Sci di fondo | 01 luglio 2016

Kasper: “Il doping? Temiamo i risultati di Sochi che avremo tra pochi giorni”

Il Presidente della FIS ci ha concesso un’intervista in esclusiva nella quale ha parlato a trecentosessanta gradi: “Non mi preoccupa l’assenza di neve, ma gli scandali; l’Italia? Presto torneranno i grandi campioni

Gian Franco Kasper, presidente della FIS dal 1998

Gian Franco Kasper, presidente della FIS dal 1998

Da 18 anni presidente della FIS (Federazione Internazionale Sci), Gian Franco Kasper, nato il 24 gennaio 1944 a St. Moritz in Svizzera, è l’uomo più importante del mondo degli sport invernali, parla diverse lingue ed è molto legato al nostro paese, nel quale ha ricevuto anche la cittadinanza onoraria a Cavalese nel gennaio 2009. Da tanti anni è anche membro del CIO (Comitato Internazionale Olimpico) oltre che della WADA, l’agenzia mondiale anti doping. Un uomo impegnato su più fronti, che rilascia poche interviste, ma quando lo fa non è mai banale. Abbiamo avuto la fortuna di intervistarlo e ci ha offerto diversi spunti molto interessanti.  

Buongiorno Presidente. Qual è secondo lei lo stato di salute degli sport invernali?
«Buono, perché più o meno abbiamo le stesse cifre degli ultimi anni sia come tifosi sia come praticanti. In alcuni paesi, che in questo momento non hanno grandi campioni, le cifre si sono un po’ ridotte, ma il movimento si è allargato con nuove nazioni, soprattutto in Asia, che hanno molti appassionati. Purtroppo nell’ultima stagione abbiamo avuto problemi con la neve».                       

In effetti quello passato è stato un inverno un po’ travagliato: addirittura si sono disputate gare di sci alpinismo quasi senza neve.
«In Europa centrale non abbiamo avuto neve più o meno fino a gennaio, purtroppo può capitare. I veri problemi, le cose che fanno male anche a noi come sport internazionale, sono tutti gli scandali che abbiamo avuto nel mondo sportivo negli ultimi anni, in particolare quello della Fifa o del doping nell’atletica leggera, che hanno provocato dei danni alla nostra reputazione e credibilità. Una cosa che ci fa male».  

A proposito di ciò; lei da anni combatte contro il doping: è una guerra che si può vincere?  
«Sconfiggere completamente il doping è impossibile, è come riuscire a risolvere al cento per cento il problema del traffico o di coloro che vanno oltre il limite di velocità. Poco tempo fa abbiamo creduto di aver raggiunto un punto molto positivo nella nostra lotta, ma successivamente abbiamo visto cosa è accaduto con i russi, ma anche con atleti giamaicani o kenioti. Abbiamo ancora un numero di casi troppo alto. Stiamo combattendo questa piaga anche negli sport invernali, perché nello sci alpino e nello snowboard ne abbiamo pochi, ma nello sci nordico e nel biathlon ce ne sono ancora troppi. Tra dieci o quindici giorni avremo i risultati definitivi dei controlli antidoping ai Giochi di Sochi del 2014 e abbiamo paura che possano uscire fuori dei grandi scandali. Sarebbe un brutto biglietto da visita in vista dei prossimi Giochi Olimpici Estivi di Rio».

Cambiando argomento: come giudica gli ultimi risultati dello sci di fondo italiano?
«Negli ultimi anni all’Italia sono mancati quei due o tre campioni che in passato hanno vinto tutto; però se si guarda ai primi cinquanta atleti, ce ne sono sempre molti italiani e per questo motivo sono convinto che alla lunga l’Italia tornerà a primeggiare. In questo momento è un monologo norvegese, sono forti e vincono meritatamente».  

Pensa che nel nostro paese i media diano poco spazio agli sport invernali?
«È una cosa abbastanza logica quando mancano i campioni. Ai tempi di Alberto Tomba, anche in Sicilia si interessavano allo sci. Lo stesso è accaduto con lo sci di fondo quando c’era la rivalità tra Stefania Belmondo e Manuela Di Centa. Questo non accade solo in Italia, perché per esempio in Svezia hanno sempre seguito lo sci nordico, preferendolo allo sci alpino, poi uscì fuori un campione come Ingemar Stenmark e le cose cambiarono. Sono convinto che non appena l’Italia ritroverà un campione, torneranno anche i media».  

Quanto è importante che i più giovani pratichino gli sport invernali?
«Importantissimo, perché i giovani devono essere attivi e non restare a casa a giocare con il computer o perdere tempo sui social network. In questo senso la nostra federazione sta facendo tanto, soprattutto con i ragazzi figli di migranti, che sono alla seconda generazione e hanno paura della neve. Per questo motivo abbiamo dato vita a un nuovo progetto dedicato ai giovanissimi, dal nome “Bring Children to The Snow”, che sta avendo degli ottimi risultati e al quale stanno partecipando sessanta nazioni e già 23 milioni di bambini. Portateli sulla neve, fateli divertire, è importante».

 

Giorgio Capodaglio

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