Biathlon | 15 marzo 2020

Il trionfo di Wierer - Parla il marito Stefano Corradini: "Quando ha tagliato il traguardo ho pianto"

Dal suo Trentino, il marito ha seguito la gara sul computer: "La scritta sul fucile? Frutto della sua spontaneità, stava soffrendo per la sua Italia; per un attimo ha permesso a tutti di non pensare a questo casino"

Il trionfo di Wierer - Parla il marito Stefano Corradini: "Quando ha tagliato il traguardo ho pianto"

A casa come tutti gli italiani, dal suo Trentino a migliaia di chilometri da Kontiolahti, Stefano Corradini ha seguito la gara di sua moglie, Dorothea Wierer, che in Finlandia ha fatto un clamoroso back to back, inedito negli sport invernali italiani, laureandosi vincitrice della Coppa del Mondo per il secondo anno consecutivo.

L’abbiamo contattato telefonicamente per farci descrivere dall’allenatore responsabile del progetto Atleti di Interesse Nazionale del fondo, sposato con Dorothea da quasi cinque anni, le sua emozioni.

Ciao Stefano, raccontaci come hai vissuto la gara di ieri.
«Ovviamente a casa da solo, vista la difficile situazione che stiamo vivendo. In questi giorni ero tanto teso per Doro, sapevo che poteva portarla a casa ma dopo la sprint di venerdì era in salita. Ho seguito la gara sul computer, ad ogni poligono mi spostavo, camminavo per la casa, non riuscivo a stare fermo».

Dopo la sprint la situazione si era alquanto complicata; cosa le avevi detto venerdì?
«Semplicemente di non mollare e tenere duro. Lei era molto dispiaciuta, quasi abbattuta, sapeva che sarebbe stato molto complicato vincere la coppa. Conoscendola, però, sapevo anche che quando indossa il pettorale di gara vuole fare di tutto per vincere e non avevo alcun dubbio che sarebbe scesa in pista per dare il 150%. L’ha fatto, guardate che tempo ha realizzato sugli sci in un circuito molto duro, che solitamente non è nelle sue corde. È stata fantastica».

Poco prima del quarto poligono sembrava finita, poi le cose sono completamente cambiate.
«Per noi ma non per Dorothea. Figurati, lei non si fa mica i calcoli, quando l’avrà vista dietro di sé, avrà soltanto pensato ad andare a tutta. Doro non si mette mai lì a fare i conti, vive tutto in maniera diversa, cerca sempre di andare al massimo e così ha fatto anche nell’ultimo giro, tanto che è pure andata a sprintare. Una volta tagliato il traguardo ha capito di aver vinto. È stata una liberazione».

Come hai reagito una volta finita la gara?
«Non mi vergogno a dirlo, ho pianto un’ora perché se lo meritava. Poi in questo particolare momento, ha fatto bene a tutti, alle nostre famiglie a casa, a tutti gli appassionati di biathlon. È ancora più speciale. Poi lei ci teneva in modo particolare, è molto patriottica, non è contenta solo per se stessa ma per tutta l’Italia, sa del momento difficile che stiamo vivendo tutti a casa. Oggi ha dato un’ora di piacere a tanta gente, per un po’ ha permesso a tutti di dimenticare un attimo tutto questo casino».

Ha emozionato la scritta sul fucile.
«Le è venuta così, con la naturalezza e la spontaneità che la contraddistinguono. Così ha agito di impeto e ha scritto quelle cose sul fucile, senza nemmeno preoccuparsi molto della precisione. Una cosa strana per lei che è una perfezionista, solitamente vuole che sul suo fucile tutto sia calibrato. Invece questa volta ha agito di istinto e ciò fa capire il suo stato d’animo. Soffriva nel leggere certe notizie dall’Italia ed era arrabbiata con l’IBU perché non stava interrompendo le gare».

A proposito, eri preoccupato per lei?
«Certo, ma lo sono ancora. Fortunatamente ora torna a casa e ci mettiamo un punto sopra. Ma bisognava fermare tutto, la situazione fuori dall’Italia non è certo migliore, se non si dovesse ammalare nessun biatleta sarebbe una fortuna. In tutti gli sport nei quali hanno deciso di andare avanti nonostante tutto sono poi usciti atleti positivi. È stata una scelta sbagliata e lo ribadisco anche ora che Doro ha vinto, perché ci siamo trovati tutti in una situazione grottesca. Lei è istintiva e l’ha detto».

Finalmente ora sta tornando a casa. Hai già pensato a cosa regalarle?
«Non potendo uscire a comprarle un regalo e nemmeno la cioccolata, credo che approfitterò di queste settimane a casa per insegnarle a cucinare (ride, ndr). Tanto lei non potrà andare ad allenarsi e io non andrò a lavoro. Sicuramente si riposerà dopo una lunga stagione, visto che non avrà i soliti impegni di fine stagione».

Dispiace non poter festeggiare questo suo successo con la famiglia ad Anterselva.
«Si, ma cade in secondo piano. Speriamo soltanto che questa situazione passi al più presto, che noi in Italia e tutti gli altri ci metteremo alle spalle queste difficoltà. Questa è la cosa che più conta, anche delle vittorie sportive. Quando tutto sarà finito, avremo il tempo di festeggiare e lei potrà farlo anche con parenti e amici nella sua Anterselva. Ora però è fondamentale rispettare quanto ci viene indicato e restare a casa»

Giorgio Capodaglio

Ti potrebbero interessare anche: