionisti, sarà fondamentale guardarli e prendere qualche spunto da loro per imparare cosa bisogna fare prima di una gara importante».

Quali sono le tue aspettative?
«Sinceramente non ne ho, voglio godermi questa esperienza e imparare qualcosa che possa essermi utile in futuro. Sono consapevole di gareggiare con gente che va molto forte, quindi sarà super difficile fare risultato, non dovrei praticamente sbagliare nulla. La cosa più importante per me sarà essere lì, incrociare questi fenomeni in pista, rendermi conto sulla mia pelle di quanto vanno forte, non soltanto guardando dei tempi».

L’esordio in IBU Cup però è stato positivo.
«Vero, sono super soddisfatto, non me lo sarei mai aspettato. Ero andato lì con zero aspettative, solo per imparare, poi è andata benissimo. Sono super contento. Ho visto però che già lì vanno tanto forte».

Giacomel, nonostante non fosse felice della sua gara, ha detto di essere stato molto contento per te.
«Si, perché siamo sempre felici se uno di noi due fa una bella gara. Per esempio a Pokljuka, quando ho vinto in IBU Cup Junior, è venuto subito ad abbracciarmi ed era quasi commosso. È stato un bel momento. Poi quando ha vinto lui, sono stato io a essere felicissimo per il suo successo».

La convocazione in Coppa del Mondo è senza dubbio un passo importante della tua carriera; hai qualche dedica speciale, qualcuno da ringraziare?
«Voglio dire grazie a tutta la squadra Juniores e Giovani, allenatori, skiman, fisio e compagni di squadra, perché come ho sempre detto è la mia seconda famiglia. Poi ringrazio tutti coloro che mi hanno seguito in questi anni, perché ogni allenatore ha dato il suo contributo. Quindi il Centro Sportivo Esercito e ovviamente le persone a me più care, famiglia e amici che mi hanno sempre sostenuto».

Giorgio Capodaglio

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